La gestione dei tessuti perimplantari: dalla biologia alla terapia di mucositi e perimplantiti
Redazione IKOSECM
Articolo di approfondimento al corso Ecm C0812.
La gestione dei tessuti perimplantari è oggi una competenza centrale per il team odontoiatrico, perché il successo di un impianto non si esaurisce con il suo inserimento ma dipende dalla salute a lungo termine dei tessuti che lo circondano. Mucosite e perimplantite sono le due principali patologie infettive che possono compromettere questo equilibrio: la prima è una infiammazione reversibile dei tessuti molli, la seconda comporta una progressiva perdita di osso di supporto. Conoscere le basi biologiche dell’osteointegrazione, i criteri diagnostici e le strategie di trattamento è ciò che distingue una riabilitazione implantare duratura da un insuccesso. Questo articolo ripercorre, in chiave formativa, il filo conduttore di un percorso ECM dedicato che va dalla biologia alla terapia.
Il corso La gestione professionale dei tessuti perimplantari: mucositi e perimplantiti è rivolto a odontoiatri e igienisti dentali ed eroga 15 crediti ECM in modalità FAD (formazione a distanza). A cura della Dr.ssa Giuliana Bontà, della Dr.ssa Cristina Comi e del Dr. Riccardo Scaringi, propone un percorso completo che parte dalle basi biologiche dell’osteointegrazione, attraversa diagnosi e classificazione di mucosite e perimplantite, e arriva alle metodiche di trattamento organizzate nel protocollo cumulativo CIST.
Perché l'implantologia richiede una gestione dei tessuti perimplantari
La domanda di impianti è in crescita: il materiale del corso riporta che il 69% degli adulti tra 35 e 44 anni ha perso almeno un dente e che dopo i 74 anni il 26% ha perso tutti i denti permanenti. L’invecchiamento della popolazione e l’attenzione all’estetica del sorriso contribuiscono ad aumentare il ricorso alla terapia implantare.
L’implantologia è descritta come affidabile ma non come una soluzione adatta indistintamente a tutti: richiede una corretta valutazione dell’indicazione e delle controindicazioni, un’anamnesi accurata, una diagnosi e un protocollo clinico adeguati. Gli impianti, prevalentemente in titanio ma anche in ceramica o zirconia, sono a tutti gli effetti dispositivi medici e devono rispettare la Direttiva Europea 93/42 CE in termini di biocompatibilità, tossicità, allergenicità e sicurezza. È in questa cornice che il corso introduce il protocollo terapeutico CIST per la gestione delle patologie perimplantari.
Osteointegrazione e stabilità: le basi biologiche del successo implantare
A differenza del dente naturale, l’impianto è privo di legamento parodontale: il legame osso-impianto ricorda più un’anchilosi, manca la propriocezione e la connessione è rigida, con rischi specifici nelle parafunzioni e nel bruxismo. Si distinguono impianti Tissue Level (transmucosi) e Bone Level (sottomucosi).
Il termine osteointegrazione fu coniato da Per-Ingvar Brånemark e si distingue dalla fibrointegrazione, in cui tra osso e impianto si interpone tessuto connettivale, condizione associata al fallimento. Tra i fattori di successo il corso richiama la capacità proliferativa e di rivascolarizzazione del sito, la stabilità dell’impianto e il ruolo delle proteine morfogenetiche dell’osso (BMP). La guarigione ossea procede per fasi, dall’ematoma iniziale fino al rimodellamento dell’osso lamellare.
Il materiale segnala che la fase più delicata si colloca tra la seconda e la quarta settimana dopo l’inserimento, periodo in cui occorre evitare micromovimenti superiori a circa 100 micron, potenzialmente causa di fibro-integrazione. Si distinguono inoltre una stabilità primaria, meccanica e legata all’osso corticale, e una stabilità secondaria, biologica e legata al rimodellamento osseo.
