{"id":847,"date":"2026-06-25T05:30:21","date_gmt":"2026-06-25T05:30:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/uncategorized\/social-e-disturbi-alimentari-negli-adolescenti-cosa-sappiamo-davvero\/"},"modified":"2026-06-25T13:03:47","modified_gmt":"2026-06-25T13:03:47","slug":"social-e-disturbi-alimentari-negli-adolescenti-cosa-sappiamo-davvero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ikosecm.it\/ecm\/nutrizione-e-alimentazione\/social-e-disturbi-alimentari-negli-adolescenti-cosa-sappiamo-davvero\/","title":{"rendered":"Social e disturbi alimentari negli adolescenti: cosa sappiamo davvero"},"content":{"rendered":"<p>Il legame tra <strong>social e disturbi alimentari<\/strong> negli adolescenti \u00e8 uno dei temi pi\u00f9 discussi \u2014 e pi\u00f9 fraintesi \u2014 della pratica clinica con i giovani. La tentazione di indicare nelle piattaforme digitali il colpevole unico \u00e8 forte, ma la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 sfumata: non esistono studi che dimostrino una causalit\u00e0 diretta tra social media e disturbi della nutrizione e dell&#8217;alimentazione. Ci\u00f2 che emerge \u00e8 un&#8217;influenza reciproca, in cui i media rispecchiano e amplificano tensioni gi\u00e0 presenti nella societ\u00e0. Per chi lavora con adolescenti e preadolescenti, capire questo meccanismo \u00e8 il primo passo per intercettare i segnali di rischio e accompagnare le famiglie senza allarmismi n\u00e9 minimizzazioni.<\/p>\n<div class=\"ik-box-sintesi\">\n<p>Questo corso ECM in modalit\u00e0 FAD \u00e8 rivolto a tutte le professioni sanitarie che operano a contatto con adolescenti e giovani adulti. Eroga <strong>10 crediti ECM<\/strong> e adotta un taglio clinico-divulgativo e multidisciplinare, integrando nutrizione, psicologia e media education. Tre i docenti, con competenze complementari: un medico dietologo, una dietista e uno psicoterapeuta. L&#8217;obiettivo \u00e8 fornire una lettura non semplicistica di come i nuovi media influenzano le abitudini alimentari dei pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<\/div>\n<h2>I disturbi della nutrizione e dell&#x27;alimentazione: l&#x27;inquadramento clinico<\/h2>\n<p>Il percorso formativo parte dall&#8217;inquadramento clinico dei DNA, sottolineando un dato che spesso passa in secondo piano: si tratta di patologie gravi, in cui l&#8217;anoressia nervosa rappresenta la malattia psichiatrica a pi\u00f9 alta mortalit\u00e0. Le cause di morte comprendono le complicanze della malnutrizione, i metodi di controllo del peso e un elevato rischio suicidario.<\/p>\n<p>La classificazione di riferimento \u00e8 quella del DSM-5, che include anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da binge-eating (BED), ARFID, pica, disturbo di ruminazione e OSFED. Il corso ripercorre criteri diagnostici, segni, sintomi e complicanze d&#8217;organo, soffermandosi sull&#8217;eziologia bio-psico-sociale: una componente ereditaria importante, tratti come il perfezionismo, esperienze traumatiche e l&#8217;influenza culturale e mediatica.<\/p>\n<p>Particolare attenzione \u00e8 dedicata alla valutazione dello stato nutrizionale e ai cosiddetti <em>red flags<\/em> clinici, insieme agli strumenti di screening pi\u00f9 diffusi (SCOFF, EAT-26) e alle linee guida internazionali (NICE, MEED, APA). Si tratta di contenuti formativi pensati per affinare lo sguardo del professionista, non per sostituire il percorso diagnostico.<\/p>\n<h2>Ortoressia e bigoressia: la ricerca ossessiva della perfezione<\/h2>\n<p>L&#8217;ortoressia nervosa, descritta per la prima volta da Bratman nel 2001, \u00e8 un&#8217;ossessione patologica per la purezza e la salubrit\u00e0 del cibo. La persona non si concentra sulla quantit\u00e0 ma sulla qualit\u00e0, evita in modo rigido i cibi non controllati e tende a ritirarsi dalle situazioni sociali. Ci\u00f2 che la distingue dal semplice salutismo \u00e8 il perseguire il &#8220;cibo giusto&#8221; anche a discapito della propria salute e delle relazioni.