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L’anca non artrosica: clinica e riabilitazione, dall’anatomia al trattamento

Redazione IKOSECM

Redazione IKOSECM

Articolo di approfondimento al corso Ecm C1095.

L’anca non artrosica: clinica e riabilitazione, dall’anatomia al trattamento
L’anca non artrosica: clinica e riabilitazione, dall’anatomia al trattamento — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

Il dolore dell’anca non artrosica rappresenta una sfida clinica diffusa e spesso sottovalutata, perche raccoglie quadri molto diversi che condividono la stessa sede ma hanno meccanismi distinti. Per il professionista del sistema muscolo-scheletrico, distinguere un conflitto femoro-acetabolare da una tendinopatia glutea o da un dolore inguinale di altra origine richiede una solida base anatomica e un metodo di valutazione sistematico. Questo articolo segue il filo conduttore del percorso formativo, dalle basi alla pratica clinica: anatomia e biomeccanica dell’articolazione coxo-femorale, inquadramento del dolore inguinale, conflitti intra ed extra-articolari, dolore laterale dell’anca e, infine, il trattamento conservativo e i cenni di chirurgia con la relativa riabilitazione. L’obiettivo e fornire una mappa di riconoscimento, sempre come contenuto formativo e mai come istruzione clinica autonoma.

In sintesi. Il corso “L’anca non artrosica: clinica e riabilitazione”, a cura del Dott. Ivan Difrancescantonio (fisioterapista), eroga 30 crediti ECM in modalita FAD. E rivolto a medici chirurghi, fisioterapisti, infermieri, podologi, assistenti sanitari, massofisioterapisti, tecnici ortopedici, tecnici sanitari di radiologia medica e terapisti occupazionali. Il taglio e clinico-riabilitativo basato sulle evidenze, con una progressione che va dall’anatomia funzionale fino al trattamento conservativo e chirurgico.

Anatomia e biomeccanica dell'articolazione coxo-femorale

La comprensione dell’anca non artrosica parte dall’anatomia funzionale. Il corso descrive l’articolazione coxo-femorale come un’enartrosi tra osso innominato e femore: la testa femorale corrisponde a circa due terzi di sfera e la cavita acetabolare ad oltre tre quarti di circonferenza, configurazione che concilia stabilita e mobilita. L’osso innominato nasce dalla fusione di ilio, ischio e pube, mentre il femore presenta un angolo cervico-diafisario di circa 125 gradi nell’adulto.

Stabilita e congruenza dipendono da strutture specifiche: il labbro acetabolare, fibrocartilagine che approfondisce la cavita e mantiene la pressione negativa endoarticolare, la capsula con i legamenti ileofemorale, pubofemorale e ischiofemorale, e il legamento rotondo, unico intrarticolare. Il corso sottolinea anche il ruolo dell’apparato muscolare, distinguendo i muscoli che stabilizzano la testa nell’acetabolo da quelli che possono generare una sollecitazione lussante.

Sul piano biomeccanico, il materiale riporta dati di carico articolare in multipli del peso corporeo – circa 3,27 nel cammino, 4,32 nella corsa, fino a 10,54 nel salto da un metro – e introduce gli angoli femorali (coxa vara/valga, antiversione/retroversione), l’angolo di Wiberg per la copertura acetabolare e il sistema trabecolare. Chiude con l’interdipendenza regionale dell’arto inferiore e lo screw home mechanism, ricordando che l’anca va sempre letta all’interno della catena cinetica.

Groin Pain Syndrome: il dolore inguinale come diagnosi-ombrello

Il corso inquadra il dolore inguinale attraverso la Groin Pain Syndrome, definita dal Consensus della Societa Italiana di Artroscopia (2016) come ogni quadro clinico della zona inguino-pubica che comprometta l’attivita sportiva o interferisca con le attivita quotidiane e richieda attenzione medica. Si tratta di una diagnosi-ombrello: il materiale ne classifica le cause in 63 possibili quadri clinici raccolti in 11 categorie nosologiche – articolari, viscerali, ossee, muscolo-tendinee, pubico-sinfisarie, neurologiche, dello sviluppo, genito-urinarie, neoplastiche, infettive e sistemiche.

