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IL PIEDE DEL BAMBINO – IL PIEDE PIATTO – ANATOMIA, BIOMECCANICA ED OPZIONI DI TRATTAMENTO

PIEDE PIATTO, QUANDO?


Quando l’arco plantare mediale è più basso della norma o completamente assente ci troviamo di fronte a un piede piatto che appoggia del tutto, o quasi, al suolo.

E’ una condizione che può essere presente dalla nascita oppure essere acquisita col tempo: chi ne soffre lamenta dolore alla caviglie, dolore alla ginocchia e iperpronazione.

Per una diagnosi corretta, sono molto spesso sufficienti l’esame obiettivo e l’anamnesi.
Il trattamento è strettamente legato alla severità della sintomatologia: per i casi meno gravi, può bastare una terapia conservativa; per i casi più gravi, è necessaria la chirurgia.

I piedi piatti sono una malformazione generalmente bilaterale; tuttavia, in alcune circostanze possono riguardare un piede soltanto.



I BAMBINI HANNO I PIEDI PIATTI?


I piedi piatti nei bambini sono una costante fino alla fanciullezza per almeno due motivi:

  1. L’arco plantare deve ancora svilupparsi;
  2. Nei piedi è presente una quantità di tessuto adiposo tale da rendere poco visibile la volta longitudinale interna.

E’ poi con la crescita che i bambini snelliscono maggiormente il piede e sviluppano l’arco plantare.


CAUSE


Il piede piatto può essere una condizione genetica, oppure acquisita col tempo, determinata da diversi fattori, tra cui:

  1. Traumi al piede o alla caviglia;
  2. Patologie neurologiche o neuromuscolari, come per esempio la spina bifida, la paralisi cerebraleo la distrofia muscolare;
  3. Patologie del tessuto connettivo, come la sindrome di Ehlers-Danlos o la sindrome da ipermobilità articolare;
  4. Un errore nella formazione delle ossa del piede, durante lo sviluppo uterino;
  5. L’obesità e il sovrappeso;
  6. L’artrite reumatoide;
  7. L’invecchiamento;
  8. Il diabete;
  9. Abitudini posturali errate;
  10. L’utilizzo di calzature inadeguate;
  11. Lunghi periodi di inattività;
  12. Uno stato di gravidanza. In questo caso, gli effetti sono temporanei.

VALUTAZIONE NEL BAMBINO


La valutazione del piede del bambino si basa su due pilastri portanti:

  1. ATTENTA ANAMNESI
  2. ETA’ DEL BAMBINO

In anamnesi, deve essere ricercata la eventuale familiarità per piede piatto o la presenza di patologie congenite o acquisite che possano determinare la comparsa della morfologia in piattismo.

Innanzitutto bisogna distinguere tra un piede piatto statico o rigido, ed un piede piatto dinamico, o flessibile.

Nel primo caso, è più probabile che il piattismo possa derivare da cause costituzionali o scheletriche.

Nel secondo caso, la familiarità per iperlassità legamentosa o per malattie neuromuscolari possono indirizzare l’osservazione verso valutazioni opportune.

Importante è indagare lo sviluppo psico–motorio del bambino dalla nascita fino al momento dell’osservazione.

Riguardo all’età del bambino, l’approccio, fermo restando un accurato esame obiettivo, è orientato dalle fasi dello sviluppo sapendo che il piede piatto flessibile mostra un’evoluzione spontanea positiva.

  • Entro i 3 anni di vita
  • Tra i 3 ed i 6 anni
  • Dai 6 anni fino alla pubertà
  • Dall’adolescenza fino alla maturità scheletrica


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In questo corso ECM dal titolo IL PIEDE DEL BAMBINO – IL PIEDE PIATTO – ANATOMIA, BIOMECCANICA ED OPZIONI DI TRATTAMENTO

a cura delDott. Ivan Di Francescantonio illustra gli elementi utili per affrontare la condizione di piede piatto infantile. Il piede piatto è una condizione clinica di frequente osservazione durante lo sviluppo del bambino e presenta una storia naturale oggi ben conosciuta. Per questo, i professionisti che approcciano questi piccoli pazienti devono avere ben presente come comportarsi in base all’età del paziente ed al potenziale evolutivo della condizione. Prima di addentrarsi nelle varie opzioni di trattamento disponibili, ortesica, conservativa o chirurgica, il corso pone l’accento sulle peculiarità anatomiche e biomeccaniche del piede, una struttura complessa e multifunzionale 

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Il corso è così suddiviso:

Il corso è così suddiviso:

  • CAP 1 – Anatomia funzionale e biomeccanica
  • CAP 2 – Classificazione
  • CAP 3 – Valutazione iniziale
  • CAP 4 – Trattamento conservativo
  • CAP 5 – Cenni di trattamento chirurgico

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 45 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.

SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 15  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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TECNICHE DEL MASSAGGIO SPORTIVO

COSA SI INTENDE PER MASSAGGIO?


Col nome di MASSAGGIO si vogliono indicare una serie di manovre manuali che si praticano su una superficie vivente a scopo di cura o del benessere psico-fisico.

La precisione nel massaggio è essenziale e si basa, oltre che sulla conoscenza delle manovre e delle varie indicazioni e scopi del massaggio, anche sulla memoria, per ricordare alcune regole generali, e sulla conoscenza dell’anatomia e della biomeccanica.

Normalmente possiamo distinguere 4 classi di Massaggio.

MASSAGGIO TERAPEUTICO
Nel massaggio terapeutico o massoterapia il fine è ristabilire totalmente o parzialmente la funzionalità di organi malati tramite specifiche manualità massoterapiche.

