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Gli smartfood in una sana alimentazione: dai principi nutritivi alle molecole bioattive

Redazione IKOSECM

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Articolo di approfondimento al corso Ecm C0775.

Gli smartfood in una sana alimentazione: dai principi nutritivi alle molecole bioattive
Gli smartfood in una sana alimentazione: dai principi nutritivi alle molecole bioattive — approfondimento a cura della redazione scientifica IKOSECM.

Gli smartfood sono alimenti a cui la ricerca nutrizionale attribuisce un ruolo protettivo nei confronti dell’invecchiamento e delle patologie croniche, e rappresentano oggi una chiave di lettura sempre più richiesta dai pazienti che cercano un’alimentazione orientata alla prevenzione. Per il professionista sanitario il tema pone una sfida concreta: distinguere il valore divulgativo del concetto dalle evidenze cliniche, sapendo inquadrare gli smartfood dentro i fondamenti di una sana alimentazione anziché trattarli come rimedi isolati. Questo articolo ripercorre il filo conduttore del percorso formativo dedicato al tema: dai principi nutritivi di base ai modelli dietetici, dalla prevenzione dell’infiammazione corporea fino alle categorie di smartfood e alle loro molecole bioattive.

Il corso “Gli SmartFood: utilità in una sana alimentazione” è rivolto a un ampio ventaglio di professioni sanitarie – tra cui biologi, dietisti, medici chirurghi di numerose discipline, farmacisti, infermieri, ostetriche, psicologi e profili tecnici della riabilitazione – ed eroga 20 crediti ECM in modalità FAD (formazione a distanza). A cura della Dott.ssa Shuela Curatola, biologa nutrizionista, è organizzato in quattro moduli che accompagnano dal fondamento alimentare fino agli smartfood selezionati dall’IEO.

Smartfood e sana alimentazione: di cosa parliamo

Il termine smartfood, traducibile come “cibo intelligente”, indica alimenti che il corso descrive come capaci di influenzare i meccanismi cellulari legati alla longevità e alla difesa dell’organismo. La premessa metodologica del percorso è però chiara: nessun singolo alimento agisce da solo, e gli smartfood acquistano senso solo dentro un quadro alimentare complessivo equilibrato.

Per questo il corso non parte dagli smartfood, ma dai fondamenti. Prima di parlare di molecole bioattive occorre padroneggiare cosa sia un alimento, cosa distingua un regime alimentare da una dieta e quali siano i principi nutritivi che l’organismo ricava dal cibo. Questo approccio progressivo aiuta il professionista a contestualizzare i claim sugli smartfood, evitando di trasformarli in promesse terapeutiche e mantenendo un taglio formativo e preventivo.

Il filo conduttore dell’intero percorso è il ruolo protettivo di un’alimentazione equilibrata rispetto a obesità, infiammazione e patologie croniche. Gli smartfood ne diventano la sintesi applicativa, l’esito di un ragionamento che attraversa nutrienti, modelli dietetici e meccanismi dell’infiammazione.

I principi nutritivi: macronutrienti, micronutrienti e acqua

Il primo modulo costruisce la base teorica del corso definendo i nutrienti e il loro ruolo. I macronutrienti forniscono energia con un apporto calorico differenziato: secondo il materiale didattico le proteine e i glucidi apportano circa 4 kcal per grammo, i lipidi 9 kcal e l’alcool 7 kcal, mentre acqua, sali minerali e vitamine non apportano calorie.

I glucidi, formati da carbonio, idrogeno e ossigeno, svolgono funzione energetica, di riserva (glicogeno animale e amido vegetale) e plastica, e si distinguono in monosaccaridi, disaccaridi e polisaccaridi. I lipidi comprendono forme sature e insature, il colesterolo, i fosfolipidi delle membrane cellulari e gli omega 3, descritti come sostanze ad azione antinfiammatoria. Le proteine derivano dall’unione di amminoacidi e contengono anche azoto oltre a carbonio, idrogeno e ossigeno.

Sul versante dei micronutrienti, il corso distingue le vitamine liposolubili (A, D, E, K) dalle idrosolubili e illustra il ruolo di alcuni sali minerali, come il selenio antiossidante, il calcio per la contrazione muscolare e il cromo che potenzia l’azione dell’insulina. L’acqua, infine, è indicata come circa il 60% dell’organismo di un adulto. Questa mappa dei nutrienti è lo strumento con cui il professionista potrà poi leggere criticamente le proprietà attribuite ai singoli smartfood.

