{"id":571,"date":"2021-10-01T17:36:30","date_gmt":"2021-10-01T17:36:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/uncategorized\/disfagia-in-rsa-il-trattamento-del-disturbo-della-deglutizione-in-eta-involutiva\/"},"modified":"2026-06-04T15:35:27","modified_gmt":"2026-06-04T15:35:27","slug":"disfagia-in-rsa-il-trattamento-del-disturbo-della-deglutizione-in-eta-involutiva","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/geriatria-e-cura-dell-anziano\/disfagia-in-rsa-il-trattamento-del-disturbo-della-deglutizione-in-eta-involutiva\/","title":{"rendered":"Disfagia in RSA: riconoscere e trattare il disturbo della deglutizione nell&#8217;anziano"},"content":{"rendered":"<p>La <strong>disfagia in RSA<\/strong> \u00e8 una delle condizioni pi\u00f9 insidiose nella cura dell&#8217;anziano istituzionalizzato: un disturbo della deglutizione che, se non riconosciuto e gestito, pu\u00f2 compromettere la nutrizione, l&#8217;idratazione e la sicurezza stessa della persona. Nel paziente in et\u00e0 involutiva il problema si intreccia spesso con il rifiuto del pasto, con il decadimento cognitivo e con un contesto assistenziale complesso. Questo approfondimento, costruito sui contenuti del corso ECM FAD dedicato alla disfagia in Residenza Sanitaria Assistenziale, ripercorre il filo che va dalla fisiologia della deglutizione alla valutazione interdisciplinare dell&#8217;ospite, fino ai trattamenti riabilitativi e alla gestione della malnutrizione, con un taglio logopedico-assistenziale pensato per chi lavora ogni giorno accanto all&#8217;anziano fragile.<\/p>\n<div class=\"ik-box-sintesi\">\n<p>Il corso ECM <strong>&#8220;Disfagia in RSA&#8221;<\/strong> \u00e8 rivolto a logopedisti, fisioterapisti, infermieri, psicologi, terapisti occupazionali, dietisti e a numerose altre figure (84 professioni sanitarie accreditate). Eroga <strong>10 crediti ECM<\/strong> in modalit\u00e0 FAD ed \u00e8 curato dal Dott. Giacomo Seccafien (logopedista) e dal Dott. Riccardo Cuzzolin (fisioterapista). Affronta in chiave pratica e interdisciplinare la valutazione e il trattamento del disturbo della deglutizione nell&#8217;anziano istituzionalizzato, dalla fisiologia della glottide al rifiuto del pasto.<\/p>\n<\/div>\n<h2>Che cos&#8217;\u00e8 la disfagia nell&#8217;anziano in RSA<\/h2>\n<p>Nel paziente anziano in Residenza Sanitaria Assistenziale, la disfagia non \u00e8 un sintomo isolato ma un nodo che tocca alimentazione, idratazione e sicurezza delle vie aeree. Il corso parte proprio dalla definizione del disturbo, richiamando il riferimento al &#8220;Percorso assistenziale per il paziente con disfagia orofaringea&#8221; (Modena et al., 2009), per poi articolare la deglutizione nelle sue fasi: la fase preparatoria, la fase orale e la fase faringea.<\/p>\n<p>Comprendere queste fasi serve a localizzare dove il meccanismo si inceppa e a leggere i segnali di allarme. Una difficolt\u00e0 nella fase orale, per esempio, pu\u00f2 manifestarsi diversamente da un&#8217;alterazione del riflesso faringeo. La disfagia pu\u00f2 ostacolare in modo diverso ciascun passaggio: dalla preparazione del bolo in bocca al suo transito verso la faringe, fino al momento in cui le vie aeree devono essere protette.<\/p>\n<p>Il taglio del percorso formativo resta descrittivo e didattico: l&#8217;obiettivo \u00e8 fornire ai professionisti una mappa concettuale del disturbo, non un protocollo operativo da applicare in autonomia. Nel contesto della RSA questa mappa \u00e8 particolarmente preziosa, perch\u00e9 la disfagia raramente si presenta isolata e va letta insieme alle altre fragilit\u00e0 della persona anziana.<\/p>\n<h2>La fisiologia della glottide e l&#8217;apparato pneumo-fonico<\/h2>\n<p>Una parte significativa del corso \u00e8 dedicata alla fisiologia della glottide e dell&#8217;apparato pneumo-fonico: diaframma, polmoni e laringe, con le strutture fonatorie e parafonatorie come le corde vocali vere e false, le aritenoidi e l&#8217;epiglottide. \u00c8 proprio l&#8217;epiglottide a fungere da difesa delle vie aeree, abbassandosi a proteggere la trachea durante il passaggio del bolo.