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CURARE IL DOLORE: L’AZIONE DEI FARMACI E DELLA RELAZIONE NEL TRATTAMENTO DEL DOLORE

CONOSCERE IL DOLORE PER CURARLO


Il dolore è un’esperienza soggettiva e complessa, ma è anche un’esperienza comune agli esseri viventi e organizzata in maniera specifica a livello organico.

Per curare il dolore è necessario conoscere il dolore, come si manifesta, come si trasmette, attraverso quali vie e quali centri, ma anche creare il contesto adeguato per favorire le risorse personali di fronteggiamento del dolore.



PERCHE’ CURARE IL DOLORE?


  • Perché è un problema sanitario a livello globale
  • Perché ne soffre il 26% della popolazione italiana (Breivik et al. 2009) con un costo di circa 6,8 milioni di euro (2003)
  • Perché il controllo del dolore non solo è efficace sugli outcomes clinici ma anche sulla risposta terapeutica della patologia di base con un impatto importante sulla qualità della vita e sulle invalidità secondarie
  • Perché i pazienti ospedalizzati in area medica sperimentano dolore in percentuale che varia tra il 40 e il 63% (Costantini et al. 2010)
  • Perché è frequente nel paziente oncologico: Fasi iniziali 20-50%; Fase terminale 90%.
  • Perché il 50% degli operatori sanitari non considera la qualità della vita una priorità della cura globale del paziente (Costantini 2010).
  • Perché la Legge N.38/2010 Art. 8 identifica come obbligo la formazione e aggiornamento medico e infermieristico in materia di cure palliative e terapia del dolore

MEDICI E DOLORE


Il medico ancora oggi é portato a considerate il dolore un fatto secondario rispetto alla patologia di base cui rivolge la maggior parte dell’attenzione e questo atteggiamento può estendersi anche ad altre figure coinvolte nel processo assistenziale. Ciò implica che la rilevazione del dolore divenga costante al pari di altri segni vitali quali la frequenza cardiaca, la temperatura corporea, la pressione arteriosa fondamentali nella valutazione clinica della persona.

Le linee guida contengono indicazioni relative al processo di educazione e formazione continua del personale di cura operante nelle strutture sanitarie ed alla informazione e sensibilizzazione della popolazione.

Che i pazienti ed i medici lo riconoscano o no, i fattori psicologici nel dolore sono sempre presenti. Essi possono essere ignorati, sebbene i loro effetti sul dolore possano essere molto forti, oppure possono essere trattati sistematicamente in modo tale da ottenere il massimo effetto.


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Questo corso ECM dal titolo CURARE IL DOLORE: L’AZIONE DEI FARMACI E DELLA RELAZIONE NEL TRATTAMENTO DEL DOLORE , a cura del Dott. Marco Pastorini, Dott. Stefano Quaini nasce dalla consapevolezza che il dolore sia un’esperienza soggettiva e complessa, ma è anche un’esperienza comune agli esseri viventi e organizzata in maniera specifica a livello organico.

Per curare il dolore è necessario conoscere il dolore, come si manifesta, come si trasmette, attraverso quali vie e quali centri, ma anche creare il contesto adeguato per favorire le risorse personali di fronteggiamento del dolore.

In questo corso presenteremo le basi organiche e neurobiologiche del dolore, il ruolo degli aspetti soggettivi e psicologici, l’importanza dell’effetto placebo e delle tecniche farmacologiche e anestesiologiche nella cura del dolore.

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

1)    Definizione e glossario dei termini, variabili che influenzano il dolore

2)    Cure palliative e terapia del dolore: normativa di riferimento

3)    Il dolore è un’esperienza: parole, significati e metafore

4)    Tipi di dolore: acuto, cronico, ecc.

5)    Basi neurofisiologiche del dolore: come si trasmette il dolore

6)    La modulazione del dolore

7)    Dolore nocicettivo e neuropatico

8)    Il dolore oncologico

9)    Trattare il dolore

10) La gestione farmacologica del dolore

11) L’effetto placebo

12) Come aumentare la tolleranza al dolore: strategie non farmacologiche e comportamentali

13) Conclusioni: dolore e relazione di cura

14) Appendice: questionari di rilevazione e valutazione del dolore

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

Il corso è perfettamente compatibile con tutti i dispositivi e device.

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 45 domande.

La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.

SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 15  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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CRAMPI MUSCOLARI ASSOCIATI ALL’ESERCIZIO FISICO

I CRAMPI NEGLI SPORTIVI


I crampi “localizzati” “acuti” possono essere identificati negli sportivi come una sindrome “prodromica”, caratterizzata da una manifestazione clinica non specifica che determina una contrazione muscolare anomala e che si verifica di solito verso la fine di una competizione, seguito da dolore muscolare e affaticamento nelle regioni muscolari di tipo biarticolare.

Un atleta incline ad avere crampi ha elevate possibilità di avere delle lesioni o degli infortuni ai legamenti e ai tendini.



LE CAUSE


I crampi muscolari associati all’esercizio fisico (EAMC) sono una condizione dolorosa comune degli spasmi muscolari. Nonostante le ricerche scientifiche abbiano cercato di comprendere il meccanismo fisiologico alla base di questi fenomeni comuni, l’eziologia non è ancora chiara.

Dal 1900 ad oggi, il mondo scientifico ha ritrattato più volte l’ipotesi originaria dei crampi da calore.