MASSAGGIO IGIENICO
Il massaggio igienico ha come scopo la prevenzione ed il miglioramento delle condizioni di salute esistenti. Agisce a livello delle strutture muscolo-tendinee, sulla circolazione sanguinea e sul sistema nervoso.

MASSAGGIO ESTETICO
Il massaggio estetico ha l’obiettivo di eliminare gli inestetismi cutanei e sottocutanei e di rallentare l’invecchiamento della pelle. L’azione di questo tipo di massaggio riguarda quindi perlopiù la pelle, in particolare il derma e l’ipoderma, e viene normalmente combinato all’utilizzo di prodotti estetici (creme, oli ecc.) specifici.

MASSAGGIO SPORTIVO
Analizziamo ora il massaggio oggetto del nostro corso: il massaggio sportivo che differisce da quello terapeutico e da altri tipi di massaggio grazie ad alcune caratteristiche diverse anche se le manovre fondamentali restano quelle basilari.

Bisogna tenere conto che l’atleta presenta un VIGORE FISICO molto differente da quello di un uomo normale, e di conseguenza ci possiamo trovare di fronte ad una muscolatura ipertrofica o più tonica.

  • Questo tipo di massaggio si differenzia, a sua volta, in:
    massaggio sportivo pre-gara ossia di preparazione al gesto atletico (con manualità elasticizzanti e vascolarizzanti);
  • massaggio sportivo post-gara che mira a velocizzare al massimo il recupero fisico dopo lo sforzo muscolare (con azione drenate, defaticante e miorilassante ossia di decontrazione muscolare);
  • massaggio sportivo infra-gara che utilizza manualità del massaggio pre-gara e post-gara in base alle caratteristiche fisiologiche dell’atleta e dell’attività sportiva.


PERCHE’ SEGUIRE UN CORSO SUL MASSAGGIO SPORTIVO?


Il corso analizzerà le diverse tipologie di massaggio e le sue peculiarità. Bisogna anche ricordare che gli effetti positivi del massaggio vengono potenziati dall’uso di olii e creme dalle differenti proprietà (riscaldanti, rigeneranti, rassodanti, defaticanti ecc.). 

In genere si consiglia di massaggiare la zona da trattare dal basso verso l’alto fino al completo assorbimento del prodotto.

Anche il massaggiatore deve sapersi tutelare: importante prima di tutto la prevenzione del proprio corpo, delle proprie articolazioni e dei propri muscoli al fine di evitare l’insorgenza di dolori o patologie legate alla propria professione soprattutto ai polsi e alla schiena.

Importante mantenere la posizione e la postura corretta durante l’applicazione del massaggio sportivo.





TECNICHE DEL MASSAGGIO SPORTIVO. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 15 crediti


In questo corso ECM dal titolo TECNICHE DEL MASSAGGIO SPORTIVO

a cura del Claudio Zimaglia si propone di portare a conoscenza le basi teoriche e pratiche per l’applicazione delle manovre di base del massaggio combinate a tecniche complementari, come le mobilizzazioni articolari, l’allungamento muscolare o lo stiramento miofasciale facendo riferimento al volume edito dalla Edi Ermes editore. 

Verranno descritti i principi, i meccanismi d’azione, le proprietà, le indicazioni e le manualità del massaggio sportivo. La seconda parte del corso, prenderà in esame delle sequenze video dedicate alle tecniche applicate con esempi pratici suddivisi per distretti corporei, così da poter analizzare nel migliore dei modi le gestualità tecniche durante l’esecuzione del massaggio.

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Il corso è così suddiviso:

1) INTRODUZIONE MASSAGGIO SORTIVO

2) MASSOTERAPIA E SPORT

A) Fisiologia ed effetti
B) Controindicazioni
C) Tecniche di base
D) Come funziona
E) Importanza degli esercizi di allungamento muscolare complementari al massaggio sportivo
F) Importanza delle tecniche di mobilizzazione articolari complementari al massaggio sportivo

3) SCHEMA DI RECUPERO DELLE LESIONI MUSCOLARI

4) LE LESIONI TENDINEE

5) CONCLUSIONI

6) TECNICHE DI MASSAGGIO SPORTIVO “SEZIONE VIDEO”

A) Tecniche di base
B) Esempio di massaggio sportivo per Esempio di manovra decontratturante su fibrosità o su esiti di contratturai muscoli anteriori di coscia
C) Esempio di massaggio sportivo ai muscoli posteriori di gamba e ai muscoli plantari del piede su patologia tendinea
D) Esempio di mobilizzazioni articolari dell’articolazione Coxo-femorale
E) Esempio di esercizio di stretching per i muscoli posteriori di coscia
F) Esempio di esercizio di stretching per il quadricipite dalla posizione prona
G) Esempio di massaggio sportivo per la benedetta ileo tibiale e il tensore della fascia lata
H) Esempio di massaggio sportivo per la schiena
I) Esempio di massaggio sportivo per il tratto dorsale
J) Esempio di massaggio sportivo
K) Esempio di mobilizzazione scapolo-toracica
L) Esempio di massaggio ai muscoli del collo in posizione supina
M) Esempio di massaggio muscoli del collo in posizione prona e supina
N) Esempio di massaggio del muscolo piccolo pettorale
O) Esempio di massaggio del muscolo grande pettorale
P) Esempio di massaggio spalla con particolare attenzione al deltoide
Q) Esempio di massaggio dei muscoli dell’avambraccio

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

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distrofia muscolare di duchenne

LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE. APPROCCIO FISIOTERAPICO RIABILITATIVO

COS’E’ LA DISTROFIA MUSCOLARE


La distrofia muscolare è una miopatia strutturale geneticamente determinata.

