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Terapia manuale della caviglia: dalla biomeccanica alle tecniche manipolative

Redazione IKOSECM

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Articolo di approfondimento al corso Ecm C1131.

Terapia manuale della caviglia: dalla biomeccanica alle tecniche manipolative
Terapia manuale della caviglia: dalla biomeccanica alle tecniche manipolative — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

La terapia manuale della caviglia parte da un presupposto chiaro: per trattare bene un’articolazione cosi complessa e necessario conoscerne a fondo l’anatomia e la biomeccanica. Il complesso tibio-tarsico, tibio-peroneale e sotto-astragalico non e un semplice cardine, ma un sistema raffinato che adatta il piede al terreno, distribuisce il carico e si stabilizza in modo diverso a seconda della posizione. Per il professionista che lavora con la manualita questo significa due cose: saper riconoscere una disfunzione funzionale recuperabile e, soprattutto, saper distinguere quando il quadro richiede invece una diagnosi medica. In questo articolo seguiamo il filo conduttore del percorso formativo – dalla conoscenza anatomica alla mano – attraversando ossa, articolazioni, legamenti, muscoli, il meccanismo della distorsione e i test e le tecniche manuali, sempre in chiave prudente e di esclusione.

In sintesi. Il corso “La caviglia: terapia manipolativa funzionalizzante”, a cura del Dott. Ugo Demaria, eroga 10 crediti ECM in modalita FAD. E rivolto a medici chirurghi, fisioterapisti, podologi, terapisti occupazionali, tecnici ortopedici, infermieri e massofisioterapisti che utilizzano la manualita. L’approccio e tecnico-pratico ma prudenziale, in ottica Evidence-Based Medicine: il fine e fornire un arsenale di test e tecniche per il recupero della funzione, con esplicito richiamo alla diagnosi di esclusione e ai limiti delle manovre in fase acuta.

Terapia manuale funzionalizzante e disfunzione somatica

Il punto di partenza del percorso e la definizione di terapia manuale funzionalizzante: un approccio che si propone di recuperare la funzione perduta delle articolazioni del piede, fondandosi sull’anatomia descrittiva e funzionale e sulla biomeccanica. Il concetto centrale e quello di disfunzione somatica, intesa come alterazione della biomeccanica articolare, da distinguere con attenzione dalla patologia organica.

Per riconoscere una disfunzione il materiale propone indicatori diagnostici classici: l’asimmetria rispetto al lato sano, la limitazione del movimento e l’alterata consistenza tessutale. Il filo prudenziale e dichiarato fin dall’inizio: la disfunzione funzionale e di pertinenza della terapia manuale, ma la patologia organica richiede una diagnosi di esclusione e la competenza medica. Il professionista lavora quindi all’interno di una cornice Evidence-Based, in cui la manualita non sostituisce mai la valutazione clinica.

Anatomia ossea: tibia, astragalo, fibula e calcagno

L’anatomia funzionale della caviglia poggia su quattro ossa principali. La tibia presenta la faccetta del malleolo mediale e una faccetta articolare inferiore concava e quadrangolare; la fibula (o perone) porta il malleolo laterale e il solco dei peronieri; il calcagno offre la tuberosita per il tendine d’Achille e il sostentacolo dell’astragalo.

Una peculiarita riguarda l’astragalo: e un osso ripartitore del peso del corpo, ricoperto interamente da superfici articolari e inserzioni legamentose, e non riceve alcuna inserzione muscolare. I muscoli che arrivano dall’alto lo “ingabbiano” senza prendervi inserzione, e il suo apporto arterioso e descritto come appena sufficiente. La troclea astragalica e piu larga ventralmente, e il collo dell’astragalo presenta un’inclinazione caudale di circa 30 gradi rispetto al piano orizzontale. Comprendere queste caratteristiche e essenziale, perche la forma e la vascolarizzazione dell’astragalo ne condizionano sia la biomeccanica sia la prudenza nel trattamento.

