{"id":769,"date":"2026-06-24T17:08:54","date_gmt":"2026-06-24T17:08:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/uncategorized\/l-anca-non-artrosica-clinica-e-riabilitazione-dall-anatomia-al-trattamento\/"},"modified":"2026-06-25T12:44:39","modified_gmt":"2026-06-25T12:44:39","slug":"l-anca-non-artrosica-clinica-e-riabilitazione-dall-anatomia-al-trattamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/riabilitazione-e-fisioterapia\/l-anca-non-artrosica-clinica-e-riabilitazione-dall-anatomia-al-trattamento\/","title":{"rendered":"L&#8217;anca non artrosica: clinica e riabilitazione, dall&#8217;anatomia al trattamento"},"content":{"rendered":"<p>Il dolore dell&#8217;<strong>anca non artrosica<\/strong> rappresenta una sfida clinica diffusa e spesso sottovalutata, perche raccoglie quadri molto diversi che condividono la stessa sede ma hanno meccanismi distinti. Per il professionista del sistema muscolo-scheletrico, distinguere un conflitto femoro-acetabolare da una tendinopatia glutea o da un dolore inguinale di altra origine richiede una solida base anatomica e un metodo di valutazione sistematico. Questo articolo segue il filo conduttore del percorso formativo, dalle basi alla pratica clinica: anatomia e biomeccanica dell&#8217;articolazione coxo-femorale, inquadramento del dolore inguinale, conflitti intra ed extra-articolari, dolore laterale dell&#8217;anca e, infine, il trattamento conservativo e i cenni di chirurgia con la relativa riabilitazione. L&#8217;obiettivo e fornire una mappa di riconoscimento, sempre come contenuto formativo e mai come istruzione clinica autonoma.<\/p>\n<div class=\"ik-box-sintesi\">\n<p><strong>In sintesi.<\/strong> Il corso &#8220;L&#8217;anca non artrosica: clinica e riabilitazione&#8221;, a cura del Dott. Ivan Difrancescantonio (fisioterapista), eroga <strong>30 crediti ECM<\/strong> in modalita FAD. E rivolto a medici chirurghi, fisioterapisti, infermieri, podologi, assistenti sanitari, massofisioterapisti, tecnici ortopedici, tecnici sanitari di radiologia medica e terapisti occupazionali. Il taglio e clinico-riabilitativo basato sulle evidenze, con una progressione che va dall&#8217;anatomia funzionale fino al trattamento conservativo e chirurgico.<\/p>\n<\/div>\n<h2>Anatomia e biomeccanica dell&#x27;articolazione coxo-femorale<\/h2>\n<p>La comprensione dell&#8217;<strong>anca non artrosica<\/strong> parte dall&#8217;anatomia funzionale. Il corso descrive l&#8217;articolazione coxo-femorale come un&#8217;enartrosi tra osso innominato e femore: la testa femorale corrisponde a circa due terzi di sfera e la cavita acetabolare ad oltre tre quarti di circonferenza, configurazione che concilia stabilita e mobilita. L&#8217;osso innominato nasce dalla fusione di ilio, ischio e pube, mentre il femore presenta un angolo cervico-diafisario di circa 125 gradi nell&#8217;adulto.<\/p>\n<p>Stabilita e congruenza dipendono da strutture specifiche: il labbro acetabolare, fibrocartilagine che approfondisce la cavita e mantiene la pressione negativa endoarticolare, la capsula con i legamenti ileofemorale, pubofemorale e ischiofemorale, e il legamento rotondo, unico intrarticolare. Il corso sottolinea anche il ruolo dell&#8217;apparato muscolare, distinguendo i muscoli che stabilizzano la testa nell&#8217;acetabolo da quelli che possono generare una sollecitazione lussante.<\/p>\n<p>Sul piano biomeccanico, il materiale riporta dati di carico articolare in multipli del peso corporeo &#8211; circa 3,27 nel cammino, 4,32 nella corsa, fino a 10,54 nel salto da un metro &#8211; e introduce gli angoli femorali (coxa vara\/valga, antiversione\/retroversione), l&#8217;angolo di Wiberg per la copertura acetabolare e il sistema trabecolare. Chiude con l&#8217;interdipendenza regionale dell&#8217;arto inferiore e lo screw home mechanism, ricordando che l&#8217;anca va sempre letta all&#8217;interno della catena cinetica.