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Alimentazione e patologie neurodegenerative: il ruolo di dieta e integrazione nella prevenzione

Redazione IKOSECM

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Articolo di approfondimento al corso Ecm C0800.

Alimentazione e patologie neurodegenerative: il ruolo di dieta e integrazione nella prevenzione
Alimentazione e patologie neurodegenerative: il ruolo di dieta e integrazione nella prevenzione — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

Il rapporto tra alimentazione e patologie neurodegenerative è diventato un terreno di crescente interesse per chi si occupa della salute della persona anziana. Con l’allungamento della vita media aumentano anche le condizioni legate all’invecchiamento del sistema nervoso e dell’apparato osteo-articolare, e accanto alla terapia farmacologica cresce l’attenzione verso ciò che può essere fatto a tavola e con un’integrazione mirata. Questo approfondimento ripercorre i temi di un percorso formativo che parte dalle basi anatomo-fisiologiche dell’organismo e arriva alle indicazioni nutrizionali e di integrazione per la prevenzione, con un filo conduttore preciso: ridurre l’infiammazione corporea per proteggere la rete neuronale. Un quadro pensato per professionisti sanitari che vogliono leggere il cibo come parte integrante della cura.

In sintesi. Il corso FAD Senilità: alimentazione e integrazione nella prevenzione delle patologie neurodegenerative è rivolto ad assistenti sanitari, biologi, chimici, dietisti, educatori professionali, farmacisti, fisioterapisti, infermieri, logopedisti, medici chirurghi, tecnici della riabilitazione psichiatrica e terapisti occupazionali. Eroga 20 crediti ECM in modalità FAD ed è curato dalla Dott.ssa Shuela Curatola, biologa nutrizionista. Quattordici capitoli accompagnano dalle basi anatomiche alla dieta preventiva.

Dalle basi anatomiche alla prevenzione: l'impostazione del percorso

La prevenzione delle patologie neurodegenerative parte da una impostazione di fondo: un regime alimentare equilibrato unito al movimento per ridurre l’infiammazione che colpisce la rete neuronale. Il corso propone come premessa ricorrente un’alimentazione povera di zuccheri semplici, sale, grassi e proteine animali, associata all’assenza di fumo e alcol e all’attività fisica, indicandola come fattore protettivo sulla rete neuronale e sull’infiammazione corporea.

Il materiale segnala, ad esempio, che bastano 30-40 minuti al giorno di camminata veloce per migliorare la circolazione e l’apporto di ossigeno e glucosio alle cellule nervose: un’indicazione semplice che riassume bene il taglio del percorso, che lega stile di vita e salute del sistema nervoso.

Prima di entrare nei temi nutrizionali, il corso pone le fondamenta anatomiche. I primi capitoli descrivono il sistema scheletrico, costituito secondo il materiale da 206 ossa suddivise in scheletro assile e appendicolare, con le sue funzioni di sostegno, protezione, movimento, emopoiesi e deposito di sali minerali, e il sistema muscolare con i tre tipi di muscolo (scheletrico, liscio e cardiaco) e il meccanismo della contrazione basato su actina e miosina. Sono le basi su cui si innesteranno poi le patologie osteo-articolari e neurologiche.

Digestione, sangue e circolazione: perché contano per la nutrizione

Comprendere come l’organismo digerisce, assorbe e trasporta i nutrienti è il presupposto per impostare un’alimentazione preventiva consapevole. Il corso dedica un blocco all’apparato digerente, ripercorrendone le tappe: dalla bocca, dove la ptialina della saliva avvia la digestione degli amidi, allo stomaco con il suo ambiente acido in cui la pepsina agisce sulle proteine, fino all’intestino tenue, sede dei villi intestinali deputati all’assorbimento dei nutrienti, e all’intestino crasso, dove si riassorbe l’acqua e si formano le feci.

Un ruolo centrale è riconosciuto al fegato, che il materiale descrive come organo di circa 1,5 kg situato sotto al diaframma sul lato destro, e al pancreas, con i loro secreti coinvolti nella digestione. Sono organi e processi che condizionano direttamente la disponibilità dei principi nutritivi su cui si costruirà la dieta preventiva.

Il percorso prosegue con il sangue, descritto come tessuto connettivo fluido con funzioni di trasporto, regolazione e protezione, di cui il materiale richiama alcune proporzioni indicative: le albumine intorno al 54% delle proteine plasmatiche, le globuline circa il 38%, e gli elementi figurati attorno al 45% del sangue. L’anatomia del cuore e la circolazione chiudono il quadro: un sistema cardiocircolatorio efficiente è il presupposto per affrontare più avanti il tema delle demenze su base vascolare.

