{"id":546,"date":"2020-06-18T10:01:51","date_gmt":"2020-06-18T10:01:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/uncategorized\/la-tendinopatia-calcifica-della-spalla\/"},"modified":"2026-06-09T13:13:57","modified_gmt":"2026-06-09T13:13:57","slug":"la-tendinopatia-calcifica-della-spalla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/riabilitazione-e-fisioterapia\/la-tendinopatia-calcifica-della-spalla\/","title":{"rendered":"Tendinopatia calcifica della spalla: anatomia, diagnosi e trattamento graduale"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>tendinopatia calcifica della spalla<\/strong> \u00e8 una delle cause pi\u00f9 frequenti di dolore alla spalla nell&#8217;adulto, eppure resta per molti aspetti una patologia ancora incerta nei suoi processi eziologici. \u00c8 caratterizzata dalla deposizione di sali di calcio all&#8217;interno dei tendini della cuffia dei rotatori, con un decorso che pu\u00f2 attraversare fasi del tutto silenti e fasi acutamente dolorose. Questo articolo, basato su un corso ECM a taglio ortopedico-specialistico, ripercorre l&#8217;intero itinerario clinico: dall&#8217;anatomia funzionale del complesso spalla all&#8217;epidemiologia, dal ciclo evolutivo della calcificazione descritto da Uhthoff fino al percorso diagnostico e all&#8217;approccio terapeutico graduale, dal conservativo al mini-invasivo eco-guidato fino alla chirurgia. L&#8217;obiettivo \u00e8 offrire ai professionisti sanitari un inquadramento aggiornato, utile per riconoscere, classificare e accompagnare con metodo questa condizione.<\/p>\n<div class=\"ik-box-sintesi\">\n<p>Il corso ECM <strong>&#8220;La tendinopatia calcifica della spalla&#8221;<\/strong> (cod. C0650), a cura del Dott. Pietro Ciampi, eroga <strong>15 crediti ECM<\/strong> in modalit\u00e0 FAD. \u00c8 rivolto a un&#8217;ampia platea di professioni sanitarie: medico chirurgo (varie discipline), fisioterapista, infermiere, tecnico ortopedico, tecnico sanitario di radiologia medica, terapista occupazionale e assistente sanitario. Il taglio \u00e8 specialistico-ortopedico, con ampia attribuzione bibliografica, e accompagna il professionista lungo tutto il percorso, dall&#8217;anatomia funzionale al trattamento conservativo, mini-invasivo e chirurgico.<\/p>\n<\/div>\n<h2>L&#x27;anatomia funzionale della spalla e della cuffia dei rotatori<\/h2>\n<p>Il corso parte da un presupposto anatomico: l&#8217;articolazione gleno-omerale \u00e8 un&#8217;enartrosi altamente mobile ma intrinsecamente instabile, retta da un delicato equilibrio dinamico tra stabilit\u00e0 e mobilit\u00e0. \u00c8, secondo il materiale, in grado di compiere pi\u00f9 di 1600 movimenti nello spazio, una versatilit\u00e0 che ha come contropartita la necessit\u00e0 di un sistema di contenimento attivo molto raffinato. L&#8217;unico vero vincolo anatomico rigido \u00e8 rappresentato dall&#8217;articolazione tra clavicola e sterno, mentre il resto della stabilit\u00e0 \u00e8 affidato ai tessuti molli.<\/p>\n<p>In questo sistema la <strong>cuffia dei rotatori<\/strong> svolge un ruolo centrale: sovraspinoso, sottospinoso, sottoscapolare e piccolo rotondo lavorano in sinergia per centrare la testa omerale nella glenoide durante il movimento. Il materiale segnala come il fascio anteriore del sovraspinoso eserciti la forza maggiore, agendo da &#8220;starter&#8221; dell&#8217;abduzione, e come questo stesso tendine sia il segmento pi\u00f9 frequentemente colpito dalle calcificazioni. Completano il quadro i muscoli parascapolari, in particolare il trapezio e il dentato anteriore, principali stabilizzatori della scapola.<\/p>\n<p>Comprendere questa architettura \u00e8 il presupposto per interpretare correttamente sia la sintomatologia sia i test clinici: il dolore e la disfunzione della spalla nascono quasi sempre da un&#8217;alterazione di questo equilibrio dinamico pi\u00f9 che dal singolo tendine isolato.