Allo stato attuale le ricerche scientifiche e la recente letteratura sembra concentrarsi su due principali meccanismi:

  • il meccanismo di disidratazione o deplezione degli elettroliti
  • il meccanismo neuromuscolare.

L’analisi della letteratura più recente indica che l’ipotesi neuromuscolare può prevalere sull’ipotesi iniziale della disidratazione come evento scatenante di crampi muscolari.

Dalle ultime indagini sembra esserci un coinvolgimento spinale piuttosto che un’eccitazione periferica dei motoneuroni.


STRATEGIE


Esiste una lunga storia di rimedi popolari per il trattamento o la prevenzione dei crampi; alcuni possono ridurre la probabilità di alcune forme di crampi e ridurne l’intensità e la durata, ma nessuno è costantemente efficace.

Sembra probabile che ci siano diversi tipi di crampi con diverse cause di insorgenza.
In tal caso, è improbabile che la ricerca di un’unica strategia di prevenzione o trattamento abbia successo.

Le strategie di trattamento e prevenzione per EAMC includono:

  • esercizi correttivi
  • stretching
  • integratori alimentari e massoterapia
  • induzione di crampi elettrici
  • kinesio taping e indumenti compressivi
  • idratazione elettrolitica
  • succo di sottaceto
  • strategie di iperventilazione

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Questo corso ECM dal titolo CRAMPI MUSCOLARI ASSOCIATI ALL’ESERCIZIO FISICO, a cura del Dott. Claudio Zimaglia

Il corso vuole approfondire le eziologie e i metodi di prevenzione e trattamento riguardo i crampi nello sportivo secondo una revisione della letteratura degli ultimi decenni. 

Il corso viene sviluppato prendendo in esame le teorie più accreditate sulle cause che possono favorire l’insorgenza dei crampi negli atleti e sulle strategie di trattamento e di prevenzione. 

Nel corso sono anche presenti dei video per illustrare al meglio l’esposizione dell’argomento

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QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

Il corso è perfettamente compatibile con tutti i dispositivi e device.
La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.
La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 30 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.

SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 10  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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IL COLPO DI FRUSTA E I DISORDINI ASSOCIATI – linee guida di trattamento

COLPO DI FRUSTA UNA SFIDA INTERDISCIPLINARE


Il colpo di frusta cervicale rappresenta la sfida interdisciplinare per antonomasia.

Questo perché diversi fattori contribuiscono a creare un quadro estremamente variabile e difficilmente categorizzabile. Questo si riflette nella terminologia usata per definirlo, così come sui sistemi di classificazione usati per categorizzarlo.

L’etichetta “colpo di frusta” è stata coniata da Crowe nel 1928. Riprende l’onomatopea di una frusta che dovrebbe richiamare la genesi dell’infortunio. In Italia è spesso indicato come “cervicalgia post-distorsiva”.

Mentre la prima opzione riprende il semplice meccanismo traumatico, la seconda racchiude la condizione sotto un “termine ombrello” che rischia di essere troppo generico, richiamando la sola genesi traumatica.

Una terminologia di questo tipo rischia di minimizzare il complesso quadro interdisciplinare che può manifestarsi in questi pazienti.

Il collo è sede di un compartimento viscerale ricco, poco protetto e delicato.
Dal punto di vista ortopedico, la colonna cervicale sebbene potenzialmente a rischio con la sua componente osteo-legamentosa, può coinvolgere a vario grado anche il midollo spinale e le radici nervose, nonché la componente vascolare vincolata ai forami trasversari.



SINTOMI DEL COLPO DI FRUSTA


Il meccanismo traumatico dell’infortunio può dar vita ad un vero e proprio trauma celebrale “senza contatto” che può essere alla base della sintomatologia centrale riferita da alcuni pazienti.

I sintomi associati al colpo di frusta cervicale sono vari e possono
combinarsi tra loro in diversi modi:

  • Ortopedici: Dolore e limitazione funzionale
  • Neurologici: Parestesie
  • Audiologici: Tinnito ed ipoacusia
  • Otorinolaringoiatrici: Disfagia e disfonia
  • Disturbi dell’equilibrio: Vertigini ed instabilità posturale
  • dontoiatrici: Dolore temporo-mandibolare e malocclusioni
  • Neurofisiologici: Disturbi d’ansia e disturbi dell’attenzione.

IL PERCORSO RIABILITATIVO


Con modi, metodi, tempi ed impegno diverso a seconda dello stadio del disturbo, il percorso riabilitativo di un paziente affetto da WAD si snoda attraverso dei principi fondamentali:

  • Informare il paziente sulla natura benigna dei WAD
  • Incoraggiare il paziente a riprendere un normale stile di vita
  • Evitare l’immobilizzazione
  • Ridurre la reattività e migliorare il ROM
  • Ristabilire un corretto controllo motorio cervicale
  • Trattamento interdisciplinare

Nessun trattamento “vestirà alla perfezione” il disturbo di ogni paziente. Ci si muove tra questi ambiti con il conforto dei risultati della valutazione funzionale e dei fattori prognostici rilevati durante la valutazione iniziale.


IL COLPO DI FRUSTA ED I DISORDINI ASSOCIATI. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 10 crediti


Questo corso ECM dal titolo IL COLPO DI FRUSTA E I DISORDINI ASSOCIATI – linee guida di trattamento
a cura del Dr. Ivan Di Francescantonio parte dal presupposto che il colpo di frusta cervicale sia un trauma frequente che per la delicatezza e la complessità del distretto anatomico che coinvolge può comportare una grande quantità di sfumature, cliniche e di trattamento. Per questo si parla di disordini associati al colpo di frusta.
Il corso muove dall’anatomia e dalla biomeccanica del distretto cervicale per poi attraversare il meccanismo traumatico e la classificazione della patologia. Le opzioni di trattamento illustrate hanno origine dalle più recenti linee guida internazionali pubblicate.
 