Il corso distingue inoltre tre categorie principali per insorgenza: traumatica, da sovraccarico funzionale e cronica (in genere oltre 12 settimane), non mutualmente esclusive. Richiama anche il Doha agreement 2015, che raggruppa il dolore per aree correlate (adduttori, ileo-psoas, inguine proprio, area pubica, anca e altre condizioni), utile per orientare il ragionamento clinico.

Il pilastro metodologico e la valutazione a strati: lo strato osteocondrale, quello inerte (labbro, capsula, legamenti), quello muscolare e del core e quello neurocinetico. A questo si affianca un esame in quattro tempi – osservare, muovere, percepire, testare – condotto per posizioni (in piedi, seduto, supino, laterale, prono) e la valutazione di segni come quello di Trendelenburg. Tutto e presentato come metodo di inquadramento e diagnosi differenziale, non come guida diagnostica autonoma.

I conflitti intra-articolari: FAI CAM, PINCER e misto

Il nucleo diagnostico del corso e il conflitto femoro-acetabolare (FAI), definito secondo il Warwick Agreement 2016 come sindrome clinica data dalla triade di sintomi, segni clinici e reperti di imaging, distinta dal FAI puramente radiologico e asintomatico. Il materiale descrive il contatto prematuro sintomatico tra femore prossimale e margine acetabolare come meccanismo del danno condro-labrale.

Le morfologie sono tre. Il tipo CAM (versante femorale, piu frequente nei maschi, terza decade) e dato da un difetto di sfericita della testa con riduzione dell’offset e il caratteristico aspetto a pistol grip, che produce un danno cartilagineo severo. Il tipo PINCER (versante acetabolare, piu frequente nelle donne) deriva da un eccesso di copertura focale o globale, con danno labrale precoce a nastro. Il tipo misto, che associa i due meccanismi, e la presentazione piu comune.

Il corso approfondisce lo studio radiografico (proiezioni AP, Dunn, falso profilo di Lequesne) e i parametri come l’offset femorale, l’angolo di Wiberg e l’angolo alpha, indice di CAM oltre i 55 gradi. Tra i test speciali descrive il FADDIR test, riportato positivo in larga parte dei FAI con lesioni labrali anteriori, lo Stinchfield e il FABERE, oltre alle scale di valutazione validate come HAGOS e iHOT. Il materiale raccomanda di usare i test in cluster e mai isolatamente, come contenuto di riconoscimento e non diagnostico autonomo.

I conflitti extra-articolari e l'anca a scatto

Il corso completa la trattazione dei conflitti con gli impingement extra-articolari. Il conflitto ischio-femorale deriva dal restringimento dello spazio tra tuberosita ischiatica e piccolo trocantere, con compressione intermittente del muscolo quadrato del femore; il paziente tipo e una donna tra i 50 e i 55 anni, con dolore posteriore evocato in estensione-adduzione-extrarotazione e test come l’IFI e il Long-Stride Walking.

Vengono poi descritti il conflitto della spina iliaca antero-inferiore (AIIS), con la relativa classificazione in tre tipi; il conflitto centrale dello psoas, tra tendine congiunto dell’ileo-psoas e porzione anteriore del labbro, con la lesione labrale peculiare ad ore 3 o ore 9 e un paziente tipo giovane donna; e il conflitto pelvi-trocanterico, tra ileo e gran trocantere in abduzione-estensione, spesso conseguente a esiti come la malattia di Legg-Calve-Perthes, valutato con il Gear Stick Test.

Un capitolo a parte sono i conflitti dinamici, l’anca a scatto o coxa saltans, presente nel 5-10% della popolazione spesso come reperto occasionale. Il corso distingue la forma interna (tendine ileo-psoas sulla cresta ileo-pettinea) da quella esterna (gran trocantere e bandeletta ileo-tibiale) e segnala la possibile origine intra-articolare. Anche qui i meccanismi, i fattori predisponenti e i test sono presentati come contenuto didattico di riconoscimento in diagnosi differenziale.

