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STRATEGIE DI POTENZIAMENTO DELLA PRESTAZIONE FISICA E SPORTIVA

GUFI O ALLODOLE


Il Cronotipo è una caratteristica degli esseri umani che indica se sono e desiderano essere maggiormente attivi in un particolare periodo della giornata.

Chi si sveglia presto la mattina viende spesso definita perrsona “allodole”, essa è maggiormente attive nella prima parte del giorno mentre la persona “gufo” lo è durante la sera e preferiscono andare a letto tardi. Si fa riferimento al cronotipo anche come tipo circadiano, preferenza diurna o variazione diurna.

Gli esseri umani sono generalmente animali diurni, attivi durante il giorno. Come la maggior parte degli animali diurni, gli schemi di attività sono controllati in modo endogeno dai ritmi circadiani.

Alterare il ritmo sonno/veglia può portare ad avere difficoltà nel lavoro, nella scuola e nelle attività sociali. Se una persona ha forti tendenze “allodola” o “gufo”, tali da non permettere una partecipazione normale nella società, allora viene considerata affetta da un disturbo del ritmo circadiano del sonno[



CHI E’ MOTIVATO…SMUOVE IL MONDO.


La motivazione è l’insieme di forze interiori che dirigono l’attivazione psicofisiologica di un soggetto al raggiungimento di una meta. Neuroscienze e comportamentismo hanno individuato diversi fattori che interagiscono nel determinare il livello di motivazione.

Ci sono forze interiori acquisite o culturalmente connotate, quali ambizioni, desideri, aspettative, oppure basi biologiche come bisogni e pulsioni innate.
Anche rinforzi esterni, come premi e riconoscimenti economici e sociali, svolgono ruoli fondamentali nella motivazione.

Il livello motivazionale è determinante nell’insorgenza e nella risoluzione del jet lag e dello stress.

“La massima tragedia dello spirito è l’essere privi di una motivazione, perché ciò distrugge ogni guida ispiratrice. Il malato che sa di essere affetto da un male incurabile e non ha più nulla per cui adoperarsi, il miliardario per cui sarebbe insignificante ogni ulteriore accumulo di ricchezza, l’uomo davvero disincantato, o ‘pensionato costituzionale’, che non trova nessun piacere nel sollevarsi sopra il livello minimo indispensabile per sopravvivere in un modo relativamente indolore, tutti questi ‘tipi’ umani sono ugualmente infelici”



INCREMENTARE LE PROPRIE CAPACITÀ


Conoscere le basi biologiche e le neuroscienze applicate aiuta la prevenzione, la terapia l’ottimizzazione dell’attività fisica e sportiva.

Le tematiche e le tecniche pratiche trattate sono utili non solo per gli sportivi ma anche per la gestione dello stress quotidiano e lavorativo migliorando la prestazione e il recupero fisico e psichico.

Nella pratica sportiva, è possibile raggiungere la performance massimale, solo se vi è coordinazione tra mente e corpo. Per questo ogni sportivo per poter migliorare la propria prestazione, deve incrementare le sue capacità di:

  • Gestire le emozioni;
  • Autocontrollo;
  • Concentrazione;
  • Attenzione selettiva;
  • Tolleranza della frustrazione;Gestione dell’ansia;
  • Accettare le sconfitte;
  • Fronteggiare i possibili infortuni;
  • Fronteggiare le fatiche degli allenamenti.

Conoscere meglio se stessi, le proprie risorse personali, i propri limiti, le proprie modalità di pensiero abituali e le emozioni ad esse collegate è essenziale.


BENESSERE E STRATEGIE D’INCREMENTO DELLA PERFORMANCE SPORTIVA E DEL GRUPPO. Approfondisci il tema di questo articolo con un corso specialistico ECM FAD da 25 crediti


Questo corso ECM dal titolo titolo STRATEGIE DI POTENZIAMENTO DELLA PRESTAZIONE FISICA E SPORTIVA – OROLOGIO BIOLOGICO, NEURONI SPECCHIO, LATERALITÀ E CENESTESIA a cura del Dott. Marco Sammarco, nasce all’interno del materiale formativo teorico e pratico del “Master di Psicologia dello Sport e delle Attività Motorie – Verso i Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026”.

Per onorare questo importante evento che coinvolge nazioni da tre continenti, il Master è stato organizzato dall’Associazione Medico Sportiva Dilettantistica di Taranto presso il Centro di Medicina dello Sport affiliato CONI e FMSI, Federazione Medico Sportiva Italiana.

Il Master gode, tra gli altri, dei patrocini del CONI regionale, dell’Ordine dei Medici di Taranto e della SPOPSAM, Società Professionale degli Operatori in Psicologia dello Sport e delle Attività Motorie, unica del settore con riconoscimento europeo.

Questo specifico FAD ha l’obiettivo di fornire un upgrade strategico alle figure sanitarie che sono interessate ad arricchire le loro competenze e abilità professionali con le indispensabili conoscenze dei correlati inerenti le basi biologiche e le neuroscienze applicate alla prevenzione, alla terapia e all’ottimizzazione dell’attività fisica e sportiva.

Le tematiche e le tecniche pratiche trattate sono altresì utili per la gestione dello stress quotidiano e lavorativo e per migliorare la prestazione e il recupero fisico e psichico. Tornano quindi di interesse anche per le figure professionali che orbitano in ambiti quali la medicina e la psicologia del lavoro, la riabilitazione, l’alimentazione, la bioenergetica, la gestione dei gruppi, il fitness e altro ancora.

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Il corso è così suddiviso:

1^ SEZIONE:
BIOCHIMICA E DINAMICHE NEUROPSICHICHE DEL JET LAG. TECNICHE DI PREVENZIONE, GESTIONE E RECUPERO.