È una malattia progressiva e degenerativa che colpisce il muscolo scheletrico e/o il muscolo cardiaco.

Rientra nella “famiglia” delle distrofie muscolari, definibili come entità genetiche dovute a mutazioni in geni il cui difetto determina la perdita del corretto funzionamento del sistema del sarcolemma.

La via finale comune consiste nella necrosi e nella degenerazione delle fibre muscolari scheletriche/cardiache seguite da rigenerazione e sostituzione adiposa/connettivale con i caratteristici cambiamenti “distrofici”.

Nello specifico, la distrofia muscolare di Duchenne rientra nella sottofamiglia delle distrofinopatie.

Le distrofinopatie sono malattie genetiche ereditate come un carattere mendeliano X-linked recessivo e sono causate da mutazioni nel gene della distrofina .


LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE


La distrofia muscolare di Duchenne o DMD è una patologia neuromuscolare a trasmissione recessiva legata al cromosoma X: compare come una degenerazione progressiva dei muscoli scheletrici, lisci e cardiaci, provocando debolezza muscolare diffusa. Sono i maschi i più colpiti, mentre le femmine sono di solitamente asintomatiche ma portatrici sane.

Rimane la più grave tra le distrofie muscolari: conduce alla completa immobilità e l’aspettativa di vita, pur raddoppiata negli ultimi anni, non supera il terzo decennio.

Attualmente, ancora non esiste una cura, ma seguire una giusta riabilitazione permette di raddoppiare l’aspettativa di vita.



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I SINTOMI


E’ intorno ai 3 anni che si manifestano i primi sintomi della patologia: il bambino ha difficoltà nel correre, salire le scale, saltare, e mostra il cosiddetto “segno di Gowers”, un modo particolare di utilizzare le mani poggiate sulle cosce per alzarsi da terra o dalla posizione seduta.

Crescendo le difficoltà motorie diventano evidenti e al momento dell’ingresso nella scuola elementare il quadro clinico è chiaro: l’andatura è oramai anomala e con frequenti cadute, la camminata avviene spesso in punta di piedi. La capacità di camminare viene mantenuta solitamente fino ai 10-14 anni, poi si ha il passaggio alla sedia a rotelle che diverrà l’unico mezzo per la deambulazione.

Da questo momento il bambino comincia a fare un uso intensivo dei muscoli degli arti superiori con una conseguente accelerazione della degenerazione di queste fasce muscolari. I ragazzi perdono cosi l’uso delle braccia prima dei venti anni.

Sono colpiti tutti i muscoli scheletrici, i muscoli respiratori (diaframma e muscoli intercostali) e il cuore che con il tempo si indeboliscono.

Fin da piccoli, i pazienti Duchenne devono effettuare periodici monitoraggi; con l’avanzare dell’adolescenza la funzionalità respiratoria e quella cardiaca vengono compromesse e diventa necessario ricorrere ad apparecchi di ventilazione assistita e a farmaci per il trattamento degli scompensi cardiaci.

Fino a qualche anno fa era molto frequente che la morte sopraggiungesse entro i venti anni di età. Ad oggi non esiste ancora una cura risolutiva per la distrofia di Duchenne, ma la messa a punto di un approccio multidisciplinare, che comprende la farmacologia, la fisioterapia, la chirurgia ortopedica, la prevenzione cardiologia e l’assistenza respiratoria, ha permesso di limitare gli effetti della malattia e di migliorare le condizioni di vita. In un decennio, le aspettative di vita sono raddoppiate.


LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE. APPROCCIO FISIOTERAPICO RIABILITATIVO. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 10 crediti


In questo corso ECM dal titolo LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE. APPROCCIO FISIOTERAPICO RIABILITATIVO.

a cura del Dott. Ivan Di Francescantonio tratta della Distrofia muscolare di Duchenne che è la forma più comune e più grave di distrofia muscolare progressiva, la cui terapia parte da un approccio fisioterapico riabilitativo.

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Il corso è così suddiviso:

  • CAP 1: Definizione e clinica
  • CAP 2: Valutazione Funzionale
  • CAP 3: Chinesiologia speciale
  • CAP 4: Trattamento fisiochinesiterapico
  • CAP 5: L’idrochinesiterapia
  • CAP 6: Il trattamento chirurgico

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

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I DISTURBI DEL SONNO: COME RICONOSCERLI, COME GESTIRLI

CHI DORME NON PIGLIA PESCI


Il sonno, la sua durata e la sua qualità, rappresenta un indicatore affidabile della salute e del benessere del soggetto e la sua valutazione dovrebbe caratterizzare la raccolta anamnestica dello specialista sanitario.

Il senso comune ha spesso guardato con sufficienza al sonno e all’importanza del dormire. “Addormentato, dormiglione” sono percepiti come poco meno di insulti e poi….chi dorme non piglia pesci,è un adagio notissimo: quasi che dormire fosse una perdita di tempo.
Quello che è certo è che chi non dorme piglia peso: una conseguenza dell’insonnia è l’aumento dell’appetito durante l’inter giornata.

Un cattivo riposo comporta anche:

  • una maggiore sensazione di stanchezza durante le ore di veglia;
  • un senso aumentato di fatica e la necessità di mantenersi vigili e “carichi” attraverso il ricorso a cibi energetici (cioccolata, carboidrati, ecc);
  • diabete, ipertensione e un aumento di aritmie cardiache e cardiopatie ipertensive come conseguenza dell’aumento di peso;
  • un deficit del sistema immunitario e una maggiore suscettibilità alle infezioni e alle malattie su base autoimmune;
  • ansia, depressione, aggressività e disturbi della memoria;
  • alterazione del metabolismo di zuccheri, grassi e proteine e, di conseguenza, anche il peso.
  • riduzione del desiderio.