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

  • CAPITOLO 1: ANATOMIA FUNZIONALE E BIOMECCANICA
  • CAPITOLO 2: DEFINIZIONE E CLASSIFICAZIONE
  • CAPITOLO 3: VALUTAZIONE INIZIALE
  • CAPITOLO 4: TRATTAMENTO
  • ALLEGATI:
    Allegato 01: Blanpied PR, Gross AR, Elliott JM, Devaney LL, Clewley D, Walton DM, Sparks C, Robertson EK. Neck Pain: Revision 2017. J Orthop Sports Phys Ther. 2017 Jul;47(7):A1-A83. doi: 10.2519/jospt.2017.0302. PMID: 28666405
    Allegato 02: Neck Pain Guidelines: Revision 2017: Using the Evidence to Guide Physical Therapist Practice J Orthop Sports Phys Ther. 2017 Jul;47(7):511-512.
    doi: 10.2519/jospt.2017.0507. PMID: 28666402.
    Allegato 03: Neck Pain: Clinical Practice Guidelines Help Ensure Quality Care. J Orthop Sports Phys Ther. 2017 Jul;47(7):513.
    doi: 10.2519/jospt.2017.0508. PMID: 28666400.

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 60 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.

SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 10  crediti ECM previo superamento del prova finale.


È arrivato il SALVADANAIO IKOS!

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CORSO TEORICO-PRATICO – LA CAPSULITE ADESIVA DI SPALLA: luci ed ombre dalla diagnosi al trattamento

Quali sono i sintomi della capsulite adesiva della spalla?


La capsulite adesiva si manifesta solitamente in maniera progressiva:

  • nella prima fase, i movimenti dell’articolazione sono molto dolorosi, ma possibili, mentre il raggio dei movimenti si riduce gradualmente. Questa fase dura in media fra i due e i nove mesi.
  • la seconda fase è caratterizzata da una leggera riduzione del dolore, accompagnata da una notevole diminuzione del raggio di movimenti possibili, per un periodo fra i quattro e i nove mesi.
  • la fase successiva, detta di “scongelamento”, vede un nuovo ampliamento delle possibilità di movimento dell’articolazione, fino al recupero, che può essere totale o solo parziale. Questa fase può durare fra i sei mesi e i due anni.

Come si può prevenire la capsulite adesiva della spalla?
Poiché non sono noti fattori di rischio prevenibili, non esiste una vera forma di prevenzione.



Diagnosi


L’esame fisico è solitamente sufficiente per effettuare la diagnosi di capsulite adesiva. Il medico verifica la mobilità dell’articolazione e la possibilità di compiere determinati movimenti. La risonanza magnetica e la radiografia possono essere utili a escludere che i sintomi derivino da condizioni differenti.


Trattamenti


I trattamenti per questa patologia si concentrano sulla riduzione del dolore e sul recupero della funzionalità dell’articolazione. Lo specialista spesso prescrive farmaci antinfiammatori e antidolorifici.

Purtroppo si tratta di una patologia i cui tempi di recupero sono lunghi e per la quale è difficile valutare pro e contro dei vari trattamenti.

Fra le opzioni terapeutiche per la capsulite adesiva ci sono:

  • Terapia farmacologica associata a fisioterapia.
  • Iniezioni di corticosteroidi, al fine di alleviare il dolore e migliorare la mobilità articolare.
  • Intervento chirurgico in artroscopia, nel caso l’ortopedico giudichi che la rimozione di parte del tessuto capsulare possa essere d’aiuto.

LA CAPSULITE ADESIVA DI SPALLA – Partecipa al corso Teorico-pratico in presenza, 9,2 crediti ECM


La capsulite adesiva rappresenta ancora oggi una patologia “oscura” caratterizzata da luci ed ombre soprattutto per quanto riguarda la eziopatogenesi ed il conseguente trattamento più idoneo ed universalmente accettato da attuare.

Nuove tecniche di trattamento ortopedico, diagnostico e riabilitativo sono emerse negli ultimi anni portando ad un miglioramento del risultato, anche se il lato “oscuro” della capsulite adesiva è ancora ben presente.

E’ necessario quindi attuare uno “stretto gioco di squadra” fra medico di base, ortopedico, radiologo, fisioterapista, osteopata al fine di poter porre una diagnosi precisa e soprattutto precoce. Prima si riconosce la capsulite adesiva, prima si tratta e migliori saranno i risultati e la soddisfazione del paziente.

Il corso “CORSO TEORICO-PRATICO – LA CAPSULITE ADESIVA DI SPALLA: LUCI ED OMBRE DALLA DIAGNOSI AL TRATTAMENTO”  quindi sarà caratterizzato da un percorso teorico e soprattutto pratico il cui scopo è quello di individuare gli step necessari per arrivare ad una precisa diagnosi, sottolineando l’importanza di stretta collaborazione fra le varie figure professionali coinvolte nel trattamento specifico della capsulite adesiva.

DOVE E QUANDO?


