Ortoressia e bigoressia: quando il cibo sano e la forma fisica diventano un’ossessione
Redazione IKOSECM
Articolo di approfondimento al corso Ecm C0545.
Ortoressia e bigoressia rappresentano un paradosso clinico sempre più attuale: comportamenti considerati «sani» — un’alimentazione corretta, un’intensa attività fisica — possono trasformarsi in vere e proprie ossessioni che compromettono la qualità della vita. Si tratta di quadri che si collocano ai confini dei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) e del disturbo ossessivo-compulsivo, non sempre classificabili nei manuali diagnostici ma clinicamente rilevanti. Per i professionisti sanitari riconoscere questi segnali è oggi una competenza necessaria, perché la patologia si nasconde dietro abitudini socialmente apprezzate. Questo approfondimento ripercorre, in chiave bi-disciplinare psicologica e nutrizionale, definizioni, sintomi, strumenti diagnostici e linee di trattamento di entrambi i disturbi.
Il corso ECM «Così sano, così malato: ortoressia e bigoressia» è rivolto a un’ampia gamma di professioni sanitarie — tra cui Medico chirurgo, Psicologo, Dietista, Biologo, Farmacista, Infermiere, Educatore professionale, Fisioterapista e Ostetrica/o — ed eroga 10 crediti ECM in modalità FAD (formazione a distanza). È tenuto a due voci dal Dott. Marco Pastorini (psicologo, psicoterapeuta) e dal Dott. Massimo Labate (medico chirurgo, specialista in Scienza dell’Alimentazione), con un taglio che integra prospettiva psicologica e nutrizionale.
Cibo, corpo e società moderna: il paradosso del «troppo sano»
Nella società moderna il cibo e la cura del corpo hanno assunto un forte valore sociale e identitario: mangiare «giusto» e apparire in forma sono diventati segni di status e di disciplina personale. È proprio in questo contesto culturale che alcuni comportamenti possono spingersi oltre, fino a far ammalare chi li adotta con l’intenzione di stare meglio.
Il corso introduce ortoressia e bigoressia come quadri che si situano ai confini dei Disturbi del Comportamento Alimentare e del disturbo ossessivo-compulsivo. Accanto a essi vengono richiamati comportamenti come l’anoressia atletica e la vigoressia, non sempre inquadrabili nel DSM-5 ma comunque clinicamente significativi, soprattutto nel mondo sportivo.
Il dato di sfondo è rilevante: secondo le stime del Ministero della Salute riportate nel materiale, quasi 3 milioni di italiani convivono con disturbi dell’alimentazione e circa 500.000 sarebbero interessati da ortoressia. Numeri che vanno letti come elemento didattico e di consapevolezza professionale, non come strumento di autodiagnosi.
Immagine corporea, schema corporeo e lipofobia
Per comprendere ortoressia e bigoressia il corso parte dai fondamenti dell’immagine corporea, distinguendola dallo schema corporeo e dall’aspetto fisico. Attraverso i contributi di autori come Merleau-Ponty, Schilder e Bonnier, vengono illustrate le componenti percettive, affettive e cognitive con cui ciascuno costruisce la propria rappresentazione del corpo.
Un concetto centrale è quello di lipofobia, intesa come percezione del grasso corporeo quale minaccia per la salute, oltre che per la bellezza e il successo. A questa si lega l’insoddisfazione corporea, un fenomeno tutt’altro che marginale: il corso riporta una ricerca di Psychology Today del 1985 secondo cui il 55% delle donne e il 41% degli uomini si dichiarava insoddisfatto del proprio peso.
Particolare attenzione viene dedicata alla specificità dei DCA maschili, a lungo sottovalutati. Il materiale segnala che il 28% dei giovani maschi riferisce un’immagine corporea negativa: un dato che aiuta a superare lo stereotipo del disturbo alimentare come problema esclusivamente femminile.