<\/p>\n<h2>Groin Pain Syndrome: il dolore inguinale come diagnosi-ombrello<\/h2>\n<p>Il corso inquadra il dolore inguinale attraverso la <strong>Groin Pain Syndrome<\/strong>, definita dal Consensus della Societa Italiana di Artroscopia (2016) come ogni quadro clinico della zona inguino-pubica che comprometta l&#8217;attivita sportiva o interferisca con le attivita quotidiane e richieda attenzione medica. Si tratta di una diagnosi-ombrello: il materiale ne classifica le cause in 63 possibili quadri clinici raccolti in 11 categorie nosologiche &#8211; articolari, viscerali, ossee, muscolo-tendinee, pubico-sinfisarie, neurologiche, dello sviluppo, genito-urinarie, neoplastiche, infettive e sistemiche.<\/p>\n<p>Il corso distingue inoltre tre categorie principali per insorgenza: traumatica, da sovraccarico funzionale e cronica (in genere oltre 12 settimane), non mutualmente esclusive. Richiama anche il Doha agreement 2015, che raggruppa il dolore per aree correlate (adduttori, ileo-psoas, inguine proprio, area pubica, anca e altre condizioni), utile per orientare il ragionamento clinico.<\/p>\n<p>Il pilastro metodologico e la <strong>valutazione a strati<\/strong>: lo strato osteocondrale, quello inerte (labbro, capsula, legamenti), quello muscolare e del core e quello neurocinetico. A questo si affianca un esame in quattro tempi &#8211; osservare, muovere, percepire, testare &#8211; condotto per posizioni (in piedi, seduto, supino, laterale, prono) e la valutazione di segni come quello di Trendelenburg. Tutto e presentato come metodo di inquadramento e diagnosi differenziale, non come guida diagnostica autonoma.<\/p>\n<h2>I conflitti intra-articolari: FAI CAM, PINCER e misto<\/h2>\n<p>Il nucleo diagnostico del corso e il <strong>conflitto femoro-acetabolare (FAI)<\/strong>, definito secondo il Warwick Agreement 2016 come sindrome clinica data dalla triade di sintomi, segni clinici e reperti di imaging, distinta dal FAI puramente radiologico e asintomatico. Il materiale descrive il contatto prematuro sintomatico tra femore prossimale e margine acetabolare come meccanismo del danno condro-labrale.<\/p>\n<p>Le morfologie sono tre. Il <strong>tipo CAM<\/strong> (versante femorale, piu frequente nei maschi, terza decade) e dato da un difetto di sfericita della testa con riduzione dell&#8217;offset e il caratteristico aspetto a pistol grip, che produce un danno cartilagineo severo. Il <strong>tipo PINCER<\/strong> (versante acetabolare, piu frequente nelle donne) deriva da un eccesso di copertura focale o globale, con danno labrale precoce a nastro. Il tipo misto, che associa i due meccanismi, e la presentazione piu comune.<\/p>\n<p>Il corso approfondisce lo studio radiografico (proiezioni AP, Dunn, falso profilo di Lequesne) e i parametri come l&#8217;offset femorale, l&#8217;angolo di Wiberg e l&#8217;angolo alpha, indice di CAM oltre i 55 gradi. Tra i test speciali descrive il FADDIR test, riportato positivo in larga parte dei FAI con lesioni labrali anteriori, lo Stinchfield e il FABERE, oltre alle scale di valutazione validate come HAGOS e iHOT. Il materiale raccomanda di usare i test in cluster e mai isolatamente, come contenuto di riconoscimento e non diagnostico autonomo.<\/p>\n<h2>I conflitti extra-articolari e l&#x27;anca a scatto<\/h2>\n<p>Il corso completa la trattazione dei conflitti con gli impingement <strong>extra-articolari<\/strong>. Il conflitto ischio-femorale deriva dal restringimento dello spazio tra tuberosita ischiatica e piccolo trocantere, con compressione intermittente del muscolo quadrato del femore; il paziente tipo e una donna tra i 50 e i 55 anni, con dolore posteriore evocato in estensione-adduzione-extrarotazione e test come l&#8217;IFI e il Long-Stride Walking.