{"id":559,"date":"2020-10-24T09:42:32","date_gmt":"2020-10-24T09:42:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/uncategorized\/la-colonna-vertebrale-cenni-di-anatomia\/"},"modified":"2026-06-09T13:13:41","modified_gmt":"2026-06-09T13:13:41","slug":"la-colonna-vertebrale-cenni-di-anatomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/riabilitazione-e-fisioterapia\/la-colonna-vertebrale-cenni-di-anatomia\/","title":{"rendered":"Anatomia della colonna vertebrale: vertebre, dischi e curve fisiologiche"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;<strong>anatomia della colonna vertebrale<\/strong> \u00e8 il punto di partenza per comprendere come il corpo umano concili due esigenze in apparente contrasto: la <em>stabilit\u00e0<\/em> necessaria a sostenere il peso del tronco e del capo, e la <em>mobilit\u00e0<\/em> che ci consente di flettere, ruotare e inclinare il busto. Il rachide non \u00e8 un&#8217;asta rigida, ma una struttura segmentata, fatta di tante unit\u00e0 sovrapposte e ammortizzate, organizzate secondo curve precise. In questo approfondimento ripercorriamo la struttura della colonna tratto per tratto \u2014 cervicale, dorsale, lombare, sacrale e coccigea \u2014 descrivendo vertebre, dischi intervertebrali, muscoli e legamenti, e i principi di biomeccanica che spiegano perch\u00e9 la sua forma \u00e8 cos\u00ec efficiente. I contenuti sono tratti dal materiale didattico del corso ECM dedicato alla movimentazione manuale dei pazienti.<\/p>\n<div class=\"ik-box-sintesi\">\n<p>Questo approfondimento sull&#8217;anatomia della colonna vertebrale \u00e8 tratto dal materiale del corso ECM FAD <strong>&#8220;Movimentazione manuale dei pazienti: prevenzione dei rischi per gli operatori sanitari&#8221;<\/strong> (10 crediti ECM), che dedica un modulo specifico alle basi anatomiche e biomeccaniche del rachide. Il corso \u00e8 rivolto a un&#8217;ampia platea di professionisti sanitari \u2014 medici, infermieri, fisioterapisti, ostetriche, tecnici della prevenzione e della riabilitazione, tra gli altri \u2014 interessati a comprendere come la struttura della colonna determini la sua risposta ai carichi.<\/p>\n<\/div>\n<h2>Com&#x27;\u00e8 fatta la colonna vertebrale: struttura e funzioni<\/h2>\n<p>La colonna vertebrale, o rachide, \u00e8 l&#8217;asse portante dello scheletro assiale. \u00c8 composta da una successione di segmenti ossei, le <strong>vertebre<\/strong>, intervallati da cuscinetti elastici chiamati dischi intervertebrali. Secondo il materiale del corso, le vertebre sono in tutto 33 o 34, ripartite nei diversi tratti: 7 cervicali, 12 dorsali (o toraciche), 5 lombari, 5 sacrali e 4 o 5 coccigee.<\/p>\n<p>A questa architettura il materiale didattico attribuisce tre funzioni principali, complementari tra loro:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Stabilit\u00e0<\/strong>: la colonna sostiene il peso del capo, del tronco e degli arti superiori, scaricandolo verso il bacino e gli arti inferiori.<\/li>\n<li><strong>Mobilit\u00e0<\/strong>: la segmentazione in unit\u00e0 multiple permette flessione, estensione, inclinazione laterale e rotazione del busto.<\/li>\n<li><strong>Contenimento e protezione<\/strong>: il canale formato dalle vertebre accoglie e protegge il midollo spinale, da cui originano i nervi spinali.<\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00c8 proprio l&#8217;equilibrio tra stabilit\u00e0 e mobilit\u00e0 a rendere la colonna una struttura tanto sofisticata quanto, in alcune condizioni, vulnerabile.<\/p>\n<h2>I tratti della colonna: cervicale, dorsale, lombare, sacrale e coccigeo<\/h2>\n<p>Procedendo dall&#8217;alto verso il basso, il rachide attraversa cinque regioni, descritte nel materiale del corso in base al numero di vertebre che le compongono:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Tratto cervicale<\/strong> (7 vertebre): \u00e8 il segmento pi\u00f9 mobile, sostiene il capo e ne permette i movimenti.<\/li>\n<li><strong>Tratto dorsale o toracico<\/strong> (12 vertebre): si articola con le coste e contribuisce a delimitare la gabbia toracica.<\/li>\n<li><strong>Tratto lombare<\/strong> (5 vertebre): \u00e8 la regione che sopporta i carichi maggiori, motivo per cui \u00e8 particolarmente sollecitata nei sollevamenti e nei movimenti del tronco.