L'articolazione tibio-tarsica e le tibio-peroneali

L’articolazione tibio-tarsica e un’articolazione a troclea: il mortaio malleolare, formato da tibia e fibula, accoglie la troclea astragalica. I movimenti principali sono l’estensione dorsale, descritta intorno ai 20 gradi attivamente (fino a circa 30 gradi passivamente), e la flessione plantare, intorno ai 40 gradi attivamente (fino a circa 50 passivamente); con il piede fisso al suolo la mobilita aumenta di almeno 10 gradi per direzione.

Un aspetto biomeccanico rilevante e la maggiore stabilita in dorsiflessione: la parte posteriore della troclea e piu stretta, per cui in flessione plantare l’articolazione e relativamente meno contenuta. Accanto alla tibio-tarsica operano le articolazioni tibio-peroneali: la superiore presenta un’inclinazione di circa 30 gradi in senso antero-posteriore ed e collegata funzionalmente a ginocchio e bicipite femorale; l’inferiore e una sindesmosi molto stabile, con disfunzione piu rara. La membrana interossea della gamba completa il quadro, con funzione stabilizzatrice e di origine per la muscolatura del piede.

L'articolazione sotto-astragalica e l'asse di Henke

L’articolazione sotto-astragalica ha una funzione precisa: consentire l’adattamento del piede alle asperita del terreno durante la marcia. Le sue superfici – il talamo calcaneare ovalare e convesso e la corrispondente superficie astragalica a cilindro cavo – permettono movimenti combinati che ruotano attorno a un asse obliquo, l’asse di Henke, orientato dall’alto in basso, da dentro a fuori e dall’avanti all’indietro.

Due sono i movimenti combinati: l’inversione (flessione-adduzione-supinazione, con varismo del calcagno) e l’eversione (estensione-abduzione-pronazione, con valgismo). Elemento chiave di questa articolazione e il legamento interosseo astragalo-calcaneare, il legamento piu solido tra astragalo e calcagno, posto sul prolungamento dell’asse della gamba e determinante per la statica e la dinamica del segmento. La comprensione di questi movimenti combinati e indispensabile per interpretare correttamente le disfunzioni e per impostare le tecniche di mobilizzazione.

Apparato legamentoso e muscolare della caviglia

I legamenti della caviglia si organizzano in due grandi sistemi collaterali. Il legamento collaterale mediale, detto deltoideo per la sua forma, e composto da 4 fasci: tibiocalcaneale, tibionavicolare, tibioastragalico anteriore e tibioastragalico posteriore. Il collaterale laterale comprende invece il peroneo-astragalico anteriore (teso in flessione plantare e particolarmente vulnerabile nei traumi in supinazione), il peroneo-calcaneare (inserito sul lato esterno del calcagno) e il peroneo-astragalico posteriore, a decorso orizzontale, che frena soprattutto l’estensione dorsale.

La stabilizzazione della caviglia avviene su due piani. Quella passiva e affidata alla struttura ossea del mortaio e ai legamenti; quella dinamica al carico in marcia e alle attivita muscolari di contenzione, efficaci solo se i meccanismi riflessi capsulo-legamentosi sono integri. Sul versante muscolare, i flessori plantari sono guidati dal tricipite della sura (soleo e gastrocnemi, tramite il tendine d’Achille); i flessori dorsali dal tibiale anteriore e dagli estensori lunghi; i peronieri agiscono come abduttori-pronatori e stabilizzatori laterali, mentre il tibiale posteriore funge da adduttore-supinatore e sostiene la volta plantare. Il flessore lungo delle dita si divide in 4 tendini terminali e quello dell’alluce decorre nel solco dell’astragalo.

La distorsione in inversione e il versamento capsulare

Il trauma piu frequente della caviglia e la distorsione in inversione (o supinazione). Il meccanismo lesivo coinvolge soprattutto il legamento peroneo-astragalico anteriore, che viene lacerato di frequente; nei traumi piu importanti possono essere interessati anche il peroneo-calcaneare e i tendini dei muscoli peronieri. In questa dinamica l’astragalo tende a inclinarsi e a scivolare in avanti, e la terapia, ricorda il materiale, e normalmente conservativa.