Regole della sana alimentazione e modelli dietetici

Il secondo modulo traduce i fondamenti in indicazioni pratiche. Tra le regole proposte il corso include un’adeguata idratazione, la varietà degli alimenti, almeno due porzioni di frutta e due di verdura al giorno, il consumo di cereali integrali, pesce circa tre volte a settimana e legumi circa due volte, privilegiando l’olio extravergine di oliva rispetto ai grassi animali e riducendo sale, dolci e bevande zuccherine. A questo si affianca il ruolo del movimento, con un’attività fisica regolare descritta come parte integrante della prevenzione.

Il modulo descrive poi tre modelli dietetici. La dieta vegetariana esclude carne e pesce ma consente latticini e uova, articolandosi nelle categorie latto-ovo-vegetariani (LOV), latto-vegetariani (LV) e latto-ovo-pesco-vegetariani (LOPV). La dieta vegana esclude tutti i prodotti di origine animale e richiede attenzione a possibili carenze, in particolare di vitamina B12 e vitamina D; il corso indica fonti vegetali alternative come legumi, frutta secca e semi oleosi per il ferro e semi di lino per gli omega 3.

La dieta mediterranea, divenuta patrimonio UNESCO nel 2010, è presentata attraverso la sua piramide alimentare; tra gli elementi citati compare il vino rosso, da assumere con moderazione, ricco di resveratrolo, una molecola che il modulo conclusivo riprenderà tra le smartmolecules. Conoscere questi modelli aiuta il professionista a orientare le scelte proprie e dei pazienti in modo informato e non ideologico.

Prevenzione dell'infiammazione: obesità, stress ossidativo e acidosi

Il terzo modulo affronta il legame tra alimentazione e infiammazione cronica. L’obesità è definita come un accumulo eccessivo di grasso, in larga parte prevenibile, e classificata in gradi secondo l’indice di massa corporea (BMI): il materiale riporta valori inferiori a 18,5 come sottopeso, tra 18,5 e 24,9 come normopeso, tra 25 e 29,9 come sovrappeso, pari o superiori a 30 come obesità e pari o superiori a 40 come obesità estrema. Il corso distingue inoltre tipologie di obesità per causa e per distribuzione del grasso, come la forma androide e quella ginoide.

Il modulo collega l’eccesso di tessuto adiposo alla produzione di sostanze pro-infiammatorie: il tessuto adiposo bianco accumula trigliceridi, mentre il tessuto adiposo bruno (BAT) ha una funzione di termogenesi. In questo quadro vengono richiamati lo stress ossidativo, la citochina TNF alfa, i radicali liberi (ROS) e gli acidi grassi liberi (FFA). Il materiale segnala inoltre che carenze di vitamina D e di omega 3 possono favorire uno stato infiammatorio: si tratta di un claim didattico del corso, da contestualizzare e non da assumere come indicazione clinica.

Il modulo introduce infine il tema dell’acidosi corporea e dei relativi sistemi tampone. L’insieme di questi meccanismi costruisce la cornice fisiopatologica che giustifica, nella prospettiva del corso, l’attenzione agli alimenti dalle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti affrontati nel modulo successivo.

Longevity e protective smartfood: le categorie

Il modulo conclusivo entra nel cuore del tema. Il corso riferisce che l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) ha selezionato 30 alimenti e categorie di alimenti “smart”, organizzandoli in due famiglie. I longevity smartfood sono descritti come alimenti capaci di imitare la restrizione calorica e di influenzare le vie genetiche che regolano la durata della vita; i protective smartfood, dieci alimenti, sono presentati come capaci di potenziare il sistema immunitario nella difesa dalle malattie.

È importante leggere queste categorie con il taglio corretto: si tratta di definizioni e proprietà attribuite dal materiale didattico, utili come griglia divulgativa, non di affermazioni mediche dimostrate né di indicazioni terapeutiche. Il valore formativo sta nel fornire al professionista un vocabolario condiviso con cui dialogare con i pazienti che incontrano questi termini sui media, distinguendo la divulgazione dall’evidenza clinica.