I corsi residenziali ECM saranno tenuti in presenza da vari professionisti. In particolare da:

Dr. Pietro Ciampi, Dr. Massimo Mandelli, Dr. Giorgio Mirabile, Dr. Carlo Lanzarini, Dr. Roberto Bosoni, Dr. Andrea Gambino, Dr. Federico Quaggio, Dr. Davide Nappo

I corsi avranno luogo:


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Sono disponibili Corsi ECM online oppure i Corsi ecm residenziali per i professionisti del settore sanitario.



IL PIEDE DEL BAMBINO – IL PIEDE PIATTO – ANATOMIA, BIOMECCANICA ED OPZIONI DI TRATTAMENTO

PIEDE PIATTO, QUANDO?


Quando l’arco plantare mediale è più basso della norma o completamente assente ci troviamo di fronte a un piede piatto che appoggia del tutto, o quasi, al suolo.

E’ una condizione che può essere presente dalla nascita oppure essere acquisita col tempo: chi ne soffre lamenta dolore alla caviglie, dolore alla ginocchia e iperpronazione.

Per una diagnosi corretta, sono molto spesso sufficienti l’esame obiettivo e l’anamnesi.
Il trattamento è strettamente legato alla severità della sintomatologia: per i casi meno gravi, può bastare una terapia conservativa; per i casi più gravi, è necessaria la chirurgia.

I piedi piatti sono una malformazione generalmente bilaterale; tuttavia, in alcune circostanze possono riguardare un piede soltanto.



I BAMBINI HANNO I PIEDI PIATTI?


I piedi piatti nei bambini sono una costante fino alla fanciullezza per almeno due motivi:

  1. L’arco plantare deve ancora svilupparsi;
  2. Nei piedi è presente una quantità di tessuto adiposo tale da rendere poco visibile la volta longitudinale interna.

E’ poi con la crescita che i bambini snelliscono maggiormente il piede e sviluppano l’arco plantare.


CAUSE


Il piede piatto può essere una condizione genetica, oppure acquisita col tempo, determinata da diversi fattori, tra cui:

  1. Traumi al piede o alla caviglia;
  2. Patologie neurologiche o neuromuscolari, come per esempio la spina bifida, la paralisi cerebraleo la distrofia muscolare;
  3. Patologie del tessuto connettivo, come la sindrome di Ehlers-Danlos o la sindrome da ipermobilità articolare;
  4. Un errore nella formazione delle ossa del piede, durante lo sviluppo uterino;
  5. L’obesità e il sovrappeso;
  6. L’artrite reumatoide;
  7. L’invecchiamento;
  8. Il diabete;
  9. Abitudini posturali errate;
  10. L’utilizzo di calzature inadeguate;
  11. Lunghi periodi di inattività;
  12. Uno stato di gravidanza. In questo caso, gli effetti sono temporanei.

VALUTAZIONE NEL BAMBINO


La valutazione del piede del bambino si basa su due pilastri portanti:

  1. ATTENTA ANAMNESI
  2. ETA’ DEL BAMBINO

In anamnesi, deve essere ricercata la eventuale familiarità per piede piatto o la presenza di patologie congenite o acquisite che possano determinare la comparsa della morfologia in piattismo.

Innanzitutto bisogna distinguere tra un piede piatto statico o rigido, ed un piede piatto dinamico, o flessibile.

Nel primo caso, è più probabile che il piattismo possa derivare da cause costituzionali o scheletriche.

Nel secondo caso, la familiarità per iperlassità legamentosa o per malattie neuromuscolari possono indirizzare l’osservazione verso valutazioni opportune.

Importante è indagare lo sviluppo psico–motorio del bambino dalla nascita fino al momento dell’osservazione.

Riguardo all’età del bambino, l’approccio, fermo restando un accurato esame obiettivo, è orientato dalle fasi dello sviluppo sapendo che il piede piatto flessibile mostra un’evoluzione spontanea positiva.

  • Entro i 3 anni di vita
  • Tra i 3 ed i 6 anni
  • Dai 6 anni fino alla pubertà
  • Dall’adolescenza fino alla maturità scheletrica


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In questo corso ECM dal titolo IL PIEDE DEL BAMBINO – IL PIEDE PIATTO – ANATOMIA, BIOMECCANICA ED OPZIONI DI TRATTAMENTO

a cura delDott. Ivan Di Francescantonio illustra gli elementi utili per affrontare la condizione di piede piatto infantile. Il piede piatto è una condizione clinica di frequente osservazione durante lo sviluppo del bambino e presenta una storia naturale oggi ben conosciuta. Per questo, i professionisti che approcciano questi piccoli pazienti devono avere ben presente come comportarsi in base all’età del paziente ed al potenziale evolutivo della condizione. Prima di addentrarsi nelle varie opzioni di trattamento disponibili, ortesica, conservativa o chirurgica, il corso pone l’accento sulle peculiarità anatomiche e biomeccaniche del piede, una struttura complessa e multifunzionale 

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

Il corso è così suddiviso:

  • CAP 1 – Anatomia funzionale e biomeccanica
  • CAP 2 – Classificazione
  • CAP 3 – Valutazione iniziale
  • CAP 4 – Trattamento conservativo
  • CAP 5 – Cenni di trattamento chirurgico

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 45 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
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TECNICHE DEL MASSAGGIO SPORTIVO

COSA SI INTENDE PER MASSAGGIO?


Col nome di MASSAGGIO si vogliono indicare una serie di manovre manuali che si praticano su una superficie vivente a scopo di cura o del benessere psico-fisico.

La precisione nel massaggio è essenziale e si basa, oltre che sulla conoscenza delle manovre e delle varie indicazioni e scopi del massaggio, anche sulla memoria, per ricordare alcune regole generali, e sulla conoscenza dell’anatomia e della biomeccanica.

