Aspetti psicologici dell’infortunio sportivo: dai modelli teorici agli interventi in riabilitazione
Redazione IKOSECM
Articolo di approfondimento al corso Ecm C1098.
Gli aspetti psicologici dell’infortunio sportivo sono parte integrante del percorso riabilitativo tanto quanto il recupero del tessuto leso. Un infortunio non interrompe soltanto l’attivita fisica dell’atleta: incide sull’identita, sulle relazioni e sull’equilibrio emotivo, e i fattori psicologici influenzano la gestione del trauma, la qualita della riabilitazione e la possibilita di un ritorno sereno allo sport. Per il professionista sanitario coinvolto nel percorso – medico, fisioterapista, psicologo o altra figura del team – leggere l’infortunio come evento bio-psico-sociale significa integrare corpo e mente nella cura. In questo articolo ripercorriamo il filo conduttore del tema: il modello biopsicosociale, i principali modelli psicologici post-infortunio, la dimensione del dolore, le tre fasi del recupero con il nodo della kinesiofobia, e il repertorio di tecniche psicologiche inseribili in un percorso integrato.
In sintesi. Il corso “Aspetti psicologici dell’infortunio sportivo: modelli teorici e interventi nel percorso riabilitativo”, a cura della Dott.ssa Gladys Bounous, eroga 10 crediti ECM in modalita FAD. E accreditato per 14 professioni sanitarie – tra cui medico chirurgo, psicologo, fisioterapista, dietista, podologo, tecnico ortopedico, infermiere, educatore professionale e terapista occupazionale – tutte coinvolte a vario titolo nel percorso riabilitativo dell’atleta. Il taglio e formativo e applicativo: integrare gli aspetti psicologici nella gestione dell’infortunio, mai come prescrizione terapeutica autonoma.
L'infortunio sportivo come evento bio-psico-sociale
Il punto di partenza del percorso e la lettura dell’infortunio sportivo come evento bio-psico-sociale. Il recupero non riguarda solo la lesione fisica: i fattori psicologici influenzano la gestione dell’infortunio, l’aderenza e la qualita della riabilitazione e, infine, il ritorno all’attivita. Trascurare questa dimensione significa lavorare su meta del problema.
Il riferimento teorico e il modello biopsicosociale, proposto da George L. Engel nel 1977 con l’articolo “The need for a new medical model” pubblicato sulla rivista Science. Il modello supera la visione puramente biomedica integrando tre dimensioni inseparabili – biologica, psicologica e sociale – secondo cui nessun problema di salute puo essere compreso senza considerare l’interazione tra corpo, mente e contesto sociale della persona.
Applicato all’atleta infortunato, il modello individua quattro aree coinvolte: il benessere fisico, quello emozionale, quello sociale e l’area del Se, che comprende l’immagine personale e l’autoefficacia. L’infortunio puo intaccare ciascuna di queste aree, e il corso invita a tenerle tutte presenti nel disegnare un percorso di cura realmente integrato.
I modelli psicologici post-infortunio
Per inquadrare le reazioni dell’atleta, il corso presenta diversi modelli psicologici post-infortunio. Il modello di stress-injury, proposto da Andersen e Williams nel 1988, interpreta l’infortunio come il risultato di una risposta allo stress esagerata, modulata da fattori di personalita, dalla storia di stress della persona e dalle risorse di coping e di supporto sociale a sua disposizione.
Le risposte allo stress descritte sono di due tipi. Quelle psicofisiologiche comprendono l’aumento della tensione muscolare e dell’attivazione generale dell’organismo, con il coinvolgimento del cortisolo; quelle cognitive-attentive riguardano la riduzione del focus attentivo, fino alla cosiddetta visione “a tunnel”. Entrambe possono incidere sia sul rischio di infortunio sia sul decorso del recupero.
Il corso richiama poi il modello integrato di risposta psicologica di Covassin (2015), secondo cui la risposta emotiva dipende dalla valutazione cognitiva che l’atleta fa della propria situazione: pensieri disfunzionali possono rallentare il recupero. Viene infine descritto il ciclo affettivo dell’infortunio, che individua le fasi emotive attraversate dall’atleta fino al “coping determinato”, momento in cui la persona affronta attivamente la riabilitazione.