Metodiche implantari: sommersa, emergente e iuxtaossea
L’implantologia sommersa è una tecnica bifasica, a due tempi e a carico tardivo, riconducibile alla scuola svedese di Brånemark: gli impianti, cilindrici o cilindro-conici, vengono inseriti previa incisione e lasciati sepolti per alcuni mesi (classicamente 4-6) in attesa dell’osteointegrazione. L’implantologia emergente è invece monofasica, a un tempo e a carico immediato, con impianti monolitici più allungati e sottili, inseribili anche senza incisione con la cosiddetta tecnica flapless.
L’implantologia iuxtaossea (sottoperiostea) prevede un impianto a griglia collocato tra osso e periostio, un manufatto unico indicato nelle gravi atrofie. Il corso richiama poi il concetto di biocompatibilità, ossia la capacità di una sostanza di essere metabolizzata senza effetti dannosi, valutata con colture cellulari. Vengono infine illustrate le tipologie morfologiche (root form, lamina, aciculare, griglia) e tecniche più specialistiche come gli impianti zigomatici, di competenza maxillo-facciale ed eseguibili in anestesia generale, e l’implantologia computer-guidata.
Caratteristiche implanto-protesiche: materiali, superfici e componentistica
Il titanio resta il materiale di riferimento per biocompatibilità, inerzia, basso peso specifico e fenomeno della passivazione; la zirconia offre vantaggi estetici e un’opzione per pazienti potenzialmente allergici al titanio, pur senza prove consolidate a lungo termine. Sul piano della forma, gli impianti a vite sfruttano la filettatura per aumentare superficie e osteointegrazione, mentre il platform switch è descritto come utile a limitare il riassorbimento crestale.
La superficie può essere lavorata o testurizzata: il materiale indica come ottimale per l’osteointegrazione una rugosità media del profilo intorno a 1-2 μm. Quanto alla componentistica, la fixture è la vite implantare vera e propria inserita nell’osso, mentre l’abutment (o moncone) sostiene la protesi e può essere standard o customizzato.
La protesi avvitata è rimovibile e non richiede cemento, riducendo il rischio di flogosi da residui; la cementata non è rimovibile ma consente di correggere disparallelismi. Il corso segnala, citando la letteratura, che le ricostruzioni cementate possono presentare più frequentemente complicazioni biologiche. Vale infine il principio per cui la protesi deve guidare la chirurgia.
Mucosite e perimplantite: definizione, diagnosi e classificazione
È il cuore clinico del percorso. La colonizzazione batterica della superficie implantare avviene rapidamente e, nel tempo, si arricchisce di specie dei complessi arancione e rosso, in analogia con la parodontite. La salute perimplantare è definita dall’assenza di eritema, sanguinamento al sondaggio, gonfiore e suppurazione.
La mucosite è una lesione infiammatoria reversibile dei tessuti molli senza perdita di osso di supporto, caratterizzata dal sanguinamento al sondaggio, e precede la perimplantite così come la gengivite precede la parodontite. La perimplantite è invece una condizione associata alla placca con infiammazione e progressiva perdita ossea. Il materiale riporta, su base di revisione sistematica, una prevalenza di mucositi intorno al 50% e di perimplantiti tra il 12 e il 40% sugli impianti.
Sul piano diagnostico, il sondaggio va eseguito con forza leggera (circa 0,2 N); il sanguinamento al sondaggio è un indicatore di rilievo e la diagnostica per immagini (dall’OPT alla Cone Beam) integra l’esame clinico. Il corso illustra inoltre diverse classificazioni del difetto osseo, tra cui quella di Schwarz del 2008, e la classificazione mondiale 2017 AAP/EFP.
Mantenimento e fattori di rischio della malattia perimplantare
La terapia di mantenimento mira a prevenire mucosite e perimplantite attraverso la rimozione di biofilm e tartaro, con un ruolo cruciale della motivazione del paziente: attorno all’impianto vengono infatti meno alcune barriere di protezione tipiche del dente naturale. L’igiene domiciliare si avvale di spazzolino manuale o elettrico, filo per impianti (con la tecnica a cravatta attorno all’abutment), scovolini e spazzolino monociuffo, eventualmente integrati da un controllo chimico del biofilm.