<\/li>\n<li><strong>Tratto sacrale<\/strong> (5 vertebre fuse nell&#8217;osso sacro): collega la colonna al bacino e trasferisce il carico agli arti inferiori.<\/li>\n<li><strong>Tratto coccigeo<\/strong> (4 o 5 vertebre): rappresenta la porzione terminale, residuo dell&#8217;estremit\u00e0 caudale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Comprendere questa suddivisione aiuta a capire perch\u00e9 alcuni distretti \u2014 in particolare quello lombare \u2014 siano pi\u00f9 esposti di altri al rischio di sovraccarico e alle relative patologie.<\/p>\n<h2>Le curve fisiologiche: perch\u00e9 la colonna ha la forma a doppia S<\/h2>\n<p>Vista di profilo, la colonna vertebrale non \u00e8 diritta ma descrive una serie di curve alternate. Il materiale didattico individua quattro <strong>curve fisiologiche<\/strong>:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Lordosi cervicale<\/strong>: concavit\u00e0 rivolta posteriormente, nel tratto del collo.<\/li>\n<li><strong>Cifosi dorsale<\/strong>: convessit\u00e0 posteriore, nel tratto toracico.<\/li>\n<li><strong>Lordosi lombare<\/strong>: concavit\u00e0 posteriore, nella regione lombare.<\/li>\n<li><strong>Cifosi sacro-coccigea<\/strong>: convessit\u00e0 posteriore, nella porzione terminale.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questa alternanza non \u00e8 un dettaglio estetico. Le curve agiscono come un sistema di molle in serie: distribuiscono le sollecitazioni, assorbono gli urti e aumentano la capacit\u00e0 della colonna di reggere i carichi rispetto a un&#8217;ipotetica struttura rettilinea. Il mantenimento delle curve nella loro posizione naturale \u00e8, non a caso, uno dei principi che il corso richiama quando affronta la postura corretta durante la movimentazione dei carichi.<\/p>\n<h2>Il disco intervertebrale: il cuscinetto tra una vertebra e l&#x27;altra<\/h2>\n<p>Tra una vertebra e l&#8217;altra si trova il <strong>disco intervertebrale<\/strong>, un cuscinetto elastico che svolge un duplice ruolo: consentire il movimento tra i corpi vertebrali e ammortizzare le forze compressive che attraversano la colonna. Il materiale del corso ne descrive due componenti:<\/p>\n<ul>\n<li>Il <strong>nucleo polposo<\/strong>, la parte centrale gelatinosa, composta \u2014 secondo il materiale \u2014 per circa l&#8217;88% di acqua. \u00c8 questa elevata idratazione a permettergli di resistere alle forze compressive e di ridistribuirle in modo uniforme.<\/li>\n<li>L&#8217;<strong>anello fibroso<\/strong> (anulus), la struttura periferica a lamelle concentriche che contiene il nucleo e ne mantiene la posizione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il corso fa notare che il disco, per nutrirsi correttamente, necessita di un&#8217;alternanza di carico e scarico: il materiale indica come riferimento un&#8217;alternanza di carichi attorno a un valore di circa 80 kg. Quando il bilancio tra sollecitazione e riposo si altera in modo cronico, la salute del disco pu\u00f2 risentirne. Una compromissione dell&#8217;anello fibroso pu\u00f2 portare alla fuoriuscita del nucleo, condizione nota come ernia del disco.<\/p>\n<h2>Midollo spinale, legamenti e muscoli del rachide<\/h2>\n<p>La colonna vertebrale non \u00e8 solo osso e cartilagine. Al suo interno il canale vertebrale accoglie il <strong>midollo spinale<\/strong>, prolungamento del sistema nervoso centrale da cui originano i nervi spinali; le vertebre lo proteggono come un astuccio osseo articolato.<\/p>\n<p>La stabilit\u00e0 del rachide \u00e8 garantita anche da un sistema di <strong>legamenti<\/strong>, che collegano le vertebre tra loro e ne limitano i movimenti estremi, e da un complesso apparato muscolare. Il materiale del corso descrive i <strong>muscoli erettori della colonna<\/strong>, organizzati su tre strati, e attribuisce un ruolo specifico ai <strong>muscoli multifidi<\/strong> nella stabilizzazione del tratto lombare. Questa muscolatura profonda lavora in continuo, spesso in modo involontario, per mantenere il tronco eretto e controllare i movimenti fini tra un segmento e l&#8217;altro. Un sistema muscolare ben allenato contribuisce a proteggere le strutture passive \u2014 vertebre, dischi e legamenti \u2014 dai sovraccarichi.