· VIAGGIO, ALTERAZIONI OMEOSTATICHE, EUSTRESS E DISTRESS
· OMEOSTASI, CRONOBIOLOGIA E RITMI CIRCADIANI
· LA SINDROME GENERALE DI ADATTAMENTO E I SEGNALI DI STRESS
SECONDO SELYE
· LUCE, MELATONINA E RITMI CIRCADIANI
· CRIPTOCROMI E FOTORECETTORI DELLA RETINA, RELAZIONI TRA
MELATONINA E CORTISOLO
· CORRELATI DELLA FARMACOPEA ENDOGENA E PRESTAZIONE
· JET LAG, TRAVEL FATIGUE, CRONOTIPI E MOTIVAZIONE
· DIREZIONE DEL VIAGGIO, PREVENZIONE, GESTIONE E RISOLUZIONE
DEL JET LAG
· RILASSAMENTO FRAZIONATO DI VOGT: TESTI E REGISTRAZIONI AUDIO
· RILASSAMENTO PROGRESSIVO E MODULAZIONE DEL LIVELLO DI
ATTIVAZIONE MUSCOLARE
· RILASSAMENTO MUSCOLARE PROGRESSIVO DI JACOBSON:
TESTI E VIDEO REGISTRAZIONI
· FOTOTERAPIA, INTEGRATORI, NUTRACEUTICA
· MELATONINA, FARMACI NATURALI, TRIPTOFANO, FOSFATIDILSERINA
· BENZODIAZEPINE, FARMACI NON BENZODIAZEPINICI, DOPING,
WADA E NADO
· SOSTANZE NOCIVE PER I RITMI CIRCADIANI ED EFFETTI SULL’OROLOGIO
BIOLOGICO
· ALTERAZIONI OMEOSTATICHE, MOBILITÀ, SOSTANZE PSICOATTIVE
ED EMOZIONI
· BIBLIOGRAFIA

2^ SEZIONE: MOBILITÀ, EMERGENZA E CENESTESI.

· DUE GUERRE PER SETTANTACINQUE ANNI DI PACE
· EMERGENZA, TECNOLOGIA, EGOISMO GENETICO ED EVOLUZIONE
· DISTURBO DA STRESS ACUTO E POST-TRAUMATICO E SINTOMATOLOGIE
STRESS CORRELATE
· DA EDIPO A NARCISO, DISTURBO NARCISISTICO DI PERSONALITÀ
NEL DSM 5
· NARCISISMO OGGI, COME SVILUPPO DELL’ULTIMA EMERGENZA BELLICA
· EMERGENZA SANITARIA, SPORT, LINEE GUIDA DA MINISTERO DELLA
SALUTE E OMS
· SOCIALIZZAZIONE, TELOMERI, SPORT E CENESTESI DI BENESSERE
· SUBSTANZIA NIGRA E AREA TEGMENTALE VENTRALE
· OSSITOCINA, IRISINA, ENDORFINE
· INTENZIONE, LEGGE IDEOMOTORIA, EFFETTO ROSENTHAL, PREVISIONE
AUTOAVVERANTESI
· GIACOMO RIZZOLATTI E I NEURONI SPECCHIO
· SPORT ED ETÀ EVOLUTIVA, BENEFICI SOCIALI DELLO SPORT, ETÀ MINIMA
PER LO SPORT
· ALCUNE PATOLOGIE PSICHIATRICHE DELL’ETÀ EVOLUTIVA PIÙ FREQUENTI:
I DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO, DISTURBO DA MOVIMENTO
STEREOTIPATO CON O SENZA
· COMPORTAMENTO AUTOLESIVO, DISTURBO DA TIC, SINDROME DI
TOURETTE, ADHD, DOP, DISTURBO DA COMPORTAMENTO DIROMPENTE
E DEL CONTROLLO DEGLI IMPULSI E DELLA CONDOTTA, DISPRASSIA,
LUNGO IL CONTINUUM FISIOLOGICO PATOLOGICO
· TERZA ETÀ, CENESTESI E ATTIVITÀ MOTORIA
· CARATTERISTICHE E FATTORI CHE RALLENTANO O ACCELERANO
L’INVECCHIAMENTO
· ATTIVITÀ SPORTIVA MIRATA ALLA QUALITÀ DELLA TERZA ETÀ
· DANZA CREATIVA, STIMOLAZIONE NEUROPLASTICA, SENSORIALITÀ
E BIOCHIMICA
· TRACCE PER LA DANZA CREATIVA
· BIBLIOGRAFIA

3^ SEZIONE: CENNI DI SPECIALIZZAZIONE EMISFERICA E LATERALITÀ – TECNICHE PRATICHE.

· CERVELLO RAZIONALE, CERVELLO EMOZIONALE
· FUNZIONALITÀ EMISFERICA, LATERALITÀ MORFOLOGICA, DOMINANZA
EMISFERICA
· TECNICHE PER OTTIMIZZARE LA LATERALIZZAZIONE E DI VERIFICA DELLA
DOMINANZA LATERALE
· TRAINING CONTROLATERALE, SIMMETRIA NELL’ALLENAMENTO E ALTRE
ATTIVITÀ FACILITANTI
· TECNICHE APPLICABILI ANCHE AL BILANCIAMENTO EMISFERICO
· OVER THINKING, MINDFULNESS, EQUILIBRIO MENTALE
· 1° E 2° LIVELLO DI TECNICA PER CONSAPEVOLEZZA E CONTROLLO DEL
PENSIERO E DELLE EMOZIONI, TESTI E REGISTRAZIONI
· 1° LIVELLO DI TECNICA PER IL RAGGIUNGIMENTO DELLA
CONSAPEVOLEZZA CORPOREA, TESTI E REGISTRAZIONI
· BIBLIOGRAFIA

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 75 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.

SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 25  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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BENESSERE E STRATEGIE D’INCREMENTO DELLA PERFORMANCE SPORTIVA E DEL GRUPPO

Nelson Mandela, grande leader, amante dello sport, promotore di pace e integrazione etnica, fautore di cambiamenti epocali, ha detto:

«Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di unire le persone come poche altre cose al mondo. Parla ai giovani in un linguaggio che capiscono. Lo sport può creare speranza, dove prima c’era solo disperazione. È più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione».



COMPETIZIONE? UN ISTINTO CHE VIENE DA LONTANO


L’essere umano ha il 40% di patrimonio genetico in comune con alghe unicellulari (creature fondamentali per mantenere l’omeostasi e quindi l’equilibrio dell’ecosistema in cui vivono) e ne condivide il 99% con gli scimpanzé bonobo, mammiferi in grado di usare utensili.

Infatti tra gli scimpanzé bonobo regna la competizione sia nel branco, per stabilire una gerarchia, sia con individui esterni contro cui conducono vere e proprie azioni di guerra, usando anche bastoni e pietre come armi.

L’uomo, come i bonobo, tende a competere per adattarsi all’ambiente, per adattare a sé l’ambiente, per prevalere sugli altri a livello territoriale e prestazionale. E in modo più raffinato rispetto agli scimpanzè, arriva a competere in politica, nel lavoro, nello sport.


ESSERI INDIVIDUALI O SOCIALI?


Alcuni mammiferi conducono la propria esistenza prevalentemente in modo individuale. Tigri e orsi, ad esempio, si uniscono solo per l’accoppiamento e poi si separano. È solo la madre a provvedere alla cura della prole.