Particolarmente importante e la gestione del versamento capsulare: in fase acuta si riconosce per il rigonfiamento ventrale e per i malleoli che appaiono arrotondati. Il materiale e esplicito nel sottolineare che, in presenza di versamento, i test di stabilita risultano inaffidabili e le manovre vanno rinviate, dando priorita alla riduzione del versamento. E un’indicazione di sicurezza fondamentale: la fretta di testare o trattare un’articolazione acuta puo portare a conclusioni errate e a manovre inappropriate.

Test e tecniche manuali: dalla valutazione al trattamento

Sul piano operativo, il percorso formativo descrive una serie di test e tecniche manuali che vanno sempre eseguiti in modo comparativo con l’arto controlaterale sano. Molte manovre fungono al tempo stesso da test e da correzione: la mobilizzazione dell’astragalo rispetto alla tibia, ad esempio, e insieme valutazione e trattamento.

Tra le tecniche illustrate figurano la mobilizzazione e la decoaptazione tibio-tarsica, le tecniche tibio-peroneali superiore e inferiore (eseguite con impulso rapido in massima espirazione), le correzioni dell’astragalo anteriore – la disfunzione descritta come piu frequente, con restrizione della dorsiflessione – e posteriore, e la mobilizzazione della sotto-astragalica. Tutte queste manovre vengono presentate come contenuto didattico del materiale, non come istruzioni cliniche da applicare autonomamente: il corso ribadisce costantemente la necessita della diagnosi di esclusione e, in chiusura, invita a integrare la formazione FAD con percorsi in presenza per la pratica delle tecniche.

Domande frequenti

Che tipo di articolazione e la tibio-tarsica?

L’articolazione tra il piede e la gamba e un’articolazione a troclea (trocleare). E formata in alto dalla tibia e dalla fibula, che costituiscono il mortaio malleolare, e in basso dall’astragalo, la cui troclea si incastra nel mortaio. Questa conformazione guida i movimenti di flesso-estensione della caviglia.

Quanto vale mediamente la flessione plantare della caviglia?

La flessione plantare della caviglia raggiunge mediamente circa 50 gradi quando viene valutata passivamente, mentre attivamente il materiale indica un valore intorno ai 40 gradi. L’estensione dorsale e piu limitata (circa 20 gradi attivamente, fino a 30 passivamente). Con il piede appoggiato al suolo l’escursione aumenta di almeno 10 gradi per direzione.

Quale muscolo si inserisce sull'astragalo?

Nessun muscolo si inserisce sull’astragalo. Si tratta di un osso ripartitore del peso del corpo, ricoperto interamente da superfici articolari e da inserzioni legamentose. Tutti i muscoli che arrivano dall’alto lo “ingabbiano” senza prendervi inserzione. Questa caratteristica, insieme a un apporto arterioso appena sufficiente, ne fa un osso da trattare con particolare prudenza.

Quale legamento si lacera piu spesso nella distorsione in inversione?

Nei traumi distorsivi in inversione il legamento lacerato piu di frequente e il peroneo-astragalico anteriore, parte del complesso collaterale laterale. Nei traumi piu importanti possono essere coinvolti anche il legamento peroneo-calcaneare e i tendini dei muscoli peronieri. La terapia, secondo il materiale, e di norma conservativa.

Da quanti fasci e composto il legamento deltoideo della caviglia?

Il legamento collaterale mediale, detto deltoideo per la sua forma triangolare, e composto da 4 fasci di fibre in parte sovrapposti: tibiocalcaneale, tibionavicolare, tibioastragalico anteriore e tibioastragalico posteriore. Costituisce il principale stabilizzatore passivo del versante mediale della caviglia.

Quale movimento frena il legamento peroneo-astragalico posteriore?

Il legamento peroneo-astragalico posteriore, descritto come molto potente e con decorso orizzontale, frena soprattutto l’estensione dorsale. Si oppone allo scivolamento dorsale dell’astragalo e allo spostamento in avanti della gamba, contribuendo cosi alla stabilita antero-posteriore dell’articolazione.

Qual e il legamento piu solido tra astragalo e calcagno?

Tra astragalo e calcagno il legamento piu solido e il legamento interosseo astragalo-calcaneare. E posto sul prolungamento dell’asse della gamba e svolge un ruolo essenziale per la statica e la dinamica dell’articolazione sotto-astragalica, contribuendo a mantenerne la coesione durante i movimenti di adattamento al terreno.

