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Il sistema venoso degli arti inferiori: anatomia e fisiologia del ritorno venoso

Redazione IKOSECM

Redazione IKOSECM

Articolo di approfondimento al corso Ecm C0464.

Il sistema venoso degli arti inferiori: anatomia e fisiologia del ritorno venoso
Il sistema venoso degli arti inferiori: anatomia e fisiologia del ritorno venoso — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

Il sistema venoso degli arti inferiori è una rete sofisticata che ogni giorno riporta al cuore il sangue refluo delle gambe, vincendo la forza di gravità. Capirne l’organizzazione anatomica e i meccanismi di funzionamento è il presupposto per inquadrare correttamente i disturbi venosi, dalle prime teleangectasie fino alle forme più avanzate. In questo approfondimento ripercorriamo la struttura del circolo venoso superficiale, profondo e delle vene perforanti, il ruolo delle valvole e la fisiologia del ritorno venoso, riprendendo i contenuti del corso ECM FAD di IKOSECM dedicato alla malattia venosa cronica. Un quadro pensato per chi, in ambito sanitario, vuole consolidare le basi prima di affrontare clinica e gestione.

Questo approfondimento riprende le basi anatomo-funzionali trattate nel corso ECM FAD “La malattia venosa cronica”, a cura del Dott. Edoardo Colombo. Il corso è rivolto a medici chirurghi, infermieri, fisioterapisti, farmacisti e tecnici ortopedici, eroga 10 crediti ECM in modalità FAD e parte proprio dall’anatomia e dalla fisiologia del sistema venoso per arrivare alla gestione non chirurgica della patologia.

Come è organizzato il sistema venoso degli arti inferiori

Il sistema venoso degli arti inferiori si organizza su tre livelli che lavorano in modo coordinato. Il circolo superficiale decorre nel sottocute, al di sopra della fascia muscolare; il circolo profondo accompagna le arterie all’interno delle masse muscolari; le vene perforanti attraversano la fascia e collegano i due sistemi.

Questa architettura non è casuale. La maggior parte del sangue refluo viaggia nelle vene profonde, mentre il circolo superficiale raccoglie il sangue della cute e del sottocute e lo convoglia verso quello profondo attraverso le perforanti. Il corso illustra come, in condizioni fisiologiche, il flusso proceda in un’unica direzione: dalla superficie verso la profondità e dal basso verso l’alto, fino al cuore.

Comprendere questa suddivisione è importante perché molti disturbi venosi nascono proprio da un’alterazione dei rapporti tra i tre circoli, quando il sangue inverte la sua direzione naturale. Per questo il percorso formativo dedica la prima parte interamente alle basi anatomiche, prima di affrontare la fisiopatologia e la clinica.

Il circolo venoso superficiale: grande e piccola safena

Il circolo superficiale ha come protagoniste due vene principali. La vena grande safena nasce dalla confluenza della vena marginale mediale e della vena interna del malleolo, risale lungo la faccia interna della gamba e della coscia e sbocca nella vena femorale formando la cosiddetta “crosse”, in corrispondenza della giunzione safeno-femorale. La vena piccola safena decorre invece sulla faccia posteriore della gamba e si getta, di norma, nella vena poplitea.

A livello del piede, il corso descrive un elemento spesso trascurato: la suola venosa di Lejars, una fitta rete di capillari nella pianta del piede. Durante il cammino questa rete viene letteralmente “spremuta” dal carico del passo, dando il primo impulso al sangue in direzione centripeta, cioè verso il cuore.

Il sistema superficiale è quello clinicamente più visibile: è qui che compaiono teleangectasie e varici. Conoscere il decorso e i punti di sbocco delle safene è quindi il passo preliminare per interpretare i quadri venosi più comuni, tema che il materiale didattico approfondisce con le relative tavole anatomiche.