IL SONNO OCCUPA UN TERZO DELLA NOSTRA VITA


ll disturbo del sonno è una profonda alterazione della qualità del sonno caratterizzata da cambiamenti nella sua durata, continuità, intensità e stabilità: ciò determina quella sensazione di malessere al risveglio, di aver dormito male anche se c’è stato un lungo tempo a letto.

È importante distinguere il tempo di letto dal tempo di sonno: ci sono persone che restano a letto 9 o 10 ore, ma ne dormono 4 o 5.

Questa discrepanza peggiora la qualità del sonno.

Lo spettro dei disturbi del sonno è estremamente ampio: rientrano in questi disturbi sia problemi minori come un jet lag della durata di uno o due giorni, sia patologie gravissime come l’insonnia fatale familiare, o gli incidenti automobilistici causati da individui con apnee del sonno che si sono addormentati al volante.

Le disfunzioni possono essere primarie, legate a meccanismi nervosi che sono alla base del sonno e del risveglio, oppure secondarie, conseguenti a malattie neurologiche, psichiatriche, internistiche.



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L’IMPORTANZA DI UNA DIAGNOSI PRECOCE


Quando si valuta per la prima volta un soggetto che riferisce di dormire male è opportuno ricordare che l’anamnesi accurata e l’esame obiettivo sono fondamentali e irrinunciabili.

Gli eventuali test ed esami strumentali confermeranno la diagnosi clinica. La presenza e l’intensità dei sintomi vanno valutate nell’arco delle 24 ore.

Un efficace trattamento dei disturbi del sonno richiede un’approfondita valutazione della sua origine, evoluzione ed importanza, nonché un’analisi precisa dei principali fattori che contribuiscono al suo mantenimento nel tempo.


I TRATTAMENTI NON FARMACOLOGICI PER I DISTURBI DEL SONNO: COME RICONOSCERLI, COME GESTIRLI. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 15 crediti


In questo corso ECM dal titolo I DISTURBI DEL SONNO: COME RICONOSCERLI, COME GESTIRLI

a cura del Dr. Marco Pastorini, della Dr.ssa Giulia Rancati e della Dr.ssa Chiara Turpinisi parte dal presupposto che Il sonno sia una funzione fondamentale del nostro organismo rappresentante un indicatore affidabile dello stato di salute e benessere.

Un’alterazione del sonno ha effetti su molte altre funzioni vitali (l’alimentazione, la sessualità, il tono dell’umore, le relazioni interpersonali, ecc.) e andrebbe sempre considerata nel percorso di cura medico e psicologico.

Spesso però si tende a indagare il sonno in maniera periferica e a gestire eventuali difficoltà solo con il supporto dei farmaci senza approfondire in maniera adeguata natura, significati ed effetti del disturbo.

Attraverso questo corso proviamo a fornire strumenti di lettura e di intervento utili a esplorare il pianeta sonno

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Il corso è così suddiviso:

1) IL SONNO: INTRODUZIONE

2) LA FISIOLOGIA DEL SONNO

3) LA CLASSIFICAZIONE DEI DISTURBI DEL SONNO (ICSD 3 E DSM V)

4) DISTURBI DEL SONNO E OBESITÀ

5) DISTURBI DEL SONNO E PSICOPATOLOGIA

  • Sonno e depressione
  • Sonno e ansia
  • Sonno e abuso di sostanze
  • Sonno e DPTS
  • Sonno e lutto
  • Sonno e DCA
  • Il sonno nelle diverse fasi di vita (gravidanza, bambini, adolescenti, anziani)

6) IL TRATTAMENTO DEI DISTURBI DEL SONNO

7) ACCENNI AL TRATTAMENTO FARMACOLOGICO

8) APPENDICI

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

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La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.
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I TRATTAMENTI NON FARMACOLOGICI PER IL LAVORO DI CURA NEI MALATI DI ALZHEIMER

INTRODUZIONE


“La malattia di Alzheimer è inguaribile, ma non incurabile”.

Non è un gioco di parole, ma solo la considerazione che sebbene non sia possibile sopravvivere a questa demenza, possiamo però prenderci cura del malato ed assisterlo nel migliore dei modi permettendogli di spendere gli ultimi anni di vita in pace e dignità.

L’arsenale farmacologico è sostanzialmente inefficace nella cura del male dementigeno ed ecco che i TNF (Trattamenti Non Farmacologici) possono aiutare non solo il malato ma – forse soprattutto- la sua famiglia ad alleviare quel senso di impotenza davanti alla malattia che spesso induce sentimenti di frustrazione e sensi di colpa che elicitano pericolose depressioni e burn out sia nei caregiver formali sia in quelli informali. Sebbene i TNF non godano dello “status” di scientificità ma si basino su studi soprattutto osservazionali, essi risultano spesso una buona sinergia – mai alternativa- ai protocolli farmacologici per affrontare l’Alzheimer.

In particolare la Validation Therapy, nata negli anni Sessanta nel Novecento, ormai è praticata e diffusa in tutto il mondo e rappresenta una possibilità concreta di aiutare i malati e le loro famiglie


DEMENZA E ALZHEIMER


La demenza è una sindrome, un insieme di sintomi che consistono nel peggioramento di alcune funzioni cognitive quali memoria, capacità di problem solving, linguaggio.

L’Alzheimer è la forma più comune di demenza; comporta gravi problemi di memoria, disorientamento spaziotemporale, problemi nella comprensione e nella produzione del linguaggio, ridotta capacità di giudizio, frequenti cambiamenti d’umore.



