Anatomia del gomito: come è fatta e come funziona l’articolazione
Redazione IKOSECM
Articolo di approfondimento al corso Ecm C0856.
L’anatomia del gomito racconta un’articolazione apparentemente semplice ma sorprendentemente sofisticata: è l’articolazione intermedia dell’arto superiore e, per posizione, l’analogo funzionale del ginocchio. A differenza di quest’ultimo, però, il gomito è un’articolazione a stabilità prevalentemente ossea, e proprio questa scelta strutturale gli consente, paradossalmente, una grande libertà di movimento. In questo articolo ripercorriamo in modo ordinato la sua architettura: la paletta omerale, le ossa dell’avambraccio, le articolazioni che lo compongono, i fattori di stabilità e l’organizzazione muscolare. Una mappa anatomica chiara è il punto di partenza per comprendere la biomeccanica e, a valle, le patologie da sovraccarico che interessano questa regione.
Questo approfondimento è pensato per professionisti sanitari del settore riabilitativo — in particolare fisioterapisti — e per chi desidera una sintesi rigorosa dell’anatomia del gomito. Il tema fa da fondamento al corso FAD ECM Lateral Elbow Pain del Dott. Ivan Di Francescantonio, che eroga 15 crediti ECM e affronta il gomito dall’anatomia funzionale fino alla microinstabilità laterale sintomatica. L’articolo ha finalità divulgativa e formativa: inquadra i concetti, non sostituisce lo studio sistematico né il giudizio clinico.
Il gomito: l'analogo funzionale del ginocchio nell'arto superiore
Pur condividendo con il ginocchio alcune somiglianze ossee e muscolari, il gomito presenta numerose specificità legate alla diversa funzione dell’arto superiore. La sua funzione principale è regolare la lunghezza funzionale dell’arto, consentendo di raggiungere gli oggetti e di avvicinarli al corpo: un’azione essenziale per attività quotidiane come nutrirsi e provvedere all’igiene personale, oltre che alla base di gran parte dei gesti funzionali e sportivi.
Il gomito permette inoltre di ruotare il palmo della mano e quindi di orientare la presa, indipendentemente dal contributo della spalla e dalla flesso-estensione del gomito stesso. La somma dell’azione del gomito con quella della spalla amplifica notevolmente le posizioni che la mano può raggiungere nello spazio, e con esse la capacità di presa e di manipolazione.
Stabilità ossea: perché il gomito si comporta diversamente dal ginocchio
La differenza è tutt’altro che accademica. Là dove il ginocchio affida gran parte della propria stabilità ai legamenti, il gomito la ricava soprattutto dalla congruenza delle superfici ossee. Questa architettura rende il gomito intrinsecamente più stabile e, allo stesso tempo, gli concede una notevole libertà di movimento.
La stabilità ossea ha però una conseguenza clinica importante: poiché il sistema è già molto vincolato dalla geometria articolare, le sollecitazioni ripetute tendono a scaricarsi sulle inserzioni muscolo-tendinee e sui complessi legamentosi periferici, sedi tipiche delle sindromi da sovraccarico del gomito. Comprendere da dove nasce la stabilità aiuta quindi a comprendere anche dove e perché possono insorgere i problemi.
La paletta omerale: epitroclea, epicondilo e l'architettura bicolonnare
Anteriormente, la paletta omerale presenta una porzione centrale articolare rivestita di cartilagine ialina e due prominenze: una mediale, più grande, e una laterale, meno pronunciata. Prossimalmente si trovano due fosse destinate ad accogliere la controparte ulnare e radiale durante il movimento.
Le due prominenze ossee sono riferimenti anatomici e clinici fondamentali. L’epitroclea (prominenza mediale) funge da punto di inserzione per i muscoli flesso-pronatori e per il legamento collaterale ulnare. L’epicondilo (prominenza laterale) fornisce ancoraggio ai muscoli estensori-supinatori e al legamento collaterale radiale. Posteriormente, l’epifisi distale dell’omero mostra un’architettura sostanzialmente bicolonnare, con una colonna dorso-mediale e una dorso-laterale.
Ulna e radio: l'unità funzionale dell'avambraccio
L’ulna si articola con l’omero e con il radio, ma non con le ossa del carpo. È un osso lungo con diafisi a forma di prisma triangolare; la sua epifisi prossimale è massiccia e caratterizzata da due processi voluminosi, l’olecrano e l’apofisi coronoide, che insieme formano l’incisura trocleare (o grande incisura sigmoidea). L’olecrano è posteriore, dà inserzione al tricipite brachiale e costituisce l’estremità prossimale dell’osso, terminando con la punta rivolta in avanti; la coronoide è anteriore, sporge in modo evidente e ha un ruolo fondamentale nella stabilità articolare. L’incisura sigmoidea è percorsa verticalmente da una cresta longitudinale che la divide circa a metà e si interfaccia con la gola trocleare. Immediatamente laterale alla sua faccia inferiore si trova l’incisura radiale (o piccola incisura sigmoidea), interfaccia per la testa del radio.