Un maschio, spinto dal proprio egoismo genetico, se individua una femmina con un cucciolo concepito con un altro maschio, può tentare di uccidere il piccolo per far sì che la femmina vada di nuovo in calore. Così può avere l’opportunità di accoppiarsi con lei per trasmettere i propri geni all’eventuale nuovo nato.

Altri mammiferi, tra cui l’uomo, conducono invece un’esistenza molto ricca da un punto di vista sociale.

Tra i mammiferi sociali come l’uomo, il nucleo della relazionalità intraspecie è proprio la coppia. Poi le relazioni si allargano a nucleo familiare, famiglia estesa, tribù, gruppo lavorativo, sportivo, politico, religioso, linguistico, etnico ecc.

Le cure parentali sono spesso condivise tra maschio e femmina e il branco stesso può contribuire ad alimentazione, cura, educazione e sicurezza dei piccoli. Il gruppo garantisce protezione genetica, sopravvivenza dell’individuo, conservazione ed evoluzione della specie.


OTTIMIZZARE LA PERFORMANCE SPORTIVA E IL GRUPPO


Molti studi hanno dimostrato gli effetti negativi degli atteggiamenti razzisti sulla prestazione sportiva.

Diverse altre ricerche hanno invece evidenziato in quanti modi lo Sport, gestito in maniera adeguata, è in grado di risolvere l’irrazionalità del pregiudizio, favorendo il reciproco arricchimento di atleti le cui origini e caratteristiche sono anche molto differenti tra loro.

Una società con meno conflitti ha più alleanze: si disperdono e distruggono meno energie e si produce più benessere condiviso ad ogni livello, culturale, economico, sanitario.

Conoscere le basi biologiche e le neuroscienze applicate alla prevenzione, terapia e ottimizzazione dell’attività fisica e sportiva aiuta ad arricchire le competenze e abilità professionali utili per la gestione dello stress quotidiano e lavorativo e per migliorare la prestazione e il recupero fisico e psichico.

Argomento utile per le figure professionali che orbitano in ambiti quali la medicina e la psicologia del lavoro, la riabilitazione, l’alimentazione, la bioenergetica, la gestione dei gruppi, il fitness e altro ancora.


BENESSERE E STRATEGIE D’INCREMENTO DELLA PERFORMANCE SPORTIVA E DEL GRUPPO. Approfondisci il tema di questo articolo con un corso specialistico ECM FAD da 25 crediti


Questo corso ECM dal titolo BENESSERE E STRATEGIE D’INCREMENTO DELLA PERFORMANCE SPORTIVA E DEL GRUPPO – FILOGENESI E BASI BIOLOGICHE DELL’ATTIVITÀ FISICA E SOCIALE , a cura del Dott. Marco Sammarco, nasce all’interno del materiale formativo teorico e pratico del “Master di Psicologia dello Sport e delle Attività Motorie – Verso i Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026”.

Per onorare questo importante evento che coinvolge nazioni da tre continenti, il Master è stato organizzato dall’Associazione Medico Sportiva Dilettantistica di Taranto presso il Centro di Medicina dello Sport affiliato CONI e FMSI, Federazione Medico Sportiva Italiana.

Il Master gode, tra gli altri, dei patrocini del CONI regionale, dell’Ordine dei Medici di Taranto e della SPOPSAM, Società Professionale degli Operatori in Psicologia dello Sport e delle Attività Motorie, unica del settore con riconoscimento europeo.

Questo specifico FAD ha l’obiettivo di fornire un upgrade strategico alle figure sanitarie che sono interessate ad arricchire le loro competenze e abilità professionali con le indispensabili conoscenze dei correlati inerenti le basi biologiche e le neuroscienze applicate alla prevenzione, alla terapia e all’ottimizzazione dell’attività fisica e sportiva.

Le tematiche e le tecniche pratiche trattate sono altresì utili per la gestione dello stress quotidiano e lavorativo e per migliorare la prestazione e il recupero fisico e psichico. Tornano quindi di interesse anche per le figure professionali che orbitano in ambiti quali la medicina e la psicologia del lavoro, la riabilitazione, l’alimentazione, la bioenergetica, la gestione dei gruppi, il fitness e altro ancora.

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Il corso è così suddiviso:

MODULO 1 – INTRODUZIONE AI RUDIMENTI DELLA MATERIA
· FILOGENESI, BASI BIOLOGICHE, ETOLOGIA E NEUROSCIENZE
· OMEOSTASI, EPIGENETICA, FIBRE MUSCOLARI E MOTONEURONE
· INDIVIDUO, AMBIENTE E PRESTAZIONE
· BIOLOGIA, GENETICA, ADATTAMENTO E SPORT
· SVILUPPO DELLA DEAMBULAZIONE E DEL CERVELLO
· EVOLUZIONE, SENSORIALITÀ, SISTEMA TONICO POSTURALE (STP)
· CIRCOLO VIZIOSO E CIRCOLO VIRTUOSO NEI GENI, IN AMBITO BIOLOGICO E NEL PENSIERO
· EGOISMO GENETICO E CONNESSIONE TRA GLI ISTINTI
· CENESTESI, BASI BIOLOGICHE DEL PENSIERO FINALIZZATO, PENSIERO DISFUNZIONALE
· FUOCO, EVOLUZIONE, ARMI E COMPORTAMENTO COMPETITIVO
· IL CONTRIBUTO DELLE DONNE A LINGUAGGIO, AGRICOLTURA E SOCIETÀ
· EFFETTI CLIMATICO-AMBIENTALI SULLA RAZZA UMANA, PROGETTO GENOMA
· SCRITTURA, SPORT, PSICHE E POTERE, L’ESEMPIO DI SPARTA
· INTENZIONE, LEGGE IDEOMOTORIA, NEURONI SPECCHIO
· NEVROSI, PSICOSI, PENSIERI, NEURONI E PAROLE
· NEUROSCIENZE, SERENDIPITÀ, MINDFULNESS, RESILIENZA

MODULO 2 – BASI BIOLOGICHE, GRUPPO, LEADER, INCLUSIONE ETNICA E DIVERSABILITÀ NELLA VITA E NELLO SPORT: STRATEGIE DI OTTIMIZZAZIONE DELLE RELAZIONI E DELLA PERFORMANCE
· COMPORTAMENTO INDIVIDUALE E SOCIALE
· L’ANALISI DI UN GRUPPO
· BASI BIOLOGICHE E LEADERSHIP
· EFFICACIA DEGLI STILI DIRETTIVI
· SPORT FOR PEACE AND DEVELOPMENT, GENOMA ED ENDORFINE
· DIVERSABILITÀ E GIOCHI OLIMPICI
· ABILITÀ MOTORIE, AMBIENTE, CLOSED SKILL, OPEN SKILL
· TECNICHE POSTURALI STATICHE DI BASE PER ESERCIZI DI MINDFULNESS,
RESPIRO, RILASSAMENTO, IMAGERY E STATUS ALFAGENICO
· ATTIVAZIONE VAGOTONICA, MODULAZIONE DEL RESPIRO, CONSAPEVOLEZZA CORPOREA (2 VIDEO CON ESERCIZI PRATICI)
· FIVE-STEP STRATEGY CANONICA
· FIVE-STEP STRATEGY IMMAGINATIVA E TECNICHE DI IMAGERY
· AROUSAL E LEGGE DELLA U CAPOVOLTA
· IMAGERY: FIVE-STEP STRATEGY E TIRO CON L’ARCO (CONDUZIONE ED ESERCITAZIONE PRATICA IN AUDIO)
· QUANTO OSARE

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

Il corso è perfettamente compatibile con tutti i dispositivi e device.

