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Disturbi alimentari nello sport: quando un’attività sana diventa patologica

Redazione IKOSECM

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Articolo di approfondimento al corso Ecm C0443.

Disturbi alimentari nello sport: quando un’attività sana diventa patologica
Foto di Adél Grőber su Unsplash

I disturbi alimentari nello sport rappresentano un terreno clinico insidioso, perché si nascondono dietro comportamenti che la cultura sportiva tende a premiare: il controllo del peso, la disciplina alimentare, l’allenamento intenso e costante. La stessa coerenza al gesto atletico che rende un atleta competitivo può, oltre una certa soglia, trasformarsi in psicopatologia. Riconoscere questo confine è difficile proprio perché i segnali precoci somigliano a virtù. Questo articolo ripercorre i contenuti formativi di un corso ECM dedicato al tema, dall’immagine corporea alle forme cliniche specifiche dello sport, fino alla triade dell’atleta, al RED-S e al percorso di trattamento e rientro all’allenamento, con l’obiettivo di offrire ai professionisti sanitari una mappa per leggere ciò che spesso passa inosservato.

Il corso Ossessione salute. Sport e disturbi del comportamento alimentare (codice C0443) è un percorso FAD che eroga 10 crediti ECM, a cura del Dott. Marco Pastorini, psicologo e psicoterapeuta, e del Dott. Massimo Labate, medico chirurgo specialista in scienza dell’alimentazione. È rivolto a un’ampia platea multiprofessionale (oltre trenta professioni sanitarie, tra cui medico chirurgo, psicologo, dietista, biologo, infermiere, fisioterapista ed educatore professionale) coinvolta nel riconoscimento e nel trattamento dei disturbi alimentari negli sportivi.

Immagine corporea e disturbi del comportamento alimentare: il punto di partenza

Il percorso formativo parte dall’immagine corporea, intesa come costrutto complesso che integra componenti sensopercettive, cognitive, affettive, relazionali e valoriali, e dallo schema corporeo. Su questa base si innesta l’insoddisfazione corporea, che il materiale sottolinea non essere più un fenomeno esclusivamente femminile: il cambiamento dell’ideale del corpo maschile nel tempo ha portato a un aumento dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) anche negli uomini.

Sul piano diagnostico il corso inquadra i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione del DSM-5: anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbo da binge eating, pica, mericismo e disturbo evitante/restrittivo, insieme alle forme sottosoglia. Un passaggio importante è la lettura della continuità tra DCA e obesità: secondo il materiale i due quadri condividono la stessa psicopatologia centrale, la bassa autostima e le difficoltà relazionali. Questa cornice serve a non isolare lo sportivo dal più ampio spettro dei disturbi alimentari.

Sport a rischio e forme cliniche: ortoressia, bigoressia, anoressia atletica

Nel mondo sportivo peso, corpo, alimentazione e prestazione sono gli stessi assi attorno a cui ruota la vita di chi soffre di un DCA: questa sovrapposizione spiega perché l’atleta sia più esposto. Il corso individua come categorie a rischio gli sport estetici, quelli con categorie di peso, gli sport di endurance e quelli che enfatizzano la massa muscolare. Il materiale segnala inoltre una distribuzione differente: nelle atlete la maggiore prevalenza si osserva negli sport estetici, mentre negli atleti maschi negli sport di combattimento con categorie di peso.

Su questo terreno emergono forme cliniche specifiche. L’ortoressia è descritta come la ricerca maniacale di cibi naturali, biologici e non contaminati, un’ossessione per il mangiare sano che può condurre a danni nutrizionali e isolamento sociale. La bigoressia (o vigoressia, vicina alla dismorfia muscolare) è invece una preoccupazione eccessiva per la propria massa muscolare, prevalente negli uomini, con componenti percettive, affettive e comportamentali e talora ricorso a steroidi e sostanze. L’anoressia atletica, infine, si distingue dall’anoressia nervosa perché la restrizione alimentare è finalizzata al miglioramento della prestazione, e non a una dispercezione dell’immagine corporea.

Dalla triade dell'atleta femminile al RED-S

La triade dell’atleta femminile mette in relazione tre elementi: il disturbo alimentare, la disfunzione mestruale fino all’amenorrea e l’osteoporosi precoce. Il filo che li lega è la bassa disponibilità energetica: quando l’energia introdotta non copre la spesa dell’allenamento, l’organismo riduce funzioni considerate non prioritarie, a partire da quella riproduttiva. L’assenza di mestruazioni, sottolinea il materiale, interrompe i processi di costruzione ossea e indebolisce lo scheletro, rendendolo più fragile e soggetto a fratture. Il dato è particolarmente rilevante in età giovanile, quando si accumula gran parte del patrimonio osseo.