Il circolo profondo e le vene perforanti

Il circolo profondo comprende le vene tibiali, la vena poplitea e la vena femorale. La sua caratteristica distintiva, sottolineata nel corso, è la posizione: le vene profonde decorrono vicino alle arterie omonime, all’interno delle logge muscolari. Questa vicinanza è funzionale, perché la pulsazione ritmica dell’arteria e la spremitura della muscolatura circostante contribuiscono a spingere il sangue verso l’alto. Le vene profonde sono le vere responsabili del trasporto della maggior parte del sangue refluo.

Le vene perforanti attraversano la fascia muscolare e mettono in comunicazione il circolo superficiale con quello profondo. Il materiale didattico richiama le perforanti descritte classicamente in letteratura, tra cui quelle di Dodd, Boyd e Cockett, ciascuna in una sede anatomica precisa lungo l’arto.

Tanto le perforanti quanto le vene profonde sono dotate di valvole unidirezionali, che impongono al flusso una sola direzione consentita: dalla superficie verso la profondità e dal basso verso l’alto. Quando queste valvole non tengono, il sangue può refluire, ed è da qui che prende avvio buona parte della patologia venosa.

Le valvole venose e la struttura della parete

Le valvole venose sono pieghe della tonaca interna della vena, disposte in modo da consentire il passaggio del sangue solo verso l’alto e verso la profondità. Il corso distingue le valvole parietali, lungo il decorso del vaso, dalle valvole ostiali, situate in corrispondenza degli sbocchi. Insieme costituiscono il meccanismo anti-reflusso che permette al sangue di salire “a tappe”, senza ricadere per gravità.

La parete venosa è organizzata in tre tonache: l’intima più interna, la media con la sua componente muscolare liscia responsabile del tono venoso, e l’avventizia esterna. Rispetto alle arterie, le vene hanno pareti più sottili e maggiore capacità di distensione: sono vasi di capacitanza, capaci di contenere una quota rilevante del volume ematico.

Anche il microcircolo rientra in questo quadro. A livello capillare avvengono gli scambi tra sangue e tessuti: il materiale didattico riporta che le venule recuperano circa l’85% del filtrato capillare, mentre il restante 15% forma la linfa, drenata dal sistema linfatico. È un equilibrio delicato, la cui alterazione è alla base dell’edema.

La fisiologia del ritorno venoso: vincere la gravità

In posizione eretta, il sangue venoso deve risalire dalle gambe al cuore contro la forza di gravità. Il ritorno venoso non dipende da un’unica spinta, ma dalla somma di più fattori che il corso descrive in modo sistematico.

  • Vis a tergo: la spinta residua trasmessa dal cuore attraverso il letto capillare.
  • Vis a fronte: la pompa respiratoria, ovvero l’effetto di suzione generato dall’alternarsi della depressione intra-addominale e intra-toracica durante il respiro, che richiama il sangue verso il torace.
  • Vis a latere: la spinta laterale esercitata dalla pulsazione delle arterie vicine sulle vene profonde.
  • Tono venoso: la contrazione della muscolatura liscia della parete, che mantiene un calibro adeguato del vaso.

A queste forze si aggiunge il sistema valvolare, che impedisce al sangue di ricadere tra una spinta e l’altra. È la cooperazione di tutti questi elementi a rendere possibile, in condizioni normali, un ritorno venoso efficiente anche dopo lunghi periodi in piedi.

La pompa muscolare del polpaccio: il "secondo cuore"

Tra i fattori del ritorno venoso, la pompa muscolare del polpaccio merita un capitolo a sé. Quando i muscoli della gamba, in particolare il soleo e i gemelli, si contraggono durante il cammino, comprimono le vene profonde che vi sono contenute e spingono il sangue verso l’alto. È un meccanismo così efficace che il soleo viene chiamato il “secondo cuore”.

Il materiale didattico riporta un dato che rende l’idea della sua potenza: durante la sistole muscolare la pompa del polpaccio può generare una pressione superiore a 200 mmHg. Questa spinta, combinata con la chiusura sincrona delle valvole, sospinge il sangue di segmento in segmento verso il cuore.