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 75 domande.

La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.

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CURARE IL DOLORE: L’AZIONE DEI FARMACI E DELLA RELAZIONE NEL TRATTAMENTO DEL DOLORE

CONOSCERE IL DOLORE PER CURARLO


Il dolore è un’esperienza soggettiva e complessa, ma è anche un’esperienza comune agli esseri viventi e organizzata in maniera specifica a livello organico.

Per curare il dolore è necessario conoscere il dolore, come si manifesta, come si trasmette, attraverso quali vie e quali centri, ma anche creare il contesto adeguato per favorire le risorse personali di fronteggiamento del dolore.



PERCHE’ CURARE IL DOLORE?


  • Perché è un problema sanitario a livello globale
  • Perché ne soffre il 26% della popolazione italiana (Breivik et al. 2009) con un costo di circa 6,8 milioni di euro (2003)
  • Perché il controllo del dolore non solo è efficace sugli outcomes clinici ma anche sulla risposta terapeutica della patologia di base con un impatto importante sulla qualità della vita e sulle invalidità secondarie
  • Perché i pazienti ospedalizzati in area medica sperimentano dolore in percentuale che varia tra il 40 e il 63% (Costantini et al. 2010)
  • Perché è frequente nel paziente oncologico: Fasi iniziali 20-50%; Fase terminale 90%.
  • Perché il 50% degli operatori sanitari non considera la qualità della vita una priorità della cura globale del paziente (Costantini 2010).
  • Perché la Legge N.38/2010 Art. 8 identifica come obbligo la formazione e aggiornamento medico e infermieristico in materia di cure palliative e terapia del dolore

MEDICI E DOLORE


Il medico ancora oggi é portato a considerate il dolore un fatto secondario rispetto alla patologia di base cui rivolge la maggior parte dell’attenzione e questo atteggiamento può estendersi anche ad altre figure coinvolte nel processo assistenziale. Ciò implica che la rilevazione del dolore divenga costante al pari di altri segni vitali quali la frequenza cardiaca, la temperatura corporea, la pressione arteriosa fondamentali nella valutazione clinica della persona.

Le linee guida contengono indicazioni relative al processo di educazione e formazione continua del personale di cura operante nelle strutture sanitarie ed alla informazione e sensibilizzazione della popolazione.

Che i pazienti ed i medici lo riconoscano o no, i fattori psicologici nel dolore sono sempre presenti. Essi possono essere ignorati, sebbene i loro effetti sul dolore possano essere molto forti, oppure possono essere trattati sistematicamente in modo tale da ottenere il massimo effetto.


CURARE IL DOLORE: L’AZIONE DEI FARMACI E DELLA RELAZIONE NEL TRATTAMENTO DEL DOLORE. Approfondisci il tema di questo articolo con un corso specialistico ECM FAD da 15 crediti


Questo corso ECM dal titolo CURARE IL DOLORE: L’AZIONE DEI FARMACI E DELLA RELAZIONE NEL TRATTAMENTO DEL DOLORE , a cura del Dott. Marco Pastorini, Dott. Stefano Quaini nasce dalla consapevolezza che il dolore sia un’esperienza soggettiva e complessa, ma è anche un’esperienza comune agli esseri viventi e organizzata in maniera specifica a livello organico.

Per curare il dolore è necessario conoscere il dolore, come si manifesta, come si trasmette, attraverso quali vie e quali centri, ma anche creare il contesto adeguato per favorire le risorse personali di fronteggiamento del dolore.

In questo corso presenteremo le basi organiche e neurobiologiche del dolore, il ruolo degli aspetti soggettivi e psicologici, l’importanza dell’effetto placebo e delle tecniche farmacologiche e anestesiologiche nella cura del dolore.

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

1)    Definizione e glossario dei termini, variabili che influenzano il dolore

2)    Cure palliative e terapia del dolore: normativa di riferimento

3)    Il dolore è un’esperienza: parole, significati e metafore

4)    Tipi di dolore: acuto, cronico, ecc.

5)    Basi neurofisiologiche del dolore: come si trasmette il dolore

6)    La modulazione del dolore

7)    Dolore nocicettivo e neuropatico

8)    Il dolore oncologico

9)    Trattare il dolore

10) La gestione farmacologica del dolore

11) L’effetto placebo

12) Come aumentare la tolleranza al dolore: strategie non farmacologiche e comportamentali

13) Conclusioni: dolore e relazione di cura

14) Appendice: questionari di rilevazione e valutazione del dolore

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

Il corso è perfettamente compatibile con tutti i dispositivi e device.

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 45 domande.

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CRAMPI MUSCOLARI ASSOCIATI ALL’ESERCIZIO FISICO

I CRAMPI NEGLI SPORTIVI


I crampi “localizzati” “acuti” possono essere identificati negli sportivi come una sindrome “prodromica”, caratterizzata da una manifestazione clinica non specifica che determina una contrazione muscolare anomala e che si verifica di solito verso la fine di una competizione, seguito da dolore muscolare e affaticamento nelle regioni muscolari di tipo biarticolare.

Un atleta incline ad avere crampi ha elevate possibilità di avere delle lesioni o degli infortuni ai legamenti e ai tendini.



LE CAUSE


I crampi muscolari associati all’esercizio fisico (EAMC) sono una condizione dolorosa comune degli spasmi muscolari. Nonostante le ricerche scientifiche abbiano cercato di comprendere il meccanismo fisiologico alla base di questi fenomeni comuni, l’eziologia non è ancora chiara.

Dal 1900 ad oggi, il mondo scientifico ha ritrattato più volte l’ipotesi originaria dei crampi da calore.

Allo stato attuale le ricerche scientifiche e la recente letteratura sembra concentrarsi su due principali meccanismi:

  • il meccanismo di disidratazione o deplezione degli elettroliti
  • il meccanismo neuromuscolare.