I TRATTAMENTI NON FARMACOLOGICI


Chi assiste un malato di Alzheimer, spesso vive profondi sensi di colpa che lo portano ad un sacrificio importante della propria vita personale: «dal momento che non so come aiutare mio padre malato, gli dedico tutto il mio tempo per sentirmi maggiormente utile». Questo approccio è immobile e lesivo per malato e caregiver; è meglio un’attività di assistenza «pensata», qualitativa anziché quantitativa.

I TNF aiutano i caregiver a sentirsi meno impotenti davanti al male che affligge i loro cari. Dalla sensazione di maggiore «utilità» nel percorso di aiuto, anche il senso di colpa va a lenirsi, il tutto a vantaggio delle famiglie coinvolte e dei loro malati.


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LA TEORIA DELLA VALIDAZIONE


Nel corso dal titolo I TRATTAMENTI FARMACOLOGICI PER IL LAVORO DI CURA NEI MALATI DI ALZHEIMER si analizzano i TNF principali a seconda della gravità della malattia, ma un’attenzione particolare è data alla teoria della validazione dove il terapista non tenta di riorientare il paziente alla realtà, ma tramite l’ascolto cerca di conoscerne la sua visione, immedesimandosi nel suo mondo, per capirne comportamenti, sentimenti ed emozioni.

Gli obiettivi a breve termine sono:

  • Aumentare la comunicazione verbale e non verbale
  • Migliorare la capacità di muoversi e il benessere fisico
  • Dare gioia e energia ai caregivers
  • Ridurre lo stress per i caregiver e gli anziani disorientati

Gli obiettivi a lungo termine:

  • Aumentare il senso di autostima
  • Sostenere il processo di risoluzione dei conflitti incompiuti del passato
  • Evitare il ritiro fino alla fase vegetativa
  • Diminuire l’ansia, la rabbia
  • Aumentare il controllo sociale
  • Diminuire l’uso di farmaci e di contenzione fisica
  • Aumentare la sensazione di benessere
  • Mantenere gli anziani nelle loro case
  • Aiutare le famiglie a comunicare con i propri familiari malorientati e disorientati

DAL PROTOCOLLO SPECTOR AL CST


Il protocollo Spector, poi evoluto in CST ha come requisito una certa capacità linguistica e di comunicazione. E’ chiaro che il linguaggio e la comunicazione anche se compromessi diventano elemento importante in quasi tutte le sessioni.


STIMOLAZIONE DEL LINGUAGGIO


Nelle demenze in cui il linguaggio non è primariamente affetto, è possibile una riabilitazione linguistica. Questa aiuta soprattutto nelle fasi molto lievi di compromissione linguistica, quando vi è una povertà nella scelta dei termini, ma non vi sono vere e proprie afasie.

È comunque di aiuto anche in fasi più avanzate, quando sono presenti anomie, parafasie e utilizzo di parole passe-partout, disturbi determinati dal fatto di non ricordare più, o di avere particolari difficoltà di recupero delle parole appropriate.

Il fatto di lavorare costantemente e in modo attivo sugli stimoli linguistici permette di attivare l’insieme delle conoscenze linguistiche, che così verranno perdute più lentamente, e saranno più facilmente accessibili alla persona nelle sue necessità quotidiane. I risultati di questo tipo di interventi sono generalizzabili alla realtà esterna al setting riabilitativo, in quanto si fondano sulla memoria associativa, che è una memoria implicita e, come ben noto, preservata nell’AD.

UNA RICCA FILMOGRAFIA…

E’ un tema che ha ispirato molti famosi registri: l’inserimento di citazioni e riferimenti filmografici rende il corso di facile e immediato approccio

I TRATTAMENTI NON FARMACOLOGICI PER IL LAVORO DI CURA NEI MALATI DI ALZHEIMER. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 10 crediti


In questo corso ECM dal titolo I TRATTAMENTI FARMACOLOGICI PER IL LAVORO DI CURA NEI MALATI DI ALZHEIMER

a cura delDott. Davide Danza si parte dal presupposto che “La malattia di Alzheimer è inguaribile, ma non incurabile”. Non è un gioco di parole, ma solo la considerazione che sebbene non sia possibile sopravvivere a questa demenza, possiamo però prenderci cura del malato ed assisterlo nel migliore dei modi permettendogli di spendere gli ultimi anni di vita in pace e dignità.

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Il corso è così suddiviso:

  • Breve riflessione sulle malattie dementigene
  • Incontro con le capacità relazionali, essenziali per praticare Validation
  • Breve carrellata sui principali TNF
  • L’incontro con la Validation

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

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STIMOLAZIONE COGNITIVO-LINGUISTICA. DALLA STIMOLAZIONE COGNITIVA NEL PAZIENTE GERIATRICO ALLO SPECIFICO DI ATTIVITÀ FINALIZZATE AL LINGUAGGIO

INTRODUZIONE


L’aumento dell’età media della popolazione e il numero considerevole delle persone affette da malattie neurodegenerative presenta un impatto economico e sociale significativo.

I dati ISTAT del 2019 ci dicono che nel nostro paese si è registrato oltre un milione di pazienti ritenuti cognitivamente fragili, con circa 600.000 casi di Alzheimer.

Diversi studi sono stati impiegati al fine di individuare le cause che portano alla demenza e i metodi adeguati per una possibile posticipazione del progredire della patologia, al fine di ottimizzare le risorse sanitarie.

L’essere occupati in attività piacevoli può ridurre il rischio di incidenza di demenza, probabilmente fornendo una riserva che ritarda l’inizio delle manifestazioni cliniche del disturbo.