<\/p>\n<p>Vengono poi descritti il conflitto della spina iliaca antero-inferiore (AIIS), con la relativa classificazione in tre tipi; il conflitto centrale dello psoas, tra tendine congiunto dell&#8217;ileo-psoas e porzione anteriore del labbro, con la lesione labrale peculiare ad ore 3 o ore 9 e un paziente tipo giovane donna; e il conflitto pelvi-trocanterico, tra ileo e gran trocantere in abduzione-estensione, spesso conseguente a esiti come la malattia di Legg-Calve-Perthes, valutato con il Gear Stick Test.<\/p>\n<p>Un capitolo a parte sono i <strong>conflitti dinamici<\/strong>, l&#8217;anca a scatto o coxa saltans, presente nel 5-10% della popolazione spesso come reperto occasionale. Il corso distingue la forma interna (tendine ileo-psoas sulla cresta ileo-pettinea) da quella esterna (gran trocantere e bandeletta ileo-tibiale) e segnala la possibile origine intra-articolare. Anche qui i meccanismi, i fattori predisponenti e i test sono presentati come contenuto didattico di riconoscimento in diagnosi differenziale.<\/p>\n<h2>Il dolore laterale dell&#x27;anca: GTPS e tendinopatia glutea<\/h2>\n<p>Il dolore laterale dell&#8217;anca e affrontato attraverso la <strong>Sindrome Dolorosa del Grande Trocantere (GTPS)<\/strong>, intesa come diagnosi-ombrello che raccoglie dolenzia focale sul grande trocantere o dolore pertrocanterico con irradiazione a gluteo e coscia laterale. Il corso sottolinea il superamento della vecchia nozione di borsite trocanterica e indica nella tendinopatia del medio e piccolo gluteo, con o senza lesione, la causa piu probabile. Sul piano epidemiologico riporta un&#8217;incidenza intorno a 1,8 casi per mille all&#8217;anno, tra i 40 e i 60 anni, con netta prevalenza femminile.<\/p>\n<p>Per spiegare la patologia, il materiale richiama la <strong>teoria dell&#8217;iceberg<\/strong> di Fredberg: la tendinopatia e un continuum tra infiammazione e degenerazione in cui il dolore e solo la punta visibile, mentre alla base sta uno squilibrio tra reazione rigenerativa e degradativa in risposta al sovraccarico. Centrale e la distinzione tra carico tensile (longitudinale) e carico compressivo (trasversale), con il fenomeno dello stress shielding sul versante articolare del tendine, e il parallelismo con la cuffia dei rotatori della spalla.<\/p>\n<p>Il corso descrive infine i fattori contribuenti &#8211; ossei, articolari e muscolari, come lo squilibrio tra abduttori trocanterici e tensori della bandeletta ileo-tibiale &#8211; e l&#8217;esame clinico, dal Single Leg Stance al Jump sign, fino ai test FABER, FADER e ADD, con un&#8217;ampia diagnosi differenziale che spazia dall&#8217;artrosi alle fratture da stress. I dati di prevalenza, sensibilita e carico sono riportati come claim del materiale, da verificare in review.<\/p>\n<h2>Il trattamento conservativo dell&#x27;anca non artrosica<\/h2>\n<p>Il corso presenta il <strong>trattamento conservativo<\/strong> come prima scelta, con l&#8217;obiettivo di ritardare o evitare la chirurgia. Il materiale richiama la revisione di Wall, che suggerisce almeno sei mesi di trattamento per ottenere una modificazione stabile dei pattern di movimento e un rinforzo adeguato della muscolatura, e cita confronti tra approccio conservativo e artroscopia come la Personalized Hip Therapy.