Salute e Benessere Generale 12 MIN DI LETTURA

Psicologia dello sport: benessere e strategie di incremento della performance individuale e di gruppo

Redazione IKOSECM

Redazione IKOSECM

Articolo di approfondimento al corso Ecm C0659.

Psicologia dello sport: benessere e strategie di incremento della performance individuale e di gruppo
Psicologia dello sport: benessere e strategie di incremento della performance individuale e di gruppo — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

La psicologia dello sport oggi va ben oltre la motivazione dell’atleta: intreccia basi biologiche, evoluzione, neuroscienze e dinamiche relazionali per comprendere come nasce e si ottimizza la prestazione. Per i professionisti sanitari che operano nel mondo dello sport e del benessere, padroneggiare questo quadro interdisciplinare significa leggere la performance non come un fatto isolato, ma come l’esito di un sistema mente-corpo-ambiente. Questo approfondimento ricostruisce i fili principali di un percorso formativo che parte dalla filogenesi dell’essere umano per arrivare alle tecniche pratiche di gruppo, leadership e attivazione, offrendo una mappa concettuale utile a chi accompagna individui e squadre verso il benessere e la prestazione.

A chi è rivolto. Il corso ECM “Benessere e strategie d’incremento della performance sportiva e del gruppo” si rivolge a un ampio ventaglio di professionisti sanitari — tra cui psicologi, biologi, dietisti, educatori professionali, farmacisti, assistenti sanitari e medici chirurghi, per un totale di 48 professioni accreditate. Eroga 25 crediti ECM in modalità FAD (formazione a distanza) e ha un taglio divulgativo-scientifico e interdisciplinare, a cura del Dott. Marco Sammarco.

Le basi biologiche del comportamento: dalla PNEI all'epigenetica

Il percorso formativo muove da un assunto preciso: la prestazione e il comportamento umano nascono dall’integrazione di più sistemi. Il corso introduce così la psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), l’ambito biomedico che mette in luce la continuità tra l’evento psichico, l’attivazione neurologica e le reazioni endocrine e immunitarie dell’organismo, tutte coinvolte nel mantenimento dell’omeostasi, cioè dell’equilibrio interno.

A questo si affianca l’etologia (con i riferimenti a Konrad Lorenz e Desmond Morris) e l’epigenetica, intesa nel materiale come il fenomeno per cui l’ambiente e lo stile di vita possono modificare l’espressione di molti geni, influenzando corpo, salute, sfera cognitiva e comportamento, già nell’arco della propria esistenza. È il principio per cui, come sintetizza il corso, “la funzione sviluppa l’organo”.

Questo sguardo si traduce anche a livello muscolare. Il corso illustra come l’esercizio possa orientare l’espressione delle fibre: le fibre intermedie possono evolvere verso fibre bianche a contrazione rapida (attività di potenza, allenamento anaerobico, motoneuroni a sezione più larga) oppure verso fibre rosse a contrazione lenta (attività di resistenza, allenamento aerobico, motoneuroni a sezione più stretta). Ne emerge una visione olistica, in cui l’insieme è più della somma delle parti.

Filogenesi e postura: come l'evoluzione ha plasmato il movimento

Un tratto distintivo di questo percorso è il racconto evolutivo che fa da sfondo alla performance. Il corso ripercorre la filogenesi dell’essere umano: dai progenitori primati arboricoli fino allo sviluppo della deambulazione e all’inizio dell’evoluzione bipede, passando per la conquista della postura eretta e il progressivo sviluppo encefalico, fino all’Homo erectus, all’uso del fuoco e all’Homo sapiens.

In questo quadro, il materiale didattico richiama alcuni dati di contesto evolutivo: l’essere umano condividerebbe circa il 99% del patrimonio genetico con lo scimpanzé bonobo, e il cervello degli australopitechi avrebbe raggiunto i 450-500 cm³. Il corso sottolinea inoltre l’ascientificità del concetto di “razze umane”, richiamando i risultati del Progetto Genoma.

