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Piede piatto nel bambino: anatomia, biomeccanica e opzioni di trattamento

Redazione IKOSECM

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Articolo di approfondimento al corso Ecm C0606.

Piede piatto nel bambino: anatomia, biomeccanica e opzioni di trattamento
Piede piatto nel bambino: anatomia, biomeccanica e opzioni di trattamento — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

Il piede piatto nel bambino è una delle ragioni più frequenti di consulto per fisioterapisti, podologi e tecnici ortopedici, eppure resta una condizione spesso sovra-diagnosticata e sovra-trattata. La difficoltà nasce da un equivoco di fondo: non è una vera e propria entità nosologica, bensì una manifestazione clinica a genesi multifattoriale, che nella prima infanzia rientra perlopiù nel fisiologico. Capire dove finisce la fisiologia e dove inizia ciò che merita attenzione richiede una base solida di anatomia, biomeccanica e valutazione per fascia d’età. Questo approfondimento ripercorre, in chiave formativa, il percorso che porta dall’anatomia del piede alla scelta consapevole del trattamento, conservativo o chirurgico.

A chi è rivolto. Questo corso ECM è dedicato ai professionisti che valutano e trattano il piede in età evolutiva: è accreditato per medico chirurgo, fisioterapista, podologo, tecnico ortopedico, infermiere, infermiere pediatrico, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva e altre professioni sanitarie. Eroga 15 crediti ECM in modalità FAD ed è curato dal Dott. Ivan Di Francescantonio, fisioterapista. Il taglio è anatomico, biomeccanico e clinico-applicativo, con una progressione che va dall’anatomia alle opzioni di trattamento.

Anatomia funzionale e biomeccanica del piede

Comprendere il piede piatto è impossibile senza partire dall’architettura del piede sano. Il corso descrive il piede come una struttura altamente articolata: secondo il materiale comprende 26 ossa (28 considerando i sesamoidi plantari), 33 articolazioni e una ventina di muscoli tra intrinseci ed estrinseci, organizzati in tarso, metatarso e falangi e suddivisi funzionalmente in retropiede, mesopiede e avampiede.

Su questa base ossea si innestano le articolazioni chiave per la mobilità complessiva: l’articolazione mediotarsica di Chopart e quella di Lisfranc, insieme alla sottoastragalica, governano i movimenti di pronazione e supinazione. Gli archi plantari (longitudinale mediale, longitudinale laterale e trasverso) costituiscono la geometria portante secondo le arcate di Farabeuf, mentre strutture come lo Spring Ligament, dotato di corpuscoli propriocettivi, raccontano la doppia natura del piede.

La biomeccanica è il cuore concettuale del capitolo. Il corso illustra la distinzione tra un piede astragalico, deputato alla trasmissione del carico, e uno calcaneare, che agisce come leva propulsiva, e richiama i tre biomeccanismi descritti da Ronconi: trasmissione, moto elicoidale e propulsione. Concetti come l’effetto argano e l’elica podalica spiegano come il piede passi da struttura adattabile in appoggio a leva rigida nella spinta, premessa indispensabile per leggere correttamente un piattismo.

Che cos'è il piede piatto: definizione e classificazione

Definire il piede piatto è meno scontato di quanto sembri. Il corso evidenzia l’assenza di parametri universalmente accettati per l’altezza dell’arco e propone una lettura morfologica (abbassamento della volta plantare e valgismo del retropiede) accanto a una definizione più completa, che considera l’arco longitudinale abnormemente abbassato o assente associato alla pronazione del calcagno. Particolarmente utile è la definizione sindromica di Pisani, che inquadra il piede piatto come quadro a genesi multifattoriale, ricordando il concetto di coxa pedis.

Sul piano classificativo, il materiale richiama la suddivisione dell’American College of Foot and Ankle Surgery, che distingue piede piatto flessibile, flessibile con retrazione dell’achilleo e rigido. La differenza pratica più rilevante riguarda il comportamento dell’arco: il piede piatto flessibile mostra un arco normale in scarico e ridotto o assente in carico, mentre il rigido presenta un arco ridotto sia in carico sia in scarico.