Ortoressia: definizione, sintomi e tratti psicologici
Il termine ortoressia deriva dal greco orthos (corretto) e orexis (appetito) ed è stato coniato dal medico statunitense Steven Bratman, che nel 1997 introdusse l’espressione «ortoressia nervosa» sulla rivista Yoga Journal ed è autore del libro Health food junkies. Pur non essendo riconosciuta come entità autonoma nel DSM-5, l’ortoressia condivide caratteristiche con il disturbo ossessivo-compulsivo e con l’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder).
Sul piano sintomatologico, il corso descrive la necessità di conoscere ogni singolo ingrediente degli alimenti, la programmazione ossessiva dei pasti, la paura della contaminazione e il progressivo isolamento sociale. Sul piano psicologico emergono tratti di rigidità, perfezionismo clinico, bisogno di controllo e sfiducia interpersonale.
Decisiva, in ottica formativa, è la distinzione tra ortoressico e salutista. La differenza non sta nelle abitudini ma negli obiettivi: il salutista persegue il proprio benessere mantenendo lucidità sulle proprie esigenze, mentre l’ortoressico aderisce a una regola esterna assunta come verità assoluta, anche a discapito di salute, benessere e relazioni.
La diagnosi dell'ortoressia: il test ORTO-15
Sul versante diagnostico il corso illustra il test di Bratman e, soprattutto, il test ORTO-15, uno strumento composto da quindici item pensato per intercettare la tendenza ortoressica. Il questionario è stato modificato e validato per la popolazione italiana da L.M. Donini e collaboratori, che ne hanno definito una soglia indicativa di ortoressia adattata al nostro contesto.
L’utilizzo di questi strumenti viene presentato come contenuto didattico, utile a orientare il ragionamento clinico del professionista, e mai come dispositivo di autodiagnosi per il paziente. Trattandosi di un quadro non riconosciuto autonomamente nel DSM-5, il test non «certifica» una diagnosi ma segnala la presenza e l’intensità di atteggiamenti ortoressici, da interpretare nel contesto della storia della persona.
Il corso chiarisce come la lettura dei punteggi vada sempre contestualizzata all’interno di una valutazione complessiva e multidisciplinare, evitando di ridurre un quadro complesso a un singolo numero. È un passaggio metodologico importante: proprio perché ortoressia e bigoressia si muovono in una zona di confine tra normalità e patologia, lo strumento diagnostico serve a sostenere il giudizio del professionista, non a sostituirlo.
Bigoressia: la dismorfia muscolare o «anoressia inversa»
La bigoressia, o dismorfia muscolare, è definita anche «anoressia inversa» perché i suoi sintomi appaiono speculari a quelli dell’anoressia nervosa: invece di temere il grasso, la persona teme di non essere abbastanza muscolosa. Il termine deriva dall’inglese big (grande) e dal latino orex (appetito) e può essere tradotto come «fame di grossezza».
Si tratta di un disturbo caratterizzato da una preoccupazione eccessiva per la massa muscolare, con componenti percettive, affettive e comportamentali che interferiscono con le attività quotidiane. Interessa prevalentemente gli uomini ed è particolarmente diffusa tra chi pratica body building: il corso indica una prevalenza intorno al 10% dei body builder, con un esordio in età giovanile e un’età media di circa 19,5 anni (Olivardia, 2001).
Sullo sfondo, il materiale richiama il cambiamento dell’ideale del corpo maschile e il ruolo dei social network, tra selfie e dinamiche narcisistiche, che possono alimentare la ricerca compulsiva di un corpo «perfetto». Ortoressia e bigoressia vengono così lette come distorsioni cognitive parallele, l’una sul cibo e l’altra sull’attività motoria.
