Disturbi del comportamento alimentare: diagnosi, clinica e trattamento
Redazione IKOSECM
Articolo di approfondimento al corso Ecm C0359.
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) rappresentano un’evoluzione patologica del rapporto tra la persona e il cibo, con un’età di insorgenza che tipicamente si colloca tra i 10 e i 25 anni. Non sono semplici “problemi con la dieta”: si articolano su tre livelli intrecciati, la psicopatologia, l’alterazione dei comportamenti alimentari e la malnutrizione con le sue complicanze. Per il professionista sanitario significa muoversi su un terreno in cui aspetti medici e psicologici sono inseparabili e in cui il tempo della diagnosi incide sull’esito. Questo articolo riassume, a scopo formativo, l’inquadramento diagnostico secondo il DSM-5, le principali complicanze cliniche, la psicopatologia di base e l’architettura del trattamento multidisciplinare così come vengono affrontati nel percorso ECM dedicato.
Il corso DCA: diagnosi, clinica e trattamento dei disturbi del comportamento alimentare è rivolto a un’ampia équipe sanitaria: medici chirurghi, psicologi, dietisti, infermieri, educatori professionali, logopedisti, biologi, farmacisti e altre figure della riabilitazione e dell’assistenza. Eroga 10 crediti ECM in modalità FAD. A doppia firma medico-psicologica, propone un percorso integrato dall’inquadramento storico e diagnostico alle complicanze, fino al trattamento di rete e ai quadri emergenti come ortoressia e bigoressia.
Che cosa sono i disturbi del comportamento alimentare
Secondo l’impostazione del corso, i disturbi del comportamento alimentare vanno letti su tre livelli inseparabili: la psicopatologia che ne costituisce il nucleo, l’alterazione dei comportamenti alimentari che ne è l’espressione e la malnutrizione con le complicanze che ne derivano. Trascurare uno di questi piani porta a una lettura parziale del quadro clinico.
Il materiale colloca i DCA all’interno di una cornice storica e culturale ampia: dalle figure delle “sante anoressiche” all’affermarsi del mito della magrezza, fino ai modelli estetici contemporanei, femminili e maschili. Questa cornice aiuta a comprendere perché il rapporto con il corpo e con il cibo si carichi di significati che vanno oltre il bisogno nutrizionale.
Un punto sottolineato è la continuità tra i DCA e l’obesità: condividono una psicopatologia centrale fatta di bassa autostima e difficoltà relazionali, oltre ad aspetti cognitivi e comportamentali comuni come l’attenzione al peso e i tentativi di restrizione. Nel tempo si osservano migrazioni transdiagnostiche tra le diverse forme, segno che le categorie diagnostiche, pur utili, descrivono un fenomeno in movimento.
I criteri diagnostici del DSM-5
Il corso ripercorre i criteri diagnostici del DSM-5 per le forme principali. L’anoressia nervosa è caratterizzata da restrizione dell’apporto energetico, intensa paura di aumentare di peso e alterazione del modo in cui sono vissuti il peso e la forma del corpo; sono descritti i sottotipi restrittivo e con condotte di eliminazione. La bulimia nervosa è definita dalla ricorrenza di abbuffate seguite da condotte compensatorie. Il binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata) condivide con la bulimia le abbuffate ricorrenti, ma se ne distingue per l’assenza di condotte compensatorie e per uno scarso interesse alla magrezza nell’autovalutazione.
Accanto a questi quadri, il materiale richiama altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: pica, mericismo, disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo e la night eating syndrome. Sul piano epidemiologico, il corso riporta un rapporto femmine/maschi di circa 1:6 per l’anoressia nervosa e 1:10 per la bulimia nervosa, con una quota maschile in crescita: si stima che la popolazione maschile raggiunga il 25% dei DCA e il 50% dei binge eating disorder.
Questi criteri sono presentati a fini di aggiornamento professionale: orientano il ragionamento diagnostico ma non sostituiscono la valutazione clinica del singolo paziente.