Normalmente possiamo distinguere 4 classi di Massaggio.

MASSAGGIO TERAPEUTICO
Nel massaggio terapeutico o massoterapia il fine è ristabilire totalmente o parzialmente la funzionalità di organi malati tramite specifiche manualità massoterapiche.

MASSAGGIO IGIENICO
Il massaggio igienico ha come scopo la prevenzione ed il miglioramento delle condizioni di salute esistenti. Agisce a livello delle strutture muscolo-tendinee, sulla circolazione sanguinea e sul sistema nervoso.

MASSAGGIO ESTETICO
Il massaggio estetico ha l’obiettivo di eliminare gli inestetismi cutanei e sottocutanei e di rallentare l’invecchiamento della pelle. L’azione di questo tipo di massaggio riguarda quindi perlopiù la pelle, in particolare il derma e l’ipoderma, e viene normalmente combinato all’utilizzo di prodotti estetici (creme, oli ecc.) specifici.

MASSAGGIO SPORTIVO
Analizziamo ora il massaggio oggetto del nostro corso: il massaggio sportivo che differisce da quello terapeutico e da altri tipi di massaggio grazie ad alcune caratteristiche diverse anche se le manovre fondamentali restano quelle basilari.

Bisogna tenere conto che l’atleta presenta un VIGORE FISICO molto differente da quello di un uomo normale, e di conseguenza ci possiamo trovare di fronte ad una muscolatura ipertrofica o più tonica.

  • Questo tipo di massaggio si differenzia, a sua volta, in:
    massaggio sportivo pre-gara ossia di preparazione al gesto atletico (con manualità elasticizzanti e vascolarizzanti);
  • massaggio sportivo post-gara che mira a velocizzare al massimo il recupero fisico dopo lo sforzo muscolare (con azione drenate, defaticante e miorilassante ossia di decontrazione muscolare);
  • massaggio sportivo infra-gara che utilizza manualità del massaggio pre-gara e post-gara in base alle caratteristiche fisiologiche dell’atleta e dell’attività sportiva.


PERCHE’ SEGUIRE UN CORSO SUL MASSAGGIO SPORTIVO?


Il corso analizzerà le diverse tipologie di massaggio e le sue peculiarità. Bisogna anche ricordare che gli effetti positivi del massaggio vengono potenziati dall’uso di olii e creme dalle differenti proprietà (riscaldanti, rigeneranti, rassodanti, defaticanti ecc.). 

In genere si consiglia di massaggiare la zona da trattare dal basso verso l’alto fino al completo assorbimento del prodotto.

Anche il massaggiatore deve sapersi tutelare: importante prima di tutto la prevenzione del proprio corpo, delle proprie articolazioni e dei propri muscoli al fine di evitare l’insorgenza di dolori o patologie legate alla propria professione soprattutto ai polsi e alla schiena.

Importante mantenere la posizione e la postura corretta durante l’applicazione del massaggio sportivo.





TECNICHE DEL MASSAGGIO SPORTIVO. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 15 crediti


In questo corso ECM dal titolo TECNICHE DEL MASSAGGIO SPORTIVO

a cura del Claudio Zimaglia si propone di portare a conoscenza le basi teoriche e pratiche per l’applicazione delle manovre di base del massaggio combinate a tecniche complementari, come le mobilizzazioni articolari, l’allungamento muscolare o lo stiramento miofasciale facendo riferimento al volume edito dalla Edi Ermes editore. 

Verranno descritti i principi, i meccanismi d’azione, le proprietà, le indicazioni e le manualità del massaggio sportivo. La seconda parte del corso, prenderà in esame delle sequenze video dedicate alle tecniche applicate con esempi pratici suddivisi per distretti corporei, così da poter analizzare nel migliore dei modi le gestualità tecniche durante l’esecuzione del massaggio.

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

1) INTRODUZIONE MASSAGGIO SORTIVO

2) MASSOTERAPIA E SPORT

A) Fisiologia ed effetti
B) Controindicazioni
C) Tecniche di base
D) Come funziona
E) Importanza degli esercizi di allungamento muscolare complementari al massaggio sportivo
F) Importanza delle tecniche di mobilizzazione articolari complementari al massaggio sportivo

3) SCHEMA DI RECUPERO DELLE LESIONI MUSCOLARI

4) LE LESIONI TENDINEE

5) CONCLUSIONI

6) TECNICHE DI MASSAGGIO SPORTIVO “SEZIONE VIDEO”

A) Tecniche di base
B) Esempio di massaggio sportivo per Esempio di manovra decontratturante su fibrosità o su esiti di contratturai muscoli anteriori di coscia
C) Esempio di massaggio sportivo ai muscoli posteriori di gamba e ai muscoli plantari del piede su patologia tendinea
D) Esempio di mobilizzazioni articolari dell’articolazione Coxo-femorale
E) Esempio di esercizio di stretching per i muscoli posteriori di coscia
F) Esempio di esercizio di stretching per il quadricipite dalla posizione prona
G) Esempio di massaggio sportivo per la benedetta ileo tibiale e il tensore della fascia lata
H) Esempio di massaggio sportivo per la schiena
I) Esempio di massaggio sportivo per il tratto dorsale
J) Esempio di massaggio sportivo
K) Esempio di mobilizzazione scapolo-toracica
L) Esempio di massaggio ai muscoli del collo in posizione supina
M) Esempio di massaggio muscoli del collo in posizione prona e supina
N) Esempio di massaggio del muscolo piccolo pettorale
O) Esempio di massaggio del muscolo grande pettorale
P) Esempio di massaggio spalla con particolare attenzione al deltoide
Q) Esempio di massaggio dei muscoli dell’avambraccio

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 45 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
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distrofia muscolare di duchenne

LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE. APPROCCIO FISIOTERAPICO RIABILITATIVO

COS’E’ LA DISTROFIA MUSCOLARE


La distrofia muscolare è una miopatia strutturale geneticamente determinata.

