Disfagia in RSA: riconoscere e trattare il disturbo della deglutizione nell’anziano
Redazione IKOSECM
Articolo di approfondimento al corso Ecm C0617.
La disfagia in RSA è una delle condizioni più insidiose nella cura dell’anziano istituzionalizzato: un disturbo della deglutizione che attraversa tutte le fasi del pasto e che, secondo il materiale del corso, viene descritto come una condizione pervasiva e potenzialmente mortale. Nell’anziano fragile si intreccia strettamente con un problema più ampio, quello del rifiuto del pasto e della malnutrizione, e per questo non può essere affrontato da una singola figura professionale. Questo articolo, a taglio formativo, ripercorre i nodi che il corso ECM dedicato alla disfagia nell’età involutiva mette al centro: dalla fisiologia della deglutizione al percorso assistenziale in Residenza Sanitaria Assistenziale, fino agli strumenti per leggere e gestire il rifiuto del cibo in equipe.
Il corso Disfagia in RSA. Il trattamento del disturbo della deglutizione in età involutiva è un percorso ECM in modalità FAD che eroga 10 crediti. È curato dal Dott. Giacomo Seccafien, logopedista, con il contributo del Dott. Riccardo Cuzzolin, fisioterapista. Ha un’ampia accreditazione multiprofessionale (oltre 13 professioni sanitarie), tra cui logopedista, fisioterapista, infermiere, dietista, medico chirurgo, educatore professionale, terapista occupazionale e assistente sanitario: è pensato per le equipe che operano nelle RSA.
Che cos'è la disfagia e perché conta in RSA
Il corso parte da una definizione precisa: con disfagia si descrivono i disordini della deglutizione, una funzione complessa che coinvolge masticazione, movimenti della lingua, riflesso di deglutizione, chiusura della glottide e gestione del bolo, con componenti sensoriali, motorie e cognitive. Il materiale richiama in proposito il Percorso assistenziale per il paziente con disfagia orofaringea (Modena et al., 2009), secondo cui si tratta di una condizione pervasiva e potenzialmente mortale.
L’aggettivo “pervasiva” non è casuale: il corso insiste sul fatto che la deglutizione non è un gesto isolato, ma il punto di arrivo di processi che vanno dalla percezione del cibo alla sua trasformazione in bolo, fino al passaggio coordinato verso l’esofago. Quando uno di questi anelli si indebolisce, le ricadute si estendono ben oltre il pasto, toccando idratazione, assunzione dei farmaci e qualità della vita dell’ospite.
In una Residenza Sanitaria Assistenziale questo tema assume un peso particolare, perché l’anziano fragile somma spesso più fattori di rischio. La disfagia non resta un problema isolato: il corso la collega esplicitamente al più ampio fenomeno del rifiuto del pasto e della malnutrizione, mostrando come un disturbo della deglutizione non riconosciuto possa tradursi in episodi di soffocamento, polmoniti da inalazione (ab-ingestis) e progressivo deperimento. Per questo l’approccio proposto è interdisciplinare fin dall’inizio: il materiale è costruito per logopedisti, fisioterapisti, infermieri, dietisti, OSS, medici e psicologi che condividono la stessa persona da assistere.
La fisiologia della deglutizione e dell'apparato pneumo-fonico
Una parte consistente del materiale è dedicata alla fisiologia della glottide e dell’apparato pneumo-fonico. Il corso descrive il ruolo del diaframma e del flusso d’aria, della laringe, delle corde vocali vere e false, delle aritenoidi e dell’epiglottide, presentata come una seconda difesa delle vie aeree, oltre al piano mucoso sovraglottico.
Il filo conduttore è il rapporto stretto tra ciò che respira e ciò che mangia: le vie respiratorie e quelle digerenti condividono un crocevia anatomico, e la deglutizione è anche un atto protettivo che impedisce al bolo di prendere la strada sbagliata. Capire questi meccanismi, spiega il materiale, è il presupposto per leggere i segni di una deglutizione inefficace e per impostare una valutazione corretta. La trattazione è accompagnata da tavole anatomiche della glottide e dell’apparato pneumo-fonico, utili a fissare i riferimenti che ricorrono poi nella valutazione e nel linguaggio dell’equipe.
Su questo sfondo anatomico il corso colloca anche i meccanismi di protezione: l’epiglottide e il piano mucoso sovraglottico contribuiscono a indirizzare il bolo lontano dalle vie respiratorie. È proprio la conoscenza di questi presidi naturali a rendere comprensibile perché, quando la coordinazione viene meno, possano comparire segnali come la tosse durante o dopo l’assunzione di cibi e liquidi.
Il percorso assistenziale e il censimento all'ingresso
Il percorso assistenziale descritto nel corso comincia dal censimento clinico-alimentare dell’ospite al momento dell’ingresso, letto attraverso la piramide dei bisogni, dove la respirazione è indicata come funzione prioritaria. La raccolta riguarda la via di alimentazione, gli eventuali pregressi episodi di soffocamento o ab-ingestis, la dieta in corso, la dentizione e l’integrità del vocal tract, oltre ai dati sanitari di interesse alimentare come diabete o diverticoli.
