{"id":478,"date":"2019-04-16T09:24:07","date_gmt":"2019-04-16T09:24:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/uncategorized\/disfagia-in-r-s-a-residenza-sanitaria-assistenziale\/"},"modified":"2026-06-09T13:39:00","modified_gmt":"2026-06-09T13:39:00","slug":"disfagia-in-r-s-a-residenza-sanitaria-assistenziale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/geriatria-e-cura-dell-anziano\/disfagia-in-r-s-a-residenza-sanitaria-assistenziale\/","title":{"rendered":"Disfagia in RSA: riconoscere e trattare il disturbo della deglutizione nell&#8217;anziano"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>disfagia in RSA<\/strong> \u00e8 una delle condizioni pi\u00f9 insidiose nella cura dell&#8217;anziano istituzionalizzato: un disturbo della deglutizione che attraversa tutte le fasi del pasto e che, secondo il materiale del corso, viene descritto come una condizione pervasiva e potenzialmente mortale. Nell&#8217;anziano fragile si intreccia strettamente con un problema pi\u00f9 ampio, quello del rifiuto del pasto e della malnutrizione, e per questo non pu\u00f2 essere affrontato da una singola figura professionale. Questo articolo, a taglio formativo, ripercorre i nodi che il corso ECM dedicato alla disfagia nell&#8217;et\u00e0 involutiva mette al centro: dalla fisiologia della deglutizione al percorso assistenziale in Residenza Sanitaria Assistenziale, fino agli strumenti per leggere e gestire il rifiuto del cibo in equipe.<\/p>\n<div class=\"ik-box-sintesi\">\n<p>Il corso <em>Disfagia in RSA. Il trattamento del disturbo della deglutizione in et\u00e0 involutiva<\/em> \u00e8 un percorso ECM in modalit\u00e0 FAD che eroga <strong>10 crediti<\/strong>. \u00c8 curato dal <strong>Dott. Giacomo Seccafien<\/strong>, logopedista, con il contributo del Dott. Riccardo Cuzzolin, fisioterapista. Ha un&#8217;ampia accreditazione multiprofessionale (oltre 13 professioni sanitarie), tra cui logopedista, fisioterapista, infermiere, dietista, medico chirurgo, educatore professionale, terapista occupazionale e assistente sanitario: \u00e8 pensato per le equipe che operano nelle RSA.<\/p>\n<\/div>\n<h2>Che cos&#x27;\u00e8 la disfagia e perch\u00e9 conta in RSA<\/h2>\n<p>Il corso parte da una definizione precisa: con disfagia si descrivono i disordini della deglutizione, una funzione complessa che coinvolge masticazione, movimenti della lingua, riflesso di deglutizione, chiusura della glottide e gestione del bolo, con componenti sensoriali, motorie e cognitive. Il materiale richiama in proposito il <em>Percorso assistenziale per il paziente con disfagia orofaringea<\/em> (Modena et al., 2009), secondo cui si tratta di una condizione pervasiva e potenzialmente mortale.<\/p>\n<p>L&#8217;aggettivo &#8220;pervasiva&#8221; non \u00e8 casuale: il corso insiste sul fatto che la deglutizione non \u00e8 un gesto isolato, ma il punto di arrivo di processi che vanno dalla percezione del cibo alla sua trasformazione in bolo, fino al passaggio coordinato verso l&#8217;esofago. Quando uno di questi anelli si indebolisce, le ricadute si estendono ben oltre il pasto, toccando idratazione, assunzione dei farmaci e qualit\u00e0 della vita dell&#8217;ospite.<\/p>\n<p>In una Residenza Sanitaria Assistenziale questo tema assume un peso particolare, perch\u00e9 l&#8217;anziano fragile somma spesso pi\u00f9 fattori di rischio. La disfagia non resta un problema isolato: il corso la collega esplicitamente al pi\u00f9 ampio fenomeno del rifiuto del pasto e della malnutrizione, mostrando come un disturbo della deglutizione non riconosciuto possa tradursi in episodi di soffocamento, polmoniti da inalazione (ab-ingestis) e progressivo deperimento. Per questo l&#8217;approccio proposto \u00e8 interdisciplinare fin dall&#8217;inizio: il materiale \u00e8 costruito per logopedisti, fisioterapisti, infermieri, dietisti, OSS, medici e psicologi che condividono la stessa persona da assistere.