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Dieta chetogenica: principi biochimici e razionale di utilizzo

Redazione IKOSECM

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Articolo di approfondimento al corso Ecm C0660.

Dieta chetogenica: principi biochimici e razionale di utilizzo
Dieta chetogenica: principi biochimici e razionale di utilizzo — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

La dieta chetogenica è oggi al centro di un interesse clinico crescente, ma il suo razionale resta spesso confuso con quello delle mode alimentari. Questo approfondimento ricostruisce, per i professionisti sanitari, il filo che lega i principi biochimici di questo regime ipoglucidico al suo razionale di utilizzo nella pratica clinica, fino agli aspetti psicologici dell’alimentazione che ne condizionano l’esito. L’obiettivo non è fornire indicazioni dietetiche, ma chiarire perché la chetosi possa essere considerata un adattamento metabolico fisiologico e in quali contesti la letteratura ne descrive un’applicazione, sempre subordinata a un’accurata selezione del paziente. È il taglio bi-disciplinare, nutrizionale e psicologico, del corso ECM da 10 crediti dedicato al tema.

Il corso è rivolto a medici chirurghi, biologi, chimici, dietisti, farmacisti, fisioterapisti, infermieri, psicologi e assistenti sanitari, ed eroga 10 crediti ECM in modalità FAD. È tenuto a due voci dal Dr. Massimo Labate, medico chirurgo specialista in Scienza dell’Alimentazione, e dal Dr. Marco Pastorini, psicologo e psicoterapeuta. Intreccia la prospettiva biochimico-nutrizionale e quella psicologica, con un approccio fortemente ancorato alla letteratura e attento alla selezione del paziente.

Che cos'è la dieta chetogenica: definizione e principi biochimici

La dieta chetogenica è un regime dietetico povero in carboidrati che, in carenza di glucosio, induce uno shift metabolico verso l’uso dei corpi chetonici come fonte energetica. Il corso chiarisce subito un punto spesso frainteso: dietro sigle diverse, come VLCKD, LCKD o dieta proteinata, si descrivono varianti dello stesso concetto di fondo, cioè la riduzione drastica dell’apporto glucidico.

Un aspetto distintivo, sottolineato nel materiale, è che la dieta chetogenica dipende dall’apporto di carboidrati, non da quello proteico. La soglia indicata è un apporto inferiore a 1 g per kg di peso corporeo ideale, con valori che la letteratura colloca tra 20 e 80 g al giorno. È un parametro che aiuta a distinguere un regime realmente chetogenico da una semplice riduzione dei carboidrati.

Il confronto con la dieta mediterranea rende immediata la differenza: quest’ultima prevede circa il 55-60% dell’apporto calorico sotto forma di carboidrati, una proporzione che mantiene il metabolismo nel suo abituale utilizzo del glucosio. La chetogenica ribalta questo equilibrio, ed è proprio da questo ribaltamento che derivano gli adattamenti biochimici approfonditi nel corso.

Chetogenesi e corpi chetonici: come l'organismo cambia carburante

I corpi chetonici sono l’acetone, l’acido acetoacetico e l’acido beta-idrossibutirrico, sintetizzati nei mitocondri epatici a partire da un eccesso di Acetil-CoA. Una volta prodotti, vengono utilizzati per chetolisi dai tessuti periferici come substrato energetico alternativo al glucosio.

Il passaggio più rilevante dal punto di vista clinico è la capacità dei corpi chetonici di attraversare la barriera ematoencefalica, diventando così nutrimento per il sistema nervoso centrale. Il materiale riporta che, nel digiuno prolungato, circa due terzi del fabbisogno energetico cerebrale può essere soddisfatto dai corpi chetonici: un dato che spiega perché la chetosi non comprometta la funzione cognitiva nonostante la scarsità di glucosio.

Sul piano ormonale, lo scarso apporto di carboidrati riduce l’insulina e aumenta il glucagone, attivando gluconeogenesi, glicogenolisi e lipolisi. Il corso descrive la chetosi come un fisiologico adattamento al digiuno, lo stesso meccanismo che ha reso possibile la sopravvivenza durante le carestie, e non come uno stato patologico, distinguendola con chiarezza dalla chetoacidosi.