Dalla postura discende il sistema tonico posturale (STP), descritto attraverso le sue componenti sensoriali: l’esterocezione (piede, occhio entro pochi metri, sistema vestibolare), la barocezione e la propriocezione. È un tema che salda l’evoluzione del corpo alla qualità del gesto motorio, mostrando quanto il rapporto piede-cervello sia centrale nell’equilibrio e nella prestazione.

Pensiero funzionale, neuroni specchio e resilienza

La prima sezione del corso introduce anche i grandi temi psicologici della disciplina. Tra questi, la distinzione tra pensiero funzionale e disfunzionale, il ruolo della cenestesia (le sensazioni interne percepite come indicatori d’allarme) e i circoli virtuosi e viziosi che alimentano o erodono la prestazione.

Un capitolo centrale è quello dei neuroni specchio: il corso ricorda che nel 1995 il gruppo di Giacomo Rizzolatti, all’Università di Parma, ne dimostrò l’esistenza, collegandoli alla capacità empatica e al ruolo delle intenzioni nel determinare le azioni. Su questa base poggiano concetti come la legge ideomotoria, l’effetto Rosenthal (la profezia che si autoavvera) e il locus of control, interno o esterno.

Chiudono il quadro mindfulness e resilienza, quest’ultima intesa nel corso come capacità di “rimbalzare” le difficoltà e uscirne più forti. Sono costrutti che spostano l’attenzione dalla sola tecnica alla dimensione mentale e adattiva dell’atleta, in coerenza con il classico “mens sana in corpore sano”.

Individuo e gruppo: il training group nello sport

La seconda sezione del corso applica i fondamenti biologici e psicologici alle relazioni e alla performance collettiva. Il punto di partenza è il rapporto tra individuo e gruppo: l’analisi delle componenti prescrittive e discrezionali, dei conflitti e dei circoli viziosi o virtuosi che attraversano una squadra.

Uno strumento centrale è il training group (T-group), descritto nel corso come tecnica di addestramento applicata, ad esempio, ai ritiri delle squadre. Il materiale didattico riporta che il T-group coinvolge in genere da 6 a 30 partecipanti, con una durata che va da un giorno a non più di una settimana, e prevede la figura del trainer come facilitatore. L’obiettivo è far conoscere a ciascun partecipante le proprie dinamiche, consapevoli e inconsapevoli, e quelle degli altri, così da risolvere in tempi brevi situazioni di intolleranza o scarsa comunicazione.

È un esempio di come la formazione possa fornire al professionista lenti di lettura sulle dinamiche di squadra, senza ridurre la prestazione a un fatto puramente individuale.

Leadership efficace e inclusione attraverso lo sport

Dal gruppo si passa alla leadership. Il corso distingue il leader dal capo: mentre il capo deriva da necessità organizzative a prescindere dalla condivisione del ruolo, il leader fonda il proprio potere sul riconoscimento, da parte del gruppo, della sua capacità di agire per le mete comuni.

Vengono presentati diversi stili di leadership — carismatica, burocratica, partecipativa e funzionale (con riferimento a Klein, 1968). Nella leadership partecipativa, in particolare, il successo della squadra si costruisce tenendo conto di aspettative e contributi di ogni atleta, con un leader che agisce soprattutto da coordinatore e consulente. La leadership efficace è descritta come orientata alle mete, capace di delega e responsabilizzazione.

Il corso dedica spazio anche all’inclusione attraverso lo sport: il tema dello “Sport for Peace”, il ridimensionamento dei pregiudizi tramite sport di squadra ed educazione, la diversabilità e le Paralimpiadi. Tra i riferimenti, l’effetto Triplett — secondo cui i ciclisti tendono a pedalare più velocemente in gruppo che da soli — e la cosiddetta hug therapy, legata al ruolo delle endorfine.

Abilità motorie: open skill e closed skill

Per progettare un allenamento mentale efficace, il corso introduce la classificazione delle abilità motorie, articolata su più continuum. Il primo, e più rilevante per la psicologia dello sport, riguarda la prevedibilità dell’ambiente.