L’analisi della letteratura più recente indica che l’ipotesi neuromuscolare può prevalere sull’ipotesi iniziale della disidratazione come evento scatenante di crampi muscolari.

Dalle ultime indagini sembra esserci un coinvolgimento spinale piuttosto che un’eccitazione periferica dei motoneuroni.


STRATEGIE


Esiste una lunga storia di rimedi popolari per il trattamento o la prevenzione dei crampi; alcuni possono ridurre la probabilità di alcune forme di crampi e ridurne l’intensità e la durata, ma nessuno è costantemente efficace.

Sembra probabile che ci siano diversi tipi di crampi con diverse cause di insorgenza.
In tal caso, è improbabile che la ricerca di un’unica strategia di prevenzione o trattamento abbia successo.

Le strategie di trattamento e prevenzione per EAMC includono:

  • esercizi correttivi
  • stretching
  • integratori alimentari e massoterapia
  • induzione di crampi elettrici
  • kinesio taping e indumenti compressivi
  • idratazione elettrolitica
  • succo di sottaceto
  • strategie di iperventilazione

CRAMPI MUSCOLARI ASSOCIATI ALL’ESERCIZIO FISICO. Approfondisci il tema di questo articolo con un corso specialistico ECM FAD da 10 crediti



Questo corso ECM dal titolo CRAMPI MUSCOLARI ASSOCIATI ALL’ESERCIZIO FISICO, a cura del Dott. Claudio Zimaglia

Il corso vuole approfondire le eziologie e i metodi di prevenzione e trattamento riguardo i crampi nello sportivo secondo una revisione della letteratura degli ultimi decenni. 

Il corso viene sviluppato prendendo in esame le teorie più accreditate sulle cause che possono favorire l’insorgenza dei crampi negli atleti e sulle strategie di trattamento e di prevenzione. 

Nel corso sono anche presenti dei video per illustrare al meglio l’esposizione dell’argomento

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QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

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IL COLPO DI FRUSTA E I DISORDINI ASSOCIATI – linee guida di trattamento

COLPO DI FRUSTA UNA SFIDA INTERDISCIPLINARE


Il colpo di frusta cervicale rappresenta la sfida interdisciplinare per antonomasia.

Questo perché diversi fattori contribuiscono a creare un quadro estremamente variabile e difficilmente categorizzabile. Questo si riflette nella terminologia usata per definirlo, così come sui sistemi di classificazione usati per categorizzarlo.

L’etichetta “colpo di frusta” è stata coniata da Crowe nel 1928. Riprende l’onomatopea di una frusta che dovrebbe richiamare la genesi dell’infortunio. In Italia è spesso indicato come “cervicalgia post-distorsiva”.

Mentre la prima opzione riprende il semplice meccanismo traumatico, la seconda racchiude la condizione sotto un “termine ombrello” che rischia di essere troppo generico, richiamando la sola genesi traumatica.

Una terminologia di questo tipo rischia di minimizzare il complesso quadro interdisciplinare che può manifestarsi in questi pazienti.

Il collo è sede di un compartimento viscerale ricco, poco protetto e delicato.
Dal punto di vista ortopedico, la colonna cervicale sebbene potenzialmente a rischio con la sua componente osteo-legamentosa, può coinvolgere a vario grado anche il midollo spinale e le radici nervose, nonché la componente vascolare vincolata ai forami trasversari.



SINTOMI DEL COLPO DI FRUSTA


Il meccanismo traumatico dell’infortunio può dar vita ad un vero e proprio trauma celebrale “senza contatto” che può essere alla base della sintomatologia centrale riferita da alcuni pazienti.

I sintomi associati al colpo di frusta cervicale sono vari e possono
combinarsi tra loro in diversi modi:

  • Ortopedici: Dolore e limitazione funzionale
  • Neurologici: Parestesie
  • Audiologici: Tinnito ed ipoacusia
  • Otorinolaringoiatrici: Disfagia e disfonia
  • Disturbi dell’equilibrio: Vertigini ed instabilità posturale
  • dontoiatrici: Dolore temporo-mandibolare e malocclusioni
  • Neurofisiologici: Disturbi d’ansia e disturbi dell’attenzione.

IL PERCORSO RIABILITATIVO


Con modi, metodi, tempi ed impegno diverso a seconda dello stadio del disturbo, il percorso riabilitativo di un paziente affetto da WAD si snoda attraverso dei principi fondamentali:

  • Informare il paziente sulla natura benigna dei WAD
  • Incoraggiare il paziente a riprendere un normale stile di vita
  • Evitare l’immobilizzazione
  • Ridurre la reattività e migliorare il ROM
  • Ristabilire un corretto controllo motorio cervicale
  • Trattamento interdisciplinare

Nessun trattamento “vestirà alla perfezione” il disturbo di ogni paziente. Ci si muove tra questi ambiti con il conforto dei risultati della valutazione funzionale e dei fattori prognostici rilevati durante la valutazione iniziale.


IL COLPO DI FRUSTA ED I DISORDINI ASSOCIATI. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 10 crediti


Questo corso ECM dal titolo IL COLPO DI FRUSTA E I DISORDINI ASSOCIATI – linee guida di trattamento
a cura del Dr. Ivan Di Francescantonio parte dal presupposto che il colpo di frusta cervicale sia un trauma frequente che per la delicatezza e la complessità del distretto anatomico che coinvolge può comportare una grande quantità di sfumature, cliniche e di trattamento. Per questo si parla di disordini associati al colpo di frusta.
Il corso muove dall’anatomia e dalla biomeccanica del distretto cervicale per poi attraversare il meccanismo traumatico e la classificazione della patologia. Le opzioni di trattamento illustrate hanno origine dalle più recenti linee guida internazionali pubblicate.
 

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

  • CAPITOLO 1: ANATOMIA FUNZIONALE E BIOMECCANICA
  • CAPITOLO 2: DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE
  • CAPITOLO 3: VALUTAZIONE INIZIALE
  • CAPITOLO 4: TRATTAMENTO
  • ALLEGATI:
    Allegato 01: Blanpied PR, Gross AR, Elliott JM, Devaney LL, Clewley D, Walton DM, Sparks C, Robertson EK. Neck Pain: Revision 2017. J Orthop Sports Phys Ther. 2017 Jul;47(7):A1-A83. doi: 10.2519/jospt.2017.0302. PMID: 28666405
    Allegato 02: Neck Pain Guidelines: Revision 2017: Using the Evidence to Guide Physical Therapist Practice J Orthop Sports Phys Ther. 2017 Jul;47(7):511-512.
    doi: 10.2519/jospt.2017.0507. PMID: 28666402.
    Allegato 03: Neck Pain: Clinical Practice Guidelines Help Ensure Quality Care. J Orthop Sports Phys Ther. 2017 Jul;47(7):513.
    doi: 10.2519/jospt.2017.0508. PMID: 28666400.

