Comunicazione e Relazione di Cura 11 MIN DI LETTURA

La relazione operatore-paziente-famiglia nei servizi geriatrici

Redazione IKOSECM

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Articolo di approfondimento al corso Ecm C1113.

La relazione operatore-paziente-famiglia nei servizi geriatrici
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La relazione operatore-paziente-famiglia e una componente essenziale della cura geriatrica, non un accessorio. Nei servizi per l’anziano – RSA, centri diurni, ospedali di comunita – la qualita della comunicazione e dell’alleanza con la famiglia incide direttamente sull’efficacia degli interventi clinici e sulla prevenzione dei conflitti. Questo richiede competenze su piu piani: il quadro normativo e deontologico che regola informazione e consenso, la capacita di spiegare e gestire condizioni cliniche delicate come la disfagia, gli strumenti della comunicazione verbale e non verbale, e la capacita di coinvolgere la famiglia negli interventi psicosociali della demenza. In questo articolo ripercorriamo il filo conduttore del percorso formativo, dal consenso informato alla disfagia, dalla comunicazione agli interventi psicosociali, con costante attenzione alla dignita dell’anziano fragile e alla tracciabilita della relazione.

In sintesi. Il corso “La relazione operatore-paziente-famiglia nei servizi geriatrici”, a cura dei Dott. Giacomo Seccafien, Filippo Bergamo e Riccardo Cuzzolin, eroga 20 crediti ECM in modalita FAD. E rivolto in particolare a logopedisti, educatori e fisioterapisti, ed e accreditato per undici professioni sanitarie e riabilitative. Quattro moduli ne compongono il percorso: quadro normativo e comunicazione, logopedia (disfagia e afasie), fisioterapia e comunicazione, interventi psicosociali nella demenza, tutti centrati sulla relazione con paziente e famiglia.

Il quadro normativo: consenso informato e diritto all'informazione

La relazione operatore-paziente-famiglia si fonda su un quadro normativo e deontologico. Il riferimento centrale e la Legge 219/2017, che disciplina il consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento (DAT), insieme all’articolo 32 della Costituzione sul diritto alla salute e alle normative regionali, con strumenti come la cartella socio-sanitaria integrata e il Progetto Assistenziale Individuale (PAI).

Il diritto all’informazione e alla partecipazione e un perno del percorso. L’informazione dev’essere completa, chiara, personalizzata e continuativa, e va rivolta direttamente al paziente quando e capace di intendere e di volere; solo quando la persona non e in grado di comprendere o decidere ci si rivolge alla persona di fiducia, all’amministratore di sostegno o al tutore. Il diritto alla partecipazione significa poter incidere consapevolmente sul percorso, esprimere preferenze, accettare o rifiutare trattamenti e concorrere alla redazione del PAI.

Il materiale ricostruisce questo quadro non come consulenza legale, ma come cornice di principi che orienta la pratica quotidiana, completata da un’equipe multiprofessionale efficace, da una comunicazione strutturata e dalla documentazione tracciabile di colloqui, informazioni e consensi.

La disfagia e la sua comunicazione alla famiglia

Il modulo logopedico mette al centro la disfagia, definita come qualsiasi alterazione della deglutizione: non in senso stretto una patologia, ma un segno o sintomo che puo compromettere una qualsiasi delle fasi della deglutizione. Il materiale descrive queste fasi – dalla preparazione anticipatoria, in cui anche solo “pensare” al cibo attiva la salivazione, fino alla fase faringo-laringea, la piu delicata perche vie digerenti e respiratorie sono in comunicazione.

Proprio nella fase faringo-laringea avviene la protezione delle vie aeree: il palato molle si innalza, la laringe si solleva, la glottide si chiude e l’epiglottide copre l’ingresso delle vie aeree. Quando queste difese non funzionano, parte del bolo puo penetrare nelle vie aeree, con rischio di tosse, soffocamento e polmonite ab ingestis. Il materiale riporta dati di prevalenza che indicano la disfagia come piu frequente nell’anziano e descrive la presbifagia, la disfagia legata alle modifiche fisiologiche dell’invecchiamento in assenza di patologie favorenti.

L’aspetto distintivo del corso e che tutto questo va comunicato alla famiglia. Condividere che cos’e la disfagia e perche si manifesta e il primo passo per costruire l’alleanza terapeutica: aiuta i caregiver a non percepire le modifiche alimentari come punitive e previene conflitti e rischi evitabili.

Gli elementi della comunicazione nella relazione di cura

Il modulo fisioterapico sistematizza gli elementi della comunicazione, a partire dagli assiomi di Watzlawick – in primo luogo “non si puo non comunicare” – e dalla distinzione tra linguaggio verbale, paraverbale e non verbale. Il materiale cita dati che attribuiscono al non verbale e al paraverbale un peso rilevante nell’espressione emotiva, precisando pero che tali statistiche valgono solo in contesti specifici e non vanno generalizzate.