Il dolore: tra esperienza sensoriale, catastrofizzazione e dolore sociale
Una sezione centrale del corso e dedicata alla dimensione del dolore. Secondo la definizione della IASP (International Association for the Study of Pain) del 2020 richiamata dal materiale, il dolore e un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole: il cervello lo costruisce attraverso un sistema integrato di elaborazione, e non corrisponde meccanicamente all’entita del danno fisico.
Su questo sfondo si inserisce la catastrofizzazione del dolore, un pattern cognitivo-emotivo caratterizzato da ingrandimento del problema, rimuginio e senso di impotenza, e descritto in associazione a un aumento dell’attivita dell’amigdala. La catastrofizzazione puo amplificare l’esperienza dolorosa e ostacolare l’aderenza al percorso riabilitativo.
Il corso introduce inoltre il concetto di dolore sociale: secondo gli studi di Eisenberger e Lieberman (2003) citati nel materiale, l’esperienza di esclusione e perdita relazionale coinvolge le stesse aree cerebrali del dolore fisico. Per l’atleta lontano dal campo e dal gruppo, l’infortunio puo quindi essere vissuto come una sorta di “lutto sociale”, aspetto che il professionista non dovrebbe sottovalutare.
Le tre fasi psicologiche del recupero e la kinesiofobia
Il corso descrive tre fasi psicologiche del recupero post-infortunio, utili al professionista per riconoscere il vissuto dell’atleta e adattare il proprio intervento. La fase acuta, subito dopo il trauma, e dominata da shock, ansia e paura: la persona deve elaborare un cambiamento improvviso della propria condizione.
Nella fase di riabilitazione prevale un’alternanza di fiducia e frustrazione, che segue l’andamento – non sempre lineare – dei progressi clinici. Sono momenti in cui la motivazione puo oscillare e in cui il sostegno del team riveste un ruolo importante per mantenere l’aderenza al programma.
La fase di ritorno allo sport e segnata dal tema della kinesiofobia, ossia la paura di re-infortunarsi. Questa paura puo condizionare la qualita del gesto atletico e ritardare il pieno reinserimento, anche quando il recupero fisico e completo. Riconoscerla e affrontarla con strumenti adeguati e uno degli obiettivi formativi del percorso.
Interventi psicoeducativi, colloquio motivazionale e self-talk
La parte applicativa del corso presenta un ampio repertorio di tecniche inseribili in un percorso integrato, distinte tra interventi diretti e indiretti. Gli interventi psicoeducativi mirano a fornire all’atleta informazioni chiare sul proprio percorso, riducendo l’incertezza e favorendo un atteggiamento attivo verso la riabilitazione.
Il colloquio motivazionale, sviluppato da Miller e Rollnick, ha come obiettivo favorire un cambiamento consapevole. Tra i suoi elementi caratteristici il corso richiama la “ruota del cambiamento” e soprattutto la gestione dell’ambivalenza, considerata una fase normale del processo e non un ostacolo da forzare: accompagnare la persona attraverso i suoi dubbi e parte del metodo.
Il self-talk, infine, riguarda il dialogo interno dell’atleta: lavorare sul modo in cui la persona si parla puo sostenere la motivazione e ridurre l’impatto dei pensieri disfunzionali. Tutte queste tecniche vengono presentate come strumenti di un percorso integrato, da inquadrare sempre nei limiti del proprio profilo professionale.
Goal setting SMART, imagery e tecniche di rilassamento
Tra le tecniche piu strutturate, il corso dedica spazio al goal setting, utile perche aumenta la motivazione e l’aderenza al programma riabilitativo. Un buon obiettivo dovrebbe seguire la tecnica SMART: essere specifico, misurabile, realizzabile, realistico e temporizzato. Definire traguardi chiari aiuta l’atleta a percepire i progressi e a mantenere il senso di direzione.
L’imagery, o visualizzazione, consiste nel rappresentarsi mentalmente la guarigione e la performance: il corso la presenta come supporto al percorso di recupero, sia per il piano motivazionale sia per la preparazione al ritorno al gesto atletico.
