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  • 12-07-2019

L’Obesità, una patologia complessa


L’obesità è una malattia, o meglio, una patologia complessa in grado di determinare diverse situazioni di malattia più o meno gravi.

L’obesità non è una scelta di vita, ma è spesso il frutto di scelte sbagliate giorno dopo giorno legate ad uno scorretto rapporto con il cibo, con il proprio corpo e con l’attività fisica. 


L’Obesità è Multifattoriale


È legata infatti all’interazione circolare – nel corso della vita – di fattori predisponenti genetici, fattori ambientali (familiari, lavorativi, micro e macro sociali), abitudini alimentari scorrette, ridotto dispendio energetico, disturbi dell’umore e della personalità. 

Esiste un generale consenso sul fatto che l’obesità non sia un singolo disturbo, ma un gruppo di condizioni con origini multiple (genetiche, comportamentali ed ambientali) che agiscono attraverso l’impatto dell’introito calorico e del dispendio energetico.

Molte ricerche hanno evidenziato che le persone che presentano un peso corporeo adeguato nel tempo, in genere fanno costantemente attività fisica, consumano una dieta povera di grassi e controllano periodicamente il loro peso.

Ci sono persone, quindi, che riescono a mantenere il peso corporeo sotto controllo, nonostante potenti meccanismi biologici operino per favorire il recupero ponderale: ciò sembra essere reso possibile principalmente da fattori cognitivo-comportamentali, quali la motivazione a controllare il peso attraverso un’attività fisica costante, il controllo sull’assunzione di cibi ricchi di grassi e calorie, il consumo moderato di alcolici.


Obesità tra storia e cultura

L’obesità è un’evoluzione patologica del rapporto dell’uomo con il cibo (Leggi anche “I disturbi del comportamento alimentare”). Un rapporto forte, radicato e necessario che si ritrova in ogni ambito del sapere umano. 

Parlare di cibo significa parlare di economia, letteratura, cinema, religione, filosofia, cucina, gastronomia, scienza, medicina, biologia, sociologia 

Il cambiamento nell’alimentazione sembra essere uno dei momenti di svolta nell’evoluzione dell’uomo. La capacità di trasformare i cibi (tritarli, cuocerli, amalgamarli, ecc..) ha consentito una riduzione degli spazi occupati da denti e mascelle a favore dell’aumento del cervello. La capacità di alimentarsi con cibi più digeribili ha consentito all’uomo inoltre di correre più velocemente e per più tempo di qualunque altra scimmia. Tali cambiamenti hanno richiesto però ovviamente migliaia di anni. 

Di certo c’è che l’essere umano non è costruito per vivere in un ambiente caratterizzato da elevata disponibilità di risorse alimentari perché la sua struttura fisica, sensoriale e cognitiva si è sviluppata all’interno di un contesto che, pur in presenza di modificazioni macroscopiche nel corso dei millenni, ha visto succedersi periodi di carestia e difficoltà costanti all’accesso delle risorse per una grande quantità della popolazione. 

La teoria evoluzionistica del genotipo risparmiatore

La *teoria evoluzionistica del genotipo risparmiatore, proposta da Neel, ipotizza che l’obesità (e il diabete) derivino da un processo di selezione naturale, verificatosi nei nostri antenati, che avrebbe favorito la disseminazione di geni risparmiatori in un vasto numero di persone. La presenza di numerosi periodi di carestia avrebbe poi selezionato un ampio gruppo di persone portatrici del genotipo risparmiatore, a scapito di quelle non portatrici.

Nella società moderna, dove esiste una continua disponibilità di cibo, il genotipo risparmiatore avrebbe però conseguenze negative, perché favorirebbe un eccessivo accumulo di grasso in preparazione di un periodo di carestia che difficilmente si verificherà.
Se vogliamo quindi cercare di comprendere l’obesità da un punto di vista evolutivo, essa sembra rappresentare un adattamento patogeno dell’uomo al proprio ambiente. 

* fonte: Neel JV. Diabetes mellitus: a “thrifty” genotype rendered detrimental by “progress”? Am J Hum Genet 1962;14:353-62

L’Obesità è una malattia?

C’è ormai consenso su fatto che l’obesità sia una malattia perchè riduce la funzionalità e l’autonomia di una persona: i problemi respiratori rendono difficile il fare le scale, la mole impedisce movimenti apparentemente banali come infilarsi i calzini o le scarpe, lo scheletro è sottoposto ad uno stress cronico e sono frequenti dolori artrosici alle ginocchia, alle anche e alla schiena che spesso necessitano di interventi chirurgici.