Particolare attenzione e dedicata ai canali della comunicazione non verbale: la prossemica, con le sue distanze di interazione, la cinesica, la paralinguistica (tono, ritmo, velocita della voce) e il canale digitale, cioe il contatto fisico. Quest’ultimo, in particolare, e descritto come una leva molto efficace sulle emozioni e sulla relazione con l’anziano, capace di aumentare fiducia, compliance e motivazione.

Su queste basi il materiale costruisce la comunicazione del fisioterapista con paziente e familiari – valutazione, obiettivi, scelta e fornitura dei presidi – e affronta anche la difesa personale preventiva, con il riconoscimento dei segnali di rischio nei pazienti dementi aggressivi e con i familiari, e le strategie di de-escalation.

Scelta dei presidi e comunicazione con il paziente

Un tema concreto e ricorrente del corso e la scelta dei presidi, trattata come decisione tecnica ma anche relazionale. Ogni ausilio comporta un bilancio di vantaggi e svantaggi che va spiegato e condiviso. Il seggiolone polifunzionale, ad esempio, aiuta a compensare i deficit posturali da seduto, e confortevole e riduce lo scivolamento in avanti, migliorando la postura; di contro riduce la possibilita di locomozione autonoma e gli stimoli a mantenere le capacita residue.

Per questo, sottolinea il materiale, la scelta tra carrozzina pieghevole e seggiolone polifunzionale, cosi come quella di deambulatori e materassi antidecubito, va sempre condivisa e motivata con il paziente e i familiari, anche per non trasformare un ausilio di protezione in una rinuncia all’autonomia.

Lo stesso vale per la relazione comunicativa: il materiale distingue la comunicazione formale e informale, l’importanza dell’ascolto e dell’osservazione, la comunicazione assertiva e d’aiuto, sempre adattate al paziente, lucido o con demenza, e alle differenze culturali. Sono indicazioni rese come buone pratiche relazionali e contenuto didattico, non come istruzioni cliniche autonome.

Gli interventi psicosociali nella demenza e la famiglia

Il modulo dedicato agli interventi psicosociali nella demenza li inquadra secondo evidenze e linee guida. Gli interventi non farmacologici (INF) sono definiti come protocolli di prevenzione o cura efficaci, personalizzati, non invasivi, referenziati ed esercitati da un professionista qualificato; tra questi rientra la terapia occupazionale, con programmi strutturati e il coinvolgimento del caregiver.

Centrale e il concetto di qualita della vita, intesa come costrutto multidimensionale e fortemente soggettivo, che coinvolge salute fisica e psicologica, relazioni sociali e stato funzionale. Il materiale ribadisce un principio importante: la comunicazione con una persona che vive con demenza e un bisogno che non si riduce con la progressione della malattia; cambia semmai la modalita, dove la dimensione relazionale e non verbale diventa piu importante del contenuto.

Il lavoro con la famiglia attraversa tutto il modulo: motivare la partecipazione senza creare illusioni, accogliere dubbi e aspettative, gestire richieste inappropriate con criteri di appropriatezza, restituire i risultati e accompagnare l’elaborazione dei cambiamenti. Spesso, ricorda il materiale, il caregiver stesso e la prima persona che necessita di un intervento psicosociale.

Domande frequenti

Qual e la norma di riferimento per il consenso informato in geriatria?

La norma centrale e la Legge 219/2017, che disciplina il consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento (DAT). Stabilisce che il paziente ha diritto a conoscere in modo completo e comprensibile le proprie condizioni, a rifiutare i trattamenti e a esprimere in anticipo le proprie volonta. Nei servizi geriatrici e il riferimento per la relazione con l’anziano e i familiari.

Quali sono le tre domande che i familiari pongono piu spesso in RSA?

Secondo il materiale del corso, le preoccupazioni dei familiari si riassumono in un “trittico di consapevolezza”: cosa faccio con l’ospite, perche lo faccio e perche questa cosa non la faccio. Sono domande emerse da un’indagine in RSA del Nord Italia e riflettono l’angoscia per la cura e per la qualita del tempo del proprio caro.

Perche e obbligatorio documentare i colloqui con la famiglia?

Documentare colloqui, note informative e consensi garantisce trasparenza e tracciabilita, elementi fondamentali anche in sede legale, e tutela sia il paziente sia gli operatori. Nella comunicazione con la famiglia, secondo normativa e buone prassi, registrare ciò che viene comunicato non e un adempimento burocratico ma parte integrante della relazione di cura.

A chi vanno rivolte le informazioni quando il paziente e capace?

Direttamente al paziente, in modo comprensibile rispetto al suo livello culturale, cognitivo ed emotivo. Solo quando la persona non e in grado di comprendere o decidere l’informazione si rivolge alla persona di fiducia, all’amministratore di sostegno o al tutore. I familiari “di fatto” non autorizzati non possono ricevere informazioni sensibili.

Cosa si intende per diritto alla partecipazione dell'anziano?

Significa poter incidere consapevolmente sul percorso assistenziale: esprimere preferenze sui trattamenti, accettarli o rifiutarli, concordare obiettivi realistici e partecipare alla redazione del Progetto Assistenziale Individuale. Non e solo ricevere informazioni, ma essere coinvolti nei processi decisionali.