Il corso richiama anche il ruolo della vitamina C nella sintesi del collagene e nella guarigione. Quanto ai fattori di rischio, vengono descritti la storia di parodontite, il diabete con scarso controllo metabolico, il fumo (con effetto vasocostrittore e ritardo di guarigione) e il consumo eccessivo di alcol, oltre alla scarsa igiene e alla carenza di mucosa cheratinizzata. Per il fumo il materiale riporta un protocollo di cessazione con interruzione una settimana prima e otto settimane dopo il posizionamento dell’impianto.
Il trattamento delle patologie perimplantari e il protocollo CIST
La terapia non chirurgica, a cielo chiuso, è descritta come utile nel mantenimento e nella mucosite, ma poco predicibile come unica terapia della perimplantite. Tra i trattamenti di decontaminazione fisica il corso passa in rassegna curette in materiali compatibili (con la nota che l’acciaio è sconsigliato sul titanio), strumenti ultrasonici, air powder abrasion con polveri come glicina ed eritritolo, e spazzolini in titanio. Vengono inoltre illustrati laser (tra cui Er:YAG) e terapia fotodinamica, e trattamenti chimici come la clorexidina, di cui si segnala la tossicità dose- e tempo-dipendente sugli osteoblasti.
Sul versante chirurgico, il corso descrive la decontaminazione meccanica (compresa l’implantoplastica con frese sotto irrigazione), le tecniche a lembo e le tecniche rigenerative con innesto osseo e membrana. Il filo conduttore terapeutico è il protocollo CIST, proposto da Mombelli nel 1999, articolato in quattro fasi cumulative (meccanica, antisettica, antibiotica e chirurgica), fino all’espianto in caso di mobilità. Il materiale ribadisce che la prevenzione resta lo strumento più importante.
Domande frequenti
Che cos'è l'osteointegrazione?
L’osteointegrazione è l’intima unione tra l’osso e un impianto artificiale senza interposizione di tessuto connettivo. Il termine fu coniato da Per-Ingvar Brånemark e si distingue dalla fibrointegrazione, in cui invece si interpone tessuto connettivale tra osso e impianto, condizione associata al fallimento implantare.
Che differenza c'è tra mucosite perimplantare e perimplantite?
La mucosite perimplantare è una lesione infiammatoria dei tessuti molli attorno all’impianto, in assenza di perdita di osso di supporto, e ha come segno clinico principale il sanguinamento al sondaggio. La perimplantite, invece, associa all’infiammazione una progressiva perdita di osso di supporto. La mucosite precede la perimplantite come la gengivite precede la parodontite.
Che cosa caratterizza la salute perimplantare?
La salute perimplantare è caratterizzata dall’assenza di eritema, di sanguinamento al sondaggio, di gonfiore e di suppurazione. Secondo il materiale del corso, può esistere anche attorno a impianti con un supporto osseo ridotto, purché siano assenti i segni di infiammazione attiva.
Su che cosa si basa la classificazione della perimplantite secondo Schwarz?
Secondo la classificazione proposta da Schwarz nel 2008, la perimplantite viene classificata considerando l’aspetto del difetto osseo: classe I se il difetto è intraosseo, classe II se è sopra-alveolare. È una delle diverse classificazioni illustrate nel corso accanto, per esempio, alla classificazione mondiale 2017 AAP/EFP.
Che cosa sono, dal punto di vista normativo, gli impianti dentali?
Gli impianti dentali sono dispositivi medici e, per essere commercializzati, devono rispettare la Direttiva Europea 93/42 CE in termini di certificazione, biocompatibilità, tossicità, allergenicità e sicurezza. Questo inquadramento normativo è il punto di partenza per comprendere i requisiti di qualità del materiale implantare.
Che differenza c'è tra protesi avvitata e protesi cementata su impianti?
La protesi avvitata può essere rimossa con facilità e non richiede cemento di fissazione, riducendo il rischio di flogosi da residui. La protesi cementata non è rimovibile, ma consente di correggere disparallelismi. Il materiale segnala che le ricostruzioni cementate possono presentare più frequentemente complicazioni biologiche.
Perché non si dovrebbero usare curette in acciaio sugli impianti in titanio?