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 60 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.

SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 10  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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CORSO TEORICO-PRATICO – LA CAPSULITE ADESIVA DI SPALLA: luci ed ombre dalla diagnosi al trattamento

Quali sono i sintomi della capsulite adesiva della spalla?


La capsulite adesiva si manifesta solitamente in maniera progressiva:

  • nella prima fase, i movimenti dell’articolazione sono molto dolorosi, ma possibili, mentre il raggio dei movimenti si riduce gradualmente. Questa fase dura in media fra i due e i nove mesi.
  • la seconda fase è caratterizzata da una leggera riduzione del dolore, accompagnata da una notevole diminuzione del raggio di movimenti possibili, per un periodo fra i quattro e i nove mesi.
  • la fase successiva, detta di “scongelamento”, vede un nuovo ampliamento delle possibilità di movimento dell’articolazione, fino al recupero, che può essere totale o solo parziale. Questa fase può durare fra i sei mesi e i due anni.

Come si può prevenire la capsulite adesiva della spalla?
Poiché non sono noti fattori di rischio prevenibili, non esiste una vera forma di prevenzione.



Diagnosi


L’esame fisico è solitamente sufficiente per effettuare la diagnosi di capsulite adesiva. Il medico verifica la mobilità dell’articolazione e la possibilità di compiere determinati movimenti. La risonanza magnetica e la radiografia possono essere utili a escludere che i sintomi derivino da condizioni differenti.


Trattamenti


I trattamenti per questa patologia si concentrano sulla riduzione del dolore e sul recupero della funzionalità dell’articolazione. Lo specialista spesso prescrive farmaci antinfiammatori e antidolorifici.

Purtroppo si tratta di una patologia i cui tempi di recupero sono lunghi e per la quale è difficile valutare pro e contro dei vari trattamenti.

Fra le opzioni terapeutiche per la capsulite adesiva ci sono:

  • Terapia farmacologica associata a fisioterapia.
  • Iniezioni di corticosteroidi, al fine di alleviare il dolore e migliorare la mobilità articolare.
  • Intervento chirurgico in artroscopia, nel caso l’ortopedico giudichi che la rimozione di parte del tessuto capsulare possa essere d’aiuto.

LA CAPSULITE ADESIVA DI SPALLA – Partecipa al corso Teorico-pratico in presenza, 9,2 crediti ECM


La capsulite adesiva rappresenta ancora oggi una patologia “oscura” caratterizzata da luci ed ombre soprattutto per quanto riguarda la eziopatogenesi ed il conseguente trattamento più idoneo ed universalmente accettato da attuare.

Nuove tecniche di trattamento ortopedico, diagnostico e riabilitativo sono emerse negli ultimi anni portando ad un miglioramento del risultato, anche se il lato “oscuro” della capsulite adesiva è ancora ben presente.

E’ necessario quindi attuare uno “stretto gioco di squadra” fra medico di base, ortopedico, radiologo, fisioterapista, osteopata al fine di poter porre una diagnosi precisa e soprattutto precoce. Prima si riconosce la capsulite adesiva, prima si tratta e migliori saranno i risultati e la soddisfazione del paziente.

Il corso “CORSO TEORICO-PRATICO – LA CAPSULITE ADESIVA DI SPALLA: LUCI ED OMBRE DALLA DIAGNOSI AL TRATTAMENTO”  quindi sarà caratterizzato da un percorso teorico e soprattutto pratico il cui scopo è quello di individuare gli step necessari per arrivare ad una precisa diagnosi, sottolineando l’importanza di stretta collaborazione fra le varie figure professionali coinvolte nel trattamento specifico della capsulite adesiva.

DOVE E QUANDO?


I corsi residenziali ECM saranno tenuti in presenza da vari professionisti. In particolare da:

Dr. Pietro Ciampi, Dr. Massimo Mandelli, Dr. Giorgio Mirabile, Dr. Carlo Lanzarini, Dr. Roberto Bosoni, Dr. Andrea Gambino, Dr. Federico Quaggio, Dr. Davide Nappo

I corsi avranno luogo:


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Sono disponibili Corsi ECM online oppure i Corsi ecm residenziali per i professionisti del settore sanitario.



IL PIEDE DEL BAMBINO – IL PIEDE PIATTO – ANATOMIA, BIOMECCANICA ED OPZIONI DI TRATTAMENTO

PIEDE PIATTO, QUANDO?


Quando l’arco plantare mediale è più basso della norma o completamente assente ci troviamo di fronte a un piede piatto che appoggia del tutto, o quasi, al suolo.

E’ una condizione che può essere presente dalla nascita oppure essere acquisita col tempo: chi ne soffre lamenta dolore alla caviglie, dolore alla ginocchia e iperpronazione.

Per una diagnosi corretta, sono molto spesso sufficienti l’esame obiettivo e l’anamnesi.
Il trattamento è strettamente legato alla severità della sintomatologia: per i casi meno gravi, può bastare una terapia conservativa; per i casi più gravi, è necessaria la chirurgia.

I piedi piatti sono una malformazione generalmente bilaterale; tuttavia, in alcune circostanze possono riguardare un piede soltanto.



I BAMBINI HANNO I PIEDI PIATTI?


I piedi piatti nei bambini sono una costante fino alla fanciullezza per almeno due motivi:

  1. L’arco plantare deve ancora svilupparsi;
  2. Nei piedi è presente una quantità di tessuto adiposo tale da rendere poco visibile la volta longitudinale interna.

E’ poi con la crescita che i bambini snelliscono maggiormente il piede e sviluppano l’arco plantare.


CAUSE


Il piede piatto può essere una condizione genetica, oppure acquisita col tempo, determinata da diversi fattori, tra cui:

  1. Traumi al piede o alla caviglia;
  2. Patologie neurologiche o neuromuscolari, come per esempio la spina bifida, la paralisi cerebraleo la distrofia muscolare;
  3. Patologie del tessuto connettivo, come la sindrome di Ehlers-Danlos o la sindrome da ipermobilità articolare;
  4. Un errore nella formazione delle ossa del piede, durante lo sviluppo uterino;
  5. L’obesità e il sovrappeso;
  6. L’artrite reumatoide;
  7. L’invecchiamento;
  8. Il diabete;
  9. Abitudini posturali errate;
  10. L’utilizzo di calzature inadeguate;
  11. Lunghi periodi di inattività;
  12. Uno stato di gravidanza. In questo caso, gli effetti sono temporanei.