Le complicanze mediche e la valutazione nutrizionale
Il corso dedica ampio spazio al versante internistico. La valutazione dello stato nutrizionale si avvale di parametri come l’indice di massa corporea e l’entità del calo ponderale: il materiale indica un BMI di 18,5-24,9 come fascia di normalita, valori tra 17 e 18,4 come sottopeso lieve-moderato e valori sotto 16 come sottopeso grave, con una malnutrizione già definibile lieve a fronte di un calo ponderale del 5-10% sul peso abituale.
Sono descritte carenze vitaminiche (B1, B12, folati) e di oligoelementi (zinco, selenio, rame), oltre a squilibri elettrolitici come ipopotassiemia, iposodiemia, ipomagnesiemia, ipofosforemia e ipocalcemia. Particolare attenzione e riservata al rischio della sindrome da refeeding, che può insorgere in fase di rialimentazione. Sul piano d’organo il materiale richiama complicanze cardiovascolari (bradicardia, prolungamento del QTc), gastroenterologiche, renali, endocrine come l’amenorrea, e l’osteoporosi.
Il corso ricorda inoltre che l’anoressia nervosa presenta il più alto tasso di mortalità tra le patologie psichiatriche, con cause principali legate alle complicanze del disturbo e al suicidio. Questi dati sono riportati come contenuto formativo e attribuiti alle fonti citate nel materiale, non come indicazioni operative.
Immagine corporea, schema corporeo e comportamenti disfunzionali
Sul piano psicopatologico, il corso distingue l’immagine corporea, cosciente e manipolabile, dallo schema corporeo, implicito ed esperienziale, inteso come l’insieme di capacità e abitudini motorie che determinano in modo dinamico la postura e lo spazio dei movimenti possibili. A questi si aggiunge l’esperienza corporea, ossia il modo in cui il corpo viene vissuto.
Il materiale descrive vari comportamenti alimentari disfunzionali: il grazing (piluccare continuo), il gorging, lo sweet eating e la night eating syndrome, accomunati spesso da una perdita di controllo (loss of control). Lo sweet eating, in particolare, è descritto come assunzione giornaliera di almeno il 50% dei carboidrati sotto forma di zuccheri semplici, spesso innescata da fattori emotivi come stress o rabbia.
Un tema rilevante è quello della food addiction: il corso ne richiama le basi neurobiologiche, con il circuito della ricompensa e la dopamina, e il fenomeno del craving. Sul versante della comorbidita, il materiale segnala l’associazione con depressione, ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, dismorfofobia e disturbi di personalita, osservando che i disturbi dello spettro ossessivo risultano più prevalenti nell’anoressia nervosa rispetto alla bulimia.
Il trattamento multidisciplinare e il ruolo della famiglia
Secondo il corso, l’approccio corretto ai DCA è quello in cui intervento medico, psicologico e psichiatrico sono integrati all’interno di un team che comprende il nutrizionista, lo psicologo-psicoterapeuta, lo psichiatra e operatori specifici. Al team nutrizionale spettano in particolare il trattamento dello stato di malnutrizione, la gestione delle complicanze mediche e la rieducazione alimentare del paziente.
Il materiale descrive una rete assistenziale graduata per livelli di intensita, dall’ambulatorio al day hospital fino ai ricoveri H24, e richiama modelli interpretativi di riferimento come il circolo vizioso di Fairburn e il modello interpersonale della bulimia nervosa. A corredo del corso e allegato un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) ufficiale, in linea con l’obiettivo di ottimizzare l’organizzazione del percorso di cura.
Ampio rilievo è dato alla dimensione relazionale: il ruolo della famiglia (con riferimento, tra l’altro, alle dinamiche delle famiglie invischiate e alla terapia familiare) e la qualità della relazione terapeutica, descritta nei suoi nodi di sfida, seduzione e svalutazione. La presa in carico, nel modello proposto, è tanto clinica quanto relazionale.
I quadri emergenti: ortoressia, bigoressia e triade dell'atleta
L’ortoressia è descritta come una ricerca maniacale e inevitabile di cibi percepiti come naturali, biologici e non contaminati da sostanze chimiche artificiali. Definita per la prima volta da Bratman nel 2001, può impoverire progressivamente la dieta fino a determinare danni nutrizionali e isolamento sociale.