Le curette in acciaio hanno una durezza superiore a quella del titanio e, usate sugli impianti, ne possono irruvidire o graffiare la superficie. Per questo non sono indicate per la strumentazione manuale degli impianti in titanio, dove si preferiscono strumenti in materiali più compatibili come titanio, fibra di carbonio, teflon o plastica.
Che cos'è l'implantoplastica?
L’implantoplastica è una tecnica di decontaminazione meccanica eseguita con frese e pietre, sotto abbondante irrigazione, per levigare la superficie ruvida dell’impianto. L’obiettivo è ottenere una superficie più liscia e lucida, e quindi più facile da detergere, nell’ambito del trattamento chirurgico della perimplantite.
Qual è il razionale del trattamento chirurgico della perimplantite?
Il razionale del trattamento chirurgico è duplice: migliorare la pulibilità della superficie dell’impianto e modificare l’anatomia dei tessuti perimplantari molli e duri, così da favorire condizioni più adatte alla salute. Il corso lo inquadra come uno degli stadi del protocollo CIST, nelle forme più avanzate di malattia.
Che cosa si intende per biocompatibilità di un materiale implantare?
La biocompatibilità è la capacità di una sostanza di essere metabolizzata dagli organismi viventi senza effetti dannosi sulle funzioni vitali. È per questo che materiali come il titanio e l’idrossilapatite vengono analizzati accuratamente, anche con colture cellulari, prima del loro impiego nell’impianto.
In che cosa consiste il protocollo di cessazione del fumo per i pazienti implantari?
Secondo il materiale del corso, il protocollo di cessazione del fumo prevede l’interruzione del fumo una settimana prima e otto settimane dopo il posizionamento dell’impianto. Il fumo è considerato un fattore di rischio per la malattia perimplantare per il suo effetto vasocostrittore e per il ritardo di guarigione che può determinare.
Quale ruolo ha la vitamina C nella salute dei tessuti perimplantari?
La vitamina C (acido ascorbico) è importante per la salute e la riparazione di tessuti come pelle, ossa, denti e cartilagine, ed è necessaria per la sintesi del collagene. Il materiale segnala che la sua carenza può compromettere la guarigione e che il fabbisogno aumenta nei giorni successivi a un intervento orale.
Quale tipologia di impianto è più adatta quando la cresta ossea è sottile?
Secondo il materiale del corso, l’impianto a lama (plat-form) trova particolare indicazione nelle situazioni in cui la cresta ossea è sottile. È una delle diverse tipologie morfologiche illustrate nel percorso, accanto agli impianti root form e alle soluzioni per le atrofie più severe.
Che cosa sono la fixture e l'abutment di un impianto?
La fixture è la vite implantare vera e propria, in titanio o zirconia, inserita nell’osso durante la prima fase chirurgica. L’abutment (o pilastro o moncone) è la componente che si adatta alla testa della fixture e sostiene la protesi, e può essere standard oppure customizzato in base al caso clinico.
A chi è rivolto il corso ECM sulla gestione dei tessuti perimplantari?
Il corso è rivolto al team odontoiatrico, in particolare a odontoiatri e igienisti dentali, ed eroga 15 crediti ECM in modalità FAD (formazione a distanza). Affronta in modo progressivo basi biologiche, diagnosi e trattamento delle patologie perimplantari, con un taglio formativo e ampiamente referenziato alla letteratura.
In conclusione
Una gestione dei tessuti perimplantari fondata sulle basi biologiche, su una diagnosi accurata e su un approccio terapeutico graduale è ciò che rende la riabilitazione implantare davvero duratura. Comprendere il continuum che lega osteointegrazione, mucosite e perimplantite, e saper collocare ogni intervento all’interno di un protocollo come il CIST, consente al team odontoiatrico di intercettare precocemente le complicanze e di personalizzare la terapia in base alla gravità. Per approfondire l’intero percorso, dalla biologia alla terapia, con un taglio clinico-professionale e referenziato, è disponibile il corso ECM La gestione professionale dei tessuti perimplantari: mucositi e perimplantiti, che eroga 15 crediti ECM in modalità FAD per odontoiatri e igienisti dentali.