<\/p>\n<p>Le componenti descritte includono la <strong>modifica delle attivita<\/strong> scatenanti nel FAI (gestione della posizione seduta, della corsa e della pedalata), la terapia manuale con manovre di glide per ridurre l&#8217;impatto articolare, sempre associata all&#8217;esercizio attivo, e un programma di core stability e stabilita prossimale dell&#8217;arto inferiore come quello di Mascal, articolato in tre fasi progressive, con rinforzo di extrarotatori e abduttori.<\/p>\n<p>Sul fronte di supporto, il corso illustra il ruolo dei FANS per tollerare la riabilitazione, le infiltrazioni come terapia-ponte (acido jaluronico, corticosteroidi, PRP), le ortesi plantari e il tutore SERF. Per la GTPS riporta l&#8217;approccio wait and see, la crioterapia e le onde d&#8217;urto a bassa energia, citando lo studio Rompe 2009 sul confronto tra esercizio, infiltrazione e onde d&#8217;urto a diversi tempi di follow-up. Farmaci, infiltrazioni e tecniche manuali sono presentati a scopo formativo, mai come prescrizione clinica autonoma.<\/p>\n<h2>Cenni di chirurgia e riabilitazione post-chirurgica<\/h2>\n<p>Il modulo conclusivo fornisce <strong>cenni di chirurgia<\/strong> dell&#8217;anca non artrosica, presentati come inquadramento e non come guida operatoria. Il razionale chirurgico nel FAI e correggere la morfologia dei capi dismorfici per un movimento libero dal conflitto e riparare i tessuti, con approcci artroscopico, mini-open o a cielo aperto. Il corso descrive procedure come la riparazione o ricostruzione del labbro, l&#8217;osteocondroplastica nel CAM, la plastica del margine acetabolare nel PINCER e la chirurgia della cartilagine (microfratture, OATS, ACI e MACI), oltre alle procedure per i conflitti specifici, segnalando ad esempio la possibile perdita di forza in flessione dopo allungamento dell&#8217;ileo-psoas.<\/p>\n<p>La <strong>riabilitazione post-chirurgica<\/strong> e impostata sui principi del rispetto dei tempi biologici di guarigione, della protezione del gesto chirurgico e della progressione per criteri biologici e non temporali, con una gestione per obiettivi e una stretta comunicazione tra chirurgo e riabilitatore. Il materiale richiama concetti come il bioriposo e l&#8217;inibizione muscolare artrogenica, da contrastare con l&#8217;isometria submassimale precoce.<\/p>\n<p>Il corso dettaglia le specificita di carico e ROM per ciascun gesto chirurgico &#8211; ad esempio i tempi nelle microfratture e nella riparazione del labbro &#8211; e propone un programma in cinque fasi (controllo di infiammazione e dolore, recupero del ROM, recupero della forza, equilibrio e propriocezione, ripresa funzionale e ritorno allo sport), governato da criteri di progressione e soreness rules. Tempi e protocolli sono presentati come contenuto didattico da adattare al singolo caso sotto supervisione.<\/p>\n<h2>Domande frequenti<\/h2>\n<h3>Che cos&#x27;e la Groin Pain Syndrome?<\/h3>\n<p>Secondo il Consensus della Societa Italiana di Artroscopia, la Groin Pain Syndrome e ogni quadro clinico della zona inguino-pubica che comprometta l&#8217;attivita sportiva o interferisca con le attivita quotidiane e richieda attenzione medica. E un termine-ombrello: il materiale del corso ne classifica le cause in 63 possibili quadri clinici raccolti in 11 categorie nosologiche.<\/p>\n<h3>In quante e quali categorie si dividono le possibili cause di dolore inguinale?<\/h3>\n<p>Il materiale del corso, sulla scorta del Consensus 2016, raggruppa le cause di dolore inguinale in 11 categorie nosologiche che racchiudono complessivamente 63 possibili quadri clinici: articolari, viscerali, ossee, muscolo-tendinee, pubico-sinfisarie, neurologiche, dello sviluppo, genito-urinarie, neoplastiche, infettive e sistemiche.<\/p>\n<h3>Come si classifica la Groin Pain Syndrome in base all&#x27;insorgenza dei sintomi?