Il radio completa l’unità funzionale insieme all’ulna e alla membrana interossea, e si articola con l’omero, con l’ulna in due punti e con le ossa della filiera del carpo. La sua epifisi prossimale, o testa, è piccola e rappresenta la componente laterale del gomito: ha la forma di un disco o di un cilindro basso e presenta superiormente una fovea che si articola con il capitulum humeri, mentre il bordo, rivestito di cartilagine per circa 280°, corrisponde alla piccola incisura sigmoidea. Subito sotto la testa l’epifisi si stringe bruscamente e forma il collo del radio; inferiormente, sulla faccia anteriore, si trova la tuberosità radiale, punto di inserzione del tendine distale del bicipite brachiale. L’epifisi distale, molto più ampia della prossimale, costituisce gran parte dell’articolazione del polso e presenta lateralmente il processo stiloideo, che si estende più in basso del suo omologo ulnare.
Le tre (più una) articolazioni del complesso del gomito
Le tre articolazioni si realizzano tra l’epifisi distale dell’omero e le epifisi prossimali di radio e ulna, specializzate per il loro compito. Perché il complesso assolva pienamente la sua funzione occorre considerare parte del sistema anche una quarta articolazione, la radio-ulnare distale, che anatomicamente appartiene al polso ma concorre alla prono-supinazione dell’avambraccio.
- Articolazione omero-ulnare: un ginglimo (a cerniera) tra la troclea omerale e la grande incisura sigmoidea, a stabilità ossea, che realizza essenzialmente la flesso-estensione dell’avambraccio sul braccio.
- Articolazione omero-radiale: un’enartrosi tra il capitello omerale e la fovea radiale, a stabilità legamentosa, che partecipa sia alla flesso-estensione sia alla prono-supinazione.
- Articolazione radio-ulnare prossimale: un’articolazione trocoide tra la piccola incisura sigmoidea, la testa del radio e il legamento anulare, a stabilità legamentosa, che consente al radio di ruotare intorno all’ulna.
- Articolazione radio-ulnare distale: anch’essa trocoide, partecipa con l’omologa prossimale alla prono-supinazione dell’avambraccio e della mano.
Il giunto omero-ulnare e omero-radiale, nel loro insieme, costituisce un sistema monoassiale per la flesso-estensione; la rotazione del radio sull’ulna, grazie alle due radio-ulnari, realizza invece la prono-supinazione.
Biomeccanica del gomito: carrying angle, posizione di riposo e arco di movimento
L’anatomia del gomito si traduce in alcuni parametri biomeccanici che ne descrivono l’assetto. Il carrying angle è l’angolo formato sul piano frontale tra l’asse dell’omero e quello dell’ulna a gomito esteso: secondo i dati riportati nel materiale formativo, è dell’ordine di 11-14 gradi negli uomini e di 13-16 gradi nelle donne. È il parametro che allontana l’avambraccio dal corpo a gomito esteso e supinato, e variazioni significative possono accompagnare quadri patologici o esiti traumatici.
Accanto al carrying angle, la cosiddetta posizione di riposo dell’articolazione si colloca attorno agli 80 gradi di flessione, configurazione in cui le strutture capsulo-legamentose sono in relativa detensione. L’arco di movimento del gomito comprende la flesso-estensione e, grazie all’unità funzionale dell’avambraccio, la prono-supinazione: la maggior parte delle attività quotidiane si svolge entro un arco funzionale ristretto rispetto all’escursione massima teorica. Conoscere questi parametri è il presupposto per interpretare correttamente sia la valutazione clinica sia gli obiettivi del recupero funzionale.
La stabilità del gomito: stabilizzatori primari e secondari
In uno spazio articolare relativamente piccolo coesistono due sistemi con biomeccanica e specializzazione diverse, perciò i fattori di stabilità hanno peso variabile. Considerando il complesso nel suo insieme, gli elementi di stabilità statica sono la geometria articolare, i complessi legamentosi laterale e mediale e la capsula articolare; gli elementi di stabilità dinamica sono i muscoli epitrocleari ed epicondiloidei e la muscolatura periarticolare.