  • Open skill: l’ambiente è variabile e difficilmente prevedibile, e l’atleta deve reagire prontamente a eventi mutevoli (tipico degli sport di situazione).
  • Closed skill: il gesto tecnico va riprodotto cercando di avvicinarsi il più possibile a uno standard ideale, in condizioni stabili.

Il corso richiama anche le distinzioni tra abilità discrete, continue e seriali (in base alla durata) e tra abilità prevalentemente motorie o cognitive. Questa tassonomia non è un esercizio teorico: orienta la scelta delle tecniche di preparazione mentale, che cambiano a seconda che il gesto sia stabile o esposto all’imprevedibilità della gara.

Tecniche pratiche: respiro, imagery e Five-Step Strategy

La parte applicativa del corso presenta un insieme di tecniche pratiche per il benessere e la performance, descritte come materiale didattico e non come prescrizioni cliniche. Tra queste, le tecniche posturali statiche di base (richiamate con denominazioni come posizione del cocchiere, del faraone e del loto semplificata), pensate per accompagnare mindfulness, respiro e imagery, insieme alla modulazione del respiro in chiave vagotonica.

Sul versante della prestazione, il corso illustra la Five-Step Strategy, articolata nelle fasi di preparazione, immaginazione, concentrazione, esecuzione e valutazione, applicata soprattutto alle closed skill (con l’esempio del tiro con l’arco). A fare da cornice c’è la legge dell’arousal, ovvero il livello di attivazione: secondo lo schema della U capovolta di Yerkes e Dodson (1908) richiamato nel corso, all’aumentare della complessità del compito corrisponde un livello di attivazione ottimale più basso. Un’attivazione troppo scarsa favorisce la distrazione, così come un arousal eccessivo: l’obiettivo è trovare il punto di equilibrio adatto al compito.

Domande frequenti

Che cos'è la psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI)?

Secondo il corso, la PNEI è l’ambito biomedico che evidenzia la continuità tra l’evento psichico, l’attivazione neurologica e le reazioni endocrine e immunitarie dell’organismo. Mostra come sistema neuropsichico, endocrino e immunitario agiscano insieme per mantenere l’omeostasi, cioè l’equilibrio interno del corpo.

Che cos'è l'epigenetica e perché interessa lo sport?

Il corso definisce l’epigenetica come il fenomeno per cui l’ambiente e lo stile di vita possono modificare l’espressione di molti geni, influenzando corpo, salute, sfera cognitiva e comportamento, già nell’arco della propria esistenza. È un concetto che aiuta a leggere l’allenamento come stimolo capace di incidere sull’organismo nel tempo.

Come l'esercizio fisico può influenzare le fibre muscolari?

Secondo il materiale, le fibre muscolari intermedie possono trasformarsi in fibre bianche a contrazione rapida (attività di potenza, allenamento anaerobico, motoneuroni a sezione più larga) oppure in fibre rosse a contrazione lenta (attività di resistenza, allenamento aerobico, motoneuroni a sezione più stretta). È un esempio di come il tipo di stimolo orienti l’adattamento muscolare.

Che cos'è il sistema tonico posturale e quali sensi vi contribuiscono?

Il corso presenta il sistema tonico posturale come integrazione di più componenti sensoriali: la barocezione (la capacità di percepire le differenze di pressione, con barocettori plantari sensibili fino a 0,3 grammi) e la propriocezione, insieme all’esterocezione di piede, occhio e sistema vestibolare. Tutte concorrono al controllo della postura e dell’equilibrio.

Che cos'è la propriocezione?

La propriocezione è la percezione sensoriale delle informazioni che provengono dall’interno del corpo. Attraverso di essa, secondo il corso, tono muscolare e postura vengono costantemente corretti e adeguati alla prestazione richiesta, dall’equilibrio alla deambulazione fino alla corsa.

Cosa dimostrò nel 1995 il gruppo di Giacomo Rizzolatti?

Secondo il corso, nel 1995 il gruppo di ricerca di Giacomo Rizzolatti, all’Università di Parma, dimostrò l’esistenza dei neuroni specchio. Questi neuroni sono collegati al ruolo delle intenzioni nel determinare le azioni e alla capacità empatica, e rappresentano un riferimento importante nella psicologia dello sport.