Il dolore laterale dell'anca: GTPS e tendinopatia glutea

Il dolore laterale dell’anca e affrontato attraverso la Sindrome Dolorosa del Grande Trocantere (GTPS), intesa come diagnosi-ombrello che raccoglie dolenzia focale sul grande trocantere o dolore pertrocanterico con irradiazione a gluteo e coscia laterale. Il corso sottolinea il superamento della vecchia nozione di borsite trocanterica e indica nella tendinopatia del medio e piccolo gluteo, con o senza lesione, la causa piu probabile. Sul piano epidemiologico riporta un’incidenza intorno a 1,8 casi per mille all’anno, tra i 40 e i 60 anni, con netta prevalenza femminile.

Per spiegare la patologia, il materiale richiama la teoria dell’iceberg di Fredberg: la tendinopatia e un continuum tra infiammazione e degenerazione in cui il dolore e solo la punta visibile, mentre alla base sta uno squilibrio tra reazione rigenerativa e degradativa in risposta al sovraccarico. Centrale e la distinzione tra carico tensile (longitudinale) e carico compressivo (trasversale), con il fenomeno dello stress shielding sul versante articolare del tendine, e il parallelismo con la cuffia dei rotatori della spalla.

Il corso descrive infine i fattori contribuenti – ossei, articolari e muscolari, come lo squilibrio tra abduttori trocanterici e tensori della bandeletta ileo-tibiale – e l’esame clinico, dal Single Leg Stance al Jump sign, fino ai test FABER, FADER e ADD, con un’ampia diagnosi differenziale che spazia dall’artrosi alle fratture da stress. I dati di prevalenza, sensibilita e carico sono riportati come claim del materiale, da verificare in review.

Il trattamento conservativo dell'anca non artrosica

Il corso presenta il trattamento conservativo come prima scelta, con l’obiettivo di ritardare o evitare la chirurgia. Il materiale richiama la revisione di Wall, che suggerisce almeno sei mesi di trattamento per ottenere una modificazione stabile dei pattern di movimento e un rinforzo adeguato della muscolatura, e cita confronti tra approccio conservativo e artroscopia come la Personalized Hip Therapy.

Le componenti descritte includono la modifica delle attivita scatenanti nel FAI (gestione della posizione seduta, della corsa e della pedalata), la terapia manuale con manovre di glide per ridurre l’impatto articolare, sempre associata all’esercizio attivo, e un programma di core stability e stabilita prossimale dell’arto inferiore come quello di Mascal, articolato in tre fasi progressive, con rinforzo di extrarotatori e abduttori.

Sul fronte di supporto, il corso illustra il ruolo dei FANS per tollerare la riabilitazione, le infiltrazioni come terapia-ponte (acido jaluronico, corticosteroidi, PRP), le ortesi plantari e il tutore SERF. Per la GTPS riporta l’approccio wait and see, la crioterapia e le onde d’urto a bassa energia, citando lo studio Rompe 2009 sul confronto tra esercizio, infiltrazione e onde d’urto a diversi tempi di follow-up. Farmaci, infiltrazioni e tecniche manuali sono presentati a scopo formativo, mai come prescrizione clinica autonoma.

Cenni di chirurgia e riabilitazione post-chirurgica

Il modulo conclusivo fornisce cenni di chirurgia dell’anca non artrosica, presentati come inquadramento e non come guida operatoria. Il razionale chirurgico nel FAI e correggere la morfologia dei capi dismorfici per un movimento libero dal conflitto e riparare i tessuti, con approcci artroscopico, mini-open o a cielo aperto. Il corso descrive procedure come la riparazione o ricostruzione del labbro, l’osteocondroplastica nel CAM, la plastica del margine acetabolare nel PINCER e la chirurgia della cartilagine (microfratture, OATS, ACI e MACI), oltre alle procedure per i conflitti specifici, segnalando ad esempio la possibile perdita di forza in flessione dopo allungamento dell’ileo-psoas.