<\/p>\n<h2>Biomeccanica della colonna: l&#x27;unit\u00e0 funzionale e la leva di primo grado<\/h2>\n<p>Per capire come la colonna risponda ai carichi, il materiale del corso introduce il concetto di <strong>unit\u00e0 funzionale<\/strong>: il segmento elementare composto da due vertebre adiacenti, dal disco interposto e dalle strutture legamentose e muscolari che le uniscono. In ogni unit\u00e0 funzionale si distingue una <em>parte anteriore<\/em>, prevalentemente portante (i corpi vertebrali e il disco), e una <em>parte posteriore<\/em>, pi\u00f9 dinamica, deputata al movimento e al controllo.<\/p>\n<p>Dal punto di vista meccanico, il materiale descrive il comportamento della colonna nel sollevamento come quello di una <strong>leva di primo grado<\/strong>, in cui il fulcro \u00e8 rappresentato dalla vertebra e dal disco, la potenza dalla muscolatura del dorso e la resistenza dal carico sollevato. Questo modello spiega perch\u00e9 il carico che grava sui dischi non dipende solo dal peso sollevato, ma anche \u2014 e molto \u2014 dalla sua <strong>distanza dal tronco<\/strong>: pi\u00f9 il carico \u00e8 lontano dal corpo, maggiore \u00e8 l&#8217;effetto leva e quindi la compressione discale.<\/p>\n<h2>Quanto carico sopporta la colonna: i carichi discali nelle diverse posture<\/h2>\n<p>Una delle nozioni pi\u00f9 istruttive che il materiale del corso ricava dall&#8217;anatomia funzionale riguarda l&#8217;entit\u00e0 dei <strong>carichi discali<\/strong>, cio\u00e8 della pressione che si scarica sul disco intervertebrale a seconda di come ci muoviamo. A titolo di riferimento, il materiale fissa il carico di rottura dell&#8217;unit\u00e0 disco-vertebra attorno a circa 650 kg.<\/p>\n<p>Per dare la misura di quanto incidano postura ed effetto leva, il materiale riporta un esempio relativo al disco situato tra la terza e la quarta vertebra lombare (L3-L4), in un soggetto di 70 kg:<\/p>\n<ul>\n<li>in posizione eretta, il carico \u00e8 di circa <strong>70 kg<\/strong>;<\/li>\n<li>da seduti, in posizione eretta senza supporto, sale a circa <strong>100 kg<\/strong>;<\/li>\n<li>con il tronco flesso in avanti di 20 gradi, raggiunge circa <strong>120 kg<\/strong>;<\/li>\n<li>sollevando un peso di 20 kg con la schiena diritta e le ginocchia flesse, \u00e8 di circa <strong>210 kg<\/strong>;<\/li>\n<li>sollevando lo stesso peso con la schiena flessa e le ginocchia diritte, arriva a circa <strong>340 kg<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Questi valori, attribuiti dal materiale agli studi citati, mostrano in modo immediato perch\u00e9 la tecnica di sollevamento conti tanto quanto il peso: a parit\u00e0 di carico esterno, una postura scorretta pu\u00f2 quasi raddoppiare la compressione sul disco. \u00c8 su questa base anatomica e biomeccanica che si fondano i principi di prevenzione del sovraccarico approfonditi nel corso.<\/p>\n<h2>Quando l&#x27;anatomia si altera: lombalgia ed ernia del disco<\/h2>\n<p>La conoscenza dell&#8217;anatomia diventa concreta quando si osservano le condizioni in cui la struttura della colonna si altera. Il materiale del corso descrive, in chiave didattica, due tra le pi\u00f9 comuni.<\/p>\n<p>La <strong>lombalgia<\/strong> (low back pain) \u00e8 il dolore localizzato nella regione lombare; il materiale ne propone una classificazione in base alla durata: acuta quando l&#8217;episodio non supera le 6 settimane, subacuta tra le 6 e le 12 settimane, cronica oltre le 12 settimane, oltre alle forme secondarie. \u00c8, sempre secondo il materiale, la patologia muscolo-scheletrica pi\u00f9 frequente tra gli operatori sanitari.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>ernia del disco<\/strong> \u00e8 descritta come la fuoriuscita del nucleo polposo dal disco intervertebrale: quando l&#8217;anello fibroso cede, il materiale gelatinoso del nucleo pu\u00f2 migrare e comprimere i nervi spinali, dando origine a un dolore che pu\u00f2 irradiarsi dalla schiena verso l&#8217;arto inferiore. Si comprende cos\u00ec il filo che collega l&#8217;anatomia descritta in apertura \u2014 nucleo, anello, nervi \u2014 alle conseguenze cliniche di un sovraccarico ripetuto. Le indicazioni cliniche e di gestione sono trattate nel corso come contenuto formativo e non sostituiscono il giudizio dei professionisti competenti.<\/p>\n<h2>Domande frequenti<\/h2>\n<h3>Da quante vertebre \u00e8 composta la colonna vertebrale?