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Il comportamento sessuale abusante: comprendere gli autori di reato sessuale

Redazione IKOSECM

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Articolo di approfondimento al corso Ecm C0499.

Il comportamento sessuale abusante: comprendere gli autori di reato sessuale
Il comportamento sessuale abusante: comprendere gli autori di reato sessuale — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

Il comportamento sessuale abusante è un fenomeno che interpella quotidianamente psicologi, medici, educatori e operatori della salute mentale, eppure resta spesso avvolto da semplificazioni e fraintendimenti. Comprenderne le definizioni, le tipologie di autori e i modelli teorici che provano a spiegarlo non significa giustificare nulla: significa dotarsi degli strumenti concettuali necessari per leggere correttamente situazioni cliniche e forensi complesse. Questo approfondimento ripercorre, con taglio formativo e divulgativo, i nodi principali del tema: dal concetto di consenso alle diverse figure di aggressore, fino ai modelli esplicativi e alle logiche di trattamento. È pensato per professionisti che incontrano queste dinamiche nel proprio lavoro e desiderano un inquadramento ordinato e aggiornato.

Questo articolo offre una panoramica formativa sul comportamento sessuale abusante e sugli autori di reato sessuale, rivolta a professionisti della salute mentale e delle scienze forensi. I temi trattati sono approfonditi nel corso FAD “La comprensione dei comportamenti sessuali abusanti: dalla teoria al trattamento”, organizzato dalla SISPSe, che eroga 10 crediti ECM per medici, psicologi, infermieri, educatori professionali, tecnici della riabilitazione psichiatrica e altre figure della salute mentale.

Che cos'è il comportamento sessuale abusante

La definizione operativa adottata in ambito clinico-forense individua tre caratteristiche concorrenti: l’assenza di consenso, l’assenza di uguaglianza tra le persone coinvolte e la presenza di una coercizione. È un inquadramento che sposta l’attenzione dall’atto in sé alle condizioni relazionali in cui avviene.

Il nodo centrale è il consenso, che non coincide con un semplice “sì”. Perché si possa parlare di consenso autentico devono ricorrere più condizioni: la comprensione di ciò che è proposto, la conoscenza degli standard sociali relativi, la consapevolezza delle conseguenze e delle alternative, la sicurezza che ogni decisione sarà rispettata, la volontarietà della scelta e la capacità mentale di compierla.

Il comportamento abusante viene letto come fenomeno multifattoriale, in cui si intrecciano la dimensione dell’aggressività, quella della sessualità e una componente narcisistica, il tutto attraversato dalle influenze culturali del contesto di provenienza. L’abuso può assumere forme diverse: manifestamente aggressive, psicologicamente distruttive, oppure relazionalmente aggressive in modo diretto o indiretto.

Pedofilia: definizione clinica e confini del concetto

La pedofilia è tra le parafilie più studiate, sia in ambito clinico sia in ambito forense. Si caratterizza come interesse sessuale persistente verso bambini che non hanno ancora sviluppato i caratteri sessuali secondari, espresso attraverso pensieri, fantasie e arousal.

Un punto spesso frainteso è la distinzione tra la condizione e il comportamento: i termini “pedofilia” e “abuso sessuale su minore” non descrivono la stessa entità. Esistono persone con questo interesse che non hanno mai commesso abusi, così come autori di abuso su minori che non rientrano nel quadro della pedofilia. Sul piano clinico si parla anche di pedofilia episodica, caratterizzata da due o più episodi inframmezzati dall’assenza di comportamenti: per la diagnosi occorre misurare la persistenza e l’intensità dei pensieri e dell’arousal.

Sul versante neurobiologico, alcuni autori hanno ipotizzato un coinvolgimento del sistema serotoninergico e anomalie funzionali nella regione orbito-frontale. Si tratta di ipotesi di ricerca, utili a inquadrare la complessità del fenomeno più che a fornire spiegazioni definitive.

Le diverse tipologie di autori di reato sessuale

Con il termine “stupratori” si indicano le persone che commettono abusi sessuali nei confronti di adulti. La nozione giuridica di violenza sessuale ha contenuti che variano da Paese a Paese; oggi il concetto di violenza carnale non si limita alla penetrazione ma comprende forme diverse di abuso che possono avere come vittime uomini, donne e bambini.

Accanto agli stupratori adulti si distinguono altre figure:

  • i juvenile sexual offender, ossia autori minorenni di aggressioni sessuali;
  • gli autori coinvolti nella violenza sessuale di gruppo, in cui il contributo agli atti compiuti da altri assume rilievo specifico;
  • gli aggressori con deficit intellettivo, le cui condotte si esprimono prevalentemente in forme esibizionistiche.

Sul piano socio-demografico, gli stupratori di adulti mostrano profili in parte differenti rispetto agli autori di abuso su minori, un dato che il corso approfondisce richiamando la letteratura di riferimento.