<\/p>\n<h2>Epidemiologia ed eziopatogenesi della tendinopatia calcifica della spalla<\/h2>\n<p>Sul versante epidemiologico il corso richiama, tra le fonti, lo studio storico di Bosworth del 1941: il materiale riporta un&#8217;incidenza nella popolazione attorno al 2,7%, un rapporto donne\/uomini di circa 2:1 e una fascia d&#8217;et\u00e0 tipica compresa tra i 30 e i 60 anni. Un dato che merita attenzione \u00e8 la frequente <strong>natura asintomatica<\/strong> della calcificazione: secondo il materiale circa il 35% dei depositi non d\u00e0 sintomi, e una quota di questi pu\u00f2 diventare sintomatica nel tempo. La distribuzione per tendine conferma il primato del sovraspinoso, interessato nel 51-90% dei casi, seguito a distanza da sottospinoso e sottoscapolare.<\/p>\n<p>Sul piano della composizione, le calcificazioni contengono prevalentemente fosfato, insieme ad acqua, carbonato e cristalli di calcio fosfato basico. Tra i fattori predisponenti il materiale cita l&#8217;ipotiroidismo, il diabete insulino-dipendente, una possibile predisposizione congenita e i microtraumi ripetuti.<\/p>\n<p>Il modello eziopatogenetico di riferimento \u00e8 il <strong>ciclo evolutivo di Uhthoff<\/strong>, di tipo cellulo-mediato, che descrive la calcificazione non come un processo statico ma come un fenomeno in evoluzione: una fase pre-calcifica, con metaplasia da tenociti a condrociti; una fase calcifica, a sua volta articolata in formazione, quiescenza e riassorbimento; e una fase post-calcifica di riparazione tendinea. Questa lettura dinamica \u00e8 cruciale, perch\u00e9 spiega come uno stesso deposito possa attraversare momenti di relativa quiete e momenti di acuzie dolorosa.<\/p>\n<h2>Il dolore e il percorso diagnostico clinico<\/h2>\n<p>Il corso inquadra le cause del dolore richiamando le forme descritte da Neer (irritazione chimica, pressione meccanica, impingement, rigidit\u00e0 capsulare) e distingue presentazioni cliniche diverse: forme acute, croniche ricorrenti, croniche persistenti e del tutto asintomatiche. La valutazione parte dall&#8217;osservazione delle discinesie scapolari e dall&#8217;esame dell&#8217;escursione articolare, per poi affidarsi a test mirati.<\/p>\n<p>Tra i <strong>test specifici<\/strong> il materiale descrive in particolare:<\/p>\n<ul>\n<li>il <strong>test di Jobe<\/strong>, indicativo di sofferenza del tendine sovraspinoso;<\/li>\n<li>il <strong>test di Patte<\/strong>, riferito al sottospinoso;<\/li>\n<li>il <strong>Lift-off test<\/strong>, riferito al sottoscapolare;<\/li>\n<li>i <strong>test di Hawkins, Neer e Yocum<\/strong>, indicativi di conflitto (impingement) subacromiale;<\/li>\n<li>il <strong>Pull-up test<\/strong>, riferito al capo lungo del bicipite.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Ciascun test esplora selettivamente una componente del complesso, e la loro combinazione consente di costruire un&#8217;ipotesi clinica orientata. Il corso li presenta come strumenti di inquadramento, non come procedure da applicare meccanicamente: la loro interpretazione resta affidata al giudizio del professionista, integrata con l&#8217;anamnesi e con la diagnostica per immagini.<\/p>\n<h2>La diagnostica per immagini e le classificazioni<\/h2>\n<p>La <strong>radiografia<\/strong> resta l&#8217;esame di base per identificare e classificare il deposito calcifico: il corso richiama in questo ambito classificazioni di riferimento come quelle di Bosworth, di Gartner e della scuola francese (Mol\u00e8-De Palma), che descrivono il deposito in base a morfologia e densit\u00e0, fornendo indicazioni anche di tipo prognostico ed evolutivo.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>ecografia<\/strong> aggiunge un contributo importante per la localizzazione, la misurazione delle dimensioni e la tipizzazione della calcificazione, con una propria classificazione di matrice francese; \u00e8 inoltre l&#8217;esame che guida le procedure mini-invasive. La <strong>risonanza magnetica<\/strong>, invece, viene presentata dal materiale come tendenzialmente aspecifica per la calcificazione in s\u00e9: il suo valore principale risiede nella valutazione di un&#8217;eventuale lesione associata della cuffia dei rotatori, pi\u00f9 che nello studio del deposito.