Il capitolo affronta infine le forme che richiedono particolare attenzione, come le sinostosi tarsali (fusioni ossee, cartilaginee o fibrose tra le ossa del tarso) e il piede ‘a dondolo’ da astragalo verticale congenito. Distinguere il piattismo flessibile, frequente e spesso benigno, da queste condizioni più strutturate è il primo passo verso una prognosi corretta.

La valutazione iniziale: cosa osservare a ogni età

Il corso imposta la valutazione su due pilastri. Il primo è l’anamnesi, che indaga familiarità per piede piatto, patologie congenite o acquisite, iperlassità, malattie neuromuscolari e sviluppo psicomotorio. Il secondo è l’età del bambino, perché lo stesso quadro morfologico assume significati diversi a seconda della fase di sviluppo. Su queste basi si distingue un piattismo statico o rigido, di origine costituzionale o scheletrica, da uno dinamico o flessibile, legato a iperlassità o a quadri neuromuscolari.

L’approccio per fasce d’età è il filo conduttore. Secondo il materiale, entro i 3 anni il piede è fisiologicamente piatto, lasso, flessibile e con calcagno in pronazione, motivo per cui l’atteggiamento clinico è di vigile attesa. Tra i 3 e i 6 anni si sviluppa l’elica ad assetto variabile e cresce l’attenzione alla calzatura, mentre dai 6 anni alla pubertà e poi alla maturità scheletrica il quadro tende a consolidarsi.

Sul piano strumentale, il corso passa in rassegna podoscopio e pedane baropodometriche per leggere la conformazione in carico, oltre a una serie di test clinici come l’angolo di Fick, il segno delle troppe dita, l’Helbing’s tip toe standing test e il Navicular drop test. Anche la lettura dell’impronta plantare ha i suoi riferimenti: il materiale ricorda, ad esempio, il criterio della tangente al bordo mediale e della perpendicolare condotta nell’istmo. Si tratta di strumenti formativi da inquadrare sempre nel contesto clinico complessivo.

Il trattamento conservativo: ortesi e fisioterapia

Il capitolo dedicato al trattamento conservativo è il cuore applicativo del corso. Sul fronte epidemiologico, il materiale segnala l’assenza di dati certi e riporta che circa il 20% degli adulti presenta piede piatto, in maggioranza flessibile e con maggiore incidenza nei maschi. Centrale è il tema dell’evoluzione spontanea nella prima decade di vita: secondo uno studio podografico citato dal materiale, a 18 mesi circa il 97% dei bambini mostra un piede piatto di terzo grado, mentre tra i 10 e gli 11 anni la quota di terzo grado scende intorno al 4%. Il corso riporta inoltre una distribuzione del 66% di forme flessibili, 25% flessibili con retrazione achillea e 9% rigide.

Sul piano biomeccanico, l’appiattimento sotto carico è descritto come pronazione del calcagno con allungamento del legamento calcaneo-scafoideo plantare, scivolamento mediale dell’astragalo e spostamento mediale del centro di gravità. È il razionale che orienta le scelte di trattamento.

Tra le opzioni, le ortesi plantari hanno obiettivi dichiarati di correzione della pronazione, sollevamento dell’astragalo e adduzione dell’avampiede, con un’azione sia meccanica sia propriocettiva; il materiale richiama i plantari di Martorell e di Lelievre e la distinzione tra scuola anglosassone (ortesi funzionali) e mediterranea (ortesi di sostegno). La fisioterapia, dal canto suo, poggia su rinforzo muscolare, lavoro propriocettivo, lavoro articolare e interdipendenza regionale, con l’esercizio del ‘piede corto’ (short foot exercise) come proposta esemplare per migliorare l’assetto biomeccanico.