<\/p>\n<p>Il materiale insiste su un punto anatomico chiave: il rapporto di vicinanza tra le vie respiratorie (la trachea, anteriore) e le vie digerenti (l&#8217;esofago, posteriore), con la regione orale che funziona come zona ibrida condivisa. \u00c8 in questa prossimit\u00e0 che si gioca il rischio di penetrazione e di aspirazione nelle vie aeree quando la deglutizione \u00e8 alterata. Conoscere questa anatomia funzionale \u00e8 la premessa per capire perch\u00e9, nel paziente disfagico, anche un sorso d&#8217;acqua pu\u00f2 diventare pericoloso.<\/p>\n<h2>Il censimento clinico-alimentare dell&#8217;ospite<\/h2>\n<p>Prima di qualsiasi intervento, il corso costruisce un iter di valutazione dell&#8217;ospite che parte da un censimento clinico-alimentare accurato. Si rileva anzitutto la <strong>via di alimentazione<\/strong>: per bocca (per os) oppure artificiale, con dispositivi come PEG, PEJ, sondino naso-gastrico (SNG) o accessi venosi (Midline, PICC, CVC).<\/p>\n<p>Tra gli elementi raccolti il materiale segnala come particolarmente rilevanti:<\/p>\n<ul>\n<li>i pregressi episodi di soffocamento o di polmonite ab-ingestis, considerati un campanello d&#8217;allarme di una disfagia non trattata;<\/li>\n<li>la consistenza della dieta abituale e la sua adeguatezza;<\/li>\n<li>la dentizione e l&#8217;integrit\u00e0 del vocal tract;<\/li>\n<li>i dati sanitari di interesse alimentare, come diabete o diverticoli.<\/li>\n<\/ul>\n<p>A questa raccolta il corso affianca una piramide dei bisogni applicata alla valutazione, che assegna la priorit\u00e0 alla respirazione, poi alla deglutizione, all&#8217;idratazione e alla malnutrizione, alla dieta, fino alla stimolazione gustativa e alla manutenzione dentale. \u00c8 una gerarchia che aiuta l&#8217;\u00e9quipe a non perdere di vista ci\u00f2 che, di volta in volta, \u00e8 pi\u00f9 urgente.<\/p>\n<h2>Il rifiuto del pasto e le 40 cause<\/h2>\n<p>Uno dei contributi pi\u00f9 caratteristici del percorso formativo \u00e8 l&#8217;analisi approfondita del rifiuto del pasto. Il materiale lo scompone in quaranta cause distinte, raggruppate per natura: organiche e sensoriali, neurologiche e legate alla demenza, psicologiche e ambientali.<\/p>\n<p>Si va dal decadimento fisiologico e dalla saziet\u00e0 precoce ai deficit comunicativi come afasia, disfonia e disartria; dal <em>wandering<\/em> dell&#8217;ospite con demenza alle allucinazioni, fino alla depressione, alla perdita di autostima e a quello che il corso definisce un vero e proprio &#8220;rifiuto della vita&#8221;. Leggere il rifiuto del pasto come sintomo complesso, e non come semplice capriccio, cambia radicalmente l&#8217;approccio assistenziale.<\/p>\n<p>Alcune di queste cause hanno una matrice ambientale o relazionale pi\u00f9 che strettamente organica. Il corso richiama, per esempio, come la vita sedentaria in struttura possa togliere all&#8217;ospite quella &#8220;fatica&#8221; e quel movimento che normalmente stimolano l&#8217;appetito, o come tempi del pasto troppo stretti possano tradursi in un rifiuto: di qui l&#8217;indicazione a rispettare i tempi della persona, sia quando \u00e8 autonoma sia quando viene imboccata in un rapporto uno a uno con l&#8217;operatore.<\/p>\n<p>Per indagare in modo sistematico queste cause il corso presenta lo strumento <strong>I.R.P.A.I.<\/strong> (Indagine sul Rifiuto del Pasto nell&#8217;Anziano Istituzionalizzato), una scheda che aiuta a individuare le cause specifiche del singolo ospite e che diventa la premessa di un piano individualizzato, da discutere in \u00e9quipe e da condividere anche con il familiare.<\/p>\n<h2>Disfonia, disartria e comunicazione nell&#8217;ospite fragile<\/h2>\n<p>La valutazione dell&#8217;anziano disfagico non si esaurisce nella deglutizione: il corso dedica spazio anche alla comunicazione, perch\u00e9 un deficit comunicativo pu\u00f2 a sua volta alimentare il rifiuto del pasto. Vengono distinte la disfonia, alterazione del timbro o dell&#8217;intensit\u00e0 della voce, e la disartria, disturbo dell&#8217;articolazione dovuto a lesioni cerebrali o dei nervi diretti alla lingua e alle labbra.