La bigoressia, o dismorfia muscolare (talvolta indicata come reverse anorexia), è una preoccupazione eccessiva per la propria massa muscolare, con componenti percettive, affettive e comportamentali che interferiscono con le attività quotidiane. Il materiale la descrive come prevalente negli uomini, con un’età media d’esordio intorno ai 19,5 anni, è spesso associata a dieta iperproteica e abuso di sostanze.
Il corso richiama infine la triade dell’atleta, che mette in relazione disturbi alimentari, amenorrea secondaria e osteoporosi precoce. Per orientare l’inquadramento di questi quadri, il materiale cita strumenti testistici e scale come BES, BUT, EDI, ORTO-15 e YFAS, presentati come supporto alla valutazione professionale.
Domande frequenti
Come si definisce un disturbo del comportamento alimentare?
Secondo il materiale, un disturbo del comportamento alimentare è una psicopatologia che, in conseguenza di un’alterazione del comportamento alimentare, conduce a un quadro clinico di malnutrizione. Si articola quindi su tre livelli: la psicopatologia, l’alterazione dei comportamenti alimentari e la malnutrizione con le sue complicanze.
Che differenza c'e tra binge eating disorder e bulimia nervosa?
Il binge eating disorder, o disturbo da alimentazione incontrollata, si caratterizza per la presenza di abbuffate ricorrenti, l’assenza di condotte compensatorie è uno scarso interesse per la magrezza nell’autovalutazione. E proprio l’assenza delle condotte compensatorie a distinguerlo dalla bulimia nervosa, in cui le abbuffate sono invece seguite da comportamenti di compenso.
Qual e il rapporto tra femmine e maschi nei disturbi del comportamento alimentare?
Secondo i dati riportati nel materiale, il rapporto femmine/maschi e di circa 1:6 per l’anoressia nervosa e 1:10 per la bulimia nervosa. La quota maschile è tuttavia in crescita: si stima che la popolazione maschile raggiunga il 25% dei DCA e il 50% dei casi di binge eating disorder.
Esiste una continuità tra disturbi alimentari e obesità?
Secondo il materiale si’, i disturbi alimentari e l’obesità condividono la stessa psicopatologia centrale, fatta di bassa autostima e difficoltà relazionali. Alcuni aspetti cognitivi e comportamentali, come l’attenzione al peso, i tentativi di restrizione e le abbuffate, insieme alle migrazioni transdiagnostiche tra le diverse diagnosi nel tempo, confermano questa continuità.
Quali fattori aumentano la mortalità nell'anoressia nervosa?
Secondo il materiale, nell’anoressia nervosa l’aumento della mortalità è legato al basso peso, agli squilibri elettrolitici e alla disidratazione. L’anoressia nervosa e la malattia psichiatrica con il più alto tasso di mortalità, dovuta principalmente alle complicanze del disturbo e al suicidio.
Quali anomalie somatiche possono suggerire la presenza di un DCA?
Tra le anomalie somatiche suggestive di un disturbo del comportamento alimentare, il materiale indica l’arresto della crescita, la facile affaticabilita e l’amenorrea, cioè l’assenza del ciclo mestruale, oltre a marcate variazioni o frequenti fluttuazioni di peso e a difficoltà nell’incremento ponderale. Sono segnali che meritano attenzione clinica nel contesto complessivo del paziente.
Quali sono i segni fisici tipici della bulimia nervosa?
Secondo il materiale, tra i segni e i sintomi fisici tipici della bulimia nervosa vi sono la cheilosi, ossia la screpolatura agli angoli della bocca, l’eritema faringeo e l’ipotensione arteriosa, oltre a carie ed erosione dello smalto dentale e all’ipertrofia delle ghiandole salivari, riconducibili in buona parte alle condotte di eliminazione.
Come si manifesta l'ipopotassiemia nei disturbi alimentari?