La riabilitazione post-chirurgica e impostata sui principi del rispetto dei tempi biologici di guarigione, della protezione del gesto chirurgico e della progressione per criteri biologici e non temporali, con una gestione per obiettivi e una stretta comunicazione tra chirurgo e riabilitatore. Il materiale richiama concetti come il bioriposo e l’inibizione muscolare artrogenica, da contrastare con l’isometria submassimale precoce.

Il corso dettaglia le specificita di carico e ROM per ciascun gesto chirurgico – ad esempio i tempi nelle microfratture e nella riparazione del labbro – e propone un programma in cinque fasi (controllo di infiammazione e dolore, recupero del ROM, recupero della forza, equilibrio e propriocezione, ripresa funzionale e ritorno allo sport), governato da criteri di progressione e soreness rules. Tempi e protocolli sono presentati come contenuto didattico da adattare al singolo caso sotto supervisione.

Domande frequenti

Che cos'e la Groin Pain Syndrome?

Secondo il Consensus della Societa Italiana di Artroscopia, la Groin Pain Syndrome e ogni quadro clinico della zona inguino-pubica che comprometta l’attivita sportiva o interferisca con le attivita quotidiane e richieda attenzione medica. E un termine-ombrello: il materiale del corso ne classifica le cause in 63 possibili quadri clinici raccolti in 11 categorie nosologiche.

In quante e quali categorie si dividono le possibili cause di dolore inguinale?

Il materiale del corso, sulla scorta del Consensus 2016, raggruppa le cause di dolore inguinale in 11 categorie nosologiche che racchiudono complessivamente 63 possibili quadri clinici: articolari, viscerali, ossee, muscolo-tendinee, pubico-sinfisarie, neurologiche, dello sviluppo, genito-urinarie, neoplastiche, infettive e sistemiche.

Come si classifica la Groin Pain Syndrome in base all'insorgenza dei sintomi?

Il corso distingue tre categorie principali: traumatica (esordio riconducibile a un evento preciso), da sovraccarico funzionale (insorgenza subdola e progressiva) e cronica (sintomatologia persistente, in genere oltre 12 settimane). Le tre condizioni non sono mutualmente esclusive e possono intrecciarsi nel singolo paziente.

Che cos'e il conflitto femoro-acetabolare (FAI)?

Il materiale lo descrive come una condizione di contatto anormale tra il femore prossimale e il margine acetabolare, dovuto a caratteristiche morfologiche alterate o a un’escursione di movimento soprafisiologica. Inteso come sindrome clinica, risulta da una triade di sintomi, segni clinici e reperti di imaging, distinta dal FAI puramente radiologico.

Qual e la differenza tra conflitto femoro-acetabolare di tipo CAM e di tipo PINCER?

Secondo il corso, il conflitto di tipo CAM e dato da un’alterazione morfologica della giunzione testa-collo del femore (versante femorale), mentre il tipo PINCER deriva da un’alterazione dell’acetabolo con eccesso di copertura (versante acetabolare). Il tipo misto associa entrambi i meccanismi ed e la presentazione piu frequente.

Che cos'e il segno radiografico del pistol grip?

Il materiale lo definisce come un segno radiografico tipico del conflitto di tipo CAM in cui la fossa intertrocanterica tende a sparire e l’epifisi prossimale del femore appare con un decorso quasi orizzontale, per l’appiattimento della concavita normalmente presente lateralmente al collo del femore.

A cosa serve il FADDIR test nella valutazione dell'anca?

Il FADDIR test riproduce il meccanismo di conflitto tra il margine acetabolare e la giunzione testa-collo: portando passivamente l’anca in flessione, adduzione e rotazione interna si cerca di evocare il dolore. Il materiale lo segnala positivo in larga parte dei pazienti con FAI e lesioni labrali anteriori, ma raccomanda di usarlo sempre in un cluster di test e mai isolatamente.

Che cos'e l'impingement ischio-femorale dell'anca?