<\/p>\n<p>Accanto alla diagnosi, il corso richiama i fattori prognostici negativi \u2014 come dimensione del deposito, bilateralit\u00e0 e sede \u2014 e le possibili complicanze, tra cui dolore persistente, rigidit\u00e0, rottura di cuffia e osteolisi del trochite. Anche questi elementi vanno letti in chiave formativa, come parametri di orientamento descritti in letteratura.<\/p>\n<h2>Il trattamento conservativo e le onde d&#x27;urto<\/h2>\n<p>Il percorso terapeutico descritto dal corso \u00e8 marcatamente graduale e parte dall&#8217;approccio conservativo: riposo, terapia antinfiammatoria, infiltrazioni con steroide e anestetico, fisioterapia. In questo ambito si collocano anche le <strong>onde d&#8217;urto<\/strong> (terapia extracorporea), il cui razionale viene illustrato nel dettaglio. Il materiale descrive un meccanismo d&#8217;azione basato su effetti diretti e indiretti, sulla cavitazione e sul cosiddetto <em>jet stream<\/em>, cio\u00e8 la formazione di microgetti d&#8217;acqua ad alta velocit\u00e0 ed energia meccanica considerati tra i responsabili della stimolazione biologica.<\/p>\n<p>Un punto tecnico rilevante riguarda l&#8217;energia erogata: secondo il materiale le onde a bassa energia avrebbero un&#8217;azione di stimolo, mentre quelle ad alta energia un&#8217;azione tendenzialmente inibitoria. Quanto ai tempi, il beneficio \u2014 con dissoluzione del deposito \u2014 viene riportato in un intervallo compreso tra 6 settimane e 6 mesi dal trattamento. Il corso accenna inoltre all&#8217;impiego di acido ialuronico e di PRP (plasma ricco di piastrine) come ulteriori opzioni descritte in letteratura.<\/p>\n<p>Va ribadito il taglio del percorso: si descrivono le opzioni e i razionali riportati dalle fonti, non si prescrivono protocolli al singolo paziente. La scelta dell&#8217;approccio e dei parametri resta una decisione clinica, da calibrare sul caso specifico e sulla fase evolutiva della calcificazione.<\/p>\n<h2>Dal needling eco-guidato alla chirurgia artroscopica<\/h2>\n<p>Il <strong>needling-aspirazione eco-guidato<\/strong> rappresenta il gradino mini-invasivo: sotto guida ecografica, l&#8217;ago decomprime e aspira il materiale calcifico, con un razionale di decompressione del deposito. Il corso ne descrive tecnica e decorso post-operatorio e riporta, citando la letteratura, percentuali di successo: il needling associato alle onde d&#8217;urto \u00e8 indicato attorno al 76-85%, contro circa il 60% delle onde d&#8217;urto da sole. La dimensione del deposito \u00e8 segnalata tra i principali fattori che ne condizionano l&#8217;efficacia. Il materiale ricorda anche le radici storiche del trattamento, con le prime tecniche di asportazione descritte gi\u00e0 nella prima met\u00e0 del Novecento.<\/p>\n<p>Quando neppure queste opzioni risultano sufficienti, si ricorre al <strong>trattamento chirurgico<\/strong>, in genere per via artroscopica: asportazione della calcificazione, eventuale acromioplastica \u2014 indicata, secondo il corso, solo in presenza di segni reali di impingement \u2014 e, quando necessario, sutura della cuffia. Quest&#8217;ultima \u00e8 indicata quando il difetto residuo lasciato dall&#8217;asportazione supera il 50% dello spessore del tendine. Il materiale segnala inoltre, citando la letteratura, una possibile incidenza di rottura di cuffia dopo l&#8217;asportazione.<\/p>\n<p>L&#8217;insieme di queste opzioni delinea una scala terapeutica progressiva, in cui l&#8217;intensit\u00e0 dell&#8217;intervento cresce in funzione della risposta clinica e delle caratteristiche del deposito, sempre con la cautela tipica di una patologia a decorso variabile.<\/p>\n<h2>Domande frequenti<\/h2>\n<h3>Quali tendini compongono la cuffia dei rotatori?<\/h3>\n<p>La cuffia dei rotatori \u00e8 costituita da quattro tendini: il sovraspinoso, il sottospinoso, il sottoscapolare e il piccolo rotondo. Lavorano in sinergia per stabilizzare e muovere la testa dell&#8217;omero. Il tendine coracobrachiale, talvolta citato per assonanza, non fa invece parte della cuffia.