<\/h3>\n<p>Secondo il materiale del corso, la colonna vertebrale \u00e8 composta complessivamente da 33 o 34 vertebre: 7 cervicali, 12 dorsali, 5 lombari, 5 sacrali e 4 o 5 coccigee. Le vertebre sacrali e coccigee, nell&#8217;adulto, tendono a fondersi a formare rispettivamente l&#8217;osso sacro e il coccige.<\/p>\n<h3>Quali sono i tratti della colonna vertebrale?<\/h3>\n<p>La colonna si divide in cinque tratti, dall&#8217;alto verso il basso: cervicale (7 vertebre), dorsale o toracico (12 vertebre), lombare (5 vertebre), sacrale (5 vertebre fuse nell&#8217;osso sacro) e coccigeo (4 o 5 vertebre). Il tratto lombare \u00e8 quello che sopporta i carichi maggiori e risulta perci\u00f2 particolarmente sollecitato nei movimenti del tronco.<\/p>\n<h3>Di che cosa \u00e8 composto il nucleo polposo del disco intervertebrale?<\/h3>\n<p>Il materiale del corso riporta che il nucleo polposo, la porzione centrale del disco intervertebrale, \u00e8 composto per circa l&#8217;88% di acqua. Questa elevata idratazione gli consente di resistere alle forze compressive e di ridistribuirle in modo uniforme tra una vertebra e l&#8217;altra, svolgendo una funzione di ammortizzazione.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 la funzione dei dischi intervertebrali?<\/h3>\n<p>Il disco intervertebrale ha una duplice funzione: permettere il movimento tra due vertebre adiacenti e ammortizzare i carichi che attraversano la colonna. \u00c8 formato da un nucleo polposo centrale, ricco di acqua, e da un anello fibroso periferico che lo contiene. Per nutrirsi, il disco necessita di un&#8217;alternanza di carico e scarico.<\/p>\n<h3>Cosa sono le curve fisiologiche della colonna vertebrale?<\/h3>\n<p>Le curve fisiologiche sono le curvature naturali che la colonna descrive vista di profilo: lordosi cervicale, cifosi dorsale, lordosi lombare e cifosi sacro-coccigea. Questa alternanza conferisce al rachide il caratteristico profilo a doppia S e ne aumenta la capacit\u00e0 di assorbire gli urti e di distribuire i carichi rispetto a una struttura rettilinea.<\/p>\n<h3>Perch\u00e9 la colonna vertebrale ha la forma a doppia S?<\/h3>\n<p>La forma a doppia S deriva dall&#8217;alternanza delle quattro curve fisiologiche. Secondo il materiale del corso, questa conformazione consente al rachide di comportarsi come un sistema di molle in serie: distribuisce le sollecitazioni, assorbe gli urti e accresce la resistenza ai carichi. Una colonna perfettamente diritta sarebbe meccanicamente meno efficiente nel sostenere il peso del corpo.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 l&#x27;unit\u00e0 funzionale della colonna vertebrale?<\/h3>\n<p>L&#8217;unit\u00e0 funzionale \u00e8 il segmento minimo di movimento del rachide: comprende due vertebre adiacenti, il disco interposto e le strutture legamentose e muscolari che le uniscono. Si distingue una parte anteriore portante e una parte posteriore pi\u00f9 dinamica. Dal punto di vista biomeccanico, il materiale del corso la descrive come una leva di primo grado.<\/p>\n<h3>Quali muscoli stabilizzano la colonna vertebrale?<\/h3>\n<p>Il materiale del corso descrive i muscoli erettori della colonna, organizzati su tre strati, e attribuisce un ruolo specifico ai muscoli multifidi nella stabilizzazione del tratto lombare. Questa muscolatura profonda lavora in continuo per mantenere il tronco eretto e controllare i movimenti fini tra i segmenti vertebrali, contribuendo a proteggere dischi e legamenti dai sovraccarichi.<\/p>\n<h3>A quale valore \u00e8 fissato il carico di rottura dell&#x27;unit\u00e0 disco-vertebra?<\/h3>\n<p>Il materiale del corso fissa il carico di rottura dell&#8217;unit\u00e0 disco-vertebra a circa 650 kg. Si tratta di un valore di riferimento utile a comprendere quanto possano avvicinarsi a soglie critiche i carichi discali generati da posture scorrette o da sollevamenti effettuati con tecnica inadeguata.<\/p>\n<h3>Perch\u00e9 il carico sui dischi cambia in base alla postura?<\/h3>\n<p>Perch\u00e9 la colonna si comporta come una leva di primo grado: il carico sul disco dipende non solo dal peso sollevato, ma soprattutto dalla sua distanza dal tronco. Pi\u00f9 il carico \u00e8 lontano dal corpo, maggiore \u00e8 l&#8217;effetto leva e quindi la compressione discale. Per questo, secondo il materiale, flettere il busto in avanti aumenta sensibilmente il carico rispetto al mantenere la schiena diritta.