Il cuore è affaticato e i rischi di infarto, tumore ed ictus sono notevolmente aumentati. Particolarmente frequenti sono poi le alterazioni nelle funzioni del sonno e nella sessualità, aree che segnalano anche una flessione dell’umore o un disturbo depressivo.

Ma quanto di questa malattia è il risultato della volontà, o meglio della cattiva volontà della persona? quanto questa serie di patologie, che diventano col tempo invalidanti, è frutto di una scelta deliberata che può essere modificata in tempi brevi e con risultati prevedibili? 

Se è vero che l’uomo non è costruito per vivere in un ambiente ricco di possibilità alimentari, che il suo successo evolutivo è basato sulla capacità di camminare e correre per lunghi tratti in contesti anche ostili, che si è evoluto in stretto contatto con la natura e ha sviluppato una raffinata capacità di trasformare gli elementi del proprio ambiente facendoli diventare commestibili, non possiamo far altro che osservare che lo stile di vita occidentale si configura come un contesto obesogeno. Infatti favorisce il movimento passivo (auto, scale mobili, lavoro sedentario, tv, ecc.), riduce il contatto diretto con la natura (vivere in ambiente urbano rende molto difficile la coltivazione) e favorisce uno stile alimentare fatto di cibi ad alto contenuto calorico sempre disponibili, semplici da raggiungere, non cucinabili.

È vero, ci sono segnali in controtendenza, il fitness e la corsa, gli orti urbani e i cuochi in tv, ma non sembrano essere sufficienti ad arginare l’epidemia di obesità.

L’uomo è ciò che mangia (Ludwig Feuerbach)

L’Obesità nel terzo millennio

Secondo i dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il numero di persone obese nel mondo è raddoppiato a partire dal 1980: nel 2014 oltre 1,9 miliardi di adulti erano in sovrappeso, tra cui oltre 600 milioni obesi. 

Obesità e sovrappeso, prima considerati problemi dei soli Paesi ricchi, sono in aumento anche nei Paesi a basso e medio reddito, specialmente negli insediamenti urbani, e sono ormai riconosciuti come veri e propri problemi di salute pubblica: 

  • in Africa il numero di bambini in sovrappeso o obesità è quasi raddoppiato dai 5,4 milioni del 1990 ai 10,6 milioni nel 2014 
  • nel 2014, quasi la metà dei bambini sotto i 5 anni di età in sovrappeso viveva in Asia. 

Nella Regione Europea dell’OMS, oltre il 50% della popolazione adulta era in sovrappeso e oltre il 20% obesa. Dalle ultime stime fornite dai Paesi Ue emerge che il sovrappeso e l’obesità affliggono, rispettivamente, il 30-70% e il 10-30% degli adulti 

…e in Italia?

Secondo il rapporto Osservasalute 2016, che fa riferimento ai risultati dell’Indagine Multiscopo dell’Istat “Aspetti della vita quotidiana” emerge che, in Italia, nel 2015, più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%); complessivamente, il 45,1% dei soggetti di età ≥18 anni è in eccesso ponderale. 

Definizione di Obesità

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) definisce il sovrappeso e l’obesità come un accumulo anomalo o eccessivo di grasso corporeo in grado di compromettere la salute. La classificazione avviene sulla base dell’indice di massa corporea (IMC o BMI Body Mass Index), cioè il peso in chilogrammi di una persona adulta diviso per il quadrato della sua altezza in metri (kg/m2): 

  • IMC ≥25 (sovrappeso) 
  • IMC ≥30 (obesità) 

L’IMC fornisce solo una stima approssimativa dei rischi correlati alla salute e deve essere interpretato contestualmente ad altri parametri clinici. Invece di definire obiettivi legati al peso, gli interventi devono concentrarsi sul miglioramento della salute e del benessere. 

I rischi legati all’obesità

Nell’Unione Europea più di 70.000 casi di cancro possono essere attribuiti a sovrappeso e obesità. 

E’ certamente irrealistico pensare di poter eliminare completamente tale problema dall’Europa, dove circa il 50% della popolazione adulta è sovrappeso o obesa. Tuttavia, un numero considerevole di casi di tumore potrebbe essere prevenuto attraverso una riduzione della prevalenza del sovrappeso e dell’obesità.

L’obesità accorcia la vita media dell’uomo e rappresenta un fattore di rischio per: 

  • Malattie cardiovascolari
  • Ipertensione arteriosa
  • Dislipidemie
  • Diabete Mellito
  • Sindrome dell’ovaio policistico
  • Neoplasie

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