<\/h3>\n<p>Il corso distingue tre categorie principali: traumatica (esordio riconducibile a un evento preciso), da sovraccarico funzionale (insorgenza subdola e progressiva) e cronica (sintomatologia persistente, in genere oltre 12 settimane). Le tre condizioni non sono mutualmente esclusive e possono intrecciarsi nel singolo paziente.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;e il conflitto femoro-acetabolare (FAI)?<\/h3>\n<p>Il materiale lo descrive come una condizione di contatto anormale tra il femore prossimale e il margine acetabolare, dovuto a caratteristiche morfologiche alterate o a un&#8217;escursione di movimento soprafisiologica. Inteso come sindrome clinica, risulta da una triade di sintomi, segni clinici e reperti di imaging, distinta dal FAI puramente radiologico.<\/p>\n<h3>Qual e la differenza tra conflitto femoro-acetabolare di tipo CAM e di tipo PINCER?<\/h3>\n<p>Secondo il corso, il conflitto di tipo CAM e dato da un&#8217;alterazione morfologica della giunzione testa-collo del femore (versante femorale), mentre il tipo PINCER deriva da un&#8217;alterazione dell&#8217;acetabolo con eccesso di copertura (versante acetabolare). Il tipo misto associa entrambi i meccanismi ed e la presentazione piu frequente.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;e il segno radiografico del pistol grip?<\/h3>\n<p>Il materiale lo definisce come un segno radiografico tipico del conflitto di tipo CAM in cui la fossa intertrocanterica tende a sparire e l&#8217;epifisi prossimale del femore appare con un decorso quasi orizzontale, per l&#8217;appiattimento della concavita normalmente presente lateralmente al collo del femore.<\/p>\n<h3>A cosa serve il FADDIR test nella valutazione dell&#x27;anca?<\/h3>\n<p>Il FADDIR test riproduce il meccanismo di conflitto tra il margine acetabolare e la giunzione testa-collo: portando passivamente l&#8217;anca in flessione, adduzione e rotazione interna si cerca di evocare il dolore. Il materiale lo segnala positivo in larga parte dei pazienti con FAI e lesioni labrali anteriori, ma raccomanda di usarlo sempre in un cluster di test e mai isolatamente.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;e l&#x27;impingement ischio-femorale dell&#x27;anca?<\/h3>\n<p>Secondo il materiale, e attribuibile al restringimento dello spazio tra la tuberosita ischiatica e il piccolo trocantere, che provoca dolore per la compressione intermittente del muscolo quadrato del femore. Puo dipendere da fattori posturali, congeniti o acquisiti e va inquadrato nella diagnosi differenziale del dolore posteriore dell&#8217;anca.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;e la Sindrome Dolorosa del Grande Trocantere (GTPS)?<\/h3>\n<p>Il corso la definisce come una diagnosi-ombrello che raccoglie le condizioni con dolenzia focale sul grande trocantere o dolore pertrocanterico, con possibile irradiazione al gluteo o alla parte laterale della coscia. La causa piu probabile, ad oggi, e considerata la tendinopatia, con o senza lesione, del medio e del piccolo gluteo.<\/p>\n<h3>Perche la GTPS colpisce piu frequentemente le donne?<\/h3>\n<p>Il materiale indica che le donne sono piu inclini alla GTPS per fattori biomeccanici dell&#8217;arto inferiore, conformazione del bacino ed effetti ormonali; presentano inoltre un&#8217;inserzione piu piccola del tendine del medio gluteo e una maggiore larghezza del bacino, che riducono la capacita di dissipare il carico e accorciano il braccio di leva del muscolo.<\/p>\n<h3>Cosa afferma la teoria dell&#x27;iceberg applicata alla tendinopatia?<\/h3>\n<p>Secondo la teoria di Fredberg riportata nel corso, la tendinopatia e un continuum tra infiammazione e degenerazione in cui il dolore e solo la punta dell&#8217;iceberg, mentre la base e la risposta del tendine allo stimolo. Deriva dal mancato adattamento, con uno squilibrio tra reazione rigenerativa e degradativa in risposta al sovraccarico meccanico.