Donne abusanti e abuso in rete: cybergrooming e sex extortion

La figura della donna come autrice di abuso è stata a lungo sottostimata, anche per un retaggio culturale che faticava a riconoscerla. Gli abusi agiti da donne tendono a esprimersi attraverso forme di coercizione psicologica. La categorizzazione di Mathews descrive, tra le altre, la figura dell'”insegnante/amante”, che abusa di un adolescente negando l’abuso e interpretando la situazione come una relazione.

Lo spostamento delle relazioni nel mondo digitale ha fatto emergere condotte specifiche. Il cybergrooming è l’adescamento online di minori: l’aggressore costruisce gradualmente un rapporto di fiducia, introducendo poi temi sessuali per desensibilizzare la vittima. La sex extortion consiste nel farsi inviare immagini o video intimi, anche allo scopo di ricattare. Le vittime di queste dinamiche sono spesso adolescenti in contesti familiari conflittuali e con scarsa supervisione, elementi che ne accentuano la vulnerabilità.

I modelli unifattoriali: distorsioni cognitive ed empatia

Tra i modelli che si concentrano su un fattore isolato, la teoria dell'”abusatore abusato” lega il comportamento successivo a esperienze traumatiche pregresse, pur con limiti metodologici riconosciuti, come la frequente assenza di adeguati gruppi di controllo.

Un costrutto particolarmente rilevante è quello delle distorsioni cognitive: credenze che sostengono l’aggressione sessuale e permettono all’autore di giustificare i propri atti. Accanto a esse, le teorie sul deficit di empatia per la vittima ipotizzano una difficoltà a entrare in contatto con il vissuto altrui. La teoria di Bumby propone una lettura interessante: la carenza empatica servirebbe a evitare l’esperienza della vergogna. Altri modelli sottolineano come le preferenze sessuali devianti, quando presenti, tendano a consolidarsi prima della messa in atto del comportamento.

I modelli multifattoriali: Finkelhor, Marshall-Barbaree e ITSO

Le teorie più evolute integrano molteplici dimensioni. Le precondizioni di Finkelhor, riferite all’abuso su minori, individuano quattro fattori: congruenza emotiva, arousal sessuale, blocco (nelle varianti situazionale ed evolutiva) e disinibizione. Ciascuna precondizione deve realizzarsi perché l’abuso avvenga, e tra i fattori disinibitori figura l’intossicazione da alcol o sostanze.

La teoria integrata di Marshall e Barbaree (1990) postula che nessun individuo sia di per sé immune dal commettere aggressioni sessuali, e individua nell’attaccamento insicuro un fattore di vulnerabilità infantile e nella perdita di una relazione affettiva un possibile fattore transitorio; il mantenimento della condotta è sostenuto da rinforzi e distorsioni cognitive.

La teoria ITSO di Ward e Beech descrive infine l’aggressione sessuale come esito di un network di fattori causali, organizzati in quattro aree problematiche: autocontrollo, funzionamento affettivo, distorsioni cognitive e interessi sessuali devianti. Questo approccio sostiene la costruzione di programmi di trattamento personalizzati.

Dalla comprensione al trattamento: il programma "Oltre il Muro"

Comprendere le dinamiche e i bisogni sottesi al comportamento abusante è il presupposto per impostare interventi mirati. Il programma “Oltre il Muro”, presentato nel corso, adotta un approccio cognitivo-comportamentale e si articola in più componenti.

Tra gli elementi del percorso figurano il colloquio motivazionale, una fase di assessment che include la valutazione del rischio statico mediante uno strumento come la Risk Matrix 2000, il lavoro sulle abilità sociali, il gruppo di trattamento, l’impiego dell’EMDR con tecniche specifiche e i gruppi dedicati alla prevenzione della recidiva e al supporto. Un obiettivo trasversale è preparare la persona all’impatto emotivo del rientro nella comunità di appartenenza. Si tratta di interventi complessi, che richiedono competenze specialistiche e un’attenta integrazione tra dimensione clinica e contesto territoriale.

Domande frequenti

Come si definisce il comportamento sessuale abusante?

È ogni comportamento sessuale che avviene senza consenso, senza uguaglianza e a seguito di un’oggettiva coercizione. La definizione sposta l’attenzione sulle condizioni relazionali in cui l’atto si verifica, più che sull’atto isolato, ed è il punto di partenza per ogni inquadramento clinico e forense del fenomeno.

Cosa si intende esattamente per consenso?

Il consenso è l’aver scelto di prendere parte a un atto avendone la libertà e la capacità. Implica più condizioni: comprensione di ciò che è proposto, conoscenza degli standard sociali, consapevolezza delle conseguenze e delle alternative, sicurezza che la decisione sarà rispettata, volontarietà e capacità mentale di scegliere.

Pedofilia e abuso sessuale su minore sono la stessa cosa?

No. La pedofilia è un persistente interesse sessuale verso bambini in età prepuberale, mentre l’abuso sessuale su minore è un comportamento. Esistono persone con questo interesse che non commettono abusi e autori di abuso che non rientrano nel quadro della pedofilia. La distinzione è clinicamente rilevante.

Quali aspetti neurobiologici sono associati al comportamento pedofilo?