In ottica funzionale, gli stabilizzatori primari sono l’articolazione omero-ulnare, il fascio anteriore del legamento collaterale mediale e il fascio laterale del legamento collaterale laterale. Gli stabilizzatori secondari comprendono l’articolazione omero-radiale e i tendini comuni dei flesso-pronatori (epitrocleari) e degli estensori-supinatori (epicondiloidei). La geometria articolare può essere primaria o secondaria a seconda dell’articolazione, la capsula contribuisce soprattutto con la porzione anteriore e la membrana interossea, oltre a sembrare in grado di compensare la perdita di funzione stabilizzatrice dell’omero-radiale, ha un ruolo biomeccanico rilevante nella trasmissione dei carichi.
L'architettura muscolare del gomito e i suoi criteri di classificazione
L’organizzazione muscolare è complessa quanto la struttura articolare. In linea di massima valgono tre principi: i muscoli che si inseriscono distalmente sull’ulna possono flettere o estendere il gomito ma non pronare né supinare l’avambraccio; quelli che si inseriscono sul radio possono flettere o estendere e anche pronare o supinare; i muscoli che agiscono sul polso passano a ponte sull’articolazione del gomito e vi partecipano con un contributo in genere minimo, che però può dare vita a quadri disfunzionali e di sovraccarico funzionale.
La descrizione della muscolatura può seguire criteri diversi, ciascuno con pregi e difetti. La classificazione funzionale distingue flessori, estensori, pronatori e supinatori: è intuitiva ma non tiene conto dei muscoli del polso e delle dita che, inserendosi su epicondilo ed epitroclea, sono spesso responsabili di sindromi dolorose da sovraccarico riferibili alla zona del gomito. La classificazione topografica (anteriori, posteriori, mediali, laterali) è più completa, ma non considera il muscolo pronatore quadrato, ritenuto un muscolo ad azione sul polso e sulla mano e stabilizzatore della radio-ulnare distale. La classificazione analitica (muscoli del braccio e dell’avambraccio) risulta francamente ridondante quando si voglia analizzare la sola componente del gomito.
Anche valutando l’insieme radio-ulna-membrana interossea come unità funzionale dell’avambraccio, o adottando un’ottica di interdipendenza regionale nello studio dei disturbi muscolo-scheletrici, si finisce comunque per escludere alcuni dei muscoli elencati. La scelta del criterio, dunque, dipende dall’obiettivo dell’analisi più che da una superiorità intrinseca dell’uno sull’altro.
Domande frequenti
Perché il gomito è considerato l'analogo funzionale del ginocchio?
Perché è l’articolazione intermedia dell’arto superiore, così come il ginocchio lo è dell’arto inferiore, e regola la lunghezza funzionale dell’arto. Le somiglianze, però, si fermano qui: la diversa funzione dell’arto superiore comporta numerose specificità anatomiche e biomeccaniche, a partire dal tipo di stabilità su cui l’articolazione fa affidamento.
Perché il gomito è un'articolazione a stabilità ossea?
Perché ricava la propria stabilità soprattutto dalla congruenza delle superfici ossee, e non principalmente dai legamenti come avviene nel ginocchio. Questa architettura rende il gomito intrinsecamente più stabile e, al tempo stesso, gli consente una notevole libertà di movimento. È una caratteristica anatomica di fondo, utile per comprendere anche le dinamiche di sovraccarico della regione.
Quali sono le tre articolazioni che compongono il gomito?
Il complesso del gomito riunisce in un unico ambiente capsulare l’articolazione omero-ulnare, l’omero-radiale e la radio-ulnare prossimale. A queste si associa funzionalmente la radio-ulnare distale, che anatomicamente appartiene al polso ma concorre, insieme all’omologa prossimale, ai movimenti di prono-supinazione dell’avambraccio.
Che tipo di articolazione è l'omero-ulnare?
È un ginglimo, cioè un’articolazione a cerniera, che si instaura tra la troclea omerale e la grande incisura sigmoidea dell’ulna. È a stabilità ossea e realizza essenzialmente il movimento di flessione ed estensione dell’avambraccio sul braccio, configurandosi come uno degli stabilizzatori primari del complesso.
Qual è la differenza tra epitroclea ed epicondilo?
Sono le due prominenze ossee della paletta omerale. L’epitroclea è la prominenza mediale, più grande, e dà inserzione ai muscoli flesso-pronatori e al legamento collaterale ulnare. L’epicondilo è la prominenza laterale, meno pronunciata, e fornisce ancoraggio ai muscoli estensori-supinatori e al legamento collaterale radiale. Sono riferimenti chiave per la patologia da sovraccarico.
Cos'è l'unità funzionale dell'avambraccio?
È l’insieme costituito da radio, ulna e membrana interossea. Questa unità provvede ai movimenti rotazionali della mano e del polso e realizza nel gomito un fulcro stabile che consente le attività di manipolazione, dalla presa di forza alla motilità fine delle dita. La membrana interossea ha inoltre un ruolo importante nella trasmissione dei carichi lungo l’avambraccio.
