{"id":514,"date":"2019-12-17T11:20:24","date_gmt":"2019-12-17T11:20:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/uncategorized\/spondilolisi-e-spondilolistesi\/"},"modified":"2026-06-09T13:16:58","modified_gmt":"2026-06-09T13:16:58","slug":"spondilolisi-e-spondilolistesi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/riabilitazione-e-fisioterapia\/spondilolisi-e-spondilolistesi\/","title":{"rendered":"Spondilolisi e spondilolistesi: un percorso clinico dalla colonna lombare alla diagnosi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Spondilolisi e spondilolistesi<\/strong> sono due quadri della patologia vertebrale lombare tra i pi\u00f9 diffusi nella popolazione generale, presenti talvolta anche in et\u00e0 adolescenziale. Il problema, per il professionista sanitario, non \u00e8 soltanto riconoscerli, ma collocarli correttamente lungo un percorso che va dalla definizione anatomica alla patogenesi, alle classificazioni radiologiche, fino alle scelte di trattamento. Questo approfondimento ripercorre il filo conduttore proposto da un corso ECM dedicato: chiarire cosa distingue l&#8217;interruzione ossea della pars interarticularis dallo scivolamento di una vertebra, e perch\u00e9 questa distinzione orienta tanto la lettura delle immagini quanto l&#8217;inquadramento clinico del paziente lombalgico.<\/p>\n<div class=\"ik-box-sintesi\">\n<p>Il corso FAD <strong>&#8220;Spondilolisi e spondilolistesi&#8221;<\/strong> \u00e8 rivolto a medici chirurghi (ortopedia, fisiatria, medicina dello sport, medicina generale, radiodiagnostica e altre discipline), fisioterapisti, infermieri, terapisti occupazionali, tecnici sanitari di radiologia medica e tecnici ortopedici. Eroga <strong>10 crediti ECM<\/strong> in modalit\u00e0 FAD a distanza. Il taglio \u00e8 tecnico-specialistico e copre l&#8217;intero arco clinico, dalle definizioni al trattamento conservativo e chirurgico, a cura del Dott. Alessio Maiello.<\/p>\n<\/div>\n<h2>Spondilolisi e spondilolistesi: due quadri da non confondere<\/h2>\n<p>La prima distinzione che il corso pone in apertura riguarda proprio la terminologia, spesso usata in modo impreciso. La <strong>spondilolisi<\/strong> indica la mancanza di continuit\u00e0 ossea tra le apofisi articolari superiori e inferiori di una stessa vertebra, a livello della pars interarticularis, cio\u00e8 quel ponte osseo che collega le faccette articolari. La <strong>spondilolistesi<\/strong>, invece, descrive lo scivolamento in avanti di una vertebra rispetto a quella immediatamente sottostante.<\/p>\n<p>Le due condizioni sono collegate ma non sovrapponibili. Il corso chiarisce che la spondilolisi \u00e8 una delle cause possibili di spondilolistesi, e probabilmente la pi\u00f9 studiata, ma non l&#8217;unica: esistono forme di scivolamento vertebrale che non originano da una lisi istmica. Tenere separati i due concetti \u00e8 il presupposto per leggere correttamente sia il referto radiologico sia il quadro clinico, ed \u00e8 la base su cui si innestano tutte le classificazioni successive.<\/p>\n<h2>Cenni di storia e definizione del problema<\/h2>\n<p>Il percorso formativo dedica spazio ai cenni di storia della medicina, utili a comprendere come la conoscenza di queste patologie si sia stratificata nel tempo. Secondo il materiale, il termine spondilolistesi venne descritto per la prima volta nel 1782 dall&#8217;ostetrico belga <strong>Herbinaux<\/strong>, che osserv\u00f2 una prominenza anteriore al sacro capace di alterare il canale del parto.<\/p>\n<p>Il corso ricorda poi alcune tappe successive: nel 1854 Killian introdusse il termine derivandolo dal greco; verso la fine dell&#8217;Ottocento studi su cadavere dimostrarono il difetto osseo che oggi chiamiamo spondilolisi; Junghanns, intorno al 1930, descrisse la pseudo-spondilolistesi degenerativa; e negli anni Trenta Meyerding propose la graduazione dello scivolamento ancora oggi in uso. Questa prospettiva storica non \u00e8 erudizione fine a se stessa: aiuta a inquadrare perch\u00e9 la classificazione e la terminologia attuali abbiano la forma che conosciamo.