VALUTAZIONE NEL BAMBINO


La valutazione del piede del bambino si basa su due pilastri portanti:

  1. ATTENTA ANAMNESI
  2. ETA’ DEL BAMBINO

In anamnesi, deve essere ricercata la eventuale familiarità per piede piatto o la presenza di patologie congenite o acquisite che possano determinare la comparsa della morfologia in piattismo.

Innanzitutto bisogna distinguere tra un piede piatto statico o rigido, ed un piede piatto dinamico, o flessibile.

Nel primo caso, è più probabile che il piattismo possa derivare da cause costituzionali o scheletriche.

Nel secondo caso, la familiarità per iperlassità legamentosa o per malattie neuromuscolari possono indirizzare l’osservazione verso valutazioni opportune.

Importante è indagare lo sviluppo psico–motorio del bambino dalla nascita fino al momento dell’osservazione.

Riguardo all’età del bambino, l’approccio, fermo restando un accurato esame obiettivo, è orientato dalle fasi dello sviluppo sapendo che il piede piatto flessibile mostra un’evoluzione spontanea positiva.

  • Entro i 3 anni di vita
  • Tra i 3 ed i 6 anni
  • Dai 6 anni fino alla pubertà
  • Dall’adolescenza fino alla maturità scheletrica


IL PIEDE DEL BAMBINO – IL PIEDE PIATTO. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 15 crediti


In questo corso ECM dal titolo IL PIEDE DEL BAMBINO – IL PIEDE PIATTO – ANATOMIA, BIOMECCANICA ED OPZIONI DI TRATTAMENTO

a cura delDott. Ivan Di Francescantonio illustra gli elementi utili per affrontare la condizione di piede piatto infantile. Il piede piatto è una condizione clinica di frequente osservazione durante lo sviluppo del bambino e presenta una storia naturale oggi ben conosciuta. Per questo, i professionisti che approcciano questi piccoli pazienti devono avere ben presente come comportarsi in base all’età del paziente ed al potenziale evolutivo della condizione. Prima di addentrarsi nelle varie opzioni di trattamento disponibili, ortesica, conservativa o chirurgica, il corso pone l’accento sulle peculiarità anatomiche e biomeccaniche del piede, una struttura complessa e multifunzionale 

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

Il corso è così suddiviso:

  • CAP 1 – Anatomia funzionale e biomeccanica
  • CAP 2 – Classificazione
  • CAP 3 – Valutazione iniziale
  • CAP 4 – Trattamento conservativo
  • CAP 5 – Cenni di trattamento chirurgico

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 45 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.

SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 15  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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TECNICHE DEL MASSAGGIO SPORTIVO

COSA SI INTENDE PER MASSAGGIO?


Col nome di MASSAGGIO si vogliono indicare una serie di manovre manuali che si praticano su una superficie vivente a scopo di cura o del benessere psico-fisico.

La precisione nel massaggio è essenziale e si basa, oltre che sulla conoscenza delle manovre e delle varie indicazioni e scopi del massaggio, anche sulla memoria, per ricordare alcune regole generali, e sulla conoscenza dell’anatomia e della biomeccanica.

Normalmente possiamo distinguere 4 classi di Massaggio.

MASSAGGIO TERAPEUTICO
Nel massaggio terapeutico o massoterapia il fine è ristabilire totalmente o parzialmente la funzionalità di organi malati tramite specifiche manualità massoterapiche.

MASSAGGIO IGIENICO
Il massaggio igienico ha come scopo la prevenzione ed il miglioramento delle condizioni di salute esistenti. Agisce a livello delle strutture muscolo-tendinee, sulla circolazione sanguinea e sul sistema nervoso.

MASSAGGIO ESTETICO
Il massaggio estetico ha l’obiettivo di eliminare gli inestetismi cutanei e sottocutanei e di rallentare l’invecchiamento della pelle. L’azione di questo tipo di massaggio riguarda quindi perlopiù la pelle, in particolare il derma e l’ipoderma, e viene normalmente combinato all’utilizzo di prodotti estetici (creme, oli ecc.) specifici.

MASSAGGIO SPORTIVO
Analizziamo ora il massaggio oggetto del nostro corso: il massaggio sportivo che differisce da quello terapeutico e da altri tipi di massaggio grazie ad alcune caratteristiche diverse anche se le manovre fondamentali restano quelle basilari.

Bisogna tenere conto che l’atleta presenta un VIGORE FISICO molto differente da quello di un uomo normale, e di conseguenza ci possiamo trovare di fronte ad una muscolatura ipertrofica o più tonica.

  • Questo tipo di massaggio si differenzia, a sua volta, in:
    massaggio sportivo pre-gara ossia di preparazione al gesto atletico (con manualità elasticizzanti e vascolarizzanti);
  • massaggio sportivo post-gara che mira a velocizzare al massimo il recupero fisico dopo lo sforzo muscolare (con azione drenate, defaticante e miorilassante ossia di decontrazione muscolare);
  • massaggio sportivo infra-gara che utilizza manualità del massaggio pre-gara e post-gara in base alle caratteristiche fisiologiche dell’atleta e dell’attività sportiva.


PERCHE’ SEGUIRE UN CORSO SUL MASSAGGIO SPORTIVO?


Il corso analizzerà le diverse tipologie di massaggio e le sue peculiarità. Bisogna anche ricordare che gli effetti positivi del massaggio vengono potenziati dall’uso di olii e creme dalle differenti proprietà (riscaldanti, rigeneranti, rassodanti, defaticanti ecc.). 

In genere si consiglia di massaggiare la zona da trattare dal basso verso l’alto fino al completo assorbimento del prodotto.

Anche il massaggiatore deve sapersi tutelare: importante prima di tutto la prevenzione del proprio corpo, delle proprie articolazioni e dei propri muscoli al fine di evitare l’insorgenza di dolori o patologie legate alla propria professione soprattutto ai polsi e alla schiena.

Importante mantenere la posizione e la postura corretta durante l’applicazione del massaggio sportivo.





TECNICHE DEL MASSAGGIO SPORTIVO. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 15 crediti


In questo corso ECM dal titolo TECNICHE DEL MASSAGGIO SPORTIVO

a cura del Claudio Zimaglia si propone di portare a conoscenza le basi teoriche e pratiche per l’applicazione delle manovre di base del massaggio combinate a tecniche complementari, come le mobilizzazioni articolari, l’allungamento muscolare o lo stiramento miofasciale facendo riferimento al volume edito dalla Edi Ermes editore. 