Protocolli VLCKD e requisiti EFSA

I protocolli VLCKD (Very Low Calorie Ketogenic Diet) sono regimi a bassissimo apporto calorico e fortemente ridotti in carboidrati, per i quali l’EFSA ha definito requisiti minimi di sicurezza nel 2015. Il corso ne illustra le regole fondamentali come quadro di riferimento normativo-scientifico, non come schema da applicare in autonomia.

Il materiale richiama i valori indicativi fissati dall’EFSA per questi protocolli: un apporto di circa 600 kcal al giorno, proteine comprese tra 75 e 105 g al giorno e carboidrati intorno ai 30 g al giorno. A questi si affiancano l’idratazione adeguata, il frazionamento dei carboidrati residui e la supplementazione di micronutrienti, elementi che rendono il protocollo sostenibile e clinicamente controllato.

L’enfasi del corso è sul fatto che un protocollo VLCKD non sia un’iniziativa individuale ma un percorso strutturato, che presuppone valutazione, monitoraggio e selezione del paziente. È un aspetto che il professionista deve avere chiaro prima ancora di considerare il razionale clinico delle singole indicazioni.

Razionale clinico: obesità, chirurgia bariatrica, diabete e NAFLD

Il razionale clinico della dieta chetogenica riguarda l’obesità grave e complicata, la preparazione alla chirurgia bariatrica, il diabete tipo 2, la sindrome metabolica e la steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Il corso presenta questi campi d’azione come ambiti documentati dalla letteratura citata, sempre con l’avvertenza di una selezione accurata del paziente.

Tra i vantaggi descritti nel materiale figurano la riduzione della fame legata alla chetosi, il mantenimento della massa muscolare e il miglioramento di marker metabolici e infiammatori. Sul versante della sindrome metabolica, il materiale riporta una riduzione significativa di trigliceridi, colesterolo totale e LDL e un aumento dell’HDL nell’arco di 8-12 settimane con protocolli VLCKD, dati presentati come esiti degli studi citati.

Nella chirurgia bariatrica, il razionale della dieta preoperatoria è duplice: ridurre il volume epatico e quindi il rischio chirurgico, e consentire una valutazione della compliance del paziente. Il materiale richiama un calo ponderale preoperatorio di circa il 10% come obiettivo raccomandato per ridurre le complicanze. Anche le indicazioni della Position Paper della Fondazione A.D.I. citata nel corso, tra cui la NAFLD, sono presentate come riferimento di pratica e non come prescrizione.

Dieta chetogenica e patologie neurologiche

L’applicazione neurologica più consolidata della dieta chetogenica è l’epilessia farmaco-resistente, con un utilizzo documentato fin dal 1921, quando il Dott. Wilder la propose per l’epilessia infantile resistente ai farmaci. È l’ambito in cui il corso colloca l’evidenza più solida.

Accanto all’epilessia, il materiale richiama altri scenari neurologici in cui la dieta chetogenica è oggetto di studio: emicrania, demenza e deterioramento cognitivo lieve (MCI), disturbo bipolare e malattie neurodegenerative. È importante il modo in cui questi dati vengono presentati: come ipotesi ed evidenze incoraggianti tratte dalla letteratura, non come indicazioni terapeutiche acquisite.

Il filo conduttore di questa sezione è coerente con il principio dei corpi chetonici come nutrimento cerebrale: laddove il metabolismo del glucosio è compromesso o instabile, la disponibilità di un substrato energetico alternativo offre un razionale biochimico plausibile. Il corso invita comunque alla cautela interpretativa, distinguendo tra ambiti con evidenza robusta e ambiti ancora in fase di ricerca.

Aspetti psicologici: food addiction, craving e i tre fattori della dieta

La componente psicologica della dieta chetogenica riguarda il rapporto fra obesità, disturbi del comportamento alimentare, food addiction e i meccanismi che regolano il craving. È la seconda voce del corso, quella psicologica, e ne costituisce un valore aggiunto rispetto a una trattazione solo nutrizionale.