Secondo il materiale, e attribuibile al restringimento dello spazio tra la tuberosita ischiatica e il piccolo trocantere, che provoca dolore per la compressione intermittente del muscolo quadrato del femore. Puo dipendere da fattori posturali, congeniti o acquisiti e va inquadrato nella diagnosi differenziale del dolore posteriore dell’anca.

Che cos'e la Sindrome Dolorosa del Grande Trocantere (GTPS)?

Il corso la definisce come una diagnosi-ombrello che raccoglie le condizioni con dolenzia focale sul grande trocantere o dolore pertrocanterico, con possibile irradiazione al gluteo o alla parte laterale della coscia. La causa piu probabile, ad oggi, e considerata la tendinopatia, con o senza lesione, del medio e del piccolo gluteo.

Perche la GTPS colpisce piu frequentemente le donne?

Il materiale indica che le donne sono piu inclini alla GTPS per fattori biomeccanici dell’arto inferiore, conformazione del bacino ed effetti ormonali; presentano inoltre un’inserzione piu piccola del tendine del medio gluteo e una maggiore larghezza del bacino, che riducono la capacita di dissipare il carico e accorciano il braccio di leva del muscolo.

Cosa afferma la teoria dell'iceberg applicata alla tendinopatia?

Secondo la teoria di Fredberg riportata nel corso, la tendinopatia e un continuum tra infiammazione e degenerazione in cui il dolore e solo la punta dell’iceberg, mentre la base e la risposta del tendine allo stimolo. Deriva dal mancato adattamento, con uno squilibrio tra reazione rigenerativa e degradativa in risposta al sovraccarico meccanico.

Qual e la differenza tra carico compressivo e carico tensile su un tendine?

Il materiale spiega che il carico tensile e applicato longitudinalmente alle fibre tendinee, mentre il carico compressivo e applicato trasversalmente. Nella tendinopatia glutea le fibre del versante articolare del tendine sopportano un minore carico tensile ma un maggiore carico compressivo, condizione legata al meccanismo di stress shielding.

Qual e il ruolo del trattamento conservativo nelle sindromi da conflitto dell'anca?

Il corso indica che il trattamento conservativo e la prima linea: il suo principale beneficio sta nel ritardare o evitare potenzialmente l’intervento chirurgico. Secondo la revisione di Wall citata, sono consigliati almeno sei mesi di trattamento per ottenere una modificazione stabile dei pattern di movimento e un rinforzo adeguato della muscolatura carente.

Che cos'e l'onda d'urto utilizzata nel trattamento delle tendinopatie?

Il materiale la descrive come un’onda acustica a impulso, caratterizzata da alto picco di pressione, rapido tempo di salita, breve durata e ampio spettro di frequenza. La risposta biologica deriva dalla distorsione reversibile della struttura tridimensionale del tessuto investito dal fronte d’onda, attraverso il fenomeno della meccanotrasduzione.

Quali sono gli obiettivi della riabilitazione post-chirurgica dopo artroscopia d'anca?

Il corso spiega che lo scopo e ripristinare il livello di funzionalita precedente alla lesione: il programma progredisce tra le fasi per obiettivi, seguendo criteri biologici e non temporali, rispettando i tempi di guarigione dei tessuti (bioriposo) e proteggendo il gesto chirurgico, con una stretta comunicazione tra chirurgo e riabilitatore.

In conclusione

Affrontare l’anca non artrosica significa saper distinguere quadri molto diversi – conflitti intra ed extra-articolari, dolore inguinale, sindrome dolorosa del grande trocantere – a partire da una solida base anatomo-biomeccanica e da una valutazione clinica sistematica a strati. Solo dopo un inquadramento corretto il trattamento, conservativo in prima linea e chirurgico quando necessario, acquista senso e si integra con una riabilitazione per fasi che rispetta i tempi biologici. Il corso “L’anca non artrosica: clinica e riabilitazione” del Dott. Ivan Difrancescantonio, da 30 crediti ECM in modalita FAD, accompagna l’intero percorso dalle basi alla pratica clinica. Scopri il corso e iscriviti per approfondire valutazione, conflitti e trattamento in modo strutturato.

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