<\/p>\n<p>Per la valutazione il materiale richiama il metodo Ba.L.E.D. e, nei casi di afasia non riabilitabile, l&#8217;impiego della comunicazione aumentativa alternativa (CAA). L&#8217;idea di fondo \u00e8 che dare voce, anche per vie alternative, all&#8217;ospite che non riesce pi\u00f9 a esprimersi sia parte integrante della cura: capire perch\u00e9 rifiuta significa spesso restituirgli la possibilit\u00e0 di comunicare un bisogno o un disagio.<\/p>\n<h2>Tabelle alimentari e strumenti di monitoraggio<\/h2>\n<p>Tra la valutazione e il trattamento, il corso colloca un sistema di monitoraggio strutturato. Vengono presentate tabelle alimentari condivise tra le figure dell&#8217;\u00e9quipe, tabelle di monitoraggio che seguono peso, indice di massa corporea, stato di idratazione e comparsa di lesioni da decubito, tabelle di frequenza per il controllo quantitativo dell&#8217;alimentazione e tabelle di gradimento delle pietanze.<\/p>\n<p>Questi strumenti hanno una funzione precisa: rendere visibile e tracciabile nel tempo l&#8217;andamento nutrizionale dell&#8217;ospite, cos\u00ec che un calo di peso o una riduzione degli apporti non passino inosservati. Il corso li propone come supporto al lavoro quotidiano e alla comunicazione all&#8217;interno dell&#8217;\u00e9quipe, non come adempimento burocratico fine a s\u00e9 stesso.<\/p>\n<h2>I trattamenti riabilitativi della disfagia<\/h2>\n<p>La parte conclusiva del percorso descrive i trattamenti riabilitativi della disfagia come materiale didattico del corso. Tra gli approcci illustrati figurano la terapia delle funzioni orali della deglutizione, la stimolazione tattile-termica (con ghiaccio o strumenti freddi), la mobilizzazione passiva e gli esercizi di prassia orale. Si tratta di tecniche che mirano a sollecitare e a rieducare le strutture coinvolte nella deglutizione, modulate sulle condizioni del singolo ospite.<\/p>\n<p>Sul versante della sicurezza, il corso presenta le manovre di difesa delle vie aeree, come la deglutizione sovraglottica e la manovra di Mendelson, e le posture facilitanti, per esempio il capo flesso e ruotato. Un capitolo a parte \u00e8 dedicato alla gestione dei liquidi: nel paziente disfagico questi vanno addensati in base alla gravit\u00e0 del disturbo, per ridurre il rischio di penetrazione nelle vie aeree. Il materiale descrive anche l&#8217;accorgimento del pasto a consistenza tipo budino che &#8220;inganna l&#8217;occhio&#8221;, cos\u00ec da rendere pi\u00f9 accettabile un alimento modificato. Tutti questi contenuti sono presentati a scopo formativo e presuppongono la valutazione e la supervisione delle figure competenti.<\/p>\n<h2>Malnutrizione, nutrizione artificiale e lavoro in \u00e9quipe<\/h2>\n<p>L&#8217;ultimo snodo del corso riguarda la gestione della malnutrizione e della disidratazione e il ruolo della nutrizione artificiale. Il materiale chiarisce che il ricorso alla nutrizione artificiale \u00e8 contemplato nei casi di afagia o di disfagia grave e irreversibile, quando l&#8217;alimentazione per bocca non garantisce pi\u00f9 la sicurezza della persona; si tratta di una valutazione complessa, che spetta alle figure competenti.<\/p>\n<p>Il filo conduttore di tutto il percorso resta il lavoro in <strong>\u00e9quipe interdisciplinare<\/strong>: logopedista, fisioterapista, psicologo e dietista contribuiscono ciascuno con la propria competenza, mentre il care-giver viene istruito e coinvolto come risorsa. \u00c8 questa visione corale, centrata sui bisogni della persona, a fare della disfagia in RSA non un problema tecnico isolato, ma un percorso assistenziale condiviso.<\/p>\n<h2>Domande frequenti<\/h2>\n<h3>Che cos&#8217;\u00e8 la disfagia e perch\u00e9 \u00e8 importante nell&#8217;anziano in RSA?