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Disturbi d’ansia e gestione dello stress: dallo spettro DSM-5 ai trattamenti

Redazione IKOSECM

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Articolo di approfondimento al corso Ecm C0330.

Disturbi d’ansia e gestione dello stress: dallo spettro DSM-5 ai trattamenti
Disturbi d’ansia e gestione dello stress: dallo spettro DSM-5 ai trattamenti — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

I disturbi d’ansia e la gestione dello stress sono tra i temi clinici più trasversali della pratica sanitaria: toccano la salute mentale della popolazione generale e accompagnano numerose condizioni fisiche. Comprenderli richiede di muoversi su tre piani che spesso restano separati nella formazione: la definizione dei concetti (che cosa sono davvero ansia, paura e stress), le loro basi neurofisiologiche e l’inquadramento diagnostico secondo i sistemi di classificazione internazionali. Questo approfondimento ripercorre quel filo, dalla definizione di salute mentale fino allo spettro dei disturbi d’ansia nel DSM-5 e alle principali tecniche di trattamento, con un taglio formativo pensato per i professionisti della salute mentale che desiderano un quadro d’insieme aggiornato.

In sintesi. Il corso ECM “Introduzione ai disturbi d’ansia e alla gestione dello stress”, a cura della Dott.ssa Gladys Bounous, è rivolto a Medico chirurgo, Psicologo, Tecnico della riabilitazione psichiatrica, Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e Terapista occupazionale. Eroga 10 crediti ECM in modalità FAD e offre una panoramica completa dello spettro ansioso secondo il DSM-5, delle sue basi neurofisiologiche e delle principali strategie psicoterapeutiche.

Salute mentale, ansia e stress: i concetti di base

Il punto di partenza del percorso è la definizione di salute mentale, richiamata a partire dall’impostazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e l’inquadramento epidemiologico del fenomeno nel contesto italiano. Il corso illustra come una quota rilevante della popolazione adulta presenti una probabilità significativa di disturbi ansiosi o depressivi, citando dati Istat che vengono ripresi nel materiale come riferimento di scenario.

Sul piano concettuale, il corso distingue tre termini spesso usati come sinonimi. L’ansia, la cui radice etimologica latina (“angere”, stringere) ne richiama la dimensione costrittiva, è una reazione a un pericolo percepito, non sempre evidente a un osservatore esterno. La paura, invece, è una reazione a un pericolo reale e identificabile. Lo stress si differenzia dall’ansia per la sua origine: dove l’ansia tende ad avere un’origine più diffusa, lo stress nasce in genere da una causa identificabile.

Il materiale introduce inoltre il concetto di distress, lo stress in accezione negativa, che secondo il corso compare quando una persona deve affrontare una situazione ma non dispone, o ritiene di non disporre, delle risorse per farlo. Questa cornice concettuale è la base su cui poggia tutto il resto del percorso formativo.

La neurofisiologia dell'ansia: dal sistema nervoso autonomo al cortisolo

Una parte sostanziale del corso è dedicata alle basi biologiche della risposta ansiosa. Il sistema nervoso autonomo viene descritto nelle sue due componenti: il ramo simpatico, che si attiva nelle situazioni percepite come minacciose preparando l’organismo alla risposta di attacco o fuga, e il ramo parasimpatico, associato al recupero e al ritorno verso l’equilibrio, con un ruolo di rilievo attribuito al nervo vago.

Il materiale ripercorre poi l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, descrivendo la cascata che dal fattore di rilascio della corticotropina (CRF) porta, attraverso l’ACTH, alla produzione di cortisolo e adrenalina da parte delle ghiandole surrenali. Questa risposta neuroendocrina rappresenta l’adattamento fisiologico alle situazioni di stress acuto.

Il corso dedica attenzione anche all’asse cervello-intestino e agli effetti dello stress quando diventa cronico: il materiale richiama, in chiave didattica, il coinvolgimento di neurotrasmettitori come il glutammato e le possibili ripercussioni a carico di strutture cerebrali quali l’ippocampo. Si tratta di contenuti presentati a scopo formativo, utili a comprendere perché la risposta allo stress, fisiologica e adattiva nel breve periodo, possa diventare problematica quando si prolunga nel tempo.