<\/p>\n<h3>Che cosa si intende per lesione massiva della cuffia dei rotatori?<\/h3>\n<p>Secondo il materiale del corso, si parla di lesione massiva della cuffia dei rotatori quando risultano interessati due o pi\u00f9 tendini. \u00c8 una distinzione che ha rilievo prognostico e terapeutico, perch\u00e9 il coinvolgimento di pi\u00f9 tendini incide sull&#8217;entit\u00e0 del deficit funzionale e sulle scelte di trattamento.<\/p>\n<h3>Quanti movimenti \u00e8 in grado di compiere la spalla?<\/h3>\n<p>Il materiale descrive la spalla come un&#8217;articolazione estremamente mobile, in grado di eseguire pi\u00f9 di 1600 movimenti nello spazio. Questa straordinaria versatilit\u00e0 \u00e8 bilanciata da una notevole instabilit\u00e0 intrinseca, che rende il complesso muscolo-tendineo della cuffia dei rotatori essenziale per centrare e controllare la testa omerale durante il movimento.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 l&#x27;incidenza della tendinopatia calcifica nella popolazione?<\/h3>\n<p>Il materiale riporta, citando lo studio storico di Bosworth del 1941, un&#8217;incidenza di circa il 2,7% nella popolazione generale. Va ricordato che una quota rilevante di calcificazioni resta a lungo asintomatica, per cui la frequenza dei casi clinicamente manifesti pu\u00f2 differire da quella dei depositi riscontrabili agli esami.<\/p>\n<h3>La tendinopatia calcifica \u00e8 pi\u00f9 frequente negli uomini o nelle donne?<\/h3>\n<p>Secondo i dati riportati nel corso, la tendinopatia calcifica \u00e8 pi\u00f9 frequente nella donna, con un rapporto donne\/uomini di circa 2:1, e interessa tipicamente la fascia d&#8217;et\u00e0 adulta tra i 30 e i 60 anni. Si tratta di dati epidemiologici attribuiti alla letteratura citata nel materiale.<\/p>\n<h3>Quale tendine \u00e8 pi\u00f9 spesso interessato dalla tendinopatia calcifica?<\/h3>\n<p>Il materiale indica il tendine sovraspinoso come il pi\u00f9 colpito, con un coinvolgimento riportato nel 51-90% dei casi, seguito a distanza dal sottospinoso e, pi\u00f9 raramente, dal sottoscapolare. Il primato del sovraspinoso si lega anche al suo ruolo funzionale di starter dell&#8217;abduzione e alla forza che esercita.<\/p>\n<h3>A che cosa serve il test di Jobe?<\/h3>\n<p>Il test di Jobe \u00e8 descritto dal materiale come indicativo di una sofferenza del tendine sovraspinoso. Rientra nella batteria di test clinici che esplorano selettivamente i singoli tendini della cuffia dei rotatori, e va interpretato insieme all&#8217;anamnesi e agli altri esami, non in modo isolato.<\/p>\n<h3>Di che cosa \u00e8 indicativo il test di Hawkins?<\/h3>\n<p>Il test di Hawkins \u00e8 presentato nel corso come indicativo di un conflitto, o impingement, subacromiale. Insieme ai test di Neer e di Yocum aiuta a indagare il conflitto tra la cuffia e l&#8217;arco coraco-acromiale, una delle possibili componenti del dolore di spalla nella tendinopatia calcifica.<\/p>\n<h3>Quali sono le fasi dello stadio calcifico secondo Uhthoff?<\/h3>\n<p>Nel ciclo evolutivo descritto da Uhthoff, lo stadio calcifico si articola in tre fasi: formazione, quiescenza e riassorbimento. \u00c8 inserito tra una fase pre-calcifica e una fase post-calcifica di riparazione. Questo modello dinamico spiega perch\u00e9 uno stesso deposito possa alternare periodi silenti a fasi acutamente dolorose.<\/p>\n<h3>Che cosa si intende per \u00abjet stream\u00bb nelle onde d&#x27;urto?<\/h3>\n<p>Il materiale definisce il jet stream come la formazione di microgetti d&#8217;acqua ad alta velocit\u00e0 ed elevata energia meccanica, generati dal fenomeno della cavitazione. \u00c8 considerato uno dei meccanismi responsabili della stimolazione biologica indotta dalle onde d&#8217;urto, accanto agli effetti diretti e indiretti dell&#8217;onda.<\/p>\n<h3>Quanto dura il beneficio del trattamento con onde d&#x27;urto?