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CINEMATICA E DISFUNZIONI DI MOVIMENTO DELLA CORSA VALUTAZIONE, CLINICA E TRATTAMENTO EFFICACE

INTRODUZIONE


Nel bel mezzo dell’isolamento il mondo pare essersi accorto e appassionato alla camminata e alla corsa: è così che molte persone tra cui adulti, anziani, ragazzi e perfino bambini, hanno calzato le scarpe per mettersi letteralmente in movimento per la prima volta.

Ma se calzare un paio di scarpe e iniziare a camminare o correre può essere facile, non bisogna dimenticarsi di farlo in modo coscienzioso, dopo un adeguato controllo medico e un’adeguata preparazione per evitare fastidiose conseguenze.


CAMMINATA O CORSA? QUALI DIFFERENZE?


Ad un’analisi visiva siamo in grado di distinguere abbastanza facilmente le differenze tra la corsa e la camminata: la maggiore velocità e l’aumento delle forze di impatto e reazione al suolo sono il primo aspetto che notiamo.

Sicuramente possiamo notare che correre è un’attività ad alto rischio di infortunio: facile è incorrere almeno una volta in una lesione, soffrire di problemi al tendine di Achille o di dolori dovuti allo stress fisico, come la fascite tibiale o plantare, ossia delle infiammazioni a carico dei muscoli delle gambe o dei piedi.

La corsa richiede una dominante azione eccentrica di molti muscoli estensori dell’arto inferiore per ammortizzare gli impatti al suolo In generale, correre richiede maggior flessibilità e differenti attivazioni muscolari anche in funzione della velocità.



RUNNING E INFORTUNI


Gli studi sugli infortuni nel running presenti in letteratura mostrano risultati anche molto variabili in base a come viene definito “l’episodio infortunio”.

In generale possiamo dire che nella corsa di endurance la maggior prevalenza delle patologie è a carico dell’articolazione del ginocchio mentre nella corsa veloce la fanno da padroni gli infortuni muscolari, soprattutto agli harmstring, la patologia tendinea di caviglia e ginocchio è invece trasversale a tutte le discipline.


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MA PERCHE’ CI SI INFORTUNA?


Innanzi tutto si deve distinguere tra chi corre da meno di tre anni e chi invece lo fa da più di tre anni: i primi tendono a non dosare bene l’intensità e la durata, vengono da uno stile di vita sedentario e hanno una disfunzione della meccanica del movimento; i secondi, seppur più esperti, rischiano per cambiamento di scarpe e superfici, mancato dosaggio di distanza, intensità e velocità e un perdurare di una errata meccanica del movimento.


IN CASO DI INFORTUNIO, COSA VALUTARE?


  • Storia dell’infortunio e situazione attuale, ev. imaging
  • Volume e intensità d’allenamento, numero di gare
  • Utilizzo di scarpe, solette, ortesi
  • Situazione di stress fisico
  • C’è stato un cambiamento acuto che può essere messo in associazione con il tipo di infortunio
  • Può essere sufficiente riposare e nel frattempo rimuovere il fattore scatenante oppure è importante procedere ad una valutazione del gesto della corsa?

QUINDI?

Impostare un programma di riabilitazione efficace è lo scopo di questo corso attuando strategie che aiutino il giusto movimento e programma di allenamento.

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In questo corso ECM dal titolo CINEMATICA E DISFUNZIONI DI MOVIMENTO DELLA CORSA – VALUTAZIONE, CLINICA E TRATTAMENTO EFFICACE

a cura Dott. Davide Nappo si pone come obiettivo trattare a livello cinematico, biomeccanico, epidemiologico, clinico e riabilitativo le principali problematiche legate agli infortuni di soggetti che corrono e come impostare un programma di riabilitazione efficace

Cliccando QUI potrai accedere a questo corso ECM FAD che potrai seguire ONLINE e del quale potrai scaricare o ricevere il certificato via email.

Il corso è così suddiviso:

– Principali differenze tra corsa e cammino

– Fasi della corsa: appoggio e avanzamento dell’arto

– Analisi degli angoli e delle azioni muscolari fondamentali per l’azione di corsa

– Fattori di rischio per sviluppare infortuni durante la corsa

– Tipologie di appoggio e fattori di rischio

– Parametri cinematici della corsa: come possono essere utilizzati dal clinico per identificare disfunzioni e fattori di rischio

– Focus sulle calzature

– Esiste una cadenza ottimale per correre?

– Criteri di efficienza della corsa di endurance

– Funzioni motorie che intervengono nel gesto della corsa di endurance e la corsa veloce

– Come utilizzare un modello funzionale per valutare la corsa e le disfunzioni di movimento di soggetti che corrono

– Come utilizzare una batteria di test sistematici per individuare i fattori contribuenti alle alterazioni del gesto della corsa

– Come impostare un intervento di correzione del gesto della corsa: cosa dice la letteratura, strategie pratiche

– Utilizzo di feedback verbali di vario tipo

– Come attuare una strategia di correzione efficace in differenti condizioni patologiche

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

La prova di apprendimento potrà essere effettuata al termine del corso, dopo aver seguito le lezioni.