Cenni di trattamento chirurgico

Il capitolo conclusivo affronta la chirurgia come opzione residuale. Il corso precisa che si tratta di un approccio relativamente raro, riguardando secondo i diversi Autori una percentuale di pazienti compresa tra il 2% e il 15%. La ragione è chiara: un piede solo morfologicamente piatto è spesso asintomatico e ben tollerato, mentre è il piede funzionalmente piatto a poter dare sintomatologia.

Il materiale ricorda inoltre quali deformità secondarie possano svilupparsi in età adulta a partire da un piede piatto funzionale, tra cui alluce valgo, metatarsalgia, sindrome del tunnel tarsale, disfunzione del tendine tibiale posteriore e artrosi sottoastragalica e mediotarsica. Sono elementi che aiutano a comprendere perché in alcuni casi selezionati si valuti l’intervento.

Le indicazioni chirurgiche condivise dal corso includono età superiore agli 8 anni, piede piatto flessibile sintomatico e piede piatto funzionale. Sul versante tecnico, il materiale distingue interventi sull’osso (osteotomie e artrodesi, in genere proposte dopo l’accrescimento, non prima dei 13-15 anni), interventi sulle parti molli (allungamento del tendine d’Achille, ritensionamento del tibiale posteriore, capsuloplastiche) e l’artrorisi. Questi cenni hanno valore esclusivamente formativo e di inquadramento delle opzioni, non costituiscono una guida operatoria.

Domande frequenti

Quando il piede del bambino sviluppa l'arco longitudinale plantare?

Il corso indica che l’arco longitudinale plantare si forma durante la prima decade di vita, in particolare tra i 2 e i 6 anni, come risposta agli stimoli motori e propriocettivi derivanti dalla relazione del piede con il suolo. È un processo di maturazione che spiega perché lo stesso quadro vada letto in funzione dell’età del bambino.

Perché entro i 3 anni il piede del bambino è considerato fisiologicamente piatto?

Fino a circa 3 anni il piede è fisiologicamente piatto, lasso e flessibile, con il calcagno in pronazione. In questa fase, secondo il materiale, impara a funzionare come organo di senso sviluppando la funzione propriocettiva, motivo per cui l’atteggiamento clinico descritto è di vigile attesa più che di trattamento immediato.

Qual è la differenza tra piede piatto flessibile e rigido?

La distinzione è soprattutto biomeccanica. Il corso descrive il piede piatto flessibile come caratterizzato da un arco normale in scarico e ridotto o assente in carico, mentre il piede piatto rigido presenta un arco ridotto sia in carico sia in scarico. Questa differenza ha riflessi importanti sulla prognosi e sull’approccio.

Come classifica il piede piatto l'American College of Foot and Ankle Surgery?

Secondo la classificazione dell’ACFAS richiamata nel corso, il piede piatto si distingue in tre forme: flessibile, flessibile con retrazione dell’achilleo e rigido. È uno schema utile per orientare la lettura clinica e le scelte di trattamento descritte nel materiale formativo.

Cosa sono le sinostosi tarsali?

Le sinostosi tarsali sono fusioni tra ossa del tarso che, come spiega il corso, possono essere di natura ossea, cartilaginea o fibrosa. Rientrano tra le condizioni che caratterizzano il piede piatto rigido e che è importante riconoscere nella fase di inquadramento, distinguendole dal più comune piattismo flessibile.

Quali sono i tre biomeccanismi del piede individuati da Ronconi?

Il materiale del corso individua tre biomeccanismi fondamentali del piede secondo Ronconi: il biomeccanismo di trasmissione, quello a moto elicoidale e quello di propulsione. Insieme descrivono come il piede passi da struttura adattabile in appoggio a leva efficace nella fase di spinta.

Come è formata l'articolazione mediotarsica o di Chopart?