Lo spettro dei disturbi d'ansia nel DSM-5

Il corso descrive uno per uno i quadri che il DSM-5 colloca all’interno dello spettro ansioso: fobie specifiche, fobia o ansia sociale, disturbo di panico, disturbo d’ansia generalizzato, agorafobia, ansia di separazione e mutismo selettivo. Per ciascuno il materiale richiama i criteri diagnostici di riferimento, con un taglio descrittivo e formativo.

Un passaggio importante riguarda l’evoluzione della classificazione. Rispetto al DSM-IV, il DSM-5 ha riorganizzato questo capitolo: il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi correlati a eventi traumatici e stressanti, come il disturbo post-traumatico da stress (PTSD), non rientrano più nello spettro dei disturbi d’ansia, ma sono stati ricollocati in sezioni autonome. Il corso ne mantiene comunque la trattazione, riconoscendone la contiguità clinica con i quadri ansiosi.

Questa mappa dello spettro consente al professionista di orientarsi tra condizioni che condividono alcuni meccanismi ma differiscono per criteri, decorso e implicazioni. È un quadro d’insieme che il corso costruisce progressivamente, dalle definizioni generali ai singoli disturbi.

Disturbo d'ansia generalizzato e disturbo di panico

Tra i quadri trattati, il disturbo d’ansia generalizzato (GAD) riceve un’attenzione specifica. Il corso ne richiama i criteri diagnostici secondo il DSM-5, che prevedono la presenza di ansia e preoccupazione eccessive per la maggior parte del tempo per almeno sei mesi. Il materiale sottolinea come il GAD si distingua dalle normali preoccupazioni della vita quotidiana per la sua capacità di condizionare il funzionamento della persona, oltre che per la cronicità e per la difficoltà a controllare la preoccupazione.

Il corso illustra inoltre i meccanismi cognitivi di mantenimento del disturbo: il ruolo delle credenze, positive e negative, sulla preoccupazione e l’adozione di strategie che, pur cercando di gestire l’ansia, finiscono per alimentarla, descritte come circolo disfunzionale.

Per il disturbo di panico, il materiale individua due elementi caratterizzanti: l’ansia anticipatoria, ossia il timore che possa ripresentarsi un attacco, e l’evitamento fobico delle situazioni associate. Questi tratti aiutano a riconoscere il quadro e a distinguerlo da episodi isolati di intensa attivazione.

Fobie, ansia sociale e disturbi correlati

Il corso definisce le fobie come comportamenti di evitamento riferiti a oggetti o situazioni specifiche, che generano disagio e interferiscono con il normale funzionamento. È una definizione operativa che lega il sintomo fobico alla sua componente comportamentale, l’evitamento, piuttosto che alla sola paura.

Per la fobia sociale il materiale propone una lettura cognitiva: secondo questa prospettiva il disturbo è determinato da pensieri disadattativi e da convinzioni errate rispetto al contesto sociale, ad esempio l’attesa di un giudizio negativo da parte degli altri. Riconoscere il peso di questi schemi di pensiero è rilevante per comprendere il razionale delle strategie di trattamento centrate sulla dimensione cognitiva.

Il percorso include infine una trattazione del disturbo ossessivo-compulsivo e del disturbo post-traumatico da stress che, pur usciti dallo spettro ansioso nel DSM-5, vengono descritti nei loro criteri, sintomi e meccanismi, sempre con finalità di inquadramento formativo e non diagnostico.

Trattamenti e tecniche psicoterapeutiche per ansia e stress

L’ultima parte del corso passa in rassegna le opzioni di trattamento. Come quadro di riferimento il materiale richiama le linee guida del NICE britannico, l’ente che definisce quali siano le cure migliori in termini di dispositivi e trattamenti e quali risultino più sostenibili per il Sistema Sanitario Nazionale del Regno Unito.

Accanto al ruolo del trattamento farmacologico, il corso dedica ampio spazio agli interventi psicoterapeutici. Tra questi: la psicoeducazione; il biofeedback, che allena la persona a controllare le proprie risposte fisiologiche tramite apparecchiature che le misurano; i training di rilassamento; e una serie di tecniche storiche della terapia comportamentale e cognitivo-comportamentale.