Sistema nervoso e macronutrienti: il ponte verso la dieta

Il sistema nervoso è la struttura che la prevenzione nutrizionale punta a proteggere, e i macronutrienti ne rappresentano il carburante e i mattoni. Il corso descrive il neurone nelle sue parti (soma, dendriti, assone, bottone sinaptico), la guaina mielinica con i nodi di Ranvier e la conduzione saltatoria, la sinapsi come punto di comunicazione tra cellule nervose, e l’organizzazione del sistema nervoso centrale, periferico, autonomo ed enterico. Il materiale riporta, fra i dati, una velocità di propagazione dell’impulso lungo l’assone di circa 100 m/s.

Da qui il percorso passa ai principi nutritivi organici. I glucidi sono presentati nella loro funzione energetica, distinti in monosaccaridi, disaccaridi e polisaccaridi; i lipidi nella loro funzione energetica e nelle forme sature e insature, fosfolipidi, trigliceridi e colesterolo; le proteine nella loro funzione plastica, a partire dalla struttura primaria data dalla sequenza degli amminoacidi.

Chiudono questo blocco le vitamine, distinte in liposolubili e idrosolubili. Il materiale indica come liposolubili la A, la D, la E e la K. È la base nutrizionale che il corso utilizzerà poi per costruire, patologia per patologia, le indicazioni alimentari e di integrazione.

Sali minerali, idratazione e prime patologie correlate

Macroelementi, oligoelementi e acqua sono elementi nutrizionali che il corso collega direttamente alla salute osteo-articolare e cerebrale. Il materiale distingue i macroelementi (calcio, magnesio, fosforo, sodio, potassio, cloro, zolfo), presenti in quantità superiore ai 5 g, dai microelementi o oligoelementi (ferro, fluoro, iodio, manganese, rame, selenio, silicio, zinco e altri), presenti in quantità inferiore a 5 g, illustrandone funzioni, carenze ed eccessi.

Fra i dati riportati: il ferro è distribuito nell’organismo adulto per circa il 65% nell’emoglobina, il 10% nella mioglobina e il 20-25% in fegato, milza e midollo osseo; lo iodio entra nella formazione degli ormoni tiroidei triiodotironina (T3) e tiroxina (T4). Il capitolo dedica spazio anche all’acqua e all’idratazione, con le loro funzioni nell’organismo.

Su queste basi il corso introduce la prima parte delle patologie correlate all’invecchiamento: osteoporosi, artrosi, artrite reumatoide, malattia di Alzheimer e corea di Huntington, descritte nelle loro definizioni e nei quadri sintomatologici come contenuto didattico. È il punto in cui la trattazione nutrizionale comincia a intrecciarsi con la clinica, sempre con finalità formativa.

Alimentazione e integrazione nelle patologie neurodegenerative

Il nucleo applicativo del percorso traduce le basi precedenti in indicazioni alimentari e di integrazione, patologia per patologia, in chiave di prevenzione. La seconda parte delle patologie include il morbo di Parkinson, descritto attraverso la degenerazione dopaminergica della sostanza nera e i segni cardine (tremore a riposo, rigidità, bradicinesia, instabilità posturale, freezing, festinazione); il materiale riporta che la perdita di neuroni dopaminergici all’esordio dei sintomi sarebbe superiore al 60%. Seguono la demenza vascolare, ricondotta a un ridotto flusso cerebrale e a fattori di rischio cardiovascolari, la demenza senile, che il materiale lega nel 70% dei casi alla malattia di Alzheimer e nel 20% a lesioni ischemiche, e la SLA con la sua compromissione dei motoneuroni e la disfagia.

Sul versante alimentare, il corso illustra alimenti consigliati e sconsigliati per ciascuna condizione: per esempio l’indicazione a limitare alimenti integrali e ricchi di ossalati nell’osteoporosi perché ridurrebbero l’assorbimento del calcio, a evitare pomodori e melanzane nell’artrosi per la presenza di solanina, e a privilegiare alimenti considerati antinfiammatori come la cipolla nell’artrite reumatoide. Viene affrontata anche la gestione dietetica della disfagia. Il materiale richiama inoltre uno studio attribuito al prof. Christopher Exley (Keele University), secondo cui un’acqua minerale ricca di silicio favorirebbe l’espulsione dell’alluminio nei pazienti con Alzheimer: un’ipotesi presentata come tale e da considerare con cautela.

Sul fronte dell’integrazione, il corso passa in rassegna gli aminoacidi ramificati (BCAA, con i rapporti 2:1:1, 4:1:1 e 8:1:1), gli omega 3 (EPA e DHA) per le loro proprietà antinfiammatorie, neuroprotettive e cardio-vasoprotettive, la curcuma e lo zenzero come sostanze antinfiammatorie, il condroitin solfato per la condroprotezione e i probiotici e prebiotici. Tutte le indicazioni sono presentate come contenuto formativo, mai come prescrizione personalizzata.