<\/p>\n<h2>La fisiologia della deglutizione e dell&#x27;apparato pneumo-fonico<\/h2>\n<p>Una parte consistente del materiale \u00e8 dedicata alla fisiologia della glottide e dell&#8217;apparato pneumo-fonico. Il corso descrive il ruolo del diaframma e del flusso d&#8217;aria, della laringe, delle corde vocali vere e false, delle aritenoidi e dell&#8217;epiglottide, presentata come una seconda difesa delle vie aeree, oltre al piano mucoso sovraglottico.<\/p>\n<p>Il filo conduttore \u00e8 il rapporto stretto tra ci\u00f2 che respira e ci\u00f2 che mangia: le vie respiratorie e quelle digerenti condividono un crocevia anatomico, e la deglutizione \u00e8 anche un atto protettivo che impedisce al bolo di prendere la strada sbagliata. Capire questi meccanismi, spiega il materiale, \u00e8 il presupposto per leggere i segni di una deglutizione inefficace e per impostare una valutazione corretta. La trattazione \u00e8 accompagnata da tavole anatomiche della glottide e dell&#8217;apparato pneumo-fonico, utili a fissare i riferimenti che ricorrono poi nella valutazione e nel linguaggio dell&#8217;equipe.<\/p>\n<p>Su questo sfondo anatomico il corso colloca anche i meccanismi di protezione: l&#8217;epiglottide e il piano mucoso sovraglottico contribuiscono a indirizzare il bolo lontano dalle vie respiratorie. \u00c8 proprio la conoscenza di questi presidi naturali a rendere comprensibile perch\u00e9, quando la coordinazione viene meno, possano comparire segnali come la tosse durante o dopo l&#8217;assunzione di cibi e liquidi.<\/p>\n<h2>Il percorso assistenziale e il censimento all&#x27;ingresso<\/h2>\n<p>Il percorso assistenziale descritto nel corso comincia dal censimento clinico-alimentare dell&#8217;ospite al momento dell&#8217;ingresso, letto attraverso la piramide dei bisogni, dove la respirazione \u00e8 indicata come funzione prioritaria. La raccolta riguarda la via di alimentazione, gli eventuali pregressi episodi di soffocamento o ab-ingestis, la dieta in corso, la dentizione e l&#8217;integrit\u00e0 del vocal tract, oltre ai dati sanitari di interesse alimentare come diabete o diverticoli.<\/p>\n<p>Sul piano delle vie di alimentazione, il materiale distingue tra alimentazione naturale per via orale e nutrizione artificiale. Tra le forme artificiali il corso cita il sondino naso-gastrico (SNG), la PEG e la PEJ per il medio-lungo termine, e le vie parenterali Midline, PICC e CVC. Si tratta di una mappa di partenza: l&#8217;articolo la riporta a fini formativi e di orientamento, non come indicazione operativa autonoma, che resta sempre di competenza dell&#8217;equipe clinica.<\/p>\n<p>Il censimento, nella logica del corso, non \u00e8 un adempimento burocratico ma il momento in cui si raccolgono le informazioni che orienteranno tutto il percorso: una storia di episodi di soffocamento, una dentizione compromessa o un dato sanitario di interesse alimentare cambiano il modo in cui l&#8217;equipe imposta il pasto. Leggere bene l&#8217;ospite all&#8217;ingresso significa ridurre il margine di improvvisazione nelle settimane successive.<\/p>\n<h2>Valutazione, consistenze e terminologia clinica<\/h2>\n<p>Il corso attribuisce la valutazione della disfagia al logopedista, all&#8217;interno di un lavoro di equipe interdisciplinare. Tra gli strumenti di osservazione viene descritta la manovra di Mendelson, presentata come una valutazione esterna della deglutizione.