<\/h3>\n<p>La disfagia \u00e8 un disordine della deglutizione che pu\u00f2 interessare la masticazione, i movimenti della lingua, il riflesso di deglutizione e la chiusura della glottide. Nel corso viene descritta come una condizione pervasiva e potenzialmente grave: nell&#8217;anziano in RSA assume particolare rilievo perch\u00e9 incide su nutrizione, idratazione e sicurezza delle vie aeree.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 la differenza tra disfagia e afagia?<\/h3>\n<p>L&#8217;afagia \u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0 totale di deglutire, mentre la disfagia \u00e8 un disturbo parziale della deglutizione. Il corso distingue le due condizioni perch\u00e9 hanno implicazioni diverse sul piano assistenziale: l&#8217;afagia o la disfagia grave e irreversibile possono rendere necessaria la valutazione per una via di alimentazione alternativa.<\/p>\n<h3>Chi valuta la disfagia nel paziente anziano?<\/h3>\n<p>Secondo il corso, la valutazione della disfagia \u00e8 competenza del logopedista, che opera per\u00f2 all&#8217;interno di un&#8217;\u00e9quipe interdisciplinare. Fisioterapista, infermiere, psicologo e dietista contribuiscono ciascuno con la propria prospettiva, in un percorso assistenziale condiviso e centrato sui bisogni della persona.<\/p>\n<h3>Cosa pu\u00f2 indicare la tosse nell&#8217;anziano dopo aver bevuto?<\/h3>\n<p>Secondo il materiale del corso, la tosse che compare dopo l&#8217;assunzione di liquidi va considerata, come prima ipotesi, un segno di disfagia, pur potendo essere espressione anche di altre evidenze cliniche. \u00c8 uno dei campanelli d&#8217;allarme che orientano verso un approfondimento valutativo da parte delle figure competenti.<\/p>\n<h3>Come vanno gestiti i liquidi in un paziente disfagico?<\/h3>\n<p>Nel paziente con disfagia ai liquidi, il corso indica che questi vanno addensati in base alla gravit\u00e0 del disturbo, cos\u00ec da ridurre il rischio di penetrazione nelle vie aeree. \u00c8 un accorgimento che rientra tra i trattamenti illustrati dal percorso formativo e che presuppone una valutazione individuale dell&#8217;ospite.<\/p>\n<h3>Come va impostata la dieta di un paziente con disfagia?<\/h3>\n<p>Secondo il corso, la dieta del paziente disfagico va studiata sulla base della valutazione e non \u00e8 necessariamente artificiata. Si tratta di un piano personalizzato che parte dall&#8217;osservazione clinica dell&#8217;ospite e dalle sue caratteristiche, pi\u00f9 che dall&#8217;applicazione di uno schema predefinito.<\/p>\n<h3>Che cos&#8217;\u00e8 la nutrizione artificiale (N.A.)?<\/h3>\n<p>Per nutrizione artificiale si intende una via di alimentazione non naturale. Vi rientrano dispositivi come il sondino naso-gastrico (SNG) e la PEG, oltre ad accessi venosi come la CVC. Il corso la inquadra come opzione per i casi in cui l&#8217;alimentazione per bocca non \u00e8 pi\u00f9 sicura.<\/p>\n<h3>Quando si ricorre alla nutrizione artificiale nella disfagia?<\/h3>\n<p>Secondo il corso, si arriva alla valutazione per la nutrizione artificiale quando la disfagia \u00e8 grave e irreversibile al punto da mettere in pericolo la persona, cio\u00e8 quando l&#8217;alimentazione per bocca non \u00e8 pi\u00f9 sicura. \u00c8 una decisione complessa, che spetta alle figure competenti all&#8217;interno dell&#8217;\u00e9quipe.<\/p>\n<h3>Quali sono le principali cause del rifiuto del pasto nell&#8217;anziano?<\/h3>\n<p>Il corso riconduce il rifiuto del pasto nell&#8217;anziano istituzionalizzato a quaranta cause distinte, di natura organica, sensoriale, neurologica, psicologica e ambientale. Si va dal decadimento fisiologico e dalla saziet\u00e0 precoce ai deficit comunicativi, dal wandering alla depressione, fino al cosiddetto &#8220;rifiuto della vita&#8221;.<\/p>\n<h3>A che cosa serve lo strumento I.R.P.A.I.?<\/h3>\n<p>Lo strumento I.R.P.A.I. (Indagine sul Rifiuto del Pasto nell&#8217;Anziano Istituzionalizzato) serve a individuare le cause del rifiuto del pasto, per esempio in un ospite con demenza che rifiuta il cibo. Nel corso \u00e8 presentato come premessa di un piano di intervento individualizzato, discusso in \u00e9quipe e condiviso anche con il familiare.