Sul piano delle vie di alimentazione, il materiale distingue tra alimentazione naturale per via orale e nutrizione artificiale. Tra le forme artificiali il corso cita il sondino naso-gastrico (SNG), la PEG e la PEJ per il medio-lungo termine, e le vie parenterali Midline, PICC e CVC. Si tratta di una mappa di partenza: l’articolo la riporta a fini formativi e di orientamento, non come indicazione operativa autonoma, che resta sempre di competenza dell’equipe clinica.
Il censimento, nella logica del corso, non è un adempimento burocratico ma il momento in cui si raccolgono le informazioni che orienteranno tutto il percorso: una storia di episodi di soffocamento, una dentizione compromessa o un dato sanitario di interesse alimentare cambiano il modo in cui l’equipe imposta il pasto. Leggere bene l’ospite all’ingresso significa ridurre il margine di improvvisazione nelle settimane successive.
Valutazione, consistenze e terminologia clinica
Il corso attribuisce la valutazione della disfagia al logopedista, all’interno di un lavoro di equipe interdisciplinare. Tra gli strumenti di osservazione viene descritta la manovra di Mendelson, presentata come una valutazione esterna della deglutizione.
Dalla valutazione discende la modulazione della dieta. Il materiale illustra una gamma di consistenze dei solidi (normali, morbidi schiacciabili, sminuzzati o triturati, cremosi, frullati in piatto unico) e l’addensamento dei liquidi in base alla gravità del quadro, oltre a consistenze miste come la minestrina in brodo. Un punto sottolineato è che la consistenza scelta all’ingresso è un punto di partenza, non una scelta da mantenere a priori: la dieta va studiata sulla base della valutazione e rivista nel tempo.
Il corso fissa anche la terminologia clinica utile a comunicare nell’equipe: afagia (incapacità totale a deglutire), disartria (disturbo dell’articolazione del linguaggio), disfonia, disgeusia o ageusia (alterazione del gusto), le afasie (come l’afasia di Broca, motoria, e le afasie sensoriali), oltre a fenomeni come il wandering e i deficit comunicativi.
Il rifiuto del pasto e gli strumenti dedicati
Il cuore applicativo del corso è la lettura del rifiuto del pasto nell’anziano istituzionalizzato. Il materiale individua e tratta quaranta cause di rifiuto, di natura organica, cognitiva, psicologica, relazionale e ambientale, ciascuna con le relative strategie di compenso da discutere in equipe e personalizzare sul singolo ospite.
Per affrontarle, il corso presenta strumenti propri dell’autore. Il test I.R.P.A.I. (Indagine sul Rifiuto del Pasto nell’Anziano Istituzionalizzato) è una checklist di cause pensata per essere somministrata e discussa nel gruppo di lavoro, applicabile per esempio nel paziente con demenza frontale che rifiuta il pasto. Accanto al test, il materiale propone schede alimentari e comunicative per il pre-ingresso, la raccolta valutativa e il follow-up, e introduce la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) per gli ospiti recettivi ma deficitari nell’output comunicativo, come nei casi di afasia motoria non riabilitabile. Il familiare, infine, viene visto come una possibile risorsa, da istruire sulla somministrazione in accordo con l’equipe.
Il filo che lega questi strumenti è l’idea che il rifiuto del cibo non sia quasi mai un capriccio, ma un messaggio: dietro possono esserci una causa organica, un disagio cognitivo, una difficoltà relazionale o semplicemente tempi del pasto inadeguati. Il corso invita a leggere ogni rifiuto come un’informazione da indagare, anche su elementi all’apparenza minori come il rispetto dei ritmi dell’ospite, e a tradurre questa lettura in strategie di compenso condivise e periodicamente riviste nel follow-up.
Domande frequenti
Che cosa interessa la disfagia nella deglutizione?
Il corso spiega che la disfagia interessa la deglutizione in tutte le sue fasi: dalla preparazione e gestione orale del bolo fino al transito faringeo ed esofageo. Non riguarda quindi solo il momento dell’ingestione, ma l’intero processo che porta il cibo dalla bocca allo stomaco, con implicazioni sensoriali, motorie e cognitive.
Che cosa significa il termine afagia?
Il materiale definisce l’afagia come l’incapacità totale a deglutire, cioè la condizione più grave del disturbo deglutitorio. Si distingue così dalla disfagia, che indica invece una deglutizione alterata o difficoltosa ma ancora possibile in qualche forma.
Chi valuta la disfagia in RSA?
Secondo il corso la valutazione della disfagia spetta al logopedista, all’interno di un lavoro di equipe interdisciplinare. Le scelte successive, come la consistenza della dieta o l’eventuale ricorso a vie di nutrizione alternative, nascono dal confronto tra le diverse professionalità che seguono l’ospite.