<\/p>\n<h2>Epidemiologia: quanto sono diffuse e in chi<\/h2>\n<p>Sul piano epidemiologico il materiale offre alcuni ordini di grandezza che aiutano a contestualizzare il fenomeno. Per la <strong>spondilolisi<\/strong> il corso indica un&#8217;incidenza di circa il 5% nella popolazione generale, attorno al 6% negli adulti, con una prevalenza maggiore nei maschi e nella popolazione bianca e una frequenza superiore in alcuni sport che sollecitano ripetutamente la colonna in iperestensione.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda lo scivolamento, il materiale distingue nettamente le due forme principali. La <strong>spondilolistesi istmica<\/strong> interessa pi\u00f9 spesso il livello L5, riportato come la grande maggioranza dei casi, seguito a distanza dal livello L4. La <strong>spondilolistesi degenerativa<\/strong>, invece, \u00e8 descritta come pi\u00f9 comune oltre i 50 anni, nettamente pi\u00f9 frequente nel sesso femminile e localizzata tipicamente al segmento L4-L5. Questi numeri, va sottolineato, sono presentati come contenuto didattico del corso e non come riferimenti epidemiologici da applicare al singolo caso.<\/p>\n<h2>Patogenesi: forma istmica e forma degenerativa<\/h2>\n<p>La distinzione patogenetica \u00e8 uno dei nodi concettuali del corso. Nella <strong>forma istmica<\/strong>, tipica del giovane e dello sportivo, il materiale descrive un meccanismo microtraumatico: movimenti ripetuti in iperestensione della colonna lombare stressano l&#8217;istmo vertebrale fino a provocare, nel tempo, una frattura da stress. Il corso richiama a questo proposito la cosiddetta teoria dello &#8220;schiaccianoci&#8221;, immagine che rende l&#8217;idea della compressione esercitata sull&#8217;istmo.<\/p>\n<p>Nella <strong>forma degenerativa<\/strong>, tipica dell&#8217;adulto e in particolare della donna over 50, il meccanismo \u00e8 diverso: la degenerazione del disco intervertebrale e delle faccette articolari posteriori porta a un&#8217;instabilit\u00e0 segmentaria, senza che vi sia una lisi dell&#8217;istmo. Il materiale segnala che questa forma pu\u00f2 evolvere verso un quadro di canale stretto lombare. Comprendere quale dei due meccanismi \u00e8 in gioco \u00e8 ci\u00f2 che permette al clinico di interpretare correttamente l&#8217;et\u00e0 del paziente, il livello interessato e la storia naturale attesa.<\/p>\n<h2>Parametri spino-pelvici ed evolutivit\u00e0<\/h2>\n<p>Un capitolo che il corso valorizza \u00e8 quello dei <strong>parametri spino-pelvici<\/strong>. Si tratta di misure radiologiche, tra cui l&#8217;incidenza pelvica, il tilt pelvico e lo slope sacrale, che descrivono l&#8217;assetto sagittale del bacino e del passaggio lombo-sacrale. Il materiale ne sottolinea la relazione con l&#8217;evolutivit\u00e0 dello scivolamento: l&#8217;equilibrio o lo squilibrio di questi parametri concorre a definire il rischio di progressione.<\/p>\n<p>In questo contesto il corso introduce anche la nozione di alta e bassa displasia. L&#8217;<strong>alta displasia<\/strong> \u00e8 descritta da un&#8217;alterazione del profilo lombo-sacrale, con segni come la vertebra L5 trapezoidale, il dismorfismo piatto di S1, la retroversione pelvica e l&#8217;iperlordosi, ed \u00e8 associata a un rischio di scivolamento pi\u00f9 elevato. La <strong>bassa displasia<\/strong>, con profilo conservato, si accompagna a un rischio inferiore. Il materiale cita anche il Severity Index proposto da Lamartina come strumento per quantificare il grado di displasia. \u00c8 un approfondimento prezioso per chi legge le immagini con finalit\u00e0 di stadiazione.