Da questo deriva un’osservazione di rilievo formativo: il movimento, e in particolare il cammino, è il principale alleato fisiologico del ritorno venoso. Al contrario, l’immobilità prolungata, l’ortostatismo statico e la sedentarietà riducono l’efficienza della pompa, favorendo il ristagno del sangue nelle gambe.

Quando il sistema si altera: l'ipertensione venosa

Comprendere l’anatomia e la fisiologia serve, in definitiva, a capire cosa accade quando il sistema si altera. Il meccanismo cardine è l’ipertensione venosa: quando le valvole diventano incontinenti, il sangue refluisce verso il basso anziché salire, e la pressione all’interno delle vene aumenta in modo cronico.

Il corso descrive diverse cause di incontinenza valvolare, raggruppabili in dilatanti, ostruttive e funzionali. L’effetto comune è il ristagno e l’aumento pressorio, che a livello del microcircolo innesca una cascata di eventi: ipossia tissutale, stress ossidativo, danno endoteliale e infiammazione. Per questo motivo la malattia venosa cronica è oggi inquadrata come una vera e propria malattia infiammatoria del microcircolo, e non come un semplice problema estetico.

Un cenno a parte merita la circolazione venosa in gravidanza, condizione fisiologica che mette alla prova il sistema: il materiale riporta che circa il 70% delle donne al terzo trimestre presenta problemi di vene varicose o gonfiore alle gambe, per effetto della venodilatazione ormonale e della compressione uterina sul ritorno venoso.

Domande frequenti

A quale circolo venoso appartiene la vena grande safena?

La vena grande safena appartiene al circolo venoso superficiale degli arti inferiori. Nasce dalla confluenza della vena marginale mediale e della vena interna del malleolo, risale lungo la faccia interna di gamba e coscia e sbocca nella vena femorale formando la cosiddetta “crosse”, in corrispondenza della giunzione safeno-femorale.

Che differenza c'è tra vene superficiali e vene profonde degli arti inferiori?

Le vene superficiali decorrono nel sottocute, sopra la fascia muscolare, e raccolgono il sangue di cute e tessuto sottocutaneo. Le vene profonde decorrono invece accanto alle arterie omonime, all’interno delle masse muscolari, e trasportano la maggior parte del sangue verso il cuore, sfruttando la pulsazione arteriosa e la spremitura muscolare circostante.

Che cosa sono le vene perforanti?

Le vene perforanti sono i vasi che attraversano la fascia muscolare e collegano il circolo venoso superficiale con quello profondo. Sono dotate di valvole unidirezionali che, in condizioni normali, consentono il passaggio del sangue solo dalla superficie verso la profondità. Il corso richiama le perforanti descritte classicamente, tra cui quelle di Dodd, Boyd e Cockett.

A cosa servono le valvole delle vene?

Le valvole venose sono pieghe della parete interna del vaso che impediscono al sangue di refluire verso il basso. Permettono il flusso in un’unica direzione, verso l’alto e verso la profondità, consentendo al sangue di risalire “a tappe” senza ricadere per gravità. Quando diventano incontinenti, il sangue refluisce e si instaura l’ipertensione venosa.

Come avviene il ritorno del sangue venoso dalle gambe al cuore?

Il ritorno venoso è il risultato di più forze combinate: la vis a tergo (spinta residua del cuore), la vis a fronte (pompa respiratoria), la vis a latere (pulsazione delle arterie vicine) e il tono venoso della parete. A queste si aggiungono il sistema valvolare e la pompa muscolare del polpaccio, che insieme spingono il sangue verso l’alto contrastando la gravità.

Che cos'è la "vis a fronte" nel ritorno venoso?

La vis a fronte è la pompa respiratoria: l’effetto di suzione generato dall’alternarsi di una depressione intra-addominale e intra-toracica durante la respirazione, che richiama il sangue venoso verso il torace e quindi verso il cuore. È uno dei fattori fisiologici che concorrono al ritorno venoso descritti nel corso.

Che cos'è la pompa muscolare del polpaccio e perché è importante?