Nel 2014 il Comitato Olimpico Internazionale ha introdotto il termine RED-S (Relative Energy Deficiency in Sport) per superare i limiti della triade: il RED-S descrive le numerose funzioni fisiologiche alterate da un deficit di energia relativa nello sport ed è inteso come inclusivo anche degli atleti maschi. La valutazione clinica e internistico-nutrizionale, secondo il materiale, parte da peso, altezza e BMI, integrati con l’andamento del ciclo mestruale, le ore di attività motoria, l’uso di integratori o farmaci e gli esami bioumorali.

Dipendenza da esercizio e meccanismi della ricompensa

Il corso caratterizza la dipendenza da esercizio (EXD) come una vera e propria brama di allenamento: un comportamento incontrollabile di esercizio eccessivo, con incapacità di ridurne la quantità e potenziali conseguenze dannose, tra cui lesioni muscolo-tendinee, compromissione delle relazioni sociali e depressione. Non si tratta semplicemente di allenarsi molto, ma di una perdita di controllo sul comportamento.

Sul versante neurobiologico, il materiale richiama il ruolo della dopamina e dei circuiti della ricompensa, gli stessi coinvolti in altre forme di dipendenza. Un aspetto clinicamente delicato è l’egosintonia del sintomo: l’atleta spesso non percepisce il proprio comportamento come problematico, anzi lo vive come coerente con i propri obiettivi. Tra gli strumenti citati a scopo di screening, il corso menziona il test SCOFF, utile come primo filtro nel sospetto di un disturbo alimentare.

Trattamento psico-nutrizionale e rientro all'allenamento

Il percorso terapeutico delineato dal corso ha un’impostazione psico-nutrizionale e multidisciplinare. I cardini descritti sono la costruzione di una relazione di fiducia, la flessibilizzazione dei comportamenti e delle credenze rigide e lo sviluppo di attività sociali alternative, che aiutino l’atleta a non identificarsi totalmente con la prestazione. La valutazione integra l’inquadramento clinico, internistico e nutrizionale.

Particolarmente significativo è il tema del rientro all’allenamento dopo uno stop per DCA: secondo il materiale è possibile solo in condizione di stabilità clinica e nutrizionale, con astinenza dai comportamenti alimentari patologici e una valutazione attenta del contesto sportivo. Il corso richiama infine il ruolo preventivo di società sportive e allenatori, figure che per prime possono intercettare i segnali e indirizzare verso una presa in carico. Si tratta di indicazioni di taglio formativo, da contestualizzare sempre nel giudizio clinico del singolo caso.

Domande frequenti

Quali sono gli aspetti comuni tra disturbi alimentari e attività sportiva?

Il corso individua quattro elementi condivisi: il peso, il corpo, l’alimentazione e la prestazione. Sono gli stessi assi attorno a cui ruota la vita dell’atleta e il vissuto di chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare. Proprio questa sovrapposizione rende difficile distinguere la dedizione sportiva sana da un comportamento che sta diventando patologico.

Esiste una continuità tra disturbi alimentari e obesità?

Secondo il materiale del corso sì: i disturbi del comportamento alimentare e l’obesità condividono la stessa psicopatologia centrale, oltre alla bassa autostima e alle difficoltà relazionali. Leggerli lungo un continuum, anziché come quadri isolati, aiuta a inquadrare meglio il vissuto della persona al di là del solo dato ponderale.

Quali categorie di sport sono considerate a rischio per i disturbi alimentari?

Il corso indica come a rischio gli sport estetici, quelli con categorie di peso, gli sport di endurance e quelli che enfatizzano la massa muscolare. A titolo di esempio, una disciplina di endurance come il trail running rientra tra gli sport a rischio, mentre il rugby non viene classificato come tale. Il rischio dipende dalle caratteristiche della disciplina e dalla pressione che esercita su peso e immagine.

In quali sport è più frequente il disturbo alimentare tra le atlete?

Secondo il materiale, nelle sportive la maggiore prevalenza di disturbi alimentari si ritrova negli sport estetici, dove l’aspetto del corpo incide direttamente sulla valutazione della prestazione. Negli atleti maschi, invece, la concentrazione maggiore si osserva negli sport di combattimento con categorie di peso, dove il controllo del peso è funzionale alla competizione.

Che cos'è l'ortoressia?

Il corso descrive l’ortoressia come la ricerca maniacale e inevitabile di cibi naturali, biologici e non contaminati da sostanze chimiche artificiali. È un’ossessione per il mangiare sano che, oltre una certa soglia, può portare a danni nutrizionali e a isolamento sociale, perché la rigidità delle regole alimentari finisce per condizionare la vita di relazione.

Quante persone si stima soffrano di ortoressia in Italia?

Il materiale del corso riferisce una stima di circa 500.000 persone affette da ortoressia in Italia, all’interno di un quadro che parla di quasi tre milioni di italiani con disturbi dell’alimentazione. Si tratta di dati riportati a scopo divulgativo nel materiale formativo, che andrebbero ricondotti alle fonti epidemiologiche originali prima di essere citati in altri contesti.