Alcune ipotesi di ricerca richiamano un possibile coinvolgimento del sistema serotoninergico, secondo quanto suggerito da Kafka, e anomalie funzionali della regione orbito-frontale. Sono linee di indagine che aiutano a cogliere la complessità del fenomeno, non spiegazioni causali definitive.

Cos'è il cybergrooming?

Il cybergrooming è l’adescamento online di minori. L’aggressore costruisce gradualmente un rapporto di fiducia con la vittima, introducendo poi temi di natura sessuale per desensibilizzarla. È una dinamica che colpisce spesso adolescenti in contesti familiari conflittuali e con scarsa supervisione.

Cos'è la sex extortion?

La sex extortion consiste nel farsi inviare immagini o video intimi, anche allo scopo di ricattare la vittima. Si sviluppa tipicamente in continuità con dinamiche di adescamento online ed espone a forme di pressione psicologica particolarmente insidiose, soprattutto verso i più giovani.

Cosa sono le distorsioni cognitive negli aggressori sessuali?

Sono credenze che supportano l’aggressione sessuale e permettono all’autore di giustificare i propri atti trasgressivi. Rappresentano un costrutto centrale in diversi modelli teorici e costituiscono uno dei bersagli principali degli interventi di trattamento a orientamento cognitivo-comportamentale.

Cosa postula la teoria di Bumby?

La teoria di Bumby propone che la carenza empatica serva all’evitamento dell’esperienza della vergogna. È una lettura che collega il deficit di empatia per la vittima a un meccanismo difensivo, offrendo una chiave per comprendere alcune dinamiche emotive degli autori di reato.

Quali sono le precondizioni di Finkelhor per l'abuso su minori?

Sono quattro: congruenza emotiva, arousal sessuale, blocco (nelle varianti situazionale ed evolutiva) e disinibizione. Secondo il modello, ogni precondizione deve realizzarsi perché l’abuso avvenga; tra i fattori che favoriscono la disinibizione viene indicata anche l’intossicazione da alcol o sostanze.

Cosa afferma la teoria integrata di Marshall e Barbaree?

Nasce per spiegare l’abuso e l’aggressione sessuale su minori e adulti e postula che nessun individuo sia davvero immune dal commettere aggressioni sessuali. Individua nello stile di attaccamento insicuro un fattore di vulnerabilità infantile e nella perdita di una relazione affettiva un possibile fattore transitorio.

Cosa descrive la teoria ITSO di Ward e Beech?

La Teoria Integrata dell’Aggressione Sessuale descrive il comportamento abusante come esito di un network di fattori causali, organizzati in quattro aree problematiche: autocontrollo, funzionamento affettivo, distorsioni cognitive e interessi sessuali devianti. Questo approccio orienta verso programmi di trattamento personalizzati sui problemi specifici di ciascun autore.

Su quale approccio si basa il programma "Oltre il Muro"?

Il programma di trattamento “Oltre il Muro” si fonda su un approccio di tipo cognitivo-comportamentale. Integra colloquio motivazionale, assessment del rischio, lavoro sulle abilità sociali, gruppi di trattamento e interventi orientati alla prevenzione della recidiva e al supporto nel rientro nella comunità.

Quale strumento si usa per la valutazione del rischio statico?

Nel programma “Oltre il Muro” la valutazione del rischio statico viene effettuata mediante la Risk Matrix 2000. La valutazione del rischio è una componente strutturale dell’assessment, distinta dal lavoro sugli indicatori di rischio dinamico, e richiede competenze specialistiche e strumenti validati.

Anche le donne possono essere autrici di abuso sessuale?

Sì, sebbene il fenomeno sia stato a lungo sottostimato. Gli abusi agiti da donne tendono a esprimersi attraverso forme di coercizione psicologica. La categorizzazione di Mathews descrive, ad esempio, la figura dell'”insegnante/amante”, che abusa di un adolescente negando l’abuso e interpretando la situazione come una relazione.

Perché è utile formarsi sul comportamento sessuale abusante?

Perché si tratta di un ambito complesso, in cui le semplificazioni rischiano di compromettere la lettura clinica e l’intervento. Una formazione strutturata aiuta operatori della salute mentale e delle scienze forensi a distinguere definizioni, tipologie e modelli teorici, costruendo un linguaggio comune e un inquadramento solido del fenomeno.

In conclusione

Affrontare il tema del comportamento sessuale abusante con rigore significa tenere insieme definizioni precise, conoscenza delle diverse tipologie di autori e familiarità con i modelli teorici che ne spiegano la genesi, fino alle logiche del trattamento. È un sapere che non riduce la complessità a formule, ma offre ai professionisti coordinate affidabili per orientarsi in situazioni cliniche e forensi delicate. Se desideri approfondire questi contenuti in modo sistematico, il corso FAD “La comprensione dei comportamenti sessuali abusanti: dalla teoria al trattamento”, organizzato dalla SISPSe, ripercorre l’intero percorso dalla definizione ai programmi di intervento ed eroga 10 crediti ECM. Puoi consultarne il programma e la modalità di fruizione sulla pagina del corso.

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