Il materiale descrive, attribuendole ai rispettivi autori, la desensibilizzazione sistematica di Wolpe, il flooding, la terapia implosiva, il modeling di Bandura, la ristrutturazione cognitiva e lo Stress Inoculation Training di Meichenbaum, fino ad approcci più recenti come l’EMDR, la CPT, l’esposizione in realtà virtuale e l’esposizione con prevenzione della risposta (E/RP). Il flooding, ad esempio, è descritto come la presentazione non graduale della situazione ansiogena allo scopo di produrre l’estinzione del comportamento di evitamento, con l’accettazione iniziale di risposte emozionali anche intense. È una panoramica pensata per fornire al professionista una mappa delle tecniche, non istruzioni operative di applicazione.

Perché aggiornarsi sui disturbi d'ansia e sulla gestione dello stress

I disturbi d’ansia attraversano la pratica di molte figure sanitarie, dalla salute mentale specialistica alla riabilitazione. Disporre di un quadro che colleghi la definizione dei concetti, le basi neurofisiologiche, l’inquadramento secondo il DSM-5 e il ventaglio dei trattamenti aiuta a leggere in modo più integrato le situazioni cliniche e a comunicare con gli altri professionisti coinvolti.

Per chi opera nei servizi di salute mentale o in équipe multidisciplinari, un aggiornamento strutturato su questi temi rappresenta anche un’occasione per allineare il proprio linguaggio ai sistemi di classificazione attuali e alle principali linee guida di riferimento, mantenendo sempre la consapevolezza che la diagnosi e il trattamento restano atti clinici di competenza specialistica.

Domande frequenti

Che cos'è l'ansia?

Secondo il materiale del corso l’ansia è un’emozione caratterizzata da sensazioni di tensione e da modificazioni fisiche, come l’aumento della pressione sanguigna o della frequenza respiratoria. È una reazione che si attiva di fronte a un pericolo percepito, anche quando questo non è immediatamente evidente a un osservatore esterno.

Qual è la differenza tra paura e ansia?

Il corso spiega che la paura è una reazione emotiva a un pericolo reale e identificabile, mentre l’ansia è una reazione emotiva a un pericolo percepito, non sempre evidente agli occhi degli altri. La distinzione aiuta a inquadrare quando una risposta emotiva è proporzionata alla situazione e quando, invece, anticipa o amplifica una minaccia.

Quale parte del sistema nervoso autonomo si attiva nelle situazioni stressanti?

Nelle situazioni stressanti tende ad attivarsi il sistema nervoso simpatico, responsabile della risposta di attacco o fuga. È la componente del sistema nervoso autonomo che prepara l’organismo a reagire rapidamente a una minaccia percepita, in contrapposizione al ramo parasimpatico, associato al recupero.

Quali sono gli effetti fisiologici della risposta allo stress?

La risposta fisiologica allo stress determina, secondo il materiale, l’aumento della produzione di cortisolo e adrenalina da parte delle ghiandole surrenali. Questa attivazione neuroendocrina è parte dell’adattamento dell’organismo allo stress acuto; il corso ne discute anche le possibili implicazioni quando lo stress diventa cronico.

Quando si parla di distress, cioè di stress negativo?

Secondo il corso il distress compare quando una persona deve affrontare una determinata situazione ma non ha, o crede di non avere, le risorse per farlo. È la quota di stress che viene vissuta come gravosa e non gestibile, distinta dall’attivazione fisiologica che invece sostiene la prestazione.

Perché il disturbo ossessivo-compulsivo non rientra più tra i disturbi d'ansia?

Nel DSM-5 il disturbo ossessivo-compulsivo è stato spostato fuori dallo spettro dei disturbi d’ansia e collocato in una sezione propria. Si tratta di una riorganizzazione della classificazione rispetto al DSM-IV: il corso mantiene comunque la trattazione del disturbo, riconoscendone la vicinanza clinica con i quadri ansiosi.