LA RISERVA CELEBRALE


Quello della riserva cerebrale è uno dei principali e più elementari principi riabilitativi.

L’intervento personalizzato e mirato per alle singole persone e per i singoli disturbi è l’obiettivo dei veri e propri interventi riabilitativi, tuttavia mantenere le persone occupate in attività che loro gradiscono è terapeutico di per sé grazie a queste caratteristiche di base del funzionamento cerebrale.

Mantenere impegnati le persone affette da demenza consente ai neuroni ancora vivi di continuare a vivere grazie alla stimolazione, e facilita la formazione di una piccola riserva cerebrale. Infatti le persone affette da demenza sono ancora in grado di apprendere e di formare nuovi collegamenti.

Naturalmente questo processo non è in grado di compensare interamente la degenerazione data dalla malattia, ma la contrasta consentendo una serie di benefici.

Il principio della riserva cerebrale è tanto generale quanto importante nella riabilitazione cognitiva, e spiega come mai spesso interventi molto generici sembrano sortire risultati positivi sulle condizioni delle persone, anche in assenza di una rigorosa base teorica.



STIMOLAZIONE LINGUISTICA


Definizione

1. Con il termine stimolazione cognitiva si fa riferimento a quell’insieme di approcci che cercano di migliorare il funzionamento cognitivo globale ed il funzionamento sociale. 

2. Coinvolgimento in una serie di attività e discussioni, solitamente in gruppo, per il miglioramento generale del funzionamento cognitivo e socio-relazionale. (Clare and Woods, 2004; Huntley et al., 2015)


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UNA PROGRAMMAZIONE PERSONALIZZATA


E’ fondamentale che la stimolazione cognitiva venga applicata secondo i principi di individualizzazione dell’intervento. Per questo sarà fondamentale eseguire una valutazione individualizzata di ogni persona, finalizzata a stabilire una diagnosi neuropsicologica nonché a rilevare variabili di diversa natura cognitiva di riconosciuta rilevanza per lo sviluppo del programma psicostimolante.

Questa valutazione deve includere una valutazione neuropsicologica ampia, volta a conoscere i processi cognitivi conservati, i processi persi e alterati, nonché il tipo e il grado di alterazione di questi ultimi.

La valutazione neuropsicologica dovrebbe includere, oltre a test o batterie necessarie per il successivo follow-up, altre prove di esame neuropsicologico basate su un disegno idiografico.

Questa valutazione consentirà la selezione dei compiti adattati alle caratteristiche personali di ogni partecipante, e successivamente a monitoraggio periodico dell’evoluzione di ogni persona per andare rivedere e adeguare attività e compiti al grado di deterioramento e di evoluzione psico-affettiva.


DAL PROTOCOLLO SPECTOR AL CST


Il protocollo Spector, poi evoluto in CST ha come requisito una certa capacità linguistica e di comunicazione. E’ chiaro che il linguaggio e la comunicazione anche se compromessi diventano elemento importante in quasi tutte le sessioni.


STIMOLAZIONE DEL LINGUAGGIO


Nelle demenze in cui il linguaggio non è primariamente affetto, è possibile una riabilitazione linguistica. Questa aiuta soprattutto nelle fasi molto lievi di compromissione linguistica, quando vi è una povertà nella scelta dei termini, ma non vi sono vere e proprie afasie.

È comunque di aiuto anche in fasi più avanzate, quando sono presenti anomie, parafasie e utilizzo di parole passe-partout, disturbi determinati dal fatto di non ricordare più, o di avere particolari difficoltà di recupero delle parole appropriate.

Il fatto di lavorare costantemente e in modo attivo sugli stimoli linguistici permette di attivare l’insieme delle conoscenze linguistiche, che così verranno perdute più lentamente, e saranno più facilmente accessibili alla persona nelle sue necessità quotidiane. I risultati di questo tipo di interventi sono generalizzabili alla realtà esterna al setting riabilitativo, in quanto si fondano sulla memoria associativa, che è una memoria implicita e, come ben noto, preservata nell’AD.

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In questo corso ECM dal titolo STIMOLAZIONE COGNITIVO-LINGUISTICA. DALLA STIMOLAZIONE COGNITIVA NEL PAZIENTE GERIATRICO ALLO SPECIFICO DI ATTIVITÀ FINALIZZATE AL LINGUAGGIO

a cura Dott. Giacomo Seccafien, Dott. Filippo Bergamo si pone come obiettivo di affrontare un tema che negli ultimi anni ci pone ad una grande attenzione alla diagnosi precoce, in quanto qualsiasi trattamento è più efficace se applicato negli stadi iniziali. Le persone con demenza in fase iniziale possono frequentare servizi di day hospital o memory clinic con attività apposite, tuttavia in Italia la maggior parte degli interventi è ancora applicata solo in fasi relativamente avanzate della malattia, sul paziente ormai istituzionalizzato

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Il corso è così suddiviso:

INTRODUZIONE

MODULO 1 – STIMOLAZIONE COGNITIVA E TERAPIA DELLA STIMOLAZIONE COGNITIVA (CST)
a) Dal protocollo Spector all’attuale CST
b) Attività principale delle sessioni di CST
c) Focus

MODULO 2 – IL LINGUAGGIO: ASPETTI DI STIMOLAZIONE COGNITIVA E REQUISITI PER L’ORGANIZZAZIONE DI UN’ATTIVITÀ FINALIZZATA
a) Caratteristiche della sessione
b) Tecniche a supporto dell’intervento
c) Tecniche per promuovere la comunicazione e la motivazione
d) Paradigmi essenziali
e) I compiti linguistici