<\/p>\n<p>Dalla valutazione discende la modulazione della dieta. Il materiale illustra una gamma di consistenze dei solidi (normali, morbidi schiacciabili, sminuzzati o triturati, cremosi, frullati in piatto unico) e l&#8217;addensamento dei liquidi in base alla gravit\u00e0 del quadro, oltre a consistenze miste come la minestrina in brodo. Un punto sottolineato \u00e8 che la consistenza scelta all&#8217;ingresso \u00e8 un punto di partenza, non una scelta da mantenere a priori: la dieta va studiata sulla base della valutazione e rivista nel tempo.<\/p>\n<p>Il corso fissa anche la terminologia clinica utile a comunicare nell&#8217;equipe: afagia (incapacit\u00e0 totale a deglutire), disartria (disturbo dell&#8217;articolazione del linguaggio), disfonia, disgeusia o ageusia (alterazione del gusto), le afasie (come l&#8217;afasia di Broca, motoria, e le afasie sensoriali), oltre a fenomeni come il wandering e i deficit comunicativi.<\/p>\n<h2>Il rifiuto del pasto e gli strumenti dedicati<\/h2>\n<p>Il cuore applicativo del corso \u00e8 la lettura del rifiuto del pasto nell&#8217;anziano istituzionalizzato. Il materiale individua e tratta quaranta cause di rifiuto, di natura organica, cognitiva, psicologica, relazionale e ambientale, ciascuna con le relative strategie di compenso da discutere in equipe e personalizzare sul singolo ospite.<\/p>\n<p>Per affrontarle, il corso presenta strumenti propri dell&#8217;autore. Il test I.R.P.A.I. (Indagine sul Rifiuto del Pasto nell&#8217;Anziano Istituzionalizzato) \u00e8 una checklist di cause pensata per essere somministrata e discussa nel gruppo di lavoro, applicabile per esempio nel paziente con demenza frontale che rifiuta il pasto. Accanto al test, il materiale propone schede alimentari e comunicative per il pre-ingresso, la raccolta valutativa e il follow-up, e introduce la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) per gli ospiti recettivi ma deficitari nell&#8217;output comunicativo, come nei casi di afasia motoria non riabilitabile. Il familiare, infine, viene visto come una possibile risorsa, da istruire sulla somministrazione in accordo con l&#8217;equipe.<\/p>\n<p>Il filo che lega questi strumenti \u00e8 l&#8217;idea che il rifiuto del cibo non sia quasi mai un capriccio, ma un messaggio: dietro possono esserci una causa organica, un disagio cognitivo, una difficolt\u00e0 relazionale o semplicemente tempi del pasto inadeguati. Il corso invita a leggere ogni rifiuto come un&#8217;informazione da indagare, anche su elementi all&#8217;apparenza minori come il rispetto dei ritmi dell&#8217;ospite, e a tradurre questa lettura in strategie di compenso condivise e periodicamente riviste nel follow-up.<\/p>\n<h2>Domande frequenti<\/h2>\n<h3>Che cosa interessa la disfagia nella deglutizione?<\/h3>\n<p>Il corso spiega che la disfagia interessa la deglutizione in tutte le sue fasi: dalla preparazione e gestione orale del bolo fino al transito faringeo ed esofageo. Non riguarda quindi solo il momento dell&#8217;ingestione, ma l&#8217;intero processo che porta il cibo dalla bocca allo stomaco, con implicazioni sensoriali, motorie e cognitive.<\/p>\n<h3>Che cosa significa il termine afagia?<\/h3>\n<p>Il materiale definisce l&#8217;afagia come l&#8217;incapacit\u00e0 totale a deglutire, cio\u00e8 la condizione pi\u00f9 grave del disturbo deglutitorio. Si distingue cos\u00ec dalla disfagia, che indica invece una deglutizione alterata o difficoltosa ma ancora possibile in qualche forma.