Come va impostata la dieta in un paziente con disfagia?
Il materiale chiarisce che la dieta va studiata sulla base della valutazione e non sarà necessariamente artificiata. La consistenza scelta all’ingresso è un punto di partenza, non una scelta da mantenere a priori: va rivista in base all’evoluzione del quadro e al lavoro dell’equipe.
Come vanno gestiti i liquidi in un paziente disfagico?
Il corso indica che, nel paziente disfagico ai liquidi, questi vanno addensati in base alla gravità della disfagia, così da ridurre il rischio che passino nelle vie aeree. Il grado di addensamento non è fisso, ma proporzionato alla compromissione della deglutizione rilevata in valutazione.
Cosa può indicare la comparsa di tosse nell'anziano dopo l'assunzione di liquidi?
Secondo il materiale la tosse che compare dopo l’assunzione di liquidi è, come prima ipotesi, un segno di disfagia, pur potendo indicare anche altre evidenze cliniche. È un segnale da non sottovalutare e da portare all’attenzione dell’equipe per una valutazione mirata.
Che cos'è la nutrizione artificiale e quali forme assume?
Il corso indica come nutrizioni artificiali il sondino naso-gastrico (SNG), la PEG e la CVC, quest’ultima tramite accesso venoso. Sono vie alternative all’alimentazione orale; alcune, come la CVC, possono richiedere una valutazione attenta in vista dello svezzamento appena le condizioni lo consentono.
Qual è la funzione prioritaria nella piramide dei bisogni del paziente?
Il materiale colloca la respirazione come funzione prioritaria nella piramide dei bisogni del paziente. Questa priorità orienta il censimento clinico-alimentare dell’ospite all’ingresso in RSA, che parte appunto dalle funzioni vitali per poi articolarsi sui bisogni successivi.
Che cos'è la disartria?
Il corso definisce la disartria come un disturbo dell’articolazione del linguaggio. Va distinta dalle afasie motorie, tra cui il materiale cita l’afasia di Broca: comprendere queste differenze terminologiche aiuta l’equipe a descrivere con precisione il quadro comunicativo dell’ospite.
Che cos'è la manovra di Mendelson?
Il materiale descrive la manovra di Mendelson come una valutazione esterna della deglutizione. Rientra tra gli strumenti di osservazione che il logopedista può utilizzare, nell’ambito dell’equipe, per leggere l’efficacia dell’atto deglutitorio dell’ospite.
Quando si applica il test I.R.P.A.I. nel rifiuto del pasto?
Secondo il corso il test I.R.P.A.I. è applicabile, per esempio, nel paziente con demenza frontale che rifiuta il pasto. Serve a indagare in modo sistematico le cause del rifiuto e a impostare un piano personalizzato, da costruire e condividere con l’equipe di cura.
Quando può essere applicata la Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA)?
Il materiale indica che la CAA può essere applicata, per esempio, in casi di afasia motoria non riabilitabile. È pensata per supportare gli ospiti recettivi ma deficitari nell’output comunicativo, offrendo loro un canale alternativo per esprimere bisogni e preferenze, anche a tavola.
Quale ruolo può avere il familiare di un paziente disfagico?
Il corso spiega che il familiare va istruito sulla somministrazione e può rappresentare una risorsa, se concordato con l’equipe. Coinvolgere chi conosce abitudini e preferenze dell’ospite può aiutare a rendere il momento del pasto più sereno e a ridurre alcune cause di rifiuto.
Come comportarsi se un ospite rifiuta il cibo perché i tempi del pasto sono insufficienti?
Secondo il materiale, quando il rifiuto dipende da tempi del pasto insufficienti, vanno rispettati i tempi dell’ospite, sia che mangi in autonomia sia che venga imboccato in un rapporto uno a uno. Il ritmo del pasto diventa così parte integrante della strategia di compenso.
Quale prognosi può avere una disfagia?
Il corso indica che la prognosi della disfagia dipende dall’entità del disturbo e dalla risposta al trattamento. Se il quadro è grave e irreversibile al punto da mettere in pericolo il paziente, si ricorre alla valutazione per la nutrizione artificiale, sempre come decisione dell’equipe clinica.
In conclusione
La disfagia in RSA non è solo una questione di consistenze o di vie di alimentazione: è un nodo che tiene insieme fisiologia della deglutizione, percorso assistenziale, valutazione clinica e, soprattutto, la relazione di cura con l’anziano che rifiuta il pasto. Il messaggio di fondo del corso è che nessuna di queste dimensioni si governa da soli: serve un’equipe che condivida linguaggio, strumenti e strategie. Per chi opera in Residenza Sanitaria Assistenziale, padroneggiare questi elementi significa intervenire prima, in modo più sicuro e più rispettoso della persona. Il corso ECM Disfagia in RSA. Il trattamento del disturbo della deglutizione in età involutiva, da 10 crediti in modalità FAD, approfondisce ciascuno di questi temi con un taglio clinico-applicativo. Scopri il programma completo nella pagina del corso.