<\/p>\n<h2>Le classificazioni: Meyerding, Wiltse e Marchetti-Bartolozzi<\/h2>\n<p>Il corso dedica ampio spazio ai tre sistemi classificativi pi\u00f9 utilizzati, ciascuno con una logica propria. La <strong>classificazione di Meyerding<\/strong> \u00e8 di tipo radiologico: suddivide il piatto somatico della vertebra sottostante in quattro parti e gradua lo scivolamento in funzione della percentuale di slittamento (grado I inferiore al 25%, fino al grado IV oltre il 75%), parlando di spondiloptosi quando lo scivolamento supera il 100%.<\/p>\n<p>La <strong>classificazione di Wiltse<\/strong> adotta un criterio anatomico ed eziologico, distinguendo forme displastiche, istmiche, degenerative, traumatiche e patologiche. La <strong>classificazione di Marchetti-Bartolozzi<\/strong>, infine, ha un&#8217;impostazione patogenetica e separa le forme ad alta displasia da quelle a bassa displasia. Il corso le presenta come strumenti complementari: usate insieme, permettono di descrivere lo stesso paziente da angolazioni diverse, l&#8217;entit\u00e0 dello scivolamento, la sua origine e il suo profilo di gravit\u00e0.<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Meyerding<\/strong>: misura quantitativa dello scivolamento (gradi I-IV, spondiloptosi).<\/li>\n<li><strong>Wiltse<\/strong>: criterio eziologico (displastica, istmica, degenerativa, traumatica, patologica).<\/li>\n<li><strong>Marchetti-Bartolozzi<\/strong>: criterio patogenetico (alta vs bassa displasia).<\/li>\n<\/ul>\n<h2>Presentazione clinica nell&#x27;adulto e nell&#x27;adolescente<\/h2>\n<p>Sul versante clinico il corso ricorda un dato che merita attenzione: molti pazienti sono asintomatici, e il grado di scivolamento non \u00e8 sempre correlato all&#8217;intensit\u00e0 dei sintomi. Quando i sintomi compaiono, quelli cardine descritti dal materiale sono il <strong>dolore di tipo meccanico<\/strong>, che migliora con il riposo e peggiora con il carico e il movimento, e il <strong>dolore irradiato all&#8217;arto inferiore<\/strong> di tipo sciatico.<\/p>\n<p>L&#8217;esame obiettivo differisce tra giovani e adulti. Nell&#8217;adolescente il corso richiama segni peculiari come il <strong>segno di Phalen-Dickson<\/strong>, associato alla forma istmica e accompagnato da dolore sciatico, sacro verticale, cifosi lombosacrale e contrattura degli ischio-crurali, e lo <strong>Stork test<\/strong>, considerato positivo quando compare dolore lombare in iperestensione del tronco su un solo arto di appoggio. Il materiale precisa, con la cautela necessaria, che questi test clinici non sono sempre positivi e vanno integrati nel quadro complessivo, senza essere assunti come prova diagnostica isolata.<\/p>\n<h2>Diagnosi differenziale, imaging e trattamento<\/h2>\n<p>Prima di arrivare alla diagnosi il corso ricorda la necessit\u00e0 di una <strong>diagnosi differenziale<\/strong> ragionata, che consideri tra l&#8217;altro la coxartrosi, la claudicatio di origine vascolare e la neuropatia diabetica. Sul piano dell&#8217;imaging il materiale descrive i segni radiologici tipici: il segno dello <strong>&#8220;Scotty dog&#8221;<\/strong>, meglio visibile nelle proiezioni oblique e considerato tipico della spondilolisi, e il &#8220;cappello di Napoleone invertito&#8221; nelle forme con scivolamento marcato. Allo studio radiografico standard si affiancano TC, risonanza magnetica e, in casi selezionati, mielografia funzionale e PET-TC.<\/p>\n<p>Quanto al <strong>trattamento<\/strong>, il corso distingue l&#8217;approccio conservativo (osservazione, fisiochinesiterapia, ortesi, terapia con FANS) da quello chirurgico, che pu\u00f2 comprendere la riparazione della pars oppure la decompressione e riduzione dello scivolamento con artrodesi vertebrale strumentata intersomatica. Il materiale chiude con un cenno alle spondilolistesi meno frequenti, di natura traumatica, patologica (ad esempio in corso di osteoporosi, malattia di Paget o neoplasie) e iatrogena. Tutte queste indicazioni sono esposte come contenuto didattico del percorso formativo e non come prescrizioni cliniche per il singolo paziente.