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Obesità come patologia complessa: dall’inquadramento clinico alla chirurgia bariatrica

Redazione IKOSECM

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Articolo di approfondimento al corso Ecm C0331.

Obesità come patologia complessa: dall’inquadramento clinico alla chirurgia bariatrica
Obesità come patologia complessa: dall’inquadramento clinico alla chirurgia bariatrica — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

Considerare l’obesità una patologia complessa e multifattoriale, e non una semplice questione di volontà, è il presupposto di ogni intervento di cura realmente efficace. È una malattia con radici genetiche, ambientali, comportamentali e psicologiche, che richiede una lettura integrata e un approccio di équipe. In questo articolo ripercorriamo il filo che collega l’inquadramento dell’obesità, la sua classificazione clinica, gli aspetti psicologici e il ruolo della chirurgia bariatrica, così come vengono affrontati in un percorso formativo dedicato ai professionisti sanitari. L’obiettivo è offrire una mappa concettuale chiara, utile a chi accompagna ogni giorno la persona con obesità lungo il proprio percorso di cura.

Questo approfondimento riprende i temi del corso ECM «Obesità e chirurgia bariatrica: quesiti clinici e soluzioni terapeutiche», a cura del Dott. Massimo Labate (medico chirurgo, specialista in Scienza dell’Alimentazione) e del Dott. Marco Pastorini (psicologo-psicoterapeuta). È un corso multiprofessionale accreditato per numerose professioni sanitarie, tra cui medico chirurgo, dietista, biologo, psicologo, infermiere, fisioterapista, farmacista e ostetrica/o, ed eroga 10 crediti ECM in modalità FAD.

L'obesità come malattia multifattoriale, non come scelta

Il punto di partenza del percorso formativo è un cambio di prospettiva: l’obesità non va letta come una colpa o una scelta di vita, ma come una malattia riconosciuta come tale dalle società scientifiche di settore. Questa cornice bio-psico-sociale ha implicazioni dirette sulla relazione di cura, perché orienta verso un atteggiamento empatico e non giudicante.

Tra le chiavi di lettura proposte vi è la prospettiva evolutiva: la teoria del cosiddetto genotipo risparmiatore, formulata da Neel, descrive un assetto metabolico un tempo vantaggioso per la sopravvivenza e oggi disallineato rispetto all’abbondanza alimentare. A questo si aggiunge la dimensione storico-culturale e filosofica del rapporto tra uomo e cibo, sintetizzata nella celebre formula di Feuerbach «l’uomo è ciò che mangia».

Comprendere la natura multifattoriale dell’obesità è il presupposto per costruire un intervento di équipe, in cui competenze mediche, nutrizionali e psicologiche si integrano anziché sovrapporsi.

Il contesto obesogeno e la dimensione ambientale

Una parte rilevante della spiegazione dell’aumento dell’obesità nelle società occidentali risiede nell’ambiente in cui le persone vivono. Il materiale formativo descrive un contesto che incentiva la sedentarietà e l’assunzione di alimenti ipercalorici, riducendo le occasioni di movimento e moltiplicando gli stimoli al consumo.

Questa lettura sposta in parte il baricentro dalla responsabilità individuale ai determinanti collettivi della salute. Per il professionista sanitario significa riconoscere che il comportamento alimentare di un singolo non si modifica solo con la forza di volontà, ma va inserito in una più ampia comprensione dei fattori economici, sociali e ambientali che lo condizionano.

Classificazione clinica: BMI, obesità centrale e stadiazione

L’Organizzazione Mondiale della Sanità utilizza l’indice di massa corporea (IMC/BMI), calcolato come peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell’altezza in metri. Secondo le soglie riportate nel corso, si parla di normopeso tra 18,5 e 24,9, di sovrappeso tra 25 e 29,9 e di obesità a partire da un BMI maggiore di 30, articolata in obesità di I grado (30-34,9), II grado (35-39,9) e III grado (oltre 40).

Il BMI da solo, però, non basta. Il materiale sottolinea l’importanza della distribuzione del tessuto adiposo e in particolare dell’obesità centrale, considerata un fattore di rischio più rilevante per le malattie cardiovascolari, il diabete e la demenza rispetto all’eccesso di peso complessivo. Per questo si valutano le soglie di circonferenza vita e si ricorre a sistemi di stadiazione come l’EOSS di Edmonton, che integra la dimensione clinica e funzionale oltre al solo dato antropometrico.

Questo approccio multidimensionale aiuta a leggere le comorbilità associate e a personalizzare il percorso di cura.

Aspetti psicologici: dal comportamento alimentare alla food addiction

La componente psicologica è una delle aree centrali del percorso formativo. Il materiale evidenzia una continuità tra disturbi del comportamento alimentare e obesità, che condividono elementi di psicopatologia come la bassa autostima e le difficoltà relazionali. Tra questi quadri, il disturbo da alimentazione incontrollata (BED) occupa una posizione di rilievo.