MODULO 3 – I DISTURBI DEL LINGUAGGIO NELL’ANZIANO
a) Disfonia
b) Disprassia o aprassia orale
c) Afasia: sensoriale, motoria, globale

MODULO 4 – I LIVELLI DEL LINGUAGGIO
a) Livello fonico
b) Livello fonetico
c) Livello fonologico
d) Livello lessicale
e) Livello morfo sintattico
f) Livello semantico
g) Livello pragmatico
h) Deficit dei livelli linguistici

MODULO 5 – ESEMPI DI ATTIVITÀ CONSAPEVOLMENTE STRUTTURATE PER ‘COLPIRE’ IL LINGUAGGIO IN UN QUADRO DI STIMOLAZIONE COGNITIVA NELL’ANZIANO
a) La narrazione creativa
b) Gruppi di reminiscenza: Un intervento linguistico pragmatico
c) Gruppi a tema: Un intervento linguistico pragmatico… con altri possibili sviluppi…

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 30 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.
SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 10  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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ACNE E DERMATITE ATOPICA – IL DERMATOLOGO E IL NUTRIZIONISTA A CONFRONTO

INTRODUZIONE


Negli ultimi anni l’incidenza di persone affette da patologie cutanee è aumentata notevolmente, soprattutto nei giovanissimi: le cause sono da ricercarsi nello stile di vita, nel peggioramento dei fattori ambientali, nell’alimentazione.

L’acne e la dermatite atopica sono, sotto diverse forme, malattie diventate comuni.

Cerchiamo di capirne le differenze.


ACNE


E’ un disordine cutaneo infiammatorio, colpisce maggiormente gli adolescenti, ed è caratterizzato da lesioni tipiche in diversi stadi evolutivi :

  • Comendoni: sono le prime lesioni cutanee dell’acne dovute alla ostruzione dello sbocco follicolare
  • Papule – pustole: sono le lesioni invece della fase infiammatoria dell’acne caratterizzate dalla sovrainfezione batterica del follicolo e caratterizzate da lesioni eritematose purulente
  • Nodulo-cisti: : fase avanzata di acne dove il processo infiammatorio peri-follicolare è importante e avanzato e le lesioni diventano dure, dolorose e lasciano spesso cicatrici


DERMATITE ATOPICA


E’ un disordine cutaneo infiammatorio che insorge principalmente nel primo anno di vita, ma se insorge in periodo adolescenziale ha in genere un decorso più grave.

E’ caratterizzata da lesioni talora molto PRURIGINOSE in sedi specifiche (soprattutto le pieghe flessorie del corpo) con tipico andamento cronico-recidivante.


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DERMATOLOGO E NUTRIZIONISTA


Nel caso di questi disturbi è bene che dermatologo e nutrizionista possano lavorare in sinergia: difficilmente si otterranno i migliori risultati soltanto con pomate o cambiando stile di vita. Entrambe le professionalità valutano il caso e cercano la strada per migliorare lo stato della problematica.

Può essere indicato dal dermatologo l’uso locale di creme cortisoniche e, in caso di infezione da parte di batteri come lo Stafilococco Aureo, di pomate antibiotiche.

Il nutrizionista aiuterà a limitare l’assunzione di tutti gli alimenti che stimolano e alimentano l’infiammazione cutanea e il prurito.

A tal proposito nel corso si approfondisce il valore che ha la piramide alimentare, il microbiota intestinale e il corretto uso di integratori.


UN ERRORE COMUNE


Si tendono spesso a sottovalutare i problemi di pelle quando dovrebbero essere considerati campanelli d’allarme ricordando che spesso, dietro al problema estetico o all’irritante fastidio, c’è anche un disagio psicologico che va ad inficiare i rapporti sociali e l’autostima.

ACNE E DERMATITE ATOPICA. IL DERMATOLOGO E IL NUTRIZIONISTA A CONFRONTO. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 15 crediti


In questo corso ECM dal titolo ACNE E DERMATITE ATOPICA. IL DERMATOLOGO E IL NUTRIZIONISTA A CONFRONTO

a cura Dott. Andrea Bassi; Dott.ssa Shuela Curatola si pone come obiettivo di offrire Contenuti tecnico-professionali (conoscenze e competenze) specifici di ciascuna professione, di ciascuna specializzazione e di ciascuna attività ultraspecialistica, nell’ambito delle malattie.

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PARTE 1 – IL PUNTO DI VISTA DEL DERMATOLOGO

ACNE
1) ACNE INTRODUZIONE GENERALE
2) EZIOPATOGENESI MULTIFATTORIALE
3) CLINICA
4) DIVERSE OPZIONI TERAPEUTICHE

DERMATITE ATOPICA
1) DERMATITE ATOPICA INTRODUZIONE GENERALE
2) EZIOPATOGENESI MULTIFATTORIALE
3) CLINICA
4) DIVERSE OPZIONI TERAPEUTICHE

PELLE, INTEGRATORI, ALIMENTAZIONE: COSA DOBBIAMO SAPERE
Punto di vista del Dermatologo

PARTE 2 – IL PUNTO DI VISTA DEL NUTRIZIONISTA

1) INTRODUZIONE
2) PIRAMIDE ALIMENTARE E DIETA MEDITERRANEA
3) PIRAMIDE ALIMENTARE E DIETA MEDITERRANEA IN BASE AL CONSUMO GIORNALIERO
4) INDICE GLICEMICO DEGLI ALIMENTI
5) ALIMENTI DA EVITARE
6) ALIMENTI CONSIGLIATI
7) REGOLE COMPORTAMENTALI
8) RUOLO DEL CIOCCOLATO