<\/p>\n<h3>Chi valuta la disfagia in RSA?<\/h3>\n<p>Secondo il corso la valutazione della disfagia spetta al logopedista, all&#8217;interno di un lavoro di equipe interdisciplinare. Le scelte successive, come la consistenza della dieta o l&#8217;eventuale ricorso a vie di nutrizione alternative, nascono dal confronto tra le diverse professionalit\u00e0 che seguono l&#8217;ospite.<\/p>\n<h3>Come va impostata la dieta in un paziente con disfagia?<\/h3>\n<p>Il materiale chiarisce che la dieta va studiata sulla base della valutazione e non sar\u00e0 necessariamente artificiata. La consistenza scelta all&#8217;ingresso \u00e8 un punto di partenza, non una scelta da mantenere a priori: va rivista in base all&#8217;evoluzione del quadro e al lavoro dell&#8217;equipe.<\/p>\n<h3>Come vanno gestiti i liquidi in un paziente disfagico?<\/h3>\n<p>Il corso indica che, nel paziente disfagico ai liquidi, questi vanno addensati in base alla gravit\u00e0 della disfagia, cos\u00ec da ridurre il rischio che passino nelle vie aeree. Il grado di addensamento non \u00e8 fisso, ma proporzionato alla compromissione della deglutizione rilevata in valutazione.<\/p>\n<h3>Cosa pu\u00f2 indicare la comparsa di tosse nell&#x27;anziano dopo l&#x27;assunzione di liquidi?<\/h3>\n<p>Secondo il materiale la tosse che compare dopo l&#8217;assunzione di liquidi \u00e8, come prima ipotesi, un segno di disfagia, pur potendo indicare anche altre evidenze cliniche. \u00c8 un segnale da non sottovalutare e da portare all&#8217;attenzione dell&#8217;equipe per una valutazione mirata.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 la nutrizione artificiale e quali forme assume?<\/h3>\n<p>Il corso indica come nutrizioni artificiali il sondino naso-gastrico (SNG), la PEG e la CVC, quest&#8217;ultima tramite accesso venoso. Sono vie alternative all&#8217;alimentazione orale; alcune, come la CVC, possono richiedere una valutazione attenta in vista dello svezzamento appena le condizioni lo consentono.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 la funzione prioritaria nella piramide dei bisogni del paziente?<\/h3>\n<p>Il materiale colloca la respirazione come funzione prioritaria nella piramide dei bisogni del paziente. Questa priorit\u00e0 orienta il censimento clinico-alimentare dell&#8217;ospite all&#8217;ingresso in RSA, che parte appunto dalle funzioni vitali per poi articolarsi sui bisogni successivi.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 la disartria?<\/h3>\n<p>Il corso definisce la disartria come un disturbo dell&#8217;articolazione del linguaggio. Va distinta dalle afasie motorie, tra cui il materiale cita l&#8217;afasia di Broca: comprendere queste differenze terminologiche aiuta l&#8217;equipe a descrivere con precisione il quadro comunicativo dell&#8217;ospite.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 la manovra di Mendelson?<\/h3>\n<p>Il materiale descrive la manovra di Mendelson come una valutazione esterna della deglutizione. Rientra tra gli strumenti di osservazione che il logopedista pu\u00f2 utilizzare, nell&#8217;ambito dell&#8217;equipe, per leggere l&#8217;efficacia dell&#8217;atto deglutitorio dell&#8217;ospite.<\/p>\n<h3>Quando si applica il test I.R.P.A.I. nel rifiuto del pasto?<\/h3>\n<p>Secondo il corso il test I.R.P.A.I. \u00e8 applicabile, per esempio, nel paziente con demenza frontale che rifiuta il pasto. Serve a indagare in modo sistematico le cause del rifiuto e a impostare un piano personalizzato, da costruire e condividere con l&#8217;equipe di cura.