Verranno descritti i principi, i meccanismi d’azione, le proprietà, le indicazioni e le manualità del massaggio sportivo. La seconda parte del corso, prenderà in esame delle sequenze video dedicate alle tecniche applicate con esempi pratici suddivisi per distretti corporei, così da poter analizzare nel migliore dei modi le gestualità tecniche durante l’esecuzione del massaggio.

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

1) INTRODUZIONE MASSAGGIO SORTIVO

2) MASSOTERAPIA E SPORT

A) Fisiologia ed effetti
B) Controindicazioni
C) Tecniche di base
D) Come funziona
E) Importanza degli esercizi di allungamento muscolare complementari al massaggio sportivo
F) Importanza delle tecniche di mobilizzazione articolari complementari al massaggio sportivo

3) SCHEMA DI RECUPERO DELLE LESIONI MUSCOLARI

4) LE LESIONI TENDINEE

5) CONCLUSIONI

6) TECNICHE DI MASSAGGIO SPORTIVO “SEZIONE VIDEO”

A) Tecniche di base
B) Esempio di massaggio sportivo per Esempio di manovra decontratturante su fibrosità o su esiti di contratturai muscoli anteriori di coscia
C) Esempio di massaggio sportivo ai muscoli posteriori di gamba e ai muscoli plantari del piede su patologia tendinea
D) Esempio di mobilizzazioni articolari dell’articolazione Coxo-femorale
E) Esempio di esercizio di stretching per i muscoli posteriori di coscia
F) Esempio di esercizio di stretching per il quadricipite dalla posizione prona
G) Esempio di massaggio sportivo per la benedetta ileo tibiale e il tensore della fascia lata
H) Esempio di massaggio sportivo per la schiena
I) Esempio di massaggio sportivo per il tratto dorsale
J) Esempio di massaggio sportivo
K) Esempio di mobilizzazione scapolo-toracica
L) Esempio di massaggio ai muscoli del collo in posizione supina
M) Esempio di massaggio muscoli del collo in posizione prona e supina
N) Esempio di massaggio del muscolo piccolo pettorale
O) Esempio di massaggio del muscolo grande pettorale
P) Esempio di massaggio spalla con particolare attenzione al deltoide
Q) Esempio di massaggio dei muscoli dell’avambraccio

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

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distrofia muscolare di duchenne

LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE. APPROCCIO FISIOTERAPICO RIABILITATIVO

COS’E’ LA DISTROFIA MUSCOLARE


La distrofia muscolare è una miopatia strutturale geneticamente determinata.

È una malattia progressiva e degenerativa che colpisce il muscolo scheletrico e/o il muscolo cardiaco.

Rientra nella “famiglia” delle distrofie muscolari, definibili come entità genetiche dovute a mutazioni in geni il cui difetto determina la perdita del corretto funzionamento del sistema del sarcolemma.

La via finale comune consiste nella necrosi e nella degenerazione delle fibre muscolari scheletriche/cardiache seguite da rigenerazione e sostituzione adiposa/connettivale con i caratteristici cambiamenti “distrofici”.

Nello specifico, la distrofia muscolare di Duchenne rientra nella sottofamiglia delle distrofinopatie.

Le distrofinopatie sono malattie genetiche ereditate come un carattere mendeliano X-linked recessivo e sono causate da mutazioni nel gene della distrofina .


LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE


La distrofia muscolare di Duchenne o DMD è una patologia neuromuscolare a trasmissione recessiva legata al cromosoma X: compare come una degenerazione progressiva dei muscoli scheletrici, lisci e cardiaci, provocando debolezza muscolare diffusa. Sono i maschi i più colpiti, mentre le femmine sono di solitamente asintomatiche ma portatrici sane.

Rimane la più grave tra le distrofie muscolari: conduce alla completa immobilità e l’aspettativa di vita, pur raddoppiata negli ultimi anni, non supera il terzo decennio.

Attualmente, ancora non esiste una cura, ma seguire una giusta riabilitazione permette di raddoppiare l’aspettativa di vita.



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I SINTOMI


E’ intorno ai 3 anni che si manifestano i primi sintomi della patologia: il bambino ha difficoltà nel correre, salire le scale, saltare, e mostra il cosiddetto “segno di Gowers”, un modo particolare di utilizzare le mani poggiate sulle cosce per alzarsi da terra o dalla posizione seduta.

Crescendo le difficoltà motorie diventano evidenti e al momento dell’ingresso nella scuola elementare il quadro clinico è chiaro: l’andatura è oramai anomala e con frequenti cadute, la camminata avviene spesso in punta di piedi. La capacità di camminare viene mantenuta solitamente fino ai 10-14 anni, poi si ha il passaggio alla sedia a rotelle che diverrà l’unico mezzo per la deambulazione.

Da questo momento il bambino comincia a fare un uso intensivo dei muscoli degli arti superiori con una conseguente accelerazione della degenerazione di queste fasce muscolari. I ragazzi perdono cosi l’uso delle braccia prima dei venti anni.

Sono colpiti tutti i muscoli scheletrici, i muscoli respiratori (diaframma e muscoli intercostali) e il cuore che con il tempo si indeboliscono.

Fin da piccoli, i pazienti Duchenne devono effettuare periodici monitoraggi; con l’avanzare dell’adolescenza la funzionalità respiratoria e quella cardiaca vengono compromesse e diventa necessario ricorrere ad apparecchi di ventilazione assistita e a farmaci per il trattamento degli scompensi cardiaci.

Fino a qualche anno fa era molto frequente che la morte sopraggiungesse entro i venti anni di età. Ad oggi non esiste ancora una cura risolutiva per la distrofia di Duchenne, ma la messa a punto di un approccio multidisciplinare, che comprende la farmacologia, la fisioterapia, la chirurgia ortopedica, la prevenzione cardiologia e l’assistenza respiratoria, ha permesso di limitare gli effetti della malattia e di migliorare le condizioni di vita. In un decennio, le aspettative di vita sono raddoppiate.


LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE. APPROCCIO FISIOTERAPICO RIABILITATIVO. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 10 crediti


In questo corso ECM dal titolo LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE. APPROCCIO FISIOTERAPICO RIABILITATIVO.

a cura del Dott. Ivan Di Francescantonio tratta della Distrofia muscolare di Duchenne che è la forma più comune e più grave di distrofia muscolare progressiva, la cui terapia parte da un approccio fisioterapico riabilitativo.

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Il corso è così suddiviso:

  • CAP 1: Definizione e clinica
  • CAP 2: Valutazione Funzionale
  • CAP 3: Chinesiologia speciale
  • CAP 4: Trattamento fisiochinesiterapico
  • CAP 5: L’idrochinesiterapia
  • CAP 6: Il trattamento chirurgico

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

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