Per quanto tempo devono manifestarsi i sintomi per parlare di disturbo d'ansia generalizzato?

Per il disturbo d’ansia generalizzato i criteri del DSM-5 richiedono che ansia e preoccupazione eccessive siano presenti per la maggior parte del tempo per almeno sei mesi. La durata è uno degli elementi che il corso richiama per distinguere il quadro clinico da preoccupazioni transitorie.

Cosa distingue una normale preoccupazione dal disturbo d'ansia generalizzato?

Il materiale indica che il GAD si distingue dalle normali preoccupazioni per la sua capacità di condizionare la vita quotidiana, oltre che per la cronicità e per l’incontrollabilità della preoccupazione. Non è quindi l’argomento della preoccupazione a fare la differenza, ma la sua pervasività e la difficoltà a gestirla.

Che cos'è il NICE e che ruolo ha nel corso?

Il NICE è l’ente britannico che definisce quali siano le cure migliori in termini di dispositivi e trattamenti e indica quelle più sostenibili economicamente per il Sistema Sanitario Nazionale del Regno Unito. Nel corso le sue linee guida sono richiamate come quadro di riferimento per il trattamento dei diversi disturbi d’ansia.

A cosa serve il biofeedback nella gestione dell'ansia?

Il biofeedback serve ad allenare le persone a controllare le proprie risposte fisiologiche, utilizzando apparecchiature che misurano tali risposte. Restituendo al soggetto un riscontro in tempo reale, consente di apprendere progressivamente una maggiore regolazione dell’attivazione corporea legata all’ansia.

Come si riconosce il disturbo di panico?

Il corso indica come elementi caratterizzanti del disturbo di panico l’ansia anticipatoria, cioè il timore che possa ripresentarsi un attacco, e l’evitamento fobico delle situazioni associate. Questi due tratti aiutano a distinguere il quadro da episodi isolati di intensa attivazione.

Come vengono definite le fobie?

Le fobie sono definite nel corso come un insieme di comportamenti di evitamento di cose o situazioni specifiche, che creano disagio nel normale funzionamento di vita. La definizione mette in primo piano la componente comportamentale dell’evitamento, oltre alla paura associata allo stimolo specifico.

Secondo la spiegazione cognitiva, da cosa è determinata la fobia sociale?

Secondo la spiegazione cognitiva richiamata dal corso, la fobia sociale è determinata da pensieri disadattativi e da convinzioni errate rispetto al contesto sociale. Questa lettura, centrata sugli schemi di pensiero, è alla base del razionale di molti interventi psicoterapeutici di matrice cognitiva.

In cosa consiste la tecnica del flooding?

Il flooding consiste nel produrre l’estinzione di un comportamento di evitamento presentando in modo non graduale la situazione ansiogena, con l’accettazione iniziale di risposte emozionali anche molto intense. Il corso la descrive a scopo formativo: la sua applicazione clinica è riservata a contesti specialistici e a operatori formati.

A cosa serve la ristrutturazione cognitiva?

La ristrutturazione cognitiva serve a modificare le convinzioni disfunzionali che mantengono il circuito dell’ansia, aiutando il paziente a pensare in modo più realistico e adattivo. Agisce sugli schemi di pensiero che alimentano la preoccupazione, ed è una delle tecniche cardine degli approcci cognitivo-comportamentali.

In conclusione

Un quadro aggiornato dei disturbi d’ansia e della gestione dello stress permette di collegare ciò che spesso resta frammentato: la definizione dei concetti, la neurofisiologia della risposta allo stress, l’inquadramento secondo il DSM-5 e il ventaglio dei trattamenti psicoterapeutici. Per il professionista della salute mentale significa disporre di una mappa coerente con cui leggere le situazioni cliniche, sempre nella consapevolezza che diagnosi e trattamento restano atti specialistici.

Il corso ECM “Introduzione ai disturbi d’ansia e alla gestione dello stress”, a cura della Dott.ssa Gladys Bounous, sviluppa questi contenuti in modo sistematico ed eroga 10 crediti ECM in modalità FAD. Puoi approfondire programma e modalità di iscrizione sulla pagina del corso.

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