Le due categorie non sostituiscono i principi della sana alimentazione visti nei moduli precedenti: ne sono piuttosto un’applicazione mirata, un modo per dare priorità ad alimenti vegetali ricchi di composti bioattivi all’interno di una dieta già equilibrata e varia.

Il piatto smart e le smartmolecules

Il piatto smart è lo strumento pratico con cui il corso traduce i principi in un modello di pasto. Secondo il materiale prevede metà del piatto destinata a verdura e frutta – con prevalenza della verdura – un quarto ai cereali, preferibilmente integrali, e un quarto alle proteine (legumi, pesce, frutta a guscio, carne bianca, latticini magri, uova). Completano il quadro oli da spremitura a freddo, erbe aromatiche e spezie, acqua e tè verde o nero, oltre al cioccolato fondente con almeno il 70% di cacao, con attenzione al controllo delle porzioni e degli orari dei pasti.

Le proprietà attribuite agli smartfood sono ricondotte alle smartmolecules, composti bioattivi presenti in specifici alimenti. Tra quelli illustrati dal corso:

  • Epigallocatechingallato: tè verde e nero;
  • Fisetina: cachi, fragole, mele;
  • Capsaicina: paprika piccante e peperoncino;
  • Quercetina: asparagi, capperi, cipolle, cioccolato fondente;
  • Resveratrolo: uva;
  • Curcumina: curcuma;
  • Antocianine: arance rosse, frutti di bosco, melanzane, riso nero.

Per ogni alimento il corso descrive i composti coinvolti – flavonoidi, antociani, carotenoidi, vitamina C – e le proprietà attribuite, come quella antiossidante, antinfiammatoria e cardioprotettiva, fino alle mappe dei longevity smartfood. Anche in questo caso le proprietà vanno intese come contenuto didattico, da accompagnare sempre con la prudenza propria dei temi nutrizionali.

Domande frequenti

Cosa sono gli smartfood?

Gli smartfood sono alimenti a cui il corso attribuisce un ruolo protettivo e preventivo, organizzati in longevity smartfood e protective smartfood. Sono descritti come ricchi di molecole bioattive e selezionati per essere inseriti in una dieta equilibrata, non come rimedi isolati. Si tratta di una griglia divulgativa, da leggere distinguendo il valore informativo dall’evidenza clinica.

Cosa sono i longevity smartfood?

Secondo il corso i longevity smartfood sono alimenti in grado di imitare la restrizione calorica e di influenzare le vie genetiche che regolano la durata della vita. La definizione è quella fornita dal materiale didattico in chiave divulgativa e non rappresenta un’affermazione medica dimostrata: il tema va affrontato con cautela e contestualizzato in un’alimentazione complessivamente equilibrata.

Come è composto il piatto smart?

Il corso descrive il piatto smart come suddiviso per metà tra frutta e verdura, per un quarto in proteine e per un quarto in cereali, preferibilmente integrali. È un modello pratico per orientare la composizione del pasto privilegiando gli alimenti vegetali, da adattare alle esigenze individuali e non da intendere come prescrizione rigida.

Quale molecola bioattiva contiene la curcuma?

Secondo il corso la curcuma contiene la curcumina, una delle smartmolecules trattate nel percorso. Il materiale la inserisce tra i composti bioattivi a cui sono attribuite proprietà antiossidanti e antinfiammatorie; come per gli altri smartfood, si tratta di proprietà presentate a scopo didattico, non di indicazioni terapeutiche.

Quali sono le vitamine liposolubili?

Il corso indica che le vitamine liposolubili sono quattro: A, D, E, K. Si distinguono dalle vitamine idrosolubili per il modo in cui vengono assorbite e immagazzinate nell’organismo. Conoscere questa distinzione è parte dei fondamenti nutrizionali su cui il percorso costruisce poi i temi della prevenzione e degli smartfood.

Da quali elementi sono formati i glucidi?

Secondo il corso i glucidi, ovvero i carboidrati, sono formati da carbonio, idrogeno e ossigeno. Rappresentano una delle principali fonti di energia dell’organismo e si distinguono in monosaccaridi, disaccaridi e polisaccaridi. Comprenderne la struttura aiuta a leggere il ruolo energetico e qualitativo dei carboidrati in una sana alimentazione.

A quale categoria di nutrienti appartiene il colesterolo?