Il materiale affronta il legame tra obesità e psicopatologia, con riferimento al binge eating disorder (BED), all’emotional eating, alla perdita di controllo e alla Night Eating Syndrome. La food addiction viene letta attraverso i criteri della Yale Food Addiction Scale, che applica al cibo categorie tipiche della dipendenza. In questo quadro si inserisce il concetto di bliss point, il punto di massimo piacere connesso alla presenza combinata di grassi, zuccheri e sale, e la distinzione tra craving e fame fisiologica.

Il corso richiama infine i tre fattori della dieta secondo il Three Factor Eating Questionnaire, ovvero restrizione, fame e disinibizione, e il modello cognitivo-comportamentale della disinibizione alimentare. Centrale è il ruolo del contratto terapeutico e del locus of control interno: la dieta chetogenica, nei comportamenti alimentari disfunzionali, è proposta come strumento per interrompere il ciclo restrizione-fame-disinibizione, spostando il focus dai soli obiettivi di peso ai comportamenti, come illustra il caso clinico presentato.

Perché formarsi sulla dieta chetogenica con un percorso ECM strutturato

Un percorso formativo dedicato consente al professionista sanitario di collocare la dieta chetogenica nel suo corretto razionale biochimico e clinico, evitando sia gli entusiasmi acritici sia i pregiudizi. Il tema è oggetto di una comunicazione spesso semplificata, e disporre di un quadro fondato sulla letteratura aiuta a dialogare con i pazienti e con gli altri professionisti su basi solide.

Il valore del corso sta nel suo taglio bi-disciplinare: la stessa pratica viene letta dalla prospettiva nutrizionale e da quella psicologica, due dimensioni che nella realtà clinica si intrecciano costantemente. Per medici, dietisti, biologi, farmacisti, psicologi e altri professionisti sanitari, integrare questi due sguardi significa comprendere non solo il meccanismo, ma anche le condizioni che ne determinano l’aderenza e l’esito.

Domande frequenti

Che cos'è la dieta chetogenica?

La dieta chetogenica è un regime dietetico povero in carboidrati: riducendo drasticamente l’apporto di glucosio, l’organismo passa a utilizzare i corpi chetonici come fonte energetica. Si tratta di uno shift metabolico che il corso descrive come adattamento fisiologico, distinguendolo nettamente da uno stato patologico.

Da che cosa dipende principalmente la dieta chetogenica?

Secondo il materiale, la dieta chetogenica dipende dall’apporto di carboidrati, che deve essere inferiore a 1 g per kg di peso corporeo ideale, e non dall’apporto proteico. È questo il parametro che distingue un regime realmente chetogenico da una semplice riduzione dei carboidrati.

Come sono ripartiti i nutrienti nella dieta chetogenica?

Il corso descrive un regime in cui i carboidrati sono mantenuti molto bassi, in genere sotto i 50 g al giorno, con un relativo aumento delle proteine e un deciso aumento dei grassi rispetto a una dieta classica. La ripartizione varia tra i diversi protocolli, ma il denominatore comune resta la marcata riduzione glucidica.

Quali sono i corpi chetonici?

I corpi chetonici sono l’acetone, l’acido acetoacetico e l’acido beta-idrossibutirrico, prodotti dal fegato e utilizzati come substrato energetico alternativo al glucosio. Possono attraversare la barriera ematoencefalica e fornire energia al sistema nervoso centrale.

Da quale molecola vengono sintetizzati i corpi chetonici nella cellula epatica?

Il materiale indica che i corpi chetonici sono sintetizzati dalla cellula epatica in caso di eccesso di Acetil-CoA. È nei mitocondri degli epatociti che avviene la chetogenesi, quando la disponibilità di glucosio è ridotta e il metabolismo si orienta verso i lipidi.

Che cosa accade agli ormoni quando si riducono fortemente i carboidrati?

In condizioni di digiuno o forte riduzione dei carboidrati si verifica una diminuzione dell’insulina e un aumento del glucagone, che favorisce la gluconeogenesi e la mobilizzazione delle riserve energetiche. È questo riassetto ormonale a innescare e sostenere lo stato di chetosi.

Come viene considerata la chetosi dal punto di vista fisiologico?