<\/p>\n<p>La bigoressia, o dismorfia muscolare \u2014 talvolta definita &#8220;anoressia inversa&#8221; \u2014 \u00e8 invece caratterizzata da un&#8217;autopercezione di gracilit\u00e0 e da una preoccupazione eccessiva per la massa muscolare. Comporta esercizio fisico compulsivo, diete iperproteiche rigide e abuso di integratori o anabolizzanti, con una prevalenza maschile e un esordio tipicamente intorno ai 19-20 anni.<\/p>\n<p>Per entrambe le condizioni il corso propone un inquadramento clinico e un percorso terapeutico orientato alla flessibilizzazione graduale, con un ruolo centrale della psicoterapia. Sono temi di crescente interesse perch\u00e9 si collocano in una zona di confine dove l&#8217;aspirazione alla salute o alla forma fisica pu\u00f2 scivolare nel disturbo.<\/p>\n<h2>Internet e social: potenzialit\u00e0 e rischi<\/h2>\n<p>Il corso adotta una lettura equilibrata del fenomeno digitale. Da un lato ci sono potenzialit\u00e0 concrete: educazione sanitaria capillare, community pro-recovery che sostengono chi \u00e8 in percorso di guarigione, interventi di prevenzione che raggiungono platee altrimenti difficili da intercettare. Dall&#8217;altro, i rischi sono altrettanto reali: la sovraesposizione a corpi idealizzati, i contenuti pro-ED (che promuovono comportamenti disordinati) e gli algoritmi che amplificano questi messaggi nei soggetti vulnerabili.<\/p>\n<p>Un riferimento citato nel materiale \u00e8 lo studio #StatusofMind della Royal Society for Public Health del 2017, secondo cui Instagram risulta il social network pi\u00f9 deleterio per la salute mentale dei giovani, in particolare delle giovani donne, alimentando ansia, depressione, senso di solitudine e FOMO (la paura di essere tagliati fuori).<\/p>\n<p>Il punto chiave, ribadito pi\u00f9 volte, \u00e8 che i social rispecchiano e amplificano \u2014 semplificandoli \u2014 temi gi\u00e0 presenti nella societ\u00e0: l&#8217;attenzione all&#8217;immagine corporea, il bisogno di controllo e di riconoscimento. Indirizzano questi contenuti a un pubblico ricettivo, ma non li creano dal nulla.<\/p>\n<h2>Stare nei social: identit\u00e0, corpo e &quot;generazione ansiosa&quot;<\/h2>\n<p>Il corso esplora il vissuto degli adolescenti nella rete a partire dalle differenze generazionali (Millennials, Gen Z) e dalla fragilit\u00e0 di un&#8217;identit\u00e0 in formazione. Online il rapporto con il corpo si fa pi\u00f9 complesso, le identit\u00e0 diventano fluide e si afferma quella che il materiale, citando Goleman, descrive come una condizione di &#8220;emozioni senza corpo, interazioni senza relazioni&#8221;.<\/p>\n<p>Centrale \u00e8 il ruolo dell&#8217;algoritmo, il cui unico obiettivo \u00e8 trattenere l&#8217;utente il pi\u00f9 a lungo possibile, riproponendo in modo seriale contenuti emozionali e aspirazionali. Si genera cos\u00ec la <em>filter bubble<\/em> descritta da Eli Pariser, che pu\u00f2 portare a un&#8217;esposizione selettiva a modelli alimentari estremi. Il corso richiama inoltre gli effetti su sviluppo cerebrale, sistema di ricompensa ed &#8220;effetto dei like&#8221;.<\/p>\n<p>Il filo conduttore \u00e8 la tesi di Jonathan Haidt sulla &#8220;generazione ansiosa&#8221;: dal 2013 si osserva un picco di ansia e depressione tra i giovani, ricondotto a un&#8217;infanzia fondata sul telefono. Haidt individua quattro danni \u2014 deprivazione sociale, privazione di sonno, frammentazione dell&#8217;attenzione e dipendenza \u2014 e segnala come le ragazze che usano molto i social abbiano un rischio significativamente pi\u00f9 alto di depressione.<\/p>\n<h2>Il cibo attraverso lo schermo e le mode alimentari<\/h2>\n<p>Una parte rilevante del corso analizza come il cibo viene messo in scena sui social. I food blogger e gli influencer hanno aspetti positivi e negativi, ma \u00e8 il marketing rivolto ai pi\u00f9 piccoli a destare maggiore preoccupazione. Lo studio Naderer del 2024 sui <em>food cues<\/em> dei child e youth influencer ha rilevato che il 67% degli alimenti rappresentati non era conforme al WHO Nutrient Profile Model, con il cioccolato tra i pi\u00f9 presenti, intorno al 19,8%.