<\/p>\n<h2>Domande frequenti<\/h2>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 la spondilolisi?<\/h3>\n<p>Il corso definisce la spondilolisi come la mancanza di continuit\u00e0 ossea tra le apofisi articolari superiori e quelle inferiori di una stessa vertebra, a livello della cosiddetta pars interarticularis. \u00c8 quindi un difetto osseo localizzato che riguarda la singola vertebra, da non confondere con lo scivolamento vertebrale.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 la differenza tra spondilolisi e spondilolistesi?<\/h3>\n<p>Secondo il corso la spondilolistesi \u00e8 lo scivolamento in avanti di una vertebra rispetto a quella sottostante, condizione che pu\u00f2 essere associata o meno alla spondilolisi. La spondilolisi riguarda invece l&#8217;interruzione ossea della pars interarticularis: \u00e8 una possibile causa di scivolamento, ma non l&#8217;unica.<\/p>\n<h3>La spondilolisi \u00e8 sempre causa di spondilolistesi?<\/h3>\n<p>No. Il corso chiarisce che la spondilolisi non \u00e8 l&#8217;unica causa di spondilolistesi, anche se \u00e8 quella pi\u00f9 studiata. Esistono infatti forme di scivolamento vertebrale, come quella degenerativa, che non originano da una lisi dell&#8217;istmo.<\/p>\n<h3>Chi descrisse per primo il termine spondilolistesi?<\/h3>\n<p>Il materiale riporta che il termine spondilolistesi fu descritto per la prima volta dall&#8217;ostetrico belga Herbinaux, nel 1782, in relazione a una prominenza anteriore al sacro che alterava il canale del parto. Si tratta di un riferimento storico utile a inquadrare l&#8217;evoluzione della terminologia.<\/p>\n<h3>In quale fascia di et\u00e0 si riscontra pi\u00f9 spesso la spondilolisi?<\/h3>\n<p>Il materiale indica che la spondilolisi \u00e8 di frequente riscontro negli adolescenti, in particolare in relazione allo sviluppo puberale. Questo spiega l&#8217;attenzione del corso verso i giovani, soprattutto quelli che praticano sport con ripetute sollecitazioni in iperestensione della colonna.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 il livello vertebrale pi\u00f9 interessato dalla spondilolistesi istmica?<\/h3>\n<p>Secondo il corso la spondilolistesi istmica interessa pi\u00f9 frequentemente il livello L5, che rappresenta la grande maggioranza dei casi, seguito a distanza dal livello L4. \u00c8 un&#8217;informazione che orienta la lettura mirata delle immagini del passaggio lombo-sacrale.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 il livello pi\u00f9 colpito dalla spondilolistesi degenerativa?<\/h3>\n<p>Il materiale indica il segmento L4-L5 come quello maggiormente interessato dalla spondilolistesi degenerativa. La localizzazione differente rispetto alla forma istmica riflette il diverso meccanismo patogenetico delle due condizioni.<\/p>\n<h3>In chi \u00e8 pi\u00f9 frequente la spondilolistesi degenerativa?<\/h3>\n<p>Secondo il corso la spondilolistesi degenerativa \u00e8 pi\u00f9 frequente nel sesso femminile, soprattutto dopo i 50 anni. Questo dato, presentato come contenuto didattico del materiale, aiuta a contestualizzare il quadro tipico dell&#8217;adulto rispetto a quello del giovane sportivo.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 la patogenesi della spondilolisi?<\/h3>\n<p>Il materiale descrive la patogenesi della spondilolisi come microtraumatica: movimenti ripetuti in iperestensione della colonna lombare stressano l&#8217;istmo vertebrale fino a provocare, nel tempo, una frattura da stress. Il corso richiama in proposito la teoria dello &#8220;schiaccianoci&#8221;.<\/p>\n<h3>Su cosa si basa la classificazione di Meyerding?