Sul versante della gestione della tensione, il materiale descrive il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, mirato a riconoscere e ridurre la tensione muscolare residua, e la respirazione quadrata, una tecnica di controllo del respiro. Sono strumenti che agiscono sull’attivazione fisiologica e che possono accompagnare l’atleta nei momenti di maggiore ansia, presentati a scopo formativo.
Mindfulness, EMDR e biofeedback nel percorso integrato
Il corso completa il quadro con tre approcci piu specialistici. La mindfulness consiste nel portare l’attenzione al momento presente senza giudizio; nella riabilitazione viene descritta come utile per ridurre la percezione del dolore e migliorare l’aderenza al percorso, agendo sul rapporto della persona con le proprie sensazioni.
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) e presentato come un approccio psicoterapeutico basato sulla stimolazione bilaterale e fondato sull’elaborazione adattiva dell’informazione; il corso richiama la scala SUDS come strumento per misurare il livello di ansia soggettiva. Trattandosi di un intervento psicoterapeutico, va collocato nell’ambito delle competenze professionali appropriate.
Il biofeedback, infine, consente di monitorare e regolare parametri fisiologici, restituendo alla persona un riscontro su processi normalmente non percepiti; il materiale cita la certificazione BCIA come riferimento per la formazione professionale in questo ambito. Tutte le tecniche presentate sono offerte come contenuto formativo che amplia gli strumenti del team riabilitativo, mai come prescrizione da applicare autonomamente.
Domande frequenti
Chi ha proposto il modello biopsicosociale della salute e quando?
Il modello biopsicosociale fu proposto da George L. Engel, con l’articolo originale “The need for a new medical model” pubblicato nel 1977 sulla rivista Science. Il modello supera la visione puramente biomedica, sostenendo che la salute e la malattia vadano comprese nell’interazione tra dimensione biologica, psicologica e sociale.
Quali sono le tre dimensioni del modello biopsicosociale?
Le tre dimensioni fondamentali del modello biopsicosociale sono quella biologica, quella psicologica e quella sociale. Secondo questo approccio nessun problema di salute puo essere compreso considerando un solo piano: corpo, mente e contesto relazionale interagiscono costantemente e vanno tenuti insieme nella valutazione e nella cura.
Che cos'e il modello di stress-injury e come interpreta l'infortunio?
Il modello di stress-injury, proposto da Andersen e Williams nel 1988, interpreta l’infortunio come il risultato di una risposta allo stress esagerata. Questa risposta e modulata da fattori di personalita, dalla storia di stress della persona e dalle risorse di coping e di supporto sociale disponibili, che possono aumentare o ridurre la vulnerabilita.
Da cosa dipende la risposta psicologica all'infortunio secondo Covassin?
Secondo il modello integrato di Covassin (2015), la risposta psicologica all’infortunio dipende dalla valutazione cognitiva che l’atleta fa della propria situazione. Non e l’evento in se a determinare la reazione emotiva, ma il modo in cui viene interpretato: pensieri disfunzionali possono rallentare il recupero, mentre una lettura piu funzionale lo favorisce.
Come definisce il dolore la IASP?
Secondo la definizione IASP del 2020 richiamata dal corso, il dolore e un’esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole. Si sottolinea cosi che il dolore non e un semplice segnale del danno tissutale: il cervello lo costruisce attraverso un sistema integrato di elaborazione, in cui contano anche fattori emotivi e cognitivi.
Cosa si intende per catastrofizzazione del dolore?
La catastrofizzazione del dolore e un pattern cognitivo-emotivo che si manifesta con ingrandimento del problema, rimuginio costante e senso di impotenza. Nel materiale del corso viene descritta in associazione a un aumento dell’attivita dell’amigdala e puo amplificare l’esperienza dolorosa, ostacolando il percorso di recupero.
Quante sono le fasi psicologiche del recupero post-infortunio?