La pompa muscolare del polpaccio è il meccanismo per cui la contrazione dei muscoli della gamba, durante il cammino, comprime le vene profonde e spinge il sangue verso l’alto. Secondo il materiale può generare durante la sistole muscolare una pressione superiore a 200 mmHg; per questo il muscolo soleo è chiamato il “secondo cuore”. È il principale alleato fisiologico del ritorno venoso.

Che cos'è la suola venosa di Lejars?

La suola anatomica di Lejars è una fitta rete di capillari situata nella pianta del piede. Durante il cammino questa rete viene “spremuta” dal carico del passo e dà il primo impulso al sangue in direzione centripeta, cioè verso il cuore. Secondo il materiale è la struttura del piede che favorisce maggiormente l’avvio del ritorno venoso.

Perché il muscolo soleo è chiamato "secondo cuore"?

Il soleo, insieme ai gemelli, costituisce la pompa muscolare del polpaccio: contraendosi durante il cammino comprime le vene profonde e sospinge il sangue verso l’alto con grande efficacia. Proprio per questa funzione propulsiva, paragonabile a quella di una pompa periferica, viene chiamato il “secondo cuore” della circolazione venosa.

Com'è fatta la parete di una vena?

La parete venosa è organizzata in tre tonache: l’intima più interna, la media con la sua componente di muscolatura liscia responsabile del tono venoso, e l’avventizia esterna. Rispetto alle arterie, le vene hanno pareti più sottili e maggiore distensibilità: sono vasi di capacitanza, capaci di contenere una quota rilevante del volume di sangue.

Quale quota del filtrato capillare viene recuperata dalle venule?

Secondo il materiale didattico, a livello del microcircolo le venule recuperano circa l’85% del filtrato capillare, mentre il restante 15% forma la linfa, che viene drenata dal sistema linfatico. È un equilibrio delicato la cui alterazione, con accumulo di liquidi nei tessuti, è alla base della formazione dell’edema.

Che cos'è l'ipertensione venosa degli arti inferiori?

L’ipertensione venosa è l’aumento cronico della pressione all’interno delle vene delle gambe. Si instaura quando le valvole diventano incontinenti e il sangue refluisce verso il basso anziché salire. A livello del microcircolo questo innesca ipossia, stress ossidativo e danno endoteliale, motivo per cui la malattia venosa cronica è oggi considerata una malattia infiammatoria.

Perché in gravidanza compaiono spesso problemi venosi alle gambe?

La gravidanza mette alla prova il sistema venoso per effetto della venodilatazione indotta dagli ormoni e della compressione esercitata dall’utero sul ritorno venoso. Secondo il materiale, circa il 70% delle donne al terzo trimestre presenta problemi di vene varicose o gonfiore alle gambe; le indicazioni vanno sempre valutate caso per caso con il professionista di riferimento.

Il movimento aiuta davvero la circolazione venosa delle gambe?

Sì: il cammino attiva la pompa muscolare del polpaccio e la spremitura della suola di Lejars, due meccanismi che favoriscono il ritorno venoso. Il corso evidenzia, in chiave formativa, come l’immobilità prolungata e l’ortostatismo statico riducano invece l’efficienza di queste pompe, favorendo il ristagno del sangue nelle gambe.

In conclusione

Conoscere il sistema venoso degli arti inferiori nella sua organizzazione anatomica e nella sua fisiologia è il presupposto per leggere correttamente i disturbi venosi: dalla disposizione di safene, vene profonde e perforanti, al ruolo delle valvole, fino alle forze che governano il ritorno venoso e alla pompa muscolare del polpaccio. Sono le stesse basi da cui parte il corso ECM FAD “La malattia venosa cronica” del Dott. Edoardo Colombo, che dall’anatomia accompagna il professionista fino alla fisiopatologia e alla gestione non chirurgica. Il percorso, da 10 crediti ECM, è rivolto a medici, infermieri, fisioterapisti, farmacisti e tecnici ortopedici che vogliano consolidare l’inquadramento del sistema venoso prima di affrontare clinica e terapia. Per approfondire l’intero programma è possibile consultare la scheda del corso sul sito IKOSECM.

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