Quali interventi richiedono il consenso informato in ambito geriatrico?

Anche una modifica rilevante della dieta, come il passaggio a una consistenza frullata o alla nutrizione enterale, richiede il consenso informato. Piu in generale serve per trattamenti sanitari, interventi riabilitativi, uso di ausili e posizionamenti specifici. E un processo comunicativo, non solo un foglio firmato, e va inserito nel PAI.

Come viene definita la disfagia?

La disfagia e qualsiasi alterazione della deglutizione: non in senso stretto una patologia, ma un segno o sintomo, ovvero un disturbo della progressione del materiale – saliva, cibo, bibite, farmaci – dall’ambiente esterno allo stomaco. Puo compromettere una qualsiasi delle fasi della deglutizione.

Qual e il primo passo per l'alleanza terapeutica nella disfagia?

Condividere con la famiglia che cos’e la disfagia e perche si manifesta. La condivisione della consapevolezza, comunicata in modo chiaro ed empatico, e il punto di partenza: aiuta i caregiver a non percepire le modifiche alimentari come punitive o incomprensibili e previene conflitti e rischi clinici evitabili.

Cosa riguarda la fase 'super-extra orale' della deglutizione?

Riguarda il momento in cui anche solo si ‘pensa’ al mangiare o al bere: gia in questa fase l’organismo si prepara, con aumento della salivazione e attivazione del sistema digerente. Per questo svegliare dolcemente l’anziano e lasciargli percepire profumi e vista del cibo favorisce una deglutizione di maggior successo rispetto all’imbocco frettoloso.

Qual e il rischio della fase faringo-laringea della deglutizione?

Il rischio principale e l’aspirazione del bolo nelle vie respiratorie. La fase faringo-laringea e la piu delicata perche vie digerenti e respiratorie sono in comunicazione: se le difese – chiusura delle corde vocali, epiglottide – non funzionano, cibo o liquidi possono penetrare nelle vie aeree, con rischio di tosse, soffocamento o polmonite ab ingestis.

Cos'e la presbifagia?

La presbifagia e la disfagia dell’anziano in assenza di patologie favorenti: e legata alle modifiche fisiologiche dell’invecchiamento, come scarsa salivazione, edentulia non compensata, ridotta autonomia e riduzione della forza muscolare. Non tutti gli anziani disfagici sono presbifagici: se c’e una patologia favorente, la disfagia non e presbifagia.

Durante quale fase della deglutizione si chiude la glottide?

Durante la fase faringo-laringea. In questa fase il palato molle si innalza, la laringe si solleva e la glottide si chiude (le corde vocali si appaiano) mentre l’epiglottide copre l’ingresso delle vie aeree, creando una doppia barriera che protegge le vie respiratorie durante il passaggio del bolo.

Quale forma di linguaggio e indicata come la piu impattante?

Il materiale richiama dati – attribuiti alla ricerca di Mehrabian – secondo cui in contesti di espressione emotiva il non verbale inciderebbe in misura preponderante, seguito dal paraverbale e infine dal verbale. Lo stesso materiale precisa pero che questa statistica vale solo in contesti specifici e non va generalizzata a ogni forma di comunicazione.

Quali canali comunicativi contano nella relazione con l'anziano?

La paralinguistica – tono, ritmo, cadenza, velocita della voce – e il canale digitale, cioe il contatto fisico. Quest’ultimo, in particolare, e descritto come una leva molto efficace sulle emozioni e sulla relazione con il paziente anziano, capace di aumentare fiducia, compliance e motivazione.

Quali sono i vantaggi del seggiolone polifunzionale?

Il seggiolone polifunzionale aiuta a compensare i deficit posturali da seduto (controllo di tronco e capo), e confortevole, riduce lo scivolamento in avanti e migliora la postura. Di contro riduce la possibilita di locomozione autonoma e gli stimoli a mantenere le capacita residue: la scelta va sempre condivisa e motivata con paziente e familiari.

In conclusione

La relazione operatore-paziente-famiglia nei servizi geriatrici e una competenza che si costruisce su piu piani: il quadro normativo del consenso informato e del diritto all’informazione, la capacita di spiegare e gestire condizioni cliniche delicate come la disfagia, gli strumenti della comunicazione verbale e non verbale, e il coinvolgimento attento della famiglia negli interventi psicosociali della demenza. Il filo che li unisce e chiaro: prevenire conflitti e incomprensioni che possono compromettere l’alleanza terapeutica, con costante attenzione alla dignita dell’anziano fragile e alla tracciabilita della relazione. Il corso “La relazione operatore-paziente-famiglia nei servizi geriatrici” dei Dott. Giacomo Seccafien, Filippo Bergamo e Riccardo Cuzzolin, da 20 crediti ECM in modalita FAD, fornisce strumenti normativi, comunicativi e clinici per logopedisti, educatori e fisioterapisti. Scopri il corso e iscriviti per approfondire questi temi in modo strutturato.

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