Viene inoltre approfondito il tema della food addiction: lo studio di Volkow citato nel corso mostra come il circuito della gratificazione e della ricompensa, mediato dalla dopamina, possa essere attivato sia dal cibo sia dalle sostanze psicoattive. Si affrontano anche i tratti di personalità e l’impulsività, oltre alla relazione tra obesità e depressione.

Sul versante del cambiamento, il corso richiama il ciclo del cambiamento, il concetto di trigger e di craving — il desiderio impulsivo e intenso verso il cibo — e l’Abstinence Violation Effect, utili a comprendere le ricadute e a sostenere obiettivi comportamentali e cognitivi realistici.

Stigma e pregiudizio: perché contrastarli è parte della cura

Un messaggio forte del corso riguarda lo stigma. La discriminazione basata sul peso, anche quando assume forme apparentemente innocue, produce effetti negativi documentati: invece di spingere verso comportamenti più salutari, tende a generare alimentazione incontrollata, ritiro sociale, evitamento dei controlli e delle cure, con un peggioramento complessivo del quadro.

Il materiale richiama anche la presenza dello stigma in età pediatrica, un ambito particolarmente delicato. Da qui l’invito rivolto al personale sanitario ad adottare un linguaggio e un atteggiamento empatici, consapevoli del fatto che la relazione di cura può essa stessa diventare un fattore protettivo o, al contrario, un ostacolo all’aderenza al percorso.

Chirurgia bariatrica: indicazioni e tipologie di intervento

Nel percorso di cura dell’obesità grave, la chirurgia bariatrica rappresenta un’opzione terapeutica con vantaggi clinici documentati. Le indicazioni richiamate dal materiale, derivate dalla Consensus NIH del 1991, prevedono un BMI superiore a 40 in assenza di comorbilità, oppure superiore a 35 quando sono presenti comorbilità come il diabete mellito di tipo 2 resistente al trattamento medico.

Il corso distingue tre grandi categorie di intervento, oggi eseguibili prevalentemente per via laparoscopica:

  • Interventi restrittivi, come il bendaggio gastrico regolabile — reversibile, perché la cavità gastrica non viene sezionata e il dispositivo può essere rimosso — e la sleeve gastrectomy, che riduce le dimensioni dello stomaco di circa tre quarti della sua superficie;
  • Interventi malassorbitivi, come la diversione biliopancreatica;
  • Interventi misti, come il bypass gastrico, che combinano la componente restrittiva con quella malassorbitiva.

La scelta della procedura è clinica e individualizzata: il materiale la presenta come parte di un percorso multidisciplinare, non come soluzione isolata.

Il follow-up dietetico e psicologico dopo l'intervento

L’intervento chirurgico non chiude il percorso di cura: lo apre a una fase di gestione altrettanto importante. Il corso chiarisce che la chirurgia bariatrica non consente di rinunciare alle indicazioni dietologiche, anzi le rende ancora più puntuali.

L’approccio dietetico post-chirurgico è progressivo e prevede una sequenza di fasi: una prima fase liquida, seguita da una fase frullata, poi morbida e infine solida, con attenzione al frazionamento dei pasti. A questo si affianca la supplementazione multivitaminico-minerale, che secondo il materiale è raccomandata dopo ogni tipo di intervento — restrittivo, misto o malassorbitivo — per tutta la vita del paziente.

Sul piano psicologico, il follow-up accompagna la persona nella ridefinizione dell’immagine corporea e nel consolidamento dei nuovi comportamenti, prevenendo le ricadute. È la conferma che l’intero percorso, dalla diagnosi al post-operatorio, richiede un lavoro di équipe in cui la dimensione medica, nutrizionale e psicologica restano sempre intrecciate.

Domande frequenti

Quale valore di BMI definisce la condizione di obesità?

Secondo il corso si parla di obesità con un BMI (indice di massa corporea) superiore a 30. Tra 25 e 29,9 si rientra nel sovrappeso, mentre tra 18,5 e 25 si è normopeso. Si tratta però di una stima approssimativa, da interpretare insieme ad altri parametri clinici.

Quali sono le cause dell'obesità?

Le cause dell’obesità sono complesse e multifattoriali. Il materiale spiega che non riguardano soltanto la dieta e l’attività fisica, ma anche fattori genetici, economici, psicosociali, riproduttivi e ambientali. È proprio questa molteplicità di determinanti a rendere necessario un approccio di cura integrato e multidisciplinare.

A cosa serve l'indice di massa corporea (IMC/BMI)?

L’indice di massa corporea serve a definire il grado di sovrappeso o obesità. Fornisce però solo una stima approssimativa dei rischi correlati alla salute: per questo il corso suggerisce di interpretarlo insieme ad altri parametri clinici, come la distribuzione del tessuto adiposo e la circonferenza vita.

Perché l'obesità centrale è considerata particolarmente preoccupante?

Il corso riporta che l’obesità centrale costituisce un fattore di rischio maggiore per malattie cardiovascolari, diabete e demenza rispetto all’obesità corporea totale. Questo dipende dall’attività ormonale e metabolica del grasso viscerale, che incide sui processi infiammatori e metabolici dell’organismo.