<\/p>\n<p>I video mukbang, in cui i creator consumano grandi quantit\u00e0 di cibo, possono distorcere la percezione delle porzioni &#8220;normali&#8221; e, in soggetti predisposti, agire come trigger di abbuffate. I video <em>What I Eat in a Day<\/em> presentano la giornata alimentare di un creator come routine reale e imitabile, ma spesso normalizzano diete ipocaloriche: l&#8217;esposizione frequente si associa ad aumento della restrizione cognitiva e dell&#8217;intenzione di mettersi a dieta, attraverso il confronto sociale ascendente.<\/p>\n<p>Sul fronte delle mode, il corso contrappone la <em>fitspiration<\/em> \u2014 contenuti motivazionali basati su corpi molto magri o estremamente tonici, associati a maggiore insoddisfazione corporea \u2014 alla <em>body positivity<\/em>, che ha invece mostrato effetti benefici sull&#8217;apprezzamento del proprio corpo e su atteggiamenti alimentari pi\u00f9 flessibili. Vengono trattate anche le <em>fad diets<\/em> e i contenuti pro-ana.<\/p>\n<h2>Media education e il ruolo del professionista della nutrizione<\/h2>\n<p>Il corso dedica ampio spazio all&#8217;educazione ai social e all&#8217;alfabetizzazione mediatica. La <em>media literacy<\/em> \u2014 la capacit\u00e0 di analizzare, valutare e interpretare criticamente i contenuti, comprendendo come i messaggi vengono costruiti e quali interessi veicolano \u2014 \u00e8 presentata come prevenzione primaria, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti. Sul fronte familiare si parla di <em>digital parenting<\/em>, con i diversi stili educativi, di <em>sharenting<\/em> e dei quattro punti di Rivoltella (tempo, spazio, contenuto, relazione).<\/p>\n<p>Il professionista della nutrizione che comunica sui social \u00e8 chiamato a un debunking scientifico costruttivo e ad alfabetizzare il pubblico, agendo come una sorta di &#8220;traduttore culturale&#8221;. Gli standard etici per i dietisti prevedono disclosure esplicita di sponsorizzazioni e collaborazioni, comunicazione basata sull&#8217;evidenza, trasparenza e tutela rigorosa della privacy.<\/p>\n<p>Infine, il corso guarda alla prevenzione che passa attraverso il mondo virtuale: oltre alla social media literacy, vengono discusse la prevenzione selettiva per i giovani a rischio, le app terapeutiche come strumento integrativo (mai sostitutivo della presa in carico), la telehealth e le community pro-recovery. Strumenti che, usati con criterio, possono trasformare la rete da fattore di rischio a risorsa.<\/p>\n<h2>Domande frequenti<\/h2>\n<h3>Quali sono le principali categorie di disturbi alimentari secondo il DSM-5?<\/h3>\n<p>Il DSM-5 include tra i disturbi della nutrizione e dell&#8217;alimentazione l&#8217;anoressia nervosa, la bulimia nervosa, il disturbo da binge-eating (BED), l&#8217;ARFID (disturbo evitante\/restrittivo dell&#8217;assunzione di cibo), la pica, il disturbo di ruminazione e l&#8217;OSFED. Si tratta di un gruppo eterogeneo per manifestazioni cliniche e gravit\u00e0, che il corso inquadra in chiave bio-psico-sociale.<\/p>\n<h3>Perch\u00e9 i disturbi alimentari sono considerati cos\u00ec gravi sul piano della salute?<\/h3>\n<p>Perch\u00e9, secondo il materiale del corso, i loro tassi di mortalit\u00e0 superano il 10% e l&#8217;anoressia nervosa \u00e8 la malattia psichiatrica con il pi\u00f9 alto tasso di mortalit\u00e0. Le cause di morte comprendono le complicanze della malnutrizione, i metodi di controllo del peso e un elevato rischio suicidario, che riguarda in particolare l&#8217;anoressia nervosa.<\/p>\n<h3>Quando si parla di malnutrizione proteico-calorica grave?<\/h3>\n<p>Il materiale del corso indica una malnutrizione proteico-calorica grave in presenza di un calo ponderale superiore al 20% sul peso abituale, oppure di un BMI inferiore a 16. Sono parametri di valutazione dello stato nutrizionale che vanno letti insieme ai segnali di allarme clinici, e non in isolamento.