È una malattia progressiva e degenerativa che colpisce il muscolo scheletrico e/o il muscolo cardiaco.

Rientra nella “famiglia” delle distrofie muscolari, definibili come entità genetiche dovute a mutazioni in geni il cui difetto determina la perdita del corretto funzionamento del sistema del sarcolemma.

La via finale comune consiste nella necrosi e nella degenerazione delle fibre muscolari scheletriche/cardiache seguite da rigenerazione e sostituzione adiposa/connettivale con i caratteristici cambiamenti “distrofici”.

Nello specifico, la distrofia muscolare di Duchenne rientra nella sottofamiglia delle distrofinopatie.

Le distrofinopatie sono malattie genetiche ereditate come un carattere mendeliano X-linked recessivo e sono causate da mutazioni nel gene della distrofina .


LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE


La distrofia muscolare di Duchenne o DMD è una patologia neuromuscolare a trasmissione recessiva legata al cromosoma X: compare come una degenerazione progressiva dei muscoli scheletrici, lisci e cardiaci, provocando debolezza muscolare diffusa. Sono i maschi i più colpiti, mentre le femmine sono di solitamente asintomatiche ma portatrici sane.

Rimane la più grave tra le distrofie muscolari: conduce alla completa immobilità e l’aspettativa di vita, pur raddoppiata negli ultimi anni, non supera il terzo decennio.

Attualmente, ancora non esiste una cura, ma seguire una giusta riabilitazione permette di raddoppiare l’aspettativa di vita.



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I SINTOMI


E’ intorno ai 3 anni che si manifestano i primi sintomi della patologia: il bambino ha difficoltà nel correre, salire le scale, saltare, e mostra il cosiddetto “segno di Gowers”, un modo particolare di utilizzare le mani poggiate sulle cosce per alzarsi da terra o dalla posizione seduta.

Crescendo le difficoltà motorie diventano evidenti e al momento dell’ingresso nella scuola elementare il quadro clinico è chiaro: l’andatura è oramai anomala e con frequenti cadute, la camminata avviene spesso in punta di piedi. La capacità di camminare viene mantenuta solitamente fino ai 10-14 anni, poi si ha il passaggio alla sedia a rotelle che diverrà l’unico mezzo per la deambulazione.

Da questo momento il bambino comincia a fare un uso intensivo dei muscoli degli arti superiori con una conseguente accelerazione della degenerazione di queste fasce muscolari. I ragazzi perdono cosi l’uso delle braccia prima dei venti anni.

Sono colpiti tutti i muscoli scheletrici, i muscoli respiratori (diaframma e muscoli intercostali) e il cuore che con il tempo si indeboliscono.

Fin da piccoli, i pazienti Duchenne devono effettuare periodici monitoraggi; con l’avanzare dell’adolescenza la funzionalità respiratoria e quella cardiaca vengono compromesse e diventa necessario ricorrere ad apparecchi di ventilazione assistita e a farmaci per il trattamento degli scompensi cardiaci.

Fino a qualche anno fa era molto frequente che la morte sopraggiungesse entro i venti anni di età. Ad oggi non esiste ancora una cura risolutiva per la distrofia di Duchenne, ma la messa a punto di un approccio multidisciplinare, che comprende la farmacologia, la fisioterapia, la chirurgia ortopedica, la prevenzione cardiologia e l’assistenza respiratoria, ha permesso di limitare gli effetti della malattia e di migliorare le condizioni di vita. In un decennio, le aspettative di vita sono raddoppiate.


LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE. APPROCCIO FISIOTERAPICO RIABILITATIVO. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 10 crediti


In questo corso ECM dal titolo LA DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE. APPROCCIO FISIOTERAPICO RIABILITATIVO.

a cura del Dott. Ivan Di Francescantonio tratta della Distrofia muscolare di Duchenne che è la forma più comune e più grave di distrofia muscolare progressiva, la cui terapia parte da un approccio fisioterapico riabilitativo.

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

  • CAP 1: Definizione e clinica
  • CAP 2: Valutazione Funzionale
  • CAP 3: Chinesiologia speciale
  • CAP 4: Trattamento fisiochinesiterapico
  • CAP 5: L’idrochinesiterapia
  • CAP 6: Il trattamento chirurgico

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 30 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.
SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 10  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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I DISTURBI DEL SONNO: COME RICONOSCERLI, COME GESTIRLI

CHI DORME NON PIGLIA PESCI


Il sonno, la sua durata e la sua qualità, rappresenta un indicatore affidabile della salute e del benessere del soggetto e la sua valutazione dovrebbe caratterizzare la raccolta anamnestica dello specialista sanitario.

Il senso comune ha spesso guardato con sufficienza al sonno e all’importanza del dormire. “Addormentato, dormiglione” sono percepiti come poco meno di insulti e poi….chi dorme non piglia pesci,è un adagio notissimo: quasi che dormire fosse una perdita di tempo.
Quello che è certo è che chi non dorme piglia peso: una conseguenza dell’insonnia è l’aumento dell’appetito durante l’inter giornata.