La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 45 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.
SONO POSSIBILI 5 TENTATIVI

Il corso darà diritto a ben 15  crediti ECM previo superamento del prova finale.


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DISFAGIA IN RSA. IL TRATTAMENTO DEL DISTURBO DELLA DEGLUTIZIONE IN ETA’ INVOLUTIVA.

INTRODUZIONE


Il periodo pandemico che stiamo vivendo ha riportato con forza alla ribalta il tema delle RSA che devono essere prima di tutto un luogo in cui la salute, serenità, benessere e dignità dell’uomo vengono rispettati nel quotidiano.

Nell’ottica di un benessere fisico ed emotivo si colloca la volontà di proteggere l’ospite dalle patologie che possono colpirlo e la disfagia è un sintomo molto frequente che una volta appurato coinvolge trasversalmente diverse figure professionali, rendendo necessario un intervento capillare e accurato.


COS’È LA DISFAGIA?


È una condizione pervasiva e potenzialmente mortale che può emergere da una molteplicità di patologie, tra cui quelle neurologiche sottostanti alla deglutizione, che colpiscono il sistema neuronale, motorio e sensoriale. Il disturbo deglutitorio può essere presente in tutte le fasi del processo, pertanto può compromettere la masticazione, i movimenti della lingua, il riflesso di deglutizione (ritardato o debole), la chiusura glottica (parziale o nulla), la presenza di residui nel canale orofaringeo, ecc.

Il concetto di disfagia include anche un’alterazione di “atti comportamentali, sensoriali e motori preliminari in preparazione alla deglutizione; la consapevolezza cognitiva della situazione che introduce l’alimentazione, il riconoscimento visivo del cibo, e tutte le risposte fisiologiche stimolate dall’olfatto e dalla visione del cibo”.

Inoltre, nella fase preparatoria ed orale il danno motorio può rendere difficoltose l’organizzazione, la masticazione e la propulsione del bolo; il danno sensoriale può produrre “confusione” gustativa e mancanza di riconoscimento del cibo.



ANAMNESI


Prima di presentarsi al paziente, il professionista prende visione del suo stato oggettivo in anamnesi e documentazione medica, che può essere ricercata in cartella clinica (cartacea e/o digitalizzata), nella storia raccolta dai care-givers e dalle altre fonti attendibili in possesso dall’equipe.

Gli aspetti più rilevanti nell’interesse logopedico sono i seguenti, disposti a seconda della piramide dei bisogni:

  • Nutrizione per bocca o nutrizione artificiale
  • Pregressi episodi di soffocamento/ab ingestis e dieta in corso
  • Dentizione e rilevanti danni a porzioni del vocal tract
  • Dati sanitari oggettivi di interesse alimentare
  • Dati generici
  • Dati di interesse comunicativo

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ASSISTENZA NELLA GESTIONE DELLA DISFAGIA


Per rendere al massimo la capacità della deglutizione, è necessario fornire delle indicazioni sugli ausili e sulle posture adeguate all’ospite. Di queste ne esistono diverse, studiate nella disabilità e nella riabilitazione da stroke.

Tuttavia, sono state selezionate solo alcune che più frequentemente possono essere utilizzate nell’anziano, poiché la sua capacità motoria generalmente non rende facile l’applicazione di tutte le misure cautelari possibili.

L’intervento è finalizzato alla rieducazione ad una corretta deglutizione attraverso un piano individuale.


UN LAVORO DI EQUIPE


Multidisciplinarietà e integrazione delle competenze sono richieste nel tipo di intervento che si può attuare per la disfagia nell’anziano: vi sono il foniatra, l’otorinolaringoiatra, il gastroenterologo, il logopedista, il dietista, il nutrizionista, per arrivare al neurologo, al fisiatra, al geriatra, allo pneumologo e al neuropsicologo.

Il giusto dialogo e la costruzione di tabelle condivise puà aiutare ad arrivare se non alla completa risoluzione del problema, almeno ad una situazione meno delibitante.

DISFAGIA IN RSA. IL TRATTAMENTO DEL DISTURBO DELLA DEGLUTIZIONE IN ETA’ INVOLUTIVA. Approfondisci con un corso specialistico ECM FAD da 10 crediti


In questo corso ECM dal titolo DISFAGIA IN RSA. il trattamento del disturbo della deglutizione in età involutiva

a cura Dott. Giacomo Seccafien e del Dott. Riccardo Cuzzolin si pone l’obiettivo di far acquisire una conoscenza attorno al concetto di “Disfagia”, tale per cui essa venga riconosciuta come sintomo od evidenza clinica, e si sappia alla pari trattarla a livello alimentare nel rispetto della sicurezza del paziente e del mantenimento del benessere legato al pasto.