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 l&#x27;ortoressia nervosa?<\/h3>\n<p>L&#8217;ortoressia nervosa, descritta per la prima volta da Bratman nel 2001, \u00e8 un&#8217;ossessione patologica per la purezza e la salubrit\u00e0 del cibo: la persona si concentra non sulla quantit\u00e0 ma sulla qualit\u00e0, evita in modo ossessivo i cibi non controllati e le situazioni sociali. Si distingue dal salutismo perch\u00e9 persegue il &#8220;cibo giusto&#8221; anche a discapito della propria salute e delle relazioni.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 la bigoressia?<\/h3>\n<p>La bigoressia, o dismorfia muscolare (&#8220;anoressia inversa&#8221;), \u00e8 caratterizzata da un&#8217;autopercezione di gracilit\u00e0 e da una preoccupazione eccessiva per la propria massa muscolare. Comporta esercizio fisico compulsivo, diete iperproteiche rigide e abuso di integratori o anabolizzanti; colpisce prevalentemente i maschi, con un&#8217;et\u00e0 media d&#8217;esordio intorno ai 19-20 anni.<\/p>\n<h3>I social media causano davvero i disturbi alimentari?<\/h3>\n<p>No. Il materiale del corso sottolinea che non esistono studi che dimostrino una causalit\u00e0 diretta tra social media e disturbi alimentari: si rileva piuttosto un&#8217;influenza reciproca tra pubblico e media. I social rispecchiano e amplificano, semplificandoli, temi gi\u00e0 presenti nella societ\u00e0 \u2014 come l&#8217;attenzione all&#8217;immagine corporea e il bisogno di controllo e di riconoscimento \u2014 indirizzandoli a un pubblico ricettivo.<\/p>\n<h3>Qual \u00e8 l&#x27;obiettivo principale degli algoritmi dei social media?<\/h3>\n<p>Gli algoritmi seguono un&#8217;unica legge: trattenere l&#8217;utente il pi\u00f9 a lungo possibile nella piattaforma, riproponendo in modo seriale i contenuti emozionali e aspirazionali ritenuti pi\u00f9 interessanti. Questo crea una <em>filter bubble<\/em> che pu\u00f2 portare a un&#8217;esposizione selettiva a modelli alimentari estremi, rinforzando i contenuti pro-ED nei soggetti pi\u00f9 vulnerabili.<\/p>\n<h3>Quale social network \u00e8 risultato pi\u00f9 impattante sulla salute mentale nello studio #StatusofMind?<\/h3>\n<p>Secondo lo studio #StatusofMind della Royal Society for Public Health del 2017, Instagram \u00e8 risultato il social network pi\u00f9 deleterio per la salute mentale dei giovani, in particolare delle giovani donne, perch\u00e9 capace di filtrare ogni imperfezione facendo sentire gli utenti ansiosi, depressi, soli e affetti da FOMO, la paura di essere tagliati fuori.<\/p>\n<h3>Perch\u00e9 i video &quot;What I Eat in a Day&quot; possono essere dannosi?<\/h3>\n<p>I video WIEIAD mostrano la giornata alimentare di un creator come routine reale e imitabile, ma spesso normalizzano diete ipocaloriche e restrittive. L&#8217;esposizione frequente si associa ad aumento della restrizione cognitiva, rischio di abbuffate compensatorie e interiorizzazione dell&#8217;ideale di magrezza, attraverso il meccanismo del confronto sociale ascendente con il corpo e la dieta del creator.<\/p>\n<h3>Quali rischi comporta la visione frequente dei video mukbang?<\/h3>\n<p>L&#8217;effetto dei mukbang, video in cui i creator consumano grandi quantit\u00e0 di cibo, \u00e8 legato soprattutto alla distorsione della percezione delle porzioni &#8220;normali&#8221; e al rinforzo di condotte disfunzionali. In soggetti predisposti possono agire come trigger di abbuffate, e studi recenti mostrano un&#8217;associazione tra visione frequente e sintomi di binge eating o uso problematico dei social.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 la &quot;fitspiration&quot; e che effetti ha?<\/h3>\n<p>La fitspiration (da fitness pi\u00f9 inspiration) \u00e8 un insieme di contenuti motivazionali basati su corpi molto magri o estremamente tonici presentati come modelli ideali. L&#8217;esposizione \u00e8 associata ad aumento dell&#8217;insoddisfazione corporea, confronto sociale ascendente e peggioramento dell&#8217;umore, in particolare nelle giovani pi\u00f9 frequentemente esposte.