<\/p>\n<h3>Che cos&#8217;\u00e8 il wandering e come incide sul pasto?<\/h3>\n<p>Il wandering \u00e8 un comportamento di moto perpetuo e afinalistico tipico dell&#8217;ospite con demenza. Pu\u00f2 rendere difficile mantenere la persona ferma durante il pasto: il materiale del corso suggerisce, in questi casi, di alimentarla assecondando il suo movimento, per non trasformare il momento del pasto in un conflitto.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 la differenza tra disfonia e disartria?<\/h3>\n<p>La disfonia \u00e8 un&#8217;alterazione del timbro o dell&#8217;intensit\u00e0 della voce, mentre la disartria \u00e8 un disturbo dell&#8217;articolazione delle sillabe dovuto a lesioni cerebrali o dei nervi diretti alla lingua e alle labbra. Il corso le tratta perch\u00e9 i deficit comunicativi possono concorrere al rifiuto del pasto nell&#8217;anziano fragile.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 il ruolo del familiare nella cura dell&#8217;anziano disfagico?<\/h3>\n<p>Secondo il corso, il familiare va istruito sulla corretta somministrazione del cibo e, se concordato con l&#8217;\u00e9quipe, pu\u00f2 rappresentare una risorsa preziosa nel percorso assistenziale. Il coinvolgimento del care-giver rientra in quella visione corale dell&#8217;assistenza che caratterizza l&#8217;approccio proposto.<\/p>\n<h3>Cosa fare se l&#8217;ospite rifiuta il cibo per la consistenza?<\/h3>\n<p>Quando il rifiuto \u00e8 legato alla consistenza, il materiale suggerisce di dare alla pietanza una forma gradevole che richiami l&#8217;alimento non modificato, cos\u00ec da renderla pi\u00f9 accettabile. \u00c8 lo stesso principio del pasto a consistenza tipo budino che &#8220;inganna l&#8217;occhio&#8221;, citato tra gli accorgimenti del corso.<\/p>\n<h3>Il corso sulla disfagia in RSA quanti crediti ECM rilascia?<\/h3>\n<p>Il corso &#8220;Disfagia in RSA&#8221; eroga 10 crediti ECM in modalit\u00e0 FAD (formazione a distanza). \u00c8 accreditato per logopedisti, fisioterapisti, infermieri, psicologi, dietisti e numerose altre figure, per un totale di 84 professioni sanitarie, ed \u00e8 curato dal Dott. Giacomo Seccafien e dal Dott. Riccardo Cuzzolin.<\/p>\n<h4 id=\"conclusioni\" class=\"sm-scroll-anchor\">In conclusione<\/h4>\n<section class=\"ik-conclusione\">Affrontare la <strong>disfagia in RSA<\/strong> significa molto pi\u00f9 che modificare la consistenza di un pasto: vuol dire saper riconoscere un disturbo della deglutizione, leggere le tante cause del rifiuto del cibo e costruire, in \u00e9quipe, un percorso assistenziale centrato sulla persona anziana. Dalla fisiologia della glottide alla valutazione con strumenti come l&#8217;I.R.P.A.I., fino ai trattamenti riabilitativi e alla gestione della malnutrizione, il quadro \u00e8 ampio e richiede competenze condivise tra logopedista, fisioterapista, infermiere, psicologo e dietista.<\/p>\n<p>Il corso ECM FAD <strong>&#8220;Disfagia in RSA. Il trattamento del disturbo della deglutizione in et\u00e0 involutiva&#8221;<\/strong>, da 10 crediti, offre una trattazione pratica e interdisciplinare di questi temi. Puoi approfondirlo e iscriverti sulla <a href=\"https:\/\/www.ikosecm.it\/disfagia-in-rsa-il-trattamento-del-disturbo-della-deglutizione-in-eta-involutiva-2020.html\">pagina dedicata al corso<\/a>.<\/p>\n<\/section>\n<div class=\"ik-img-credits\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La disfagia in RSA \u00e8 una delle condizioni pi\u00f9 insidiose nella cura dell&#8217;anziano istituzionalizzato: un disturbo della deglutizione che, se non riconosciuto e gestito, pu\u00f2 compromettere la nutrizione,\u2026<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":613,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ikos_img_prompt":"Editorial medical illustration, teal and slate color palette, clean scientific magazine style. An elderly person being assisted at mealtime in a calm care-home setting, an attentive healthcare professional nearby holding a cup with thickened liquid. 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