<\/h3>\n<p>Secondo il materiale, il beneficio delle onde d&#8217;urto si manifesta con la dissoluzione del deposito calcifico in un intervallo compreso tra 6 settimane e 6 mesi dal trattamento. \u00c8 un dato attribuito alla letteratura citata e va inteso come riferimento orientativo, non come garanzia di risultato per il singolo paziente.<\/p>\n<h3>Che cosa contengono le calcificazioni della spalla?<\/h3>\n<p>Il corso indica che le calcificazioni contengono prevalentemente fosfato, insieme ad acqua, carbonato e cristalli di calcio fosfato basico. Conoscere la composizione del deposito aiuta a comprenderne il comportamento nelle diverse fasi del ciclo evolutivo, dalla formazione al riassorbimento.<\/p>\n<h3>Quali sono i fattori predisponenti alla tendinopatia calcifica?<\/h3>\n<p>Tra i fattori predisponenti il materiale cita l&#8217;ipotiroidismo, che favorirebbe la calcificazione attraverso un accumulo di glicosaminoglicani nella matrice extracellulare, oltre al diabete insulino-dipendente e a una possibile predisposizione congenita. Rientrano nel quadro anche i microtraumi ripetuti a carico dei tendini della cuffia.<\/p>\n<h3>Perch\u00e9 la RMN non \u00e8 il primo esame per la tendinopatia calcifica?<\/h3>\n<p>Il materiale segnala che la risonanza magnetica \u00e8 ritenuta aspecifica per questa patologia: risulta utile soprattutto per valutare un&#8217;eventuale lesione associata della cuffia dei rotatori. Per studiare la calcificazione in s\u00e9 si preferiscono la radiografia e l&#8217;ecografia, che ne consentono localizzazione, misurazione e classificazione.<\/p>\n<h3>Quando si sutura la cuffia dopo l&#x27;asportazione della calcificazione?<\/h3>\n<p>Secondo il corso, la sutura della cuffia \u00e8 indicata quando il difetto residuo lasciato dall&#8217;asportazione del materiale calcifico supera il 50% dello spessore del tendine. \u00c8 una decisione intraoperatoria che dipende dall&#8217;entit\u00e0 del difetto e va sempre rimessa al giudizio del chirurgo nel contesto specifico.<\/p>\n<h4 id=\"conclusioni\" class=\"sm-scroll-anchor\">In conclusione<\/h4>\n<section class=\"ik-conclusione\">\n<p>Inquadrare correttamente la <strong>tendinopatia calcifica della spalla<\/strong> significa tenere insieme pi\u00f9 livelli: l&#8217;anatomia funzionale della cuffia dei rotatori, la natura dinamica del deposito secondo il ciclo di Uhthoff, un percorso diagnostico che combina test clinici e diagnostica per immagini, e una scala terapeutica che procede per gradi, dal conservativo e dalle onde d&#8217;urto al needling eco-guidato fino alla chirurgia artroscopica. Per medici, fisioterapisti e tecnici sanitari, padroneggiare questa progressione rende la valutazione pi\u00f9 solida e il dialogo con il paziente pi\u00f9 consapevole, sempre nel rispetto dell&#8217;incertezza eziologica che la letteratura tuttora segnala. Il corso ECM <strong>&#8220;La tendinopatia calcifica della spalla&#8221;<\/strong>, a cura del Dott. Pietro Ciampi, approfondisce ciascuno di questi aspetti in un percorso da 15 crediti ECM in modalit\u00e0 FAD, pensato per aggiornare la pratica con metodo e attenzione alle fonti.<\/p>\n<\/section>\n<div class=\"ik-img-credits\">\n<p><strong>Crediti immagini:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Foto di <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@sigmund?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Compagnons<\/a> su <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Unsplash<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tendinopatia calcifica della spalla \u00e8 una delle cause pi\u00f9 frequenti di dolore alla spalla nell&#8217;adulto, eppure resta per molti aspetti una patologia ancora incerta nei suoi processi\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":0,"featured_media":702,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ikos_img_prompt":"Editorial scientific illustration, teal and slate color palette on off-white background, clean medical magazine style: an anatomical cross-section of a human shoulder showing the rotator cuff tendons with a small calcific deposit highlighted within the supraspinatus tendon. 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