ACNE E DERMATITE ATOPICA: integratori utili
1) VITAMINA E, C, F, A, D,
2) CURCUMA, PROBIOTICI, GUGGUL,
3) BERBERINA, ALOE VERA, OLIO DI ENOTERA

DERMATITE ATOPICA
1) INTRODUZIONE
2) DIETA
3) PREBIOTICI
4) PROBIOTICI
5) VITAMINA E
6) ALIMENTI DA EVITARE
7) ASSOCIAZIONI CON ALLERGIE
8) CORRELAZIONI CON NICHEL
9) ALIMENTI ALLERGIZZANTI
10) IL RUOLO DEL MICROBIOTA INTESTINALE

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 45 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.
SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 15  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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CINEMATICA E DISFUNZIONI DI MOVIMENTO DELLA CORSA VALUTAZIONE, CLINICA E TRATTAMENTO EFFICACE

INTRODUZIONE


Nel bel mezzo dell’isolamento il mondo pare essersi accorto e appassionato alla camminata e alla corsa: è così che molte persone tra cui adulti, anziani, ragazzi e perfino bambini, hanno calzato le scarpe per mettersi letteralmente in movimento per la prima volta.

Ma se calzare un paio di scarpe e iniziare a camminare o correre può essere facile, non bisogna dimenticarsi di farlo in modo coscienzioso, dopo un adeguato controllo medico e un’adeguata preparazione per evitare fastidiose conseguenze.


CAMMINATA O CORSA? QUALI DIFFERENZE?


Ad un’analisi visiva siamo in grado di distinguere abbastanza facilmente le differenze tra la corsa e la camminata: la maggiore velocità e l’aumento delle forze di impatto e reazione al suolo sono il primo aspetto che notiamo.

Sicuramente possiamo notare che correre è un’attività ad alto rischio di infortunio: facile è incorrere almeno una volta in una lesione, soffrire di problemi al tendine di Achille o di dolori dovuti allo stress fisico, come la fascite tibiale o plantare, ossia delle infiammazioni a carico dei muscoli delle gambe o dei piedi.

La corsa richiede una dominante azione eccentrica di molti muscoli estensori dell’arto inferiore per ammortizzare gli impatti al suolo In generale, correre richiede maggior flessibilità e differenti attivazioni muscolari anche in funzione della velocità.



RUNNING E INFORTUNI


Gli studi sugli infortuni nel running presenti in letteratura mostrano risultati anche molto variabili in base a come viene definito “l’episodio infortunio”.

In generale possiamo dire che nella corsa di endurance la maggior prevalenza delle patologie è a carico dell’articolazione del ginocchio mentre nella corsa veloce la fanno da padroni gli infortuni muscolari, soprattutto agli harmstring, la patologia tendinea di caviglia e ginocchio è invece trasversale a tutte le discipline.


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MA PERCHE’ CI SI INFORTUNA?


Innanzi tutto si deve distinguere tra chi corre da meno di tre anni e chi invece lo fa da più di tre anni: i primi tendono a non dosare bene l’intensità e la durata, vengono da uno stile di vita sedentario e hanno una disfunzione della meccanica del movimento; i secondi, seppur più esperti, rischiano per cambiamento di scarpe e superfici, mancato dosaggio di distanza, intensità e velocità e un perdurare di una errata meccanica del movimento.


IN CASO DI INFORTUNIO, COSA VALUTARE?


  • Storia dell’infortunio e situazione attuale, ev. imaging
  • Volume e intensità d’allenamento, numero di gare
  • Utilizzo di scarpe, solette, ortesi
  • Situazione di stress fisico
  • C’è stato un cambiamento acuto che può essere messo in associazione con il tipo di infortunio
  • Può essere sufficiente riposare e nel frattempo rimuovere il fattore scatenante oppure è importante procedere ad una valutazione del gesto della corsa?

QUINDI?

Impostare un programma di riabilitazione efficace è lo scopo di questo corso attuando strategie che aiutino il giusto movimento e programma di allenamento.

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In questo corso ECM dal titolo CINEMATICA E DISFUNZIONI DI MOVIMENTO DELLA CORSA – VALUTAZIONE, CLINICA E TRATTAMENTO EFFICACE

a cura Dott. Davide Nappo si pone come obiettivo trattare a livello cinematico, biomeccanico, epidemiologico, clinico e riabilitativo le principali problematiche legate agli infortuni di soggetti che corrono e come impostare un programma di riabilitazione efficace

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Il corso è così suddiviso:

– Principali differenze tra corsa e cammino

– Fasi della corsa: appoggio e avanzamento dell’arto

– Analisi degli angoli e delle azioni muscolari fondamentali per l’azione di corsa

– Fattori di rischio per sviluppare infortuni durante la corsa

– Tipologie di appoggio e fattori di rischio

– Parametri cinematici della corsa: come possono essere utilizzati dal clinico per identificare disfunzioni e fattori di rischio

– Focus sulle calzature

– Esiste una cadenza ottimale per correre?

– Criteri di efficienza della corsa di endurance

– Funzioni motorie che intervengono nel gesto della corsa di endurance e la corsa veloce

– Come utilizzare un modello funzionale per valutare la corsa e le disfunzioni di movimento di soggetti che corrono

– Come utilizzare una batteria di test sistematici per individuare i fattori contribuenti alle alterazioni del gesto della corsa

– Come impostare un intervento di correzione del gesto della corsa: cosa dice la letteratura, strategie pratiche

– Utilizzo di feedback verbali di vario tipo

– Come attuare una strategia di correzione efficace in differenti condizioni patologiche

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

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