Il materiale indica che il colesterolo appartiene ai lipidi. Insieme ai grassi saturi e insaturi, ai fosfolipidi delle membrane cellulari e agli omega 3, rientra nella famiglia dei lipidi descritta nel modulo introduttivo. Inquadrarlo correttamente aiuta a distinguere il ruolo dei diversi grassi nell’alimentazione.

Perché il glucosio è considerato uno zucchero semplice?

Secondo il corso il glucosio è un monosaccaride, cioè uno zucchero semplice di immediata assimilazione. Appartiene al gruppo dei glucidi più elementari, contrapposti ai disaccaridi e ai polisaccaridi. Questa distinzione è utile per ragionare sulla qualità dei carboidrati e sul loro impatto in un’alimentazione equilibrata.

Quale percentuale di acqua contiene l'organismo di un adulto?

Secondo il corso l’acqua rappresenta circa il 60% dell’organismo di un adulto. È uno dei dati di base con cui il percorso sottolinea il ruolo dell’idratazione tra le regole di una sana alimentazione. Il valore va inteso come riferimento divulgativo, soggetto a variazioni individuali.

Di quale vitamina sono spesso carenti i vegani?

Secondo il corso i vegani vanno spesso incontro a carenza di vitamina B12, oltre che di vitamina D. Per questo il modulo dedicato ai modelli dietetici richiama l’attenzione su una pianificazione attenta della dieta vegana. La gestione di eventuali carenze rientra nella valutazione professionale individuale e non in un’autoprescrizione.

Come assumono il ferro le persone che seguono una dieta vegana?

Il materiale indica che nella dieta vegana il ferro viene assunto da fonti vegetali come legumi, frutta secca e semi oleosi. Il corso richiama l’importanza di una scelta varia degli alimenti per coprire il fabbisogno in assenza di prodotti animali. La valutazione del fabbisogno reale resta di competenza del professionista.

In che anno la dieta mediterranea è diventata patrimonio UNESCO?

Secondo il corso la dieta mediterranea è stata riconosciuta patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 2010. Il modulo la presenta attraverso la sua piramide alimentare come uno dei modelli di riferimento per una sana alimentazione, valorizzandone la varietà e la prevalenza di alimenti vegetali e di olio extravergine di oliva.

Cosa indica un BMI superiore a 30?

Il materiale indica che un indice di massa corporea (BMI) pari o superiore a 30 corrisponde alla condizione di obesità. Il corso descrive una classificazione in gradi basata sul BMI, dal sottopeso all’obesità estrema. Si tratta di un parametro di inquadramento divulgativo, che nella pratica va integrato con una valutazione clinica complessiva.

Che cosa accumula il tessuto adiposo bianco?

Secondo il corso il tessuto adiposo bianco è quello deputato all’accumulo di trigliceridi, mentre il tessuto adiposo bruno ha una funzione di termogenesi. Questa distinzione è utile per comprendere il legame, illustrato dal modulo sulla prevenzione, tra eccesso di tessuto adiposo e produzione di sostanze pro-infiammatorie.

La carenza di quali sostanze può favorire l'infiammazione secondo il corso?

Il materiale riporta che uno stato infiammatorio può essere favorito da carenza di vitamina D e di omega 3. Si tratta di un claim didattico del corso, presentato nell’ambito della prevenzione dell’infiammazione corporea e non come indicazione clinica: ogni valutazione di carenze e relative integrazioni spetta al professionista sanitario.

In conclusione

Il valore del concetto di smartfood per il professionista sanitario non sta nel singolo alimento miracoloso, ma nella capacità di inserirlo in una cornice coerente: principi nutritivi, modelli dietetici equilibrati e prevenzione dell’infiammazione. È questo sguardo d’insieme che permette di accompagnare i pazienti distinguendo la divulgazione dall’evidenza clinica, senza assecondare aspettative terapeutiche infondate. Il corso “Gli SmartFood: utilità in una sana alimentazione”, a cura della Dott.ssa Shuela Curatola, costruisce proprio questo percorso, dai fondamenti fino alle molecole bioattive, e rilascia 20 crediti ECM in modalità FAD. Per approfondire i contenuti e accreditarti, puoi consultare la pagina del corso: Gli SmartFood: utilità in una sana alimentazione.

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