Da cosa e assicurata la stabilizzazione dinamica della caviglia?

La stabilizzazione dinamica della caviglia e assicurata dal carico, ad esempio l’aumento del peso durante la marcia, e da diverse attivita muscolari di contenzione. Queste funzionano al meglio solo quando i meccanismi riflessi presenti nella capsula e nei legamenti sono integri: e qui si comprende perche un trauma legamentoso possa compromettere anche il controllo dinamico.

Qual e la funzione principale dell'articolazione sotto-astragalica?

La funzione principale dell’articolazione sotto-astragalica e l’adattamento del piede alle asperita del terreno durante la marcia. Cio avviene grazie ai movimenti combinati di inversione ed eversione, che permettono al piede di modellarsi su superfici irregolari mantenendo l’appoggio.

Che cos'e l'asse di Henke?

L’asse di Henke e l’asse obliquo attorno al quale avvengono i movimenti di inversione ed eversione dell’articolazione sotto-astragalica. E orientato dall’alto in basso, da dentro a fuori e dall’avanti all’indietro: questa obliquita spiega perche i movimenti del retropiede siano combinati su piu piani e non semplici rotazioni.

In quanti tendini si divide il flessore lungo delle dita?

Sotto il piede il muscolo flessore lungo delle dita si divide in 4 tendini terminali, che fungono anche da origine per i muscoli lombricali. Oltre a flettere le dita e il piede, agisce come supinatore e contribuisce a sostenere la volta plantare.

Su quale osso si inserisce il muscolo tibiale anteriore?

Il tendine del muscolo tibiale anteriore decorre sotto i retinacoli degli estensori e si inserisce sul primo cuneiforme (cuneiforme mediale) e sul metatarso. Flette dorsalmente il piede e partecipa alla supinazione, rappresentando uno dei principali flessori dorsali della caviglia.

Quale inclinazione presenta l'articolazione tibio-peroneale superiore?

Il piano dell’articolazione tibio-peroneale superiore presenta un’inclinazione di circa 30 gradi in senso antero-posteriore. Per questo, nei test su questa articolazione, la tibia viene intraruotata di circa 30 gradi, in modo da portarne l’asse su un piano antero-posteriore e poter valutare correttamente il movimento.

Perche con un versamento i test della caviglia non sono affidabili?

In presenza di versamento capsulare – riconoscibile per il rigonfiamento ventrale e per i malleoli arrotondati – i test di stabilita della caviglia diventano inaffidabili. Il materiale indica quindi di rinviare le manovre in fase acuta, dando priorita alla riduzione del versamento. Forzare la valutazione su un’articolazione acuta puo condurre a conclusioni errate.

Si puo apprendere la terapia manuale della caviglia con un corso FAD?

Il percorso FAD fornisce la base teorica indispensabile: anatomia, biomeccanica, razionale dei test e delle tecniche, in ottica Evidence-Based e con un taglio prudenziale. Il materiale stesso, tuttavia, invita a integrare la formazione a distanza con corsi in presenza per la pratica manuale, e a inquadrare sempre l’intervento nei limiti del proprio profilo professionale e nella diagnosi di esclusione.

In conclusione

La terapia manuale della caviglia proposta in questo percorso segue una logica precisa: prima la conoscenza dell’anatomia e della biomeccanica, poi la mano. Padroneggiare la struttura ossea, le articolazioni tibio-tarsica, tibio-peroneali e sotto-astragalica, l’apparato legamentoso e muscolare permette di leggere correttamente una disfunzione e di scegliere il test o la tecnica appropriati. Altrettanto importante e il versante prudenziale: riconoscere un versamento, sospendere le manovre in fase acuta e ricorrere alla diagnosi di esclusione fanno parte integrante del metodo. Il corso “La caviglia: terapia manipolativa funzionalizzante” del Dott. Ugo Demaria, da 10 crediti ECM in modalita FAD, accompagna passo dopo passo in questo percorso. Scopri il corso e iscriviti per approfondire biomeccanica, test e tecniche in modo strutturato.

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