Come avviene la prono-supinazione dell'avambraccio?
La prono-supinazione è il movimento di rotazione del radio intorno all’ulna, reso possibile dalle articolazioni radio-ulnare prossimale e radio-ulnare distale che lavorano in concerto. Vi partecipa anche l’articolazione omero-radiale. È questo movimento che permette di orientare il palmo della mano e quindi la presa, indipendentemente dalla posizione della spalla.
Quali sono gli stabilizzatori primari del gomito?
Considerando il complesso in ottica funzionale, gli stabilizzatori primari sono l’articolazione omero-ulnare, il fascio anteriore del legamento collaterale mediale e il fascio laterale del legamento collaterale laterale. Gli stabilizzatori secondari comprendono l’omero-radiale e i tendini comuni dei flesso-pronatori e degli estensori-supinatori.
A cosa serve la membrana interossea dell'avambraccio?
La membrana interossea fa parte dell’unità funzionale dell’avambraccio e svolge un ruolo biomeccanico rilevante nella trasmissione dei carichi tra radio e ulna. Sembra inoltre in grado di compensare, almeno in parte, la perdita della funzione stabilizzatrice dell’articolazione omero-radiale, contribuendo all’equilibrio meccanico del complesso.
Cos'è l'incisura sigmoidea dell'ulna?
La grande incisura sigmoidea (o incisura trocleare) è formata dall’olecrano e dall’apofisi coronoide dell’ulna ed è l’interfaccia che si articola con la troclea omerale. È percorsa da una cresta longitudinale che la divide circa a metà. Lateralmente si trova la piccola incisura sigmoidea (incisura radiale), che accoglie invece la testa del radio.
Perché i muscoli del polso possono influenzare il gomito?
Perché molti muscoli che agiscono sul polso e sulle dita originano dall’epicondilo e dall’epitroclea e passano a ponte sull’articolazione del gomito. Il loro contributo alla flesso-estensione del gomito è in genere minimo, ma proprio per la sede della loro inserzione possono essere coinvolti in quadri disfunzionali e di sovraccarico funzionale riferibili alla regione del gomito.
Perché conoscere l'anatomia del gomito è utile in ambito riabilitativo?
Una mappa anatomica precisa è la base per interpretare la biomeccanica e, a valle, le sindromi da sovraccarico della regione. Sapere dove originano i muscoli, quali strutture garantiscono la stabilità e come si distribuiscono i carichi aiuta il professionista a inquadrare il quadro clinico in modo ragionato. È il presupposto dei percorsi formativi che affrontano il dolore laterale di gomito.
L'anatomia del gomito è oggetto di corsi ECM per fisioterapisti?
Sì. L’anatomia funzionale e la biomeccanica del gomito sono il punto di partenza di percorsi formativi dedicati ai professionisti del settore riabilitativo. Nel corso FAD Lateral Elbow Pain, ad esempio, l’anatomia apre un itinerario che arriva fino alla microinstabilità laterale sintomatica, per un totale di 15 crediti ECM in modalità a distanza.
Il gomito del tennista riguarda l'anatomia del gomito?
Sì, indirettamente. Il cosiddetto gomito del tennista è una sindrome dolorosa che coinvolge le strutture inserzionali del versante laterale, in particolare l’epicondilo e i tendini degli estensori-supinatori. Comprenderne le basi richiede una solida conoscenza dell’anatomia e della biomeccanica del gomito, motivo per cui i percorsi formativi sul tema partono proprio da qui.
Che differenza c'è tra stabilità ossea e stabilità legamentosa?
In un’articolazione a stabilità ossea, come il gomito, la tenuta dipende soprattutto dalla congruenza delle superfici articolari. In una a stabilità legamentosa, come il ginocchio, sono i legamenti a fornire il contributo principale. Nel gomito le due logiche convivono: alcune articolazioni del complesso sono a stabilità ossea, altre a stabilità prevalentemente legamentosa.
In conclusione
L’anatomia del gomito mostra un’articolazione costruita per conciliare due esigenze opposte: stabilità e libertà di movimento. La stabilità prevalentemente ossea, le tre articolazioni racchiuse in un unico ambiente capsulare, l’unità funzionale dell’avambraccio e la sofisticata organizzazione muscolare e legamentosa lavorano insieme per regolare la lunghezza dell’arto e orientare la presa. Padroneggiare questa mappa è il primo passo per leggere la biomeccanica e le patologie da sovraccarico della regione. Se desideri approfondire dall’anatomia funzionale fino alla microinstabilità laterale sintomatica, il corso FAD ECM Lateral Elbow Pain del Dott. Ivan Di Francescantonio offre un percorso completo e prudente, da 15 crediti ECM, pensato per i professionisti del settore riabilitativo.
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