Un cattivo riposo comporta anche:

  • una maggiore sensazione di stanchezza durante le ore di veglia;
  • un senso aumentato di fatica e la necessità di mantenersi vigili e “carichi” attraverso il ricorso a cibi energetici (cioccolata, carboidrati, ecc);
  • diabete, ipertensione e un aumento di aritmie cardiache e cardiopatie ipertensive come conseguenza dell’aumento di peso;
  • un deficit del sistema immunitario e una maggiore suscettibilità alle infezioni e alle malattie su base autoimmune;
  • ansia, depressione, aggressività e disturbi della memoria;
  • alterazione del metabolismo di zuccheri, grassi e proteine e, di conseguenza, anche il peso.
  • riduzione del desiderio.

IL SONNO OCCUPA UN TERZO DELLA NOSTRA VITA


ll disturbo del sonno è una profonda alterazione della qualità del sonno caratterizzata da cambiamenti nella sua durata, continuità, intensità e stabilità: ciò determina quella sensazione di malessere al risveglio, di aver dormito male anche se c’è stato un lungo tempo a letto.

È importante distinguere il tempo di letto dal tempo di sonno: ci sono persone che restano a letto 9 o 10 ore, ma ne dormono 4 o 5.

Questa discrepanza peggiora la qualità del sonno.

Lo spettro dei disturbi del sonno è estremamente ampio: rientrano in questi disturbi sia problemi minori come un jet lag della durata di uno o due giorni, sia patologie gravissime come l’insonnia fatale familiare, o gli incidenti automobilistici causati da individui con apnee del sonno che si sono addormentati al volante.

Le disfunzioni possono essere primarie, legate a meccanismi nervosi che sono alla base del sonno e del risveglio, oppure secondarie, conseguenti a malattie neurologiche, psichiatriche, internistiche.



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L’IMPORTANZA DI UNA DIAGNOSI PRECOCE


Quando si valuta per la prima volta un soggetto che riferisce di dormire male è opportuno ricordare che l’anamnesi accurata e l’esame obiettivo sono fondamentali e irrinunciabili.

Gli eventuali test ed esami strumentali confermeranno la diagnosi clinica. La presenza e l’intensità dei sintomi vanno valutate nell’arco delle 24 ore.

Un efficace trattamento dei disturbi del sonno richiede un’approfondita valutazione della sua origine, evoluzione ed importanza, nonché un’analisi precisa dei principali fattori che contribuiscono al suo mantenimento nel tempo.


I TRATTAMENTI NON FARMACOLOGICI PER I DISTURBI DEL SONNO: COME RICONOSCERLI, COME GESTIRLI. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 15 crediti


In questo corso ECM dal titolo I DISTURBI DEL SONNO: COME RICONOSCERLI, COME GESTIRLI

a cura del Dr. Marco Pastorini, della Dr.ssa Giulia Rancati e della Dr.ssa Chiara Turpinisi parte dal presupposto che Il sonno sia una funzione fondamentale del nostro organismo rappresentante un indicatore affidabile dello stato di salute e benessere.

Un’alterazione del sonno ha effetti su molte altre funzioni vitali (l’alimentazione, la sessualità, il tono dell’umore, le relazioni interpersonali, ecc.) e andrebbe sempre considerata nel percorso di cura medico e psicologico.

Spesso però si tende a indagare il sonno in maniera periferica e a gestire eventuali difficoltà solo con il supporto dei farmaci senza approfondire in maniera adeguata natura, significati ed effetti del disturbo.

Attraverso questo corso proviamo a fornire strumenti di lettura e di intervento utili a esplorare il pianeta sonno

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

1) IL SONNO: INTRODUZIONE

2) LA FISIOLOGIA DEL SONNO

3) LA CLASSIFICAZIONE DEI DISTURBI DEL SONNO (ICSD 3 E DSM V)

4) DISTURBI DEL SONNO E OBESITÀ

5) DISTURBI DEL SONNO E PSICOPATOLOGIA

  • Sonno e depressione
  • Sonno e ansia
  • Sonno e abuso di sostanze
  • Sonno e DPTS
  • Sonno e lutto
  • Sonno e DCA
  • Il sonno nelle diverse fasi di vita (gravidanza, bambini, adolescenti, anziani)

6) IL TRATTAMENTO DEI DISTURBI DEL SONNO

7) ACCENNI AL TRATTAMENTO FARMACOLOGICO

8) APPENDICI

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 30 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.
SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 15  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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I TRATTAMENTI NON FARMACOLOGICI PER IL LAVORO DI CURA NEI MALATI DI ALZHEIMER

INTRODUZIONE


“La malattia di Alzheimer è inguaribile, ma non incurabile”.

Non è un gioco di parole, ma solo la considerazione che sebbene non sia possibile sopravvivere a questa demenza, possiamo però prenderci cura del malato ed assisterlo nel migliore dei modi permettendogli di spendere gli ultimi anni di vita in pace e dignità.

L’arsenale farmacologico è sostanzialmente inefficace nella cura del male dementigeno ed ecco che i TNF (Trattamenti Non Farmacologici) possono aiutare non solo il malato ma – forse soprattutto- la sua famiglia ad alleviare quel senso di impotenza davanti alla malattia che spesso induce sentimenti di frustrazione e sensi di colpa che elicitano pericolose depressioni e burn out sia nei caregiver formali sia in quelli informali. Sebbene i TNF non godano dello “status” di scientificità ma si basino su studi soprattutto osservazionali, essi risultano spesso una buona sinergia – mai alternativa- ai protocolli farmacologici per affrontare l’Alzheimer.