Secondo il corso l’articolazione di Chopart, o mediotarsica, è formata dall’articolazione calcaneo-cuboidea e dall’articolazione astragalo-calcaneo-scafoidea. È una delle articolazioni chiave per la mobilità del mesopiede e per i movimenti di pronazione e supinazione.

Cosa misura il Navicular drop test?

Il Navicular drop test, descritto nel corso tra gli strumenti di valutazione, misura lo spostamento sul piano sagittale della tuberosità dello scafoide sotto carico, dalla posizione neutra a quella rilassata. È uno dei test clinici utilizzati per quantificare il comportamento dell’arco nel piede del bambino.

Cosa indica il segno delle troppe dita nella valutazione del piede?

Il segno delle troppe dita, citato dal corso, si osserva guardando il paziente da dietro: quando si vedono due o più dita invece del solo quinto dito, è indice di abduzione dell’avampiede. È un riferimento clinico di osservazione, da interpretare sempre nel quadro complessivo della valutazione.

Quali obiettivi devono avere in generale le ortesi plantari?

Secondo il corso le ortesi plantari devono perseguire la correzione della pronazione, il sollevamento dell’astragalo e l’adduzione dell’avampiede, agendo con un’azione sia meccanica sia propriocettiva. Il materiale richiama anche le diverse scuole (anglosassone e mediterranea) e modelli storici come i plantari di Martorell e di Lelievre.

Quali sono i punti cardine del trattamento fisioterapico del piede piatto?

Il materiale indica come punti cardine del trattamento fisioterapico il rinforzo muscolare, il lavoro propriocettivo, il lavoro articolare e l’interdipendenza regionale. Si tratta di un approccio integrato che considera il piede all’interno della catena cinetica dell’arto inferiore.

In cosa consiste l'esercizio del piede corto (short foot exercise)?

Durante l’esercizio del piede corto, descritto nel corso, gli archi mediale e longitudinale vengono attivamente sollevati con l’obiettivo di migliorare l’assetto biomeccanico del piede. È una delle proposte di lavoro propriocettivo che il materiale presenta nell’ambito del trattamento conservativo.

Quanto è frequente il ricorso alla chirurgia nel piede piatto flessibile?

Il corso riporta che la correzione chirurgica del piede piatto flessibile riguarda una percentuale di pazienti compresa, secondo i diversi Autori, tra il 2% e il 15%. La ragione è che un piede solo morfologicamente piatto è spesso asintomatico e ben tollerato, mentre è la forma funzionalmente piatta a poter richiedere un’attenzione maggiore.

Quando il piede si trova in pronazione?

Secondo il corso il piede è in pronazione quando, totalmente o in una sua parte, è abdotto, everso e flesso dorsalmente. È un movimento fisiologico fondamentale per l’adattamento al suolo, la cui eccessiva accentuazione è uno degli elementi che caratterizzano il piattismo.

Il corso del piede piatto pediatrico è valido per l'ECM e quanti crediti rilascia?

Sì. Il corso è erogato in modalità FAD e rilascia 15 crediti ECM. È accreditato per diverse professioni sanitarie coinvolte nella valutazione e nel trattamento del piede in età evolutiva, tra cui fisioterapista, podologo, tecnico ortopedico, medico chirurgo, infermiere e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva.

In conclusione

Affrontare il piede piatto nel bambino con competenza significa saper distinguere ciò che rientra nella fisiologia dell’età evolutiva da ciò che merita un percorso di trattamento, evitando sia il sotto-inquadramento sia l’eccesso terapeutico. Il filo che unisce anatomia, biomeccanica, valutazione per fasce d’età e opzioni di trattamento è proprio questa capacità di lettura clinica ragionata, che il percorso formativo costruisce passo dopo passo. Per chi valuta e tratta il piede in età pediatrica, consolidare queste basi è un investimento diretto sulla qualità della pratica quotidiana. Scopri il corso ECM da 15 crediti sul piede piatto del bambino e approfondisci con il Dott. Ivan Di Francescantonio l’intero percorso dall’anatomia al trattamento.

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