Il trattamento psiconutrizionale: relazione di fiducia e flessibilizzazione
Il corso delinea un approccio di trattamento psiconutrizionale che integra dimensione psicologica e nutrizionale. Il primo passo non è la correzione del comportamento alimentare, ma la costruzione di una relazione terapeutica di fiducia: solo all’interno di un legame solido diventa possibile mettere gradualmente in discussione le «verità pseudoscientifiche» che sostengono i comportamenti disfunzionali.
Su questa base si innesta un lavoro di flessibilizzazione di comportamenti e credenze rigide, accompagnato dalla ricostruzione di una percezione del proprio corpo come non a rischio. Tanto nell’ortoressia quanto nella bigoressia, infatti, il nucleo del problema non è il singolo comportamento — mangiare in un certo modo o allenarsi intensamente — ma la distorsione cognitiva che lo rende rigido, esclusivo e fonte di sofferenza. Agire su quella distorsione significa restituire alla persona margini di scelta e flessibilità.
Proprio perché entrambi i disturbi sono letti come distorsioni cognitive parallele, l’una centrata sul cibo e l’altra sull’attività motoria, l’integrazione tra competenza psicologica e nutrizionale diventa decisiva: il professionista che padroneggia entrambe le prospettive può cogliere connessioni che un approccio mono-disciplinare rischia di mancare. L’obiettivo formativo è offrire una cornice di lettura condivisa, utile a riconoscere precocemente i segnali e a orientare la presa in carico verso un percorso realmente multidisciplinare.
Domande frequenti
Che cosa si intende per lipofobia?
Per lipofobia si intende la percezione del grasso corporeo come una minaccia, non solo per la salute ma anche per la bellezza e il successo personale. È un atteggiamento che il corso collega all’insoddisfazione corporea e che può fare da terreno per comportamenti alimentari rigidi e ossessivi.
Quante persone soffrono di ortoressia in Italia?
Secondo i dati del Ministero della Salute riportati nel corso, in Italia si stima un numero di circa 500.000 persone interessate da ortoressia, all’interno di una platea di quasi 3 milioni di italiani con disturbi dell’alimentazione. Si tratta di stime, da considerare come dato di consapevolezza epidemiologica e non come misura diagnostica.
L'ortoressia compare nel DSM-5?
No, l’ortoressia non è inserita come entità diagnostica indipendente nel DSM-5. Presenta tuttavia tratti comuni con il disturbo ossessivo-compulsivo e con l’ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder), motivo per cui viene considerata un quadro ai confini dei disturbi del comportamento alimentare.
Chi ha coniato il termine «ortoressia» e dove?
Il termine ortoressia è stato coniato dal medico statunitense Steven Bratman, che lo introdusse sulla rivista Yoga Journal. Bratman è anche autore del libro Health food junkies, traducibile come «drogati di mangiar sano», testo in cui descrive l’ossessione per l’alimentazione corretta.
Quale questionario si usa per rilevare l'ortoressia?
Lo strumento di riferimento è il test ORTO-15, un questionario composto da quindici item utilizzato per individuare la tendenza ai comportamenti ortoressici. È stato modificato e validato per la popolazione italiana da Donini e collaboratori. Va impiegato come supporto al ragionamento clinico, non come strumento di autodiagnosi.
Quali sono i sintomi più comuni dell'ortoressia?
Tra i sintomi più frequenti il corso indica la necessità di conoscere ogni singolo ingrediente degli alimenti, la programmazione ossessiva dei pasti e la paura della contaminazione del cibo. A questi si associa spesso un progressivo isolamento sociale, dovuto alla difficoltà di condividere pasti che non rispettino le proprie regole alimentari.
Quali tratti psicologici può presentare l'individuo ortoressico?
L’individuo ortoressico può presentare tratti ossessivi, una marcata rigidità psicologica, perfezionismo clinico e un forte bisogno di controllo, a cui si aggiunge spesso una sfiducia interpersonale. Sono caratteristiche che il corso analizza in chiave formativa, per aiutare il professionista a riconoscere il profilo al di là delle sole abitudini alimentari.