Infiammazione e acidosi: il filo che lega le neurodegenerazioni

L’infiammazione corporea è presentata come tratto comune delle malattie neurodegenerative, e ridurla è l’obiettivo di fondo dell’approccio preventivo del corso. Il capitolo conclusivo riprende e collega i temi precedenti: l’infiammazione come denominatore comune dei quadri neurodegenerativi e l’acidosi tissutale latente con le sue cause, i suoi sintomi e i sistemi tampone dell’organismo che ne contrastano gli effetti.

È qui che si chiude il cerchio rispetto all’impostazione iniziale del percorso. Le scelte alimentari povere di zuccheri semplici, sale, grassi e proteine animali, l’attività fisica e l’integrazione mirata vengono ricondotte a un unico razionale: mantenere un equilibrio interno che riduca lo stato infiammatorio e protegga la funzione neuronale nel tempo. Un’ottica che, più che inseguire la singola patologia, propone una strategia preventiva trasversale, coerente con la natura multifattoriale dell’invecchiamento.

Perché formarsi su nutrizione e neurodegenerazione

La prevenzione nutrizionale delle patologie neurodegenerative richiede una visione integrata che colleghi anatomia, fisiologia, nutrizione e clinica. Il valore di un percorso strutturato come questo sta proprio nel non isolare il singolo nutriente o la singola patologia, ma nel collocarli in un quadro coerente: dalle basi del corpo umano fino alle scelte concrete a tavola e in farmacia.

Per chi opera nei contesti di cura dell’anziano, dalla nutrizione alla riabilitazione, comprendere queste relazioni significa dialogare meglio con le altre figure dell’équipe e accompagnare pazienti e caregiver con indicazioni fondate. Resta inteso che ogni indicazione alimentare o di integrazione va sempre contestualizzata nel singolo caso clinico: il corso fornisce le coordinate, non un protocollo da applicare uniformemente.

Domande frequenti

Quali sono le vitamine liposolubili?

Le vitamine liposolubili sono la A, la D, la E e la K. Si distinguono dalle idrosolubili per il fatto di sciogliersi nei grassi e di poter essere accumulate nell’organismo. Il corso le inquadra all’interno dei principi nutritivi, come base per comprendere il ruolo delle vitamine nella dieta preventiva dell’anziano.

Quanta acqua è contenuta in un organismo adulto?

Secondo il materiale, l’acqua rappresenta circa il 60% dell’organismo di un adulto. È un dato che rende conto dell’importanza dell’idratazione, tema a cui il corso dedica spazio insieme ai sali minerali, sia per la fisiologia generale sia per il suo ruolo nei processi che riguardano la salute osteo-articolare e cerebrale.

A cosa serve il calcio e cosa comporta la sua carenza?

Il calcio interviene nella contrazione muscolare ed è un elemento chiave per il tessuto osseo. Il materiale associa la sua carenza all’osteoporosi, con riduzione della massa ossea. Per questo l’apporto e l’assorbimento del calcio sono temi centrali quando si parla di prevenzione delle patologie osteo-articolari legate all’invecchiamento.

Nell'osteoporosi è utile mangiare alimenti integrali o ricchi di ossalati?

Secondo il materiale del corso, nell’osteoporosi non è utile assumere alimenti integrali o ricchi di ossalati, perché tenderebbero a limitare l’assorbimento del calcio. È un esempio di come la composizione della dieta possa influenzare la disponibilità di un minerale chiave. L’indicazione ha finalità formativa e va contestualizzata nel singolo caso.

Perché pomodori e melanzane sono sconsigliati nell'artrosi?

Il materiale spiega che nell’artrosi non è consigliato il consumo di pomodori e melanzane per la presenza di solanina, una sostanza contenuta in alcuni ortaggi della famiglia delle solanacee. Si tratta di un’indicazione presentata in chiave divulgativa e formativa nell’ambito dell’alimentazione consigliata e sconsigliata patologia per patologia.

Nell'artrite reumatoide la cipolla è un alimento consigliato?

Sì: il materiale indica la cipolla tra gli alimenti consigliati nell’artrite reumatoide, attribuendole proprietà antinfiammatorie e un effetto favorevole sull’eliminazione dei depositi a livello articolare. Rientra fra gli esempi di alimenti considerati protettivi che il corso contrappone a quelli da limitare, sempre con taglio formativo.

Perché gli omega 3 sono considerati utili nelle patologie neurodegenerative?