<\/p>\n<h3>Che effetti hanno invece i contenuti di body positivity?<\/h3>\n<p>A differenza della fitspiration, l&#8217;esposizione a contenuti di body positivity ha mostrato effetti benefici: migliora la <em>body appreciation<\/em>, cio\u00e8 la capacit\u00e0 di apprezzare e rispettare il proprio corpo, riduce l&#8217;ansia legata all&#8217;aspetto e favorisce atteggiamenti alimentari pi\u00f9 flessibili e meno rigidi.<\/p>\n<h3>Quali cibi sono pi\u00f9 rappresentati nei contenuti dei giovani influencer?<\/h3>\n<p>Secondo lo studio Naderer del 2024 sui food cues nei contenuti dei child e youth influencer su YouTube, la maggioranza degli alimenti rappresentati non \u00e8 conforme agli standard OMS per la pubblicit\u00e0 ai minori: dolci e cioccolato sono tra i pi\u00f9 presenti, con il cioccolato intorno al 19,8%. L&#8217;esposizione si associa a un aumento a breve termine del consumo di snack ad alta densit\u00e0 calorica nei bambini.<\/p>\n<h3>Che cos&#x27;\u00e8 l&#x27;alfabetizzazione mediatica e perch\u00e9 \u00e8 importante?<\/h3>\n<p>L&#8217;alfabetizzazione mediatica \u00e8 la capacit\u00e0 di analizzare, valutare e interpretare criticamente i contenuti dei media, comprendendo come i messaggi vengano costruiti, quali interessi veicolino e quale impatto possano avere. Aiuta a distinguere i contenuti realistici da quelli manipolati con filtri, editing o sponsorizzazioni, ed \u00e8 considerata una strategia di prevenzione primaria dei disturbi alimentari, soprattutto tra adolescenti e giovani adulti.<\/p>\n<h3>Come dovrebbe comportarsi un professionista della nutrizione che comunica sui social?<\/h3>\n<p>Secondo gli standard etici per i dietisti sui social, il professionista deve dichiarare apertamente sponsorizzazioni e collaborazioni con disclosure esplicita all&#8217;inizio del contenuto, comunicare informazioni basate sull&#8217;evidenza, mantenere trasparenza e tutelare la privacy: in particolare \u00e8 vietato condividere dati sanitari identificabili senza consenso scritto. Deve inoltre distinguere nettamente la divulgazione educativa dalla promozione di servizi o prodotti, per non comprometterne la credibilit\u00e0.<\/p>\n<h4 id=\"conclusioni\" class=\"sm-scroll-anchor\">In conclusione<\/h4>\n<section class=\"ik-conclusione\">\n<p>Il rapporto tra <strong>social e disturbi alimentari<\/strong> non si risolve n\u00e9 demonizzando le piattaforme n\u00e9 sottovalutandone l&#8217;impatto. Per il professionista sanitario che lavora con adolescenti, la chiave \u00e8 riconoscere l&#8217;influenza reciproca tra media e comportamenti, intercettare i segnali di rischio e promuovere l&#8217;alfabetizzazione mediatica come leva di prevenzione. Significa anche saper accompagnare le famiglie nel digital parenting e, quando si comunica online in prima persona, farlo con rigore scientifico e trasparenza. Per approfondire in modo strutturato questi temi \u2014 dall&#8217;inquadramento clinico dei DNA fino alla prevenzione attraverso il mondo virtuale \u2014 \u00e8 disponibile il corso ECM FAD <a href=\"\/corso\/la-dieta-dei-social-come-i-nuovi-media-influenzano-le-abitudini-alimentari-negli-adolescenti-e-nei-preadolescenti\">La dieta dei social<\/a>, che eroga 10 crediti con un approccio multidisciplinare che unisce nutrizione, psicologia e media education.<\/p>\n<\/section>\n<div class=\"ik-img-credits\">\n<p><strong>Crediti immagini:<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Foto di <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@brookelark?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Brooke Lark<\/a> su <a href=\"https:\/\/unsplash.com\/?utm_source=ikosecm&#038;utm_medium=referral\" target=\"_blank\" rel=\"noopener nofollow\">Unsplash<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il legame tra social e disturbi alimentari negli adolescenti \u00e8 uno dei temi pi\u00f9 discussi \u2014 e pi\u00f9 fraintesi \u2014 della pratica clinica con i giovani. 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