Qual è la differenza tra ortoressico e salutista?
La differenza non sta nelle abitudini alimentari ma negli obiettivi. Il salutista persegue il proprio benessere mantenendo lucidità e flessibilità rispetto alle proprie esigenze; l’ortoressico, invece, fa del cibo «giusto e sano» un fine in sé e aderisce a una regola esterna assunta come verità, anche a costo della salute, del benessere e delle relazioni.
Da quali parole deriva il termine «bigoressia»?
Il termine bigoressia deriva dall’inglese big (grande) e dal latino orex (appetito) e può essere tradotto come «fame di grossezza». L’etimologia rende bene l’idea centrale del disturbo: la spinta ossessiva ad aumentare la propria massa muscolare, percepita come costantemente insufficiente.
Come viene definita la bigoressia?
La bigoressia è un disturbo caratterizzato da una preoccupazione eccessiva per la propria massa muscolare, accompagnata da componenti percettive, affettive e comportamentali che interferiscono con le attività quotidiane. È nota anche come dismorfia muscolare ed è particolarmente diffusa tra chi pratica body building.
Quale popolazione interessa prevalentemente la bigoressia?
La bigoressia interessa prevalentemente gli uomini ed è particolarmente diffusa tra chi pratica body building: il corso indica una prevalenza intorno al 10% dei body builder. È uno dei quadri che illustrano come i disturbi legati all’immagine corporea non siano un fenomeno esclusivamente femminile.
Qual è l'età media di esordio della bigoressia?
Il materiale del corso indica un’età media di esordio della bigoressia intorno ai 19 anni, all’interno di un range che riguarda soprattutto i giovani adulti. Il dato sottolinea l’importanza di un’attenzione precoce, in particolare in contesti sportivi e di palestra dove la spinta alla muscolatura è più forte.
Perché la bigoressia è chiamata anche «anoressia inversa»?
La bigoressia è definita «anoressia inversa» perché i suoi sintomi appaiono opposti a quelli dell’anoressia nervosa: invece di temere il grasso corporeo, la persona teme di non essere mai abbastanza muscolosa. In entrambi i casi, però, è in gioco una distorsione della percezione del proprio corpo.
Qual è il primo passo di un percorso terapeutico efficace?
Il primo passo è la costruzione di una relazione terapeutica di fiducia. Solo all’interno di un legame solido diventa possibile mettere gradualmente in discussione le «verità pseudoscientifiche» che sostengono i comportamenti disfunzionali, avviando poi un lavoro di flessibilizzazione delle credenze rigide. Il corso ne parla in ottica formativa e multidisciplinare.
Ortoressia e bigoressia sono considerate veri e propri disturbi alimentari?
Sono quadri che si collocano ai confini dei Disturbi del Comportamento Alimentare e del disturbo ossessivo-compulsivo, non sempre classificati come entità autonome nei manuali diagnostici ma clinicamente rilevanti. Il corso li affronta proprio in questa zona grigia, dove un comportamento apparentemente «sano» può assumere caratteri patologici.
In conclusione
Ortoressia e bigoressia mostrano quanto sia sottile il confine tra cura di sé e ossessione: comportamenti socialmente apprezzati possono diventare patologici quando si irrigidiscono fino a compromettere salute, benessere e relazioni. Per il professionista sanitario, saper riconoscere questi segnali e collocarli nella giusta cornice clinica è una competenza sempre più richiesta. Il corso ECM «Così sano, così malato: ortoressia e bigoressia» offre una lettura bi-disciplinare, psicologica e nutrizionale, che integra definizioni, sintomi, strumenti come il test ORTO-15 e linee di trattamento psiconutrizionale. Per approfondire il percorso formativo e iscriverti, visita la pagina del corso su ortoressia e bigoressia, che eroga 10 crediti ECM in modalità FAD.
Crediti immagini:
- Foto di Brooke Lark su Unsplash