Il materiale attribuisce agli omega 3 (EPA e DHA) proprietà antinfiammatorie, neuroprotettive, cardio- e vaso-protettive e ipolipidemizzanti, richiamandone l’interesse in condizioni come Alzheimer, demenza senile e Parkinson. Indica inoltre un’assunzione di 1-5 g al giorno di prodotto purificato, con EPA e DHA in rapporto 2:1. Sono dati didattici, non una prescrizione individuale.

Quando va evitata la curcuma come integratore?

Il corso descrive la curcuma come sostanza antinfiammatoria di interesse a livello articolare, cardiovascolare e neuronale, ma precisa che non andrebbe utilizzata in caso di trattamento con farmaci anticoagulanti. È un esempio di come anche un’integrazione di origine naturale richieda attenzione alle interazioni, da valutare sempre con il professionista di riferimento.

Lo zenzero è considerato una sostanza utile e in che senso?

Il materiale considera lo zenzero una sostanza antinfiammatoria e digestiva, di interesse nel contesto dell’artrite e dei dolori muscolari da affaticamento o infiammazione. Viene inquadrato tra le sostanze dell’integrazione appropriata, accanto a curcuma, omega 3 e condroitin solfato, in un’ottica di supporto e prevenzione e non di terapia sostitutiva.

La stipsi può essere uno dei sintomi del Parkinson?

Sì: il materiale indica la stipsi tra i sintomi associati al Parkinson, in particolare quando è resistente ai trattamenti e priva di una causa apparente, ed è inoltre favorita dall’immobilità tipica della malattia. È uno dei segni non motori che il corso richiama nel descrivere il quadro complessivo della patologia.

Che cos'è la demenza vascolare e da cosa può dipendere?

Il materiale ricollega la demenza vascolare a un ridotto flusso di sangue al cervello e ai fattori di rischio cardiovascolari. Tra le cause indica l’ipercolesterolemia e, più in generale, le condizioni che aumentano il rischio cardiovascolare; la presenza di ateromi può contribuire al suo sviluppo. Da qui l’importanza della salute cardiocircolatoria nella prevenzione.

In quali patologie è considerata utile la vitamina D?

Il materiale indica la vitamina D come utile nel contesto di artrosi, artrite e osteoporosi. Si tratta di una delle vitamine liposolubili trattate nel corso, qui richiamata per il suo rapporto con la salute osteo-articolare. L’indicazione è formativa e non sostituisce la valutazione dello stato vitaminico nel singolo paziente.

Cosa avviene a livello chimico durante la digestione nella bocca e nello stomaco?

Il materiale spiega che nella bocca interviene la ptialina, l’enzima salivare che avvia la digestione degli amidi, mentre nello stomaco l’ambiente acido rende efficace l’azione della pepsina sulle proteine. Comprendere queste tappe aiuta a capire come e dove i diversi nutrienti vengono resi disponibili, presupposto di un’alimentazione consapevole.

Dove avviene l'assorbimento dei nutrienti e dove si formano le feci?

Secondo il materiale, l’assorbimento dei nutrienti avviene a livello dei villi intestinali, presenti nell’intestino tenue, mentre le feci si formano nell’intestino crasso, dove avviene il riassorbimento dell’acqua. È una distinzione utile per inquadrare il percorso del cibo e la disponibilità effettiva dei principi nutritivi introdotti con la dieta.

Come comunicano tra loro le cellule nervose?

Le cellule nervose comunicano tra loro attraverso le sinapsi. Il materiale precisa che non tutti gli assoni sono rivestiti dalla guaina mielinica, le cui interruzioni sono dette nodi di Ranvier, e che le fibre prive di mielina conducono l’impulso nervoso più lentamente rispetto a quelle mielinizzate. È la base fisiologica per comprendere il funzionamento del sistema nervoso.

In conclusione

Guardare al legame tra alimentazione e patologie neurodegenerative significa adottare uno sguardo preventivo che parte dalla fisiologia dell’organismo e arriva alle scelte quotidiane a tavola e nell’integrazione. Il messaggio di fondo è coerente: ridurre l’infiammazione e l’acidosi attraverso uno stile alimentare equilibrato e il movimento per sostenere nel tempo la salute della rete neuronale. Per i professionisti sanitari, padroneggiare queste connessioni vuol dire offrire all’anziano e a chi se ne prende cura un accompagnamento più solido e consapevole. Il corso FAD Senilità: alimentazione e integrazione nella prevenzione delle patologie neurodegenerative, curato dalla Dott.ssa Shuela Curatola, eroga 20 crediti ECM e ripercorre l’intero itinerario, dalle basi anatomiche alle indicazioni nutrizionali per la prevenzione.

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