Secondo il materiale, nei disturbi del comportamento alimentare l’ipopotassiemia è frequente a causa delle condotte di eliminazione o di una rapida renutrizione. Si manifesta tipicamente con stanchezza, palpitazioni, crampi muscolari e aritmia, segni che richiedono un’adeguata attenzione clinica e il monitoraggio nel contesto di cura.
Che differenza c'e tra immagine corporea e schema corporeo?
Lo schema corporeo è l’insieme di capacità e abitudini motorie che determinano in modo dinamico la postura e lo spazio dei movimenti possibili: è implicito ed esperienziale. L’immagine corporea, invece, è cosciente e manipolabile. La distinzione aiuta a comprendere perché il vissuto del corpo nei disturbi alimentari operi su piani diversi.
Che cos'è lo sweet eating?
Lo sweet eating è un comportamento alimentare disfunzionale caratterizzato dall’assunzione giornaliera di almeno il 50% dei carboidrati sotto forma di carboidrati semplici, cioè zuccheri. Secondo il materiale è spesso stimolato da fattori emotivi come lo stress o la rabbia, ed è uno dei pattern disfunzionali descritti accanto a grazing e gorging.
In quale disturbo alimentare sono più prevalenti i tratti dello spettro ossessivo?
Secondo il materiale, i disturbi dello spettro ossessivo sono decisamente più prevalenti nell’anoressia nervosa rispetto alla bulimia nervosa. Nell’anoressia, inoltre, una quota di disturbo ossessivo-compulsivo può precedere l’insorgenza del disturbo alimentare, elemento utile a leggere la comorbidita psichiatrica del quadro.
Come dovrebbero integrarsi intervento medico, psicologico e psichiatrico nei DCA?
Secondo il materiale, l’intervento medico, psicologico e psichiatrico deve essere integrato: e questo il modo corretto di affrontare i disturbi del comportamento alimentare. L’integrazione si realizza attraverso un team multidisciplinare composto da nutrizionista, psicologo-psicoterapeuta, psichiatra e operatori specifici, all’interno di un programma terapeutico ad ampio raggio.
Quali sono i compiti del team nutrizionale nei disturbi alimentari?
Secondo il materiale, i compiti del team nutrizionale comprendono il trattamento dello stato di malnutrizione, la gestione delle complicanze mediche e la rieducazione alimentare del paziente. Si tratta di funzioni che si inseriscono nel più ampio lavoro del team multidisciplinare, in dialogo con gli interventi psicologico e psichiatrico.
Che cos'è l'ortoressia?
L’ortoressia è un quadro caratterizzato dalla ricerca maniacale e inevitabile di cibi percepiti come naturali, biologici e non contaminati da sostanze chimiche artificiali. Definita per la prima volta da Bratman nel 2001, secondo il materiale può impoverire la dieta fino a causare danni nutrizionali e isolamento sociale.
Che cos'è la bigoressia e chi colpisce prevalentemente?
La bigoressia, o dismorfia muscolare (talvolta detta reverse anorexia), è un disturbo caratterizzato da una preoccupazione eccessiva per la propria massa muscolare, con componenti percettive, affettive e comportamentali che interferiscono con le attività quotidiane. Secondo il materiale prevale negli uomini e si associa a dieta iperproteica e abuso di sostanze.
In conclusione
Affrontare i disturbi del comportamento alimentare richiede di tenere insieme due sguardi che, nella pratica, tendono a separarsi: quello internistico, attento alle complicanze della malnutrizione, è quello psicologico, centrato sulla relazione con il corpo e sul significato del sintomo. Il filo conduttore di questo percorso è proprio l’integrazione, sul piano diagnostico come su quello del trattamento di rete. Per l’équipe sanitaria, riconoscere precocemente i segnali, conoscere i criteri del DSM-5 e dialogare all’interno di un team multidisciplinare sono competenze che incidono concretamente sull’esito. Il corso ECM DCA: diagnosi, clinica e trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, da 10 crediti in modalità FAD, propone questo aggiornamento con un taglio clinico e multidisciplinare. E disponibile nel catalogo IKOSECM per medici, psicologi, dietisti, infermieri e le altre professioni dell’équipe.