Che cos'è la bigoressia e chi colpisce prevalentemente?

La bigoressia è definita dal corso come un disturbo caratterizzato da una preoccupazione eccessiva per la propria massa muscolare, con componenti percettive, affettive e comportamentali che interferiscono con la vita quotidiana. Prevale negli uomini e, secondo il materiale, interessa circa il 10% dei body-builder. Può associarsi ad allenamento compulsivo e, in alcuni casi, all’uso di sostanze.

In cosa l'anoressia atletica si differenzia dall'anoressia nervosa?

Secondo il materiale, nell’anoressia atletica la restrizione alimentare è finalizzata al miglioramento della prestazione sportiva. Nell’anoressia nervosa, invece, la perdita di peso è legata a una dispercezione dell’immagine corporea e alla volontà di dimagrire. La distinzione è clinicamente rilevante perché orienta in modo diverso la lettura del comportamento e l’approccio al caso.

Che cos'è la dismorfia muscolare?

Il corso descrive la dismorfia muscolare come tipica dei maschi giovani, caratterizzata da un’intensa paura di avere un corpo piccolo e poco muscoloso. Si associa frequentemente ad allenamento compulsivo, dieta rigida ed evitamento delle relazioni sociali. È strettamente imparentata con la bigoressia e ne condivide il nucleo percettivo distorto rispetto alla propria massa muscolare.

Quali sono i tre componenti della triade dell'atleta femminile?

Il materiale indica che la triade dell’atleta femminile è composta da disturbo alimentare, disfunzione mestruale (fino all’amenorrea) e osteoporosi precoce. I tre elementi sono collegati dalla bassa disponibilità energetica. Comprendere questa combinazione aiuta a non leggere isolatamente un’amenorrea o una frattura da stress in una giovane atleta.

Perché nella triade dell'atleta l'assenza di mestruazioni è pericolosa per le ossa?

Secondo il corso la mancanza di mestruazioni interrompe i processi di costruzione ossea e indebolisce lo scheletro, rendendo le ossa più fragili e quindi soggette a fratture, fino all’osteoporosi precoce. L’impatto è tanto più rilevante in età giovanile, quando si accumula una quota importante del patrimonio osseo che servirà per tutta la vita.

Che cosa indica il termine RED-S?

Il materiale spiega che RED-S (Relative Energy Deficiency in Sport) si riferisce alle ampie e varie funzioni fisiologiche alterate causate da un deficit di energia relativa nello sport. È un concetto introdotto per superare la sola triade dell’atleta femminile ed è inteso come inclusivo anche degli atleti maschi, riconoscendo che la bassa disponibilità energetica riguarda entrambi i sessi.

Come si riconosce la dipendenza da esercizio fisico?

Il corso la descrive come una brama di allenamento: un comportamento incontrollabile di esercizio eccessivo, con incapacità di ridurne la quantità e potenziali conseguenze dannose. Tra queste, il materiale cita lesioni muscolo-tendinee, compromissione delle relazioni sociali e depressione. L’elemento chiave non è il volume di allenamento in sé, ma la perdita di controllo sul comportamento nonostante i danni.

Cosa è utile valutare clinicamente di fronte a un sospetto RED-S?

Secondo il materiale è utile partire dalla valutazione di peso, altezza e BMI, integrati con l’andamento del ciclo mestruale, le ore di attività motoria, l’uso di integratori o farmaci e gli esami bioumorali. Si tratta di un inquadramento di taglio formativo, che nella pratica va sempre ricondotto al giudizio clinico e al contesto specifico dell’atleta.

Quando un atleta con disturbo alimentare può riprendere gli allenamenti?

Il corso indica che il rientro all’allenamento è possibile solo in condizione di stabilità dal punto di vista clinico e nutrizionale, con astinenza dai comportamenti alimentari patologici e una valutazione del contesto sportivo. Il ritorno all’attività non è quindi un traguardo temporale, ma il risultato di un percorso che mette la sicurezza della persona prima della prestazione.

In conclusione

I disturbi alimentari nello sport richiedono uno sguardo capace di distinguere la dedizione atletica dalla psicopatologia, lungo un confine che si sposta dall’immagine corporea alle forme cliniche specifiche, fino al RED-S e alla dipendenza da esercizio. Il take-away per il professionista è duplice: i segnali precoci spesso coincidono con comportamenti socialmente premiati, e il rientro all’attività va sempre subordinato alla stabilità clinica e nutrizionale. Per chi opera nello sport, nella nutrizione o nella salute mentale, costruire un linguaggio comune è il primo passo verso una presa in carico efficace. Il corso ECM Ossessione salute. Sport e disturbi del comportamento alimentare, da 10 crediti in modalità FAD, offre questo quadro integrato, psicologico e nutrizionale. Scopri il corso e iscriviti.

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