<\/p>\n<h3>Quando pu\u00f2 essere applicata la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA)?<\/h3>\n<p>Il materiale indica che la CAA pu\u00f2 essere applicata, per esempio, in casi di afasia motoria non riabilitabile. \u00c8 pensata per supportare gli ospiti recettivi ma deficitari nell&#8217;output comunicativo, offrendo loro un canale alternativo per esprimere bisogni e preferenze, anche a tavola.<\/p>\n<h3>Quale ruolo pu\u00f2 avere il familiare di un paziente disfagico?<\/h3>\n<p>Il corso spiega che il familiare va istruito sulla somministrazione e pu\u00f2 rappresentare una risorsa, se concordato con l&#8217;equipe. Coinvolgere chi conosce abitudini e preferenze dell&#8217;ospite pu\u00f2 aiutare a rendere il momento del pasto pi\u00f9 sereno e a ridurre alcune cause di rifiuto.<\/p>\n<h3>Come comportarsi se un ospite rifiuta il cibo perch\u00e9 i tempi del pasto sono insufficienti?<\/h3>\n<p>Secondo il materiale, quando il rifiuto dipende da tempi del pasto insufficienti, vanno rispettati i tempi dell&#8217;ospite, sia che mangi in autonomia sia che venga imboccato in un rapporto uno a uno. Il ritmo del pasto diventa cos\u00ec parte integrante della strategia di compenso.<\/p>\n<h3>Quale prognosi pu\u00f2 avere una disfagia?<\/h3>\n<p>Il corso indica che la prognosi della disfagia dipende dall&#8217;entit\u00e0 del disturbo e dalla risposta al trattamento. Se il quadro \u00e8 grave e irreversibile al punto da mettere in pericolo il paziente, si ricorre alla valutazione per la nutrizione artificiale, sempre come decisione dell&#8217;equipe clinica.<\/p>\n<h4 id=\"conclusioni\" class=\"sm-scroll-anchor\">In conclusione<\/h4>\n<section class=\"ik-conclusione\">\n<p>La <strong>disfagia in RSA<\/strong> non \u00e8 solo una questione di consistenze o di vie di alimentazione: \u00e8 un nodo che tiene insieme fisiologia della deglutizione, percorso assistenziale, valutazione clinica e, soprattutto, la relazione di cura con l&#8217;anziano che rifiuta il pasto. Il messaggio di fondo del corso \u00e8 che nessuna di queste dimensioni si governa da soli: serve un&#8217;equipe che condivida linguaggio, strumenti e strategie. Per chi opera in Residenza Sanitaria Assistenziale, padroneggiare questi elementi significa intervenire prima, in modo pi\u00f9 sicuro e pi\u00f9 rispettoso della persona. Il corso ECM <em>Disfagia in RSA. Il trattamento del disturbo della deglutizione in et\u00e0 involutiva<\/em>, da 10 crediti in modalit\u00e0 FAD, approfondisce ciascuno di questi temi con un taglio clinico-applicativo. Scopri il programma completo nella <a href=\"https:\/\/www.ikosecm.it\/disfagia-in-rsa-il-trattamento-del-disturbo-della-deglutizione-in-eta-involutiva.html\">pagina del corso<\/a>.<\/p>\n<\/section>\n<div class=\"ik-img-credits\">\n<p><strong>Crediti immagini:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Foto di <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@phanquan1509?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Qu\u00e2n Phan<\/a> su <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Unsplash<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La disfagia in RSA \u00e8 una delle condizioni pi\u00f9 insidiose nella cura dell&#8217;anziano istituzionalizzato: un disturbo della deglutizione che attraversa tutte le fasi del pasto e che, secondo\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":0,"featured_media":735,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ikos_img_prompt":"Editorial medical illustration, teal and slate color palette, clean scientific magazine style. 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