Le fasi psicologiche del recupero post-infortunio descritte dal corso sono tre: la fase acuta, dominata da shock, ansia e paura; la fase di riabilitazione, caratterizzata da un’alternanza di fiducia e frustrazione; e la fase di ritorno allo sport, segnata dal tema della paura di re-infortunarsi.
Che cos'e la kinesiofobia?
La kinesiofobia e la paura di re-infortunarsi che puo comparire nell’atleta durante il recupero. Influenza soprattutto la fase di ritorno allo sport e puo condizionare la qualita del gesto atletico anche quando il recupero fisico e completo. Riconoscerla e uno degli obiettivi del lavoro psicologico nel percorso riabilitativo.
Perche e utile il goal setting nella riabilitazione?
Il goal setting e utile perche aumenta la motivazione e l’aderenza al programma riabilitativo. Definire traguardi chiari aiuta l’atleta a percepire i progressi. Un buon obiettivo dovrebbe seguire la tecnica SMART: essere specifico, misurabile, realizzabile, realistico e temporizzato.
A cosa serve l'imagery nel recupero post-infortunio?
L’imagery, o visualizzazione, consiste nel rappresentarsi mentalmente la guarigione e la performance. Secondo il corso supporta il percorso di recupero sia sul piano motivazionale sia nella preparazione al ritorno al gesto atletico, allenando la mente in parallelo al lavoro fisico.
A cosa mira il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson?
Il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson mira a riconoscere e ridurre la tensione muscolare residua. Attraverso l’alternanza guidata di contrazione e rilascio dei diversi gruppi muscolari, la persona impara a percepire e gestire la propria attivazione fisiologica, utile nei momenti di maggiore tensione del recupero.
In cosa consiste la mindfulness e come aiuta nella riabilitazione?
La mindfulness consiste nel portare l’attenzione al momento presente senza giudizio. Nella riabilitazione, secondo il corso, puo aiutare a ridurre la percezione del dolore e a migliorare l’aderenza al percorso, modificando il rapporto della persona con le proprie sensazioni ed emozioni.
Che cos'e l'EMDR?
L’EMDR e un approccio psicoterapeutico basato sulla stimolazione bilaterale e fondato sull’elaborazione adattiva dell’informazione. Il corso richiama la scala SUDS come strumento per misurare il livello di ansia soggettiva. Trattandosi di un intervento psicoterapeutico, va collocato nell’ambito delle competenze professionali appropriate.
A cosa serve il biofeedback nella gestione dello stress?
Il biofeedback consente di monitorare e regolare parametri fisiologici, restituendo alla persona un riscontro su processi normalmente non percepiti. Il corso cita la certificazione BCIA come riferimento per la formazione professionale in questo ambito. E presentato come uno degli strumenti utilizzabili nel percorso integrato.
Come si puo affrontare la paura di re-infortunarsi durante il ritorno allo sport?
La paura di re-infortunarsi, o kinesiofobia, e un tema centrale della fase di ritorno allo sport. Il corso la inquadra all’interno di un approccio integrato che combina lavoro psicologico e riabilitazione: riconoscere la paura, lavorare sui pensieri disfunzionali e ricostruire gradualmente la fiducia nel gesto sono passaggi che vanno gestiti dal team nei limiti dei rispettivi profili professionali.
In conclusione
Comprendere gli aspetti psicologici dell’infortunio sportivo permette al team riabilitativo di leggere l’atleta nella sua interezza: non solo il tessuto da recuperare, ma anche le emozioni, i pensieri e le relazioni che accompagnano l’esperienza dell’infortunio. Dal modello biopsicosociale alle tre fasi del recupero, fino al ventaglio di tecniche – dal colloquio motivazionale al goal setting, dalla mindfulness all’EMDR – emerge un approccio che integra corpo e mente, sempre nei limiti delle competenze di ciascun professionista. Il corso “Aspetti psicologici dell’infortunio sportivo” della Dott.ssa Gladys Bounous, da 10 crediti ECM in modalita FAD, accompagna in modo strutturato attraverso modelli teorici e strumenti operativi. Scopri il corso e iscriviti per integrare la dimensione psicologica nella tua pratica riabilitativa.
Crediti immagini:
- Foto di Christian Harb su Unsplash