Cosa si intende per «contesto obesogeno»?

Per contesto obesogeno il materiale intende quella cultura occidentale che favorisce il movimento passivo e uno stile alimentare fatto di cibi ad alto contenuto calorico, sempre disponibili e semplici da raggiungere. È un concetto che aiuta a leggere l’obesità anche come esito di determinanti ambientali e sociali, e non solo di scelte individuali.

Che cos'è la sleeve gastrectomy?

La sleeve gastrectomy è un intervento di chirurgia bariatrica di tipo restrittivo che porta alla riduzione delle dimensioni gastriche di circa tre quarti della superficie dello stomaco. Riducendo il volume gastrico, limita la quantità di cibo che lo stomaco può accogliere. La sua indicazione resta una valutazione clinica individualizzata.

Il bendaggio gastrico è un intervento reversibile?

Sì. Il bendaggio gastrico regolabile è un intervento gastrorestrittivo reversibile, perché la cavità gastrica non viene sezionata e il bendaggio può essere rimosso. Questa caratteristica lo distingue da altre procedure che modificano in modo permanente l’anatomia gastrointestinale.

Dopo la chirurgia bariatrica si possono evitare le indicazioni dietologiche?

No. Anche dopo la chirurgia bariatrica restano necessarie precise indicazioni dietologiche e un follow-up nutrizionale strutturato. L’intervento è una tappa del percorso di cura, non un sostituto della gestione alimentare, che anzi diventa ancora più puntuale nelle fasi successive.

Per quanto tempo è raccomandata la supplementazione dopo la chirurgia bariatrica?

Il corso indica che la supplementazione multivitaminico-minerale è raccomandata dopo ogni tipo di intervento — restrittivo, misto o malassorbitivo — per tutta la vita del paziente. Serve a prevenire le carenze nutrizionali che possono derivare dalle modifiche all’assorbimento e all’apporto alimentare.

Come è strutturato l'approccio dietetico dopo l'intervento bariatrico?

L’approccio dietetico post-chirurgico è progressivo e prevede una prima fase liquida, seguita da una fase frullata, poi morbida e infine solida. Questa sequenza permette di rispettare i tempi di adattamento dell’apparato digerente dopo l’intervento, accompagnando gradualmente il ritorno a un’alimentazione consistente.

Esiste una continuità tra disturbi del comportamento alimentare e obesità?

Secondo il materiale sì. Disturbi del comportamento alimentare e obesità possono condividere la stessa psicopatologia centrale, insieme a elementi come la bassa autostima e le difficoltà relazionali. Riconoscere questa continuità aiuta a inquadrare la dimensione psicologica come parte integrante del percorso di cura.

Che relazione individua lo studio di Volkow tra obesità e dipendenze?

Lo studio di Volkow citato nel corso evidenzia che il circuito della gratificazione e della ricompensa viene attivato sia dal cibo sia dalle sostanze psicoattive, ed è mediato dalla dopamina. Questa sovrapposizione aiuta a comprendere i meccanismi della cosiddetta food addiction nell’ambito dell’obesità.

Quali conseguenze ha lo stigma legato al peso?

Il corso riporta che lo stigma sul peso, lungi dal motivare un cambiamento positivo, contribuisce a comportamenti come l’alimentazione incontrollata, l’isolamento sociale, l’evitamento delle cure e l’aumento di peso, peggiorando l’obesità. Per questo contrastare lo stigma è considerato parte integrante di una relazione di cura efficace.

Quale società scientifica si occupa di chirurgia dell'obesità?

Il materiale indica la SICOB, ossia la Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche. È il riferimento scientifico nazionale per le procedure di chirurgia bariatrica e per i criteri di valutazione e gestione dei pazienti candidati.

Cosa indica il concetto di «trigger» nell'ambito dell'obesità?

Il concetto di trigger ha a che fare con il craving, cioè il desiderio impulsivo e intenso verso il cibo. Riconoscere i trigger che lo innescano è utile, nell’ottica del corso, per comprendere i meccanismi delle ricadute e sostenere la motivazione al cambiamento.

In conclusione

Leggere l’obesità come patologia complessa significa abbandonare la logica della colpa individuale per abbracciare una visione bio-psico-sociale, in cui inquadramento clinico, dimensione psicologica e opzioni chirurgiche dialogano all’interno di un percorso di équipe. Dalla classificazione con il BMI alla valutazione dell’obesità centrale, dagli aspetti psicologici al contrasto dello stigma, fino alla chirurgia bariatrica e al suo follow-up: ogni tassello concorre a una cura più efficace e più rispettosa della persona. Per chi desidera approfondire questi temi con un taglio clinico e multidisciplinare, il corso ECM «Obesità e chirurgia bariatrica: quesiti clinici e soluzioni terapeutiche» offre un percorso completo da 10 crediti ECM, a cura del Dott. Massimo Labate e del Dott. Marco Pastorini.

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