<\/h3>\n<p>Il corso spiega che la classificazione di Meyerding \u00e8 di tipo radiologico: misura il grado di scivolamento suddividendo il piatto somatico in quattro parti, dal grado I (sotto il 25%) al grado IV (oltre il 75%), fino alla spondiloptosi quando lo scivolamento supera il 100%.<\/p>\n<h3>Quali sono i sintomi cardine della spondilolistesi?<\/h3>\n<p>Secondo il materiale i sintomi cardine sono il dolore di tipo meccanico, che migliora con il riposo e peggiora con il movimento, e il dolore irradiato all&#8217;arto inferiore di tipo sciatico. Il corso ricorda per\u00f2 che molti pazienti restano asintomatici.<\/p>\n<h3>A quale condizione \u00e8 associato il segno di Phalen-Dickson?<\/h3>\n<p>Il corso associa il segno di Phalen-Dickson alla spondilolistesi istmica, in particolare nell&#8217;adolescente, con dolore sciatico, sacro verticale, cifosi lombosacrale e contrattura degli ischio-crurali. \u00c8 uno dei segni clinici che il materiale propone per l&#8217;inquadramento del giovane paziente.<\/p>\n<h3>Quando \u00e8 positivo lo Stork test?<\/h3>\n<p>Il materiale indica che lo Stork test \u00e8 positivo quando compare dolore lombare in estensione del tronco mantenendo l&#8217;appoggio su un solo arto inferiore. Il corso precisa che il test non \u00e8 sempre positivo e va interpretato all&#8217;interno del quadro clinico complessivo.<\/p>\n<h3>Cosa indica il segno radiologico dello &quot;Scotty dog&quot;?<\/h3>\n<p>Secondo il corso il segno radiologico dello &#8220;Scotty dog&#8221;, meglio visibile nelle proiezioni oblique, \u00e8 tipico della spondilolisi. La sua individuazione \u00e8 un elemento utile nella lettura mirata delle radiografie della colonna lombare.<\/p>\n<h3>Come si tratta la spondilolistesi degenerativa secondo il corso?<\/h3>\n<p>Il materiale riporta che il trattamento chirurgico della spondilolistesi degenerativa consiste nella decompressione e riduzione dell&#8217;olistesi con artrodesi vertebrale strumentata intersomatica. Si tratta di contenuto didattico del corso e non di un&#8217;indicazione clinica per il singolo paziente, che resta affidata alla valutazione specialistica.<\/p>\n<h4 id=\"conclusioni\" class=\"sm-scroll-anchor\">In conclusione<\/h4>\n<section class=\"ik-conclusione\">\n<p>Affrontare <strong>spondilolisi e spondilolistesi<\/strong> con metodo significa muoversi con sicurezza tra definizioni anatomiche, meccanismi patogenetici, classificazioni radiologiche e scelte terapeutiche, evitando di confondere quadri che hanno origine, et\u00e0 di insorgenza e storia naturale differenti. Per il professionista sanitario, padroneggiare questo percorso aiuta a leggere meglio le immagini, a inquadrare il paziente lombalgico e a comunicare in modo coerente con gli altri specialisti coinvolti. Il corso FAD <strong>&#8220;Spondilolisi e spondilolistesi&#8221;<\/strong>, a cura del Dott. Alessio Maiello, offre un quadro completo e ordinato di questi temi e rilascia <strong>10 crediti ECM<\/strong>. Per approfondire programma e modalit\u00e0 di iscrizione \u00e8 possibile consultare la <a href=\"https:\/\/www.ikosecm.it\/spondilolisi-e-spondilolistesi-1.html\">pagina del corso<\/a>.<\/p>\n<\/section>\n<div class=\"ik-img-credits\">\n<p><strong>Crediti immagini:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Foto di <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@ortopediatri?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Ortopediatri \u00c7ocuk Ortopedi Akademisi<\/a> su <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Unsplash<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Spondilolisi e spondilolistesi sono due quadri della patologia vertebrale lombare tra i pi\u00f9 diffusi nella popolazione generale, presenti talvolta anche in et\u00e0 adolescenziale. 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