Che cosa si intende per resilienza nello sport?

Il corso definisce la resilienza come la capacità di “rimbalzare” le difficoltà e di resistere alle avversità, uscendone addirittura migliori e più forti. È una qualità psicologica che sostiene l’atleta nei momenti critici e nel recupero dopo gli insuccessi.

Qual è la differenza tra locus of control interno ed esterno?

Secondo il materiale, un locus of control interno — quando si riconosce dentro di sé il controllo delle proprie azioni — si accompagna ad autofiducia, autosicurezza e buona autostima. Un locus of control esterno, al contrario, tende ad accompagnarsi a un calo di stima, fiducia e sicurezza personale.

Che cos'è il training group (T-group) nei ritiri sportivi?

Il T-group è una tecnica di addestramento che mira a far conoscere a ogni partecipante sia le proprie dinamiche, consapevoli e inconsapevoli, sia quelle degli altri membri del gruppo. Il trainer svolge il ruolo di facilitatore e, in ambito sportivo, aiuta a risolvere in tempi brevi situazioni di intolleranza o scarsa comunicazione.

Che differenza c'è tra il leader e il capo in una squadra?

Secondo il corso, il capo deriva da necessità organizzative, a prescindere dalla condivisione del suo ruolo da parte del gruppo. Il leader, invece, fonda il proprio potere sul fatto che è il gruppo a riconoscergli la capacità di agire per il raggiungimento delle mete comuni.

Che cosa caratterizza la leadership partecipativa?

Nella leadership partecipativa, secondo il corso, il successo della squadra si raggiunge tenendo conto di aspettative e contributi di ogni atleta. Le decisioni vengono prese dalla squadra e il leader agisce prevalentemente come coordinatore e consulente, più che come figura di comando.

Che cosa sono le endorfine e come si legano alla hug therapy?

Le endorfine sono peptidi che donano una sensazione di benessere e riducono la percezione del dolore. Il corso ne descrive funzioni antalgiche e calmanti e un ruolo nei processi di apprendimento e memoria, collegandole anche al tema della cosiddetta hug therapy nello sport inclusivo.

Qual è la differenza tra abilità open skill e closed skill?

Nelle open skill l’ambiente è variabile e difficilmente prevedibile, e l’atleta deve reagire prontamente a eventi mutevoli, come negli sport di situazione. Nelle closed skill, invece, il gesto tecnico deve essere riprodotto per avvicinarsi il più possibile a uno standard ideale, in condizioni stabili.

Quali sono le fasi della Five-Step Strategy?

Secondo il corso, le cinque fasi della Five-Step Strategy sono: preparazione, immaginazione, concentrazione, esecuzione e valutazione. È una sequenza pensata soprattutto per le closed skill, dove il gesto tecnico può essere preparato e ripetuto seguendo uno schema definito.

Che cosa afferma la legge della U capovolta di Yerkes e Dodson sull'arousal?

Secondo lo schema della U capovolta di Yerkes e Dodson (1908) richiamato nel corso, all’aumentare della complessità del compito corrisponde un livello di attivazione (arousal) ottimale più basso. Con un’attivazione troppo scarsa il soggetto può distrarsi, mentre un arousal eccessivo ne aumenta a sua volta la distraibilità.

In conclusione

La psicologia dello sport, in questa prospettiva interdisciplinare, si rivela una chiave per leggere la prestazione come esito di basi biologiche, storia evolutiva, processi mentali e dinamiche di gruppo. Dalla PNEI alle abilità motorie, dalla leadership alle tecniche di respiro e imagery, il professionista sanitario trova un linguaggio comune per accompagnare individui e squadre verso benessere e performance. È un sapere che non sostituisce la valutazione clinica, ma arricchisce la cassetta degli attrezzi di chi opera nello sport e nella salute. Per approfondire in modo strutturato tutti questi temi e conseguire i 25 crediti ECM previsti, è possibile consultare il corso completo Benessere e strategie d’incremento della performance sportiva e del gruppo, disponibile in modalità FAD.

Corso ECM correlato

Approfondisci con il corso ECM C0659 accreditato

Vai al corso