In particolare la Validation Therapy, nata negli anni Sessanta nel Novecento, ormai è praticata e diffusa in tutto il mondo e rappresenta una possibilità concreta di aiutare i malati e le loro famiglie


DEMENZA E ALZHEIMER


La demenza è una sindrome, un insieme di sintomi che consistono nel peggioramento di alcune funzioni cognitive quali memoria, capacità di problem solving, linguaggio.

L’Alzheimer è la forma più comune di demenza; comporta gravi problemi di memoria, disorientamento spaziotemporale, problemi nella comprensione e nella produzione del linguaggio, ridotta capacità di giudizio, frequenti cambiamenti d’umore.



I TRATTAMENTI NON FARMACOLOGICI


Chi assiste un malato di Alzheimer, spesso vive profondi sensi di colpa che lo portano ad un sacrificio importante della propria vita personale: «dal momento che non so come aiutare mio padre malato, gli dedico tutto il mio tempo per sentirmi maggiormente utile». Questo approccio è immobile e lesivo per malato e caregiver; è meglio un’attività di assistenza «pensata», qualitativa anziché quantitativa.

I TNF aiutano i caregiver a sentirsi meno impotenti davanti al male che affligge i loro cari. Dalla sensazione di maggiore «utilità» nel percorso di aiuto, anche il senso di colpa va a lenirsi, il tutto a vantaggio delle famiglie coinvolte e dei loro malati.


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LA TEORIA DELLA VALIDAZIONE


Nel corso dal titolo I TRATTAMENTI FARMACOLOGICI PER IL LAVORO DI CURA NEI MALATI DI ALZHEIMER si analizzano i TNF principali a seconda della gravità della malattia, ma un’attenzione particolare è data alla teoria della validazione dove il terapista non tenta di riorientare il paziente alla realtà, ma tramite l’ascolto cerca di conoscerne la sua visione, immedesimandosi nel suo mondo, per capirne comportamenti, sentimenti ed emozioni.

Gli obiettivi a breve termine sono:

  • Aumentare la comunicazione verbale e non verbale
  • Migliorare la capacità di muoversi e il benessere fisico
  • Dare gioia e energia ai caregivers
  • Ridurre lo stress per i caregiver e gli anziani disorientati

Gli obiettivi a lungo termine:

  • Aumentare il senso di autostima
  • Sostenere il processo di risoluzione dei conflitti incompiuti del passato
  • Evitare il ritiro fino alla fase vegetativa
  • Diminuire l’ansia, la rabbia
  • Aumentare il controllo sociale
  • Diminuire l’uso di farmaci e di contenzione fisica
  • Aumentare la sensazione di benessere
  • Mantenere gli anziani nelle loro case
  • Aiutare le famiglie a comunicare con i propri familiari malorientati e disorientati

DAL PROTOCOLLO SPECTOR AL CST


Il protocollo Spector, poi evoluto in CST ha come requisito una certa capacità linguistica e di comunicazione. E’ chiaro che il linguaggio e la comunicazione anche se compromessi diventano elemento importante in quasi tutte le sessioni.


STIMOLAZIONE DEL LINGUAGGIO


Nelle demenze in cui il linguaggio non è primariamente affetto, è possibile una riabilitazione linguistica. Questa aiuta soprattutto nelle fasi molto lievi di compromissione linguistica, quando vi è una povertà nella scelta dei termini, ma non vi sono vere e proprie afasie.

È comunque di aiuto anche in fasi più avanzate, quando sono presenti anomie, parafasie e utilizzo di parole passe-partout, disturbi determinati dal fatto di non ricordare più, o di avere particolari difficoltà di recupero delle parole appropriate.

Il fatto di lavorare costantemente e in modo attivo sugli stimoli linguistici permette di attivare l’insieme delle conoscenze linguistiche, che così verranno perdute più lentamente, e saranno più facilmente accessibili alla persona nelle sue necessità quotidiane. I risultati di questo tipo di interventi sono generalizzabili alla realtà esterna al setting riabilitativo, in quanto si fondano sulla memoria associativa, che è una memoria implicita e, come ben noto, preservata nell’AD.

UNA RICCA FILMOGRAFIA…

E’ un tema che ha ispirato molti famosi registri: l’inserimento di citazioni e riferimenti filmografici rende il corso di facile e immediato approccio

I TRATTAMENTI NON FARMACOLOGICI PER IL LAVORO DI CURA NEI MALATI DI ALZHEIMER. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 10 crediti


In questo corso ECM dal titolo I TRATTAMENTI FARMACOLOGICI PER IL LAVORO DI CURA NEI MALATI DI ALZHEIMER

a cura delDott. Davide Danza si parte dal presupposto che “La malattia di Alzheimer è inguaribile, ma non incurabile”. Non è un gioco di parole, ma solo la considerazione che sebbene non sia possibile sopravvivere a questa demenza, possiamo però prenderci cura del malato ed assisterlo nel migliore dei modi permettendogli di spendere gli ultimi anni di vita in pace e dignità.

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

  • Breve riflessione sulle malattie dementigene
  • Incontro con le capacità relazionali, essenziali per praticare Validation
  • Breve carrellata sui principali TNF
  • L’incontro con la Validation

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 30 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.
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