Il corso descrive la chetosi come un fisiologico adattamento dell’organismo al digiuno o alla forte restrizione calorica. È lo stesso meccanismo che ha permesso la sopravvivenza durante le carestie, fornendo al cervello una fonte energetica alternativa al glucosio, e va distinto dalla chetoacidosi, che è invece una condizione patologica.

Quali requisiti ha stabilito l'EFSA per un protocollo VLCKD?

Il materiale riporta che l’EFSA, nel 2015, ha fissato per i protocolli VLCKD valori indicativi di circa 30 g al giorno di carboidrati e di proteine comprese tra 75 e 105 g al giorno, con un apporto calorico molto contenuto. Sono requisiti di riferimento per condurre il protocollo in sicurezza, all’interno di un percorso controllato.

In quali pazienti la Position Paper della Fondazione A.D.I. indica la possibilità di usare la dieta chetogenica?

Tra le categorie indicate dalla Position Paper A.D.I. citata nel materiale rientrano, ad esempio, i pazienti affetti da NAFLD (steatosi epatica non alcolica), oltre all’obesità grave o complicata e ad altre condizioni peso-correlate. L’indicazione presuppone sempre una valutazione clinica e una selezione accurata del paziente.

Perché la dieta chetogenica viene proposta nel paziente prebariatrico?

Secondo il materiale, nel paziente prebariatrico la dieta chetogenica è proposta per ottenere un calo ponderale che riduce il rischio chirurgico e migliora le comorbilità, oltre a ridurre il volume epatico. Serve anche a valutare la compliance del paziente in vista dell’intervento.

In quale disturbo neurologico la dieta chetogenica è particolarmente efficace?

Il corso indica l’epilessia, in particolare le forme resistenti ai farmaci, come l’ambito neurologico in cui la dieta chetogenica si è dimostrata particolarmente efficace, con un utilizzo storico documentato fin dal 1921. Negli altri ambiti neurologici le evidenze sono presentate come incoraggianti ma ancora in fase di studio.

Che cosa si intende per bliss point?

Il materiale definisce il bliss point, o punto di beatitudine, come il punto di massimo piacere connesso alla presenza combinata di grassi, zuccheri e sale nel cibo. È un concetto chiave per comprendere i meccanismi del craving e i comportamenti alimentari disfunzionali.

Quali sono i tre fattori della dieta?

Secondo il Three Factor Eating Questionnaire richiamato nel corso, i tre fattori sono la restrizione, la fame e la disinibizione. Comprenderli aiuta a leggere i comportamenti alimentari oltre il semplice dato del peso e a impostare un percorso più sostenibile.

Che cos'è l'Abstinence Violation Effect nei percorsi alimentari?

Il materiale lo descrive come il senso di colpa e vergogna, la perdita di motivazione e il conflitto interno che seguono l’interruzione di un percorso di cambiamento. Riconoscerlo è utile per prevenire le ricadute e per impostare interventi che non si fondino solo sulla restrizione.

Perché è importante inserire la dieta chetogenica in un contratto terapeutico nella food addiction?

Il corso sottolinea che il contratto terapeutico serve a favorire l’interruzione del ciclo restrizione-abbuffata e a fornire al paziente un’esperienza alternativa, spostando il focus dai soli obiettivi di peso ai comportamenti. È un elemento centrale dell’approccio psicologico al regime chetogenico nei disturbi del comportamento alimentare.

In conclusione

La dieta chetogenica non è una semplice riduzione dei carboidrati, ma un riassetto metabolico con un razionale biochimico preciso e ambiti di applicazione clinica ben definiti dalla letteratura. Comprendere la chetogenesi, i requisiti dei protocolli VLCKD, i campi d’azione clinici e gli aspetti psicologici dell’alimentazione consente al professionista sanitario di valutare con equilibrio dove questo regime ha un razionale solido e dove resta materia di ricerca, mantenendo sempre al centro la selezione del paziente. Per approfondire in modo sistematico, integrando la prospettiva nutrizionale e quella psicologica, è disponibile il corso ECM da 10 crediti Dieta chetogenica. Principi biochimici e razionale di utilizzo, in modalità FAD.

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