<\/p>\n<h3>Qual e la differenza tra carico compressivo e carico tensile su un tendine?<\/h3>\n<p>Il materiale spiega che il carico tensile e applicato longitudinalmente alle fibre tendinee, mentre il carico compressivo e applicato trasversalmente. Nella tendinopatia glutea le fibre del versante articolare del tendine sopportano un minore carico tensile ma un maggiore carico compressivo, condizione legata al meccanismo di stress shielding.<\/p>\n<h3>Qual e il ruolo del trattamento conservativo nelle sindromi da conflitto dell&#x27;anca?<\/h3>\n<p>Il corso indica che il trattamento conservativo e la prima linea: il suo principale beneficio sta nel ritardare o evitare potenzialmente l&#8217;intervento chirurgico. Secondo la revisione di Wall citata, sono consigliati almeno sei mesi di trattamento per ottenere una modificazione stabile dei pattern di movimento e un rinforzo adeguato della muscolatura carente.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;e l&#x27;onda d&#x27;urto utilizzata nel trattamento delle tendinopatie?<\/h3>\n<p>Il materiale la descrive come un&#8217;onda acustica a impulso, caratterizzata da alto picco di pressione, rapido tempo di salita, breve durata e ampio spettro di frequenza. La risposta biologica deriva dalla distorsione reversibile della struttura tridimensionale del tessuto investito dal fronte d&#8217;onda, attraverso il fenomeno della meccanotrasduzione.<\/p>\n<h3>Quali sono gli obiettivi della riabilitazione post-chirurgica dopo artroscopia d&#x27;anca?<\/h3>\n<p>Il corso spiega che lo scopo e ripristinare il livello di funzionalita precedente alla lesione: il programma progredisce tra le fasi per obiettivi, seguendo criteri biologici e non temporali, rispettando i tempi di guarigione dei tessuti (bioriposo) e proteggendo il gesto chirurgico, con una stretta comunicazione tra chirurgo e riabilitatore.<\/p>\n<h4 id=\"conclusioni\" class=\"sm-scroll-anchor\">In conclusione<\/h4>\n<section class=\"ik-conclusione\">\n<p>Affrontare l&#8217;<strong>anca non artrosica<\/strong> significa saper distinguere quadri molto diversi &#8211; conflitti intra ed extra-articolari, dolore inguinale, sindrome dolorosa del grande trocantere &#8211; a partire da una solida base anatomo-biomeccanica e da una valutazione clinica sistematica a strati. Solo dopo un inquadramento corretto il trattamento, conservativo in prima linea e chirurgico quando necessario, acquista senso e si integra con una riabilitazione per fasi che rispetta i tempi biologici. Il corso &#8220;L&#8217;anca non artrosica: clinica e riabilitazione&#8221; del Dott. Ivan Difrancescantonio, da 30 crediti ECM in modalita FAD, accompagna l&#8217;intero percorso dalle basi alla pratica clinica. <a href=\"\/corsi\/l-rsquo-anca-non-artrosica-clinica-e-riabilitazione\">Scopri il corso e iscriviti<\/a> per approfondire valutazione, conflitti e trattamento in modo strutturato.<\/p>\n<\/section>\n<div class=\"ik-img-credits\">\n<p><strong>Crediti immagini:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Foto di <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@ageing_better?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Centre for Ageing Better<\/a> su <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Unsplash<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il dolore dell&#8217;anca non artrosica rappresenta una sfida clinica diffusa e spesso sottovalutata, perche raccoglie quadri molto diversi che condividono la stessa sede ma hanno meccanismi distinti. 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