{"id":581,"date":"2022-03-30T17:11:50","date_gmt":"2022-03-30T17:11:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/uncategorized\/la-distrofia-muscolare-di-duchenne-approccio-fisioterapico-riabilitativo\/"},"modified":"2026-06-09T08:56:13","modified_gmt":"2026-06-09T08:56:13","slug":"la-distrofia-muscolare-di-duchenne-approccio-fisioterapico-riabilitativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/riabilitazione-e-fisioterapia\/la-distrofia-muscolare-di-duchenne-approccio-fisioterapico-riabilitativo\/","title":{"rendered":"La riabilitazione nella distrofia muscolare di Duchenne: l&#8217;approccio fisioterapico"},"content":{"rendered":"<p>La riabilitazione nella distrofia di Duchenne non punta a guarire la malattia, ma a difendere giorno per giorno la funzione che il paziente conserva. La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) \u00e8 una miopatia geneticamente determinata e progressiva: il fisioterapista non pu\u00f2 modificarne il decorso primitivo, ma pu\u00f2 incidere in modo decisivo sui danni secondari, cio\u00e8 sulle retrazioni, sulle deformit\u00e0 e sulla perdita anticipata di autonomia che derivano dal disuso e dai compensi posturali. Questo articolo ripercorre l&#8217;impianto riabilitativo proposto dal corso ECM FAD del Dott. Ivan Di Francescantonio: dalla valutazione funzionale alla chinesiologia dei compensi, dal trattamento fisiochinesiterapico all&#8217;idrokinesiterapia, fino alla riabilitazione post-chirurgica, con l&#8217;obiettivo di mostrare come ogni fase abbia obiettivi propri e misurabili.<\/p>\n<div class=\"ik-box-sintesi\">\n<p>Il corso <strong>La distrofia muscolare di Duchenne. Approccio fisioterapico riabilitativo<\/strong> \u00e8 rivolto a fisioterapisti e all&#8217;equipe multiprofessionale che segue il paziente miodistrofico: medici chirurghi, terapisti occupazionali, terapisti della neuro e psicomotricit\u00e0 dell&#8217;et\u00e0 evolutiva, infermieri e infermieri pediatrici, logopedisti, psicologi, educatori professionali, podologi, tecnici ortopedici e altre figure della riabilitazione. A cura del Dott. Ivan Di Francescantonio, fisioterapista, eroga <strong>10 crediti ECM<\/strong> in modalit\u00e0 FAD a distanza.<\/p>\n<\/div>\n<h2>Perch\u00e9 la riabilitazione \u00e8 centrale nella distrofia di Duchenne<\/h2>\n<p>La DMD \u00e8 una distrofinopatia a trasmissione X-linked recessiva: il deficit di distrofina, proteina che stabilizza la membrana della fibra muscolare, rende il muscolo fragile e ne determina una degenerazione progressiva, simmetrica, che procede dal cingolo pelvico verso quello scapolare. Su questo processo primitivo la fisioterapia non interviene.<\/p>\n<p>Il suo campo d&#8217;azione \u00e8 un altro, e non meno importante: i <strong>danni secondari<\/strong>. L&#8217;atrofia da non uso, le retrazioni muscolo-tendinee e le deformit\u00e0 articolari non sono inevitabili nella stessa misura della degenerazione, e proprio su questi il trattamento pu\u00f2 fare la differenza. Il materiale del corso colloca qui l&#8217;obiettivo riabilitativo: conservare la funzionalit\u00e0 dell&#8217;apparato locomotore per prevenire, contenere e compensare il deficit, ritardando la comparsa delle complicanze che anticipano la perdita della deambulazione.<\/p>\n<h2>La valutazione funzionale come base del programma riabilitativo<\/h2>\n<p>Nessun programma riabilitativo regge senza una valutazione iniziale e ripetuta. Il corso descrive tre strumenti complementari. La <strong>scala MRC<\/strong> (Medical Research Council) saggia la forza del singolo muscolo su sei gradi, da 0 (nessuna contrazione) a 5 (forza normale). Le <strong>scale funzionali di Siegel e Demos<\/strong> forniscono un resoconto riproducibile e obiettivo dello stato funzionale globale e della sua evoluzione. La <strong>misurazione goniometrica del ROM<\/strong> passivo monitora le principali articolazioni, dall&#8217;estensione dell&#8217;anca e del ginocchio alla flessione dorsale del piede.<\/p>\n<p>Il materiale sottolinea due bisogni del paziente miodistrofico che orientano tutto il programma: usare il meno possibile i muscoli deficitari e sfruttare i mezzi di fissazione passiva. Le valutazioni vanno ripetute con regolarit\u00e0, con intervalli pi\u00f9 ravvicinati nelle forme a rapida evoluzione, cos\u00ec da intercettare per tempo l&#8217;aggravarsi delle limitazioni.<\/p>\n<h2>Chinesiologia dei compensi: leggere il movimento per intervenire<\/h2>\n<p>Questa \u00e8 la chiave biomeccanica dell&#8217;approccio riabilitativo. Perdendo progressivamente forza, il paziente non smette semplicemente di muoversi: riorganizza il movimento. Il corso descrive l&#8217;ordine con cui scompaiono le capacit\u00e0 motorie, dalle attivit\u00e0 che richiedono il massimo lavoro contro gravit\u00e0 (saltare, correre) fino al cammino, \u00e8 la logica dell&#8217;equilibrio nella stazione eretta, fatta di compensi che controbilanciano la flessione del tronco e portano avanti il bacino.<\/p>\n<p>Saper leggere questi compensi \u00e8 ci\u00f2 che permette al fisioterapista di distinguere un adattamento utile da un meccanismo che sta preparando una deformit\u00e0. Il materiale descrive il cammino a pendolo, la manovra di Gowers e il segno del tripode come segnali concreti di questa riorganizzazione, e indica che il raggiungimento di una somma di limitazioni articolari pari o superiore ai 90 gradi a carico di anca, ginocchio e piede pu\u00f2 determinare la perdita della deambulazione. La valutazione del movimento, quindi, non \u00e8 descrittiva: orienta direttamente le priorit\u00e0 del trattamento.<\/p>\n<h2>Il trattamento fisiochinesiterapico: tecniche, dosaggio e ortesi<\/h2>\n<p>E la parte pi\u00f9 corposa dell&#8217;impianto riabilitativo, ed \u00e8 quella in cui si gioca l&#8217;equilibrio pi\u00f9 delicato. La seduta tipica descritta dal corso segue una successione precisa: termoterapia per migliorare la microcircolazione (controindicata in presenza di deficit cardiaco), massoterapia di preparazione, chinesiterapia con mobilizzazione attiva contro moderata resistenza, educazione posturale.<\/p>\n<p>Il concetto cardine \u00e8 l&#8217;<strong>attivit\u00e0 muscolare ottimale<\/strong>: il muscolo distrofico va mantenuto in una fascia di lavoro equidistante tra l&#8217;eccesso, che accelera la degenerazione e provoca dolore, e il difetto, che porta atrofia da non uso e retrazioni. Si lavora rispettando la stanchezza, mai sino all&#8217;esaurimento. A questo si affianca la prevenzione delle deformit\u00e0: il materiale, citando Boccardi, descrive la postura corretta come la migliore prevenzione \u00e8 la lotta alle posture asimmetriche come obiettivo costante.<\/p>\n<p>Le ortesi completano il quadro. Il corso distingue le <strong>ortesi statiche<\/strong> (docce notturne, apparecchi di verticalizzazione), che mantengono atteggiamenti articolari corretti durante le posture prolungate, dalle <strong>ortesi dinamiche<\/strong> (tutori per il cammino come i KAFO, busti, Corsetto Statico Equilibrato per la scoliosi), che compensano una funzione deficitaria.<\/p>\n<h2>L&#x27;idrokinesiterapia: riabilitare nell&#x27;ambiente microgravitario<\/h2>\n<p>L&#8217;acqua offre al paziente miodistrofico un ambiente che a terra non potrebbe avere. Il corso descrive l&#8217;idrokinesiterapia come complemento del trattamento a secco e ne illustra le tre propriet\u00e0 fisiche sfruttate: la <strong>spinta di galleggiamento<\/strong>, che riduce il carico e facilita la stazione eretta e il movimento; la <strong>pressione idrostatica<\/strong>, con i suoi effetti sistemici e sul lavoro respiratorio; la <strong>resistenza<\/strong>, che aumenta con la velocit\u00e0 del gesto e consente di graduare lo sforzo.<\/p>\n<p>Proprio perch\u00e9 si tratta di una malattia rara e grave, il materiale insiste sulle <strong>controindicazioni<\/strong> all&#8217;immersione, distinte in assolute, relative e temporanee, la cui valutazione \u00e8 di competenza del medico specialista. Per monitorare lo sforzo durante la seduta il corso richiama la <strong>scala di Borg<\/strong> nelle sue versioni, che quantifica l&#8217;intensit\u00e0 percepita e aiuta a calibrare l&#8217;esercizio sul singolo paziente.<\/p>\n<h2>La riabilitazione post-chirurgica nel paziente miodistrofico<\/h2>\n<p>La chirurgia ortopedica non \u00e8 un&#8217;alternativa alla riabilitazione, ma una sua fase. Il corso ne chiarisce l&#8217;obiettivo: correggere limitazioni e deformit\u00e0 articolari affinch\u00e9 non siano queste, e non la degenerazione muscolare, la causa prima della perdita della deambulazione. Il momento individuato dal materiale \u00e8 la fase del cammino a pendolo, quando la somma delle limitazioni si avvicina ai 90 gradi.<\/p>\n<p>Il ruolo del fisioterapista si concentra nel pre e nel post-operatorio. Il trattamento descritto comprende esercizi respiratori, allineamento posturale, mobilizzazione precoce, esercizi muscolari isometrici e il recupero della stazione eretta e della deambulazione, secondo uno schema pre\/post\/a distanza ripreso da Boccardi e Lissoni. Il materiale segnala inoltre le cautele anestesiologiche particolari del paziente miodistrofico, a conferma di quanto la presa in carico riabilitativa debba essere integrata in un lavoro di equipe.<\/p>\n<h2>Domande frequenti<\/h2>\n<h3>Qual \u00e8 lo scopo della riabilitazione nella distrofia muscolare di Duchenne?<\/h3>\n<p>Il materiale del corso chiarisce che l&#8217;intervento riabilitativo non modifica il processo morboso primitivo, ma \u00e8 efficace nel ritardare la comparsa dei danni secondari, conservando la funzionalit\u00e0 e la qualit\u00e0 di vita. Le premesse di un buon programma sono l&#8217;inizio precoce, la continuit\u00e0 nel tempo e l&#8217;individualit\u00e0 del percorso, adattato al singolo paziente.<\/p>\n<h3>Come si valuta la forza muscolare con la scala MRC?<\/h3>\n<p>Il materiale spiega che la scala MRC (Medical Research Council) \u00e8 una scala numerica a sei gradi, da 0 (nessuna contrazione) a 5 (forza normale), usata per saggiare la forza del singolo muscolo. Nel paziente con DMD \u00e8 uno degli strumenti che permettono di monitorare la progressione del deficit e di calibrare il trattamento nel tempo.<\/p>\n<h3>Che cosa si intende per attivit\u00e0 muscolare ottimale nella DMD?<\/h3>\n<p>Il materiale la definisce come l&#8217;attivit\u00e0 muscolare necessaria per mantenersi equidistanti tra l&#8217;eccesso di attivit\u00e0 motoria, che accelera la degenerazione e provoca dolori, e il difetto, che porta ad atrofia da non uso e retrazioni. E uno dei principi guida del dosaggio dell&#8217;esercizio nel paziente miodistrofico.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 la differenza tra ortesi statiche e dinamiche?<\/h3>\n<p>Il materiale spiega che le ortesi statiche servono a mantenere atteggiamenti articolari corretti durante posture prolungate, mentre quelle dinamiche compensano una funzione deficitaria, anche introducendo forze sostitutive con tiranti elastici o molle. Nel percorso riabilitativo della DMD le due categorie hanno ruoli distinti e complementari.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 la manovra di Gowers e perch\u00e9 \u00e8 rilevante per il fisioterapista?<\/h3>\n<p>Il materiale la descrive come la modalit\u00e0 con cui il paziente con DMD si alza da terra arrampicandosi su se stesso, appoggiando le mani sulle gambe e risalendo, per compensare il deficit dei muscoli estensori dell&#8217;anca. Per il fisioterapista \u00e8 un segno osservabile della riorganizzazione motoria che orienta la valutazione dei compensi.<\/p>\n<h3>Quali capacit\u00e0 motorie vengono perse per prime nella DMD?<\/h3>\n<p>Il materiale indica che le prime attivit\u00e0 a essere perdute sono quelle in cui tutto il corpo si muove contro gravit\u00e0, come correre e saltare. Conoscere quest&#8217;ordine di scomparsa aiuta a stabilire le priorit\u00e0 del programma riabilitativo e a interpretare correttamente i compensi che il paziente mette in atto.<\/p>\n<h3>Quali propriet\u00e0 fisiche dell&#x27;acqua si sfruttano nell&#x27;idrokinesiterapia?<\/h3>\n<p>Il materiale indica la spinta di galleggiamento, che riduce il carico e facilita il movimento, la pressione idrostatica, con effetti sistemici e respiratori, \u00e8 la resistenza dell&#8217;acqua, che aumenta con la velocit\u00e0 del gesto. Insieme rendono l&#8217;ambiente acquatico utile come complemento del trattamento a secco.<\/p>\n<h3>A che cosa serve la scala di Borg nella riabilitazione in acqua?<\/h3>\n<p>Il materiale spiega che la scala di Borg quantifica l&#8217;intensit\u00e0 dello sforzo percepito, utile a graduare l&#8217;esercizio. Nell&#8217;idrokinesiterapia del paziente con DMD diventa uno strumento per calibrare il carico sul singolo, evitando l&#8217;affaticamento eccessivo del muscolo distrofico.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 l&#x27;obiettivo della chirurgia ortopedica nella DMD rispetto alla riabilitazione?<\/h3>\n<p>Il materiale indica che la chirurgia ortopedica mira a correggere le limitazioni e le deformit\u00e0 articolari, per evitare che siano queste, e non la degenerazione muscolare, la causa prima della perdita della deambulazione. Si integra cos\u00ec nell&#8217;approccio riabilitativo globale, di cui rappresenta una fase e non un&#8217;alternativa.<\/p>\n<h3>Che cosa prevede il trattamento fisioterapico post-operatorio nella DMD?<\/h3>\n<p>Il materiale indica esercizi respiratori, allineamento posturale, mobilizzazione precoce, esercizi muscolari isometrici e il recupero della stazione eretta e della deambulazione. Il fisioterapista interviene sia nel pre sia nel post-operatorio, secondo uno schema strutturato nel tempo.<\/p>\n<h3>Perch\u00e9 la postura corretta e cos\u00ec importante nella riabilitazione della DMD?<\/h3>\n<p>Nel materiale l&#8217;educazione posturale \u00e8 descritta come la migliore prevenzione delle deformit\u00e0: mantenere atteggiamenti corretti e contrastare le posture asimmetriche aiuta a contenere retrazioni e deviazioni che, nel tempo, possono compromettere la funzione e anticipare la perdita della deambulazione. E un obiettivo costante del trattamento conservativo.<\/p>\n<h3>Il corso sulla riabilitazione nella distrofia di Duchenne quanti crediti ECM rilascia?<\/h3>\n<p>Il percorso eroga 10 crediti ECM in modalit\u00e0 FAD a distanza. E rivolto a fisioterapisti e all&#8217;equipe multiprofessionale che segue il paziente miodistrofico ed \u00e8 a cura del Dott. Ivan Di Francescantonio, fisioterapista.<\/p>\n<h4 id=\"conclusioni\" class=\"sm-scroll-anchor\">In conclusione<\/h4>\n<section class=\"ik-conclusione\">\n<p>La riabilitazione nella distrofia di Duchenne non promette di fermare la malattia, ma offre al fisioterapista strumenti concreti per difendere la funzione, prevenire le deformit\u00e0 e accompagnare il paziente lungo le diverse fasi del decorso. Dalla valutazione con la scala MRC alla chinesiologia dei compensi, dall&#8217;attivit\u00e0 muscolare ottimale all&#8217;idrokinesiterapia, fino alla riabilitazione post-chirurgica, ogni fase ha obiettivi propri e misurabili, e ogni decisione va presa all&#8217;interno di un lavoro di equipe. Il corso ECM FAD <strong>La distrofia muscolare di Duchenne. Approccio fisioterapico riabilitativo<\/strong>, a cura del Dott. Ivan Di Francescantonio, approfondisce questo impianto in modo sistematico e rilascia 10 crediti ECM. <a href=\"https:\/\/www.ikosecm.it\/la-distrofia-muscolare-di-duchenne-approccio-fisioterapico-riabilitativo.html\">Scopri il corso e iscriviti<\/a> per approfondire la presa in carico riabilitativa del paziente miodistrofico.<\/p>\n<\/section>\n<div class=\"ik-img-credits\">\n<p><strong>Crediti immagini:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Foto di <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@der_zeman?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Marc Zeman<\/a> su <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Unsplash<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riabilitazione nella distrofia di Duchenne non punta a guarire la malattia, ma a difendere giorno per giorno la funzione che il paziente conserva. 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