<\/p>\n<h3>Quando una lombalgia viene definita acuta?<\/h3>\n<p>Il materiale del corso definisce acuta la lombalgia quando la durata dell&#8217;episodio non supera le 6 settimane. Si parla invece di forma subacuta tra le 6 e le 12 settimane e di forma cronica oltre le 12 settimane, oltre alle lombalgie secondarie. La lombalgia \u00e8 descritta come la patologia muscolo-scheletrica pi\u00f9 frequente tra gli operatori sanitari.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 un&#x27;ernia del disco?<\/h3>\n<p>Il materiale del corso descrive l&#8217;ernia del disco come la fuoriuscita del nucleo polposo dal disco intervertebrale. Quando l&#8217;anello fibroso cede, il materiale del nucleo pu\u00f2 migrare e comprimere i nervi spinali, provocando un dolore che pu\u00f2 irradiarsi dalla schiena verso l&#8217;arto inferiore. \u00c8 un esempio di come un&#8217;alterazione anatomica si traduca in conseguenze cliniche.<\/p>\n<h4 id=\"conclusioni\" class=\"sm-scroll-anchor\">In conclusione<\/h4>\n<section class=\"ik-conclusione\">\n<p>Conoscere l&#8217;<strong>anatomia della colonna vertebrale<\/strong> non \u00e8 un esercizio puramente teorico: capire come sono fatti vertebre, dischi e curve fisiologiche, e come l&#8217;unit\u00e0 funzionale risponda ai carichi, \u00e8 il presupposto per riconoscere perch\u00e9 determinati movimenti sollecitino il rachide pi\u00f9 di altri. Dalla struttura del disco intervertebrale all&#8217;effetto leva nel sollevamento, ogni nozione anatomica trova un riscontro pratico nella prevenzione del sovraccarico biomeccanico. Per i professionisti sanitari esposti alla movimentazione di carichi e pazienti, questa base anatomica \u00e8 approfondita nel corso ECM FAD <strong>&#8220;Movimentazione manuale dei pazienti: prevenzione dei rischi per gli operatori sanitari&#8221;<\/strong> (10 crediti ECM), che dall&#8217;anatomia del rachide arriva fino alle tecniche operative e agli ausili ergonomici. <a href=\"https:\/\/www.ikosecm.it\/movimentazione-manuale-dei-pazienti-prevenzione-dei-rischi-per-gli-operatori-sanitari.html\">Scopri il corso e il programma completo<\/a>.<\/p>\n<\/section>\n<div class=\"ik-img-credits\">\n<p><strong>Crediti immagini:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Foto di <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@sincerelymedia?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Sincerely Media<\/a> su <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Unsplash<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;anatomia della colonna vertebrale \u00e8 il punto di partenza per comprendere come il corpo umano concili due esigenze in apparente contrasto: la stabilit\u00e0 necessaria a sostenere il peso\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":0,"featured_media":699,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ikos_img_prompt":"Editorial medical illustration of the human vertebral column shown in profile against a soft slate-gray background, highlighting the four physiological curves (cervical lordosis, thoracic kyphosis, lumbar lordosis, sacral kyphosis). Clean anatomical style, teal and slate color palette, subtle labeled segments, scientific magazine aesthetic, no text overlays, high detail, calm and authoritative tone.","footnotes":""},"categories":[586],"tags":[916,919,915,918,917,920],"class_list":["post-559","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riabilitazione-e-fisioterapia","tag-anatomia-del-rachide","tag-biomeccanica-della-colonna","tag-colonna-vertebrale","tag-curve-fisiologiche","tag-disco-intervertebrale","tag-vertebre"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/559","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=559"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/559\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":605,"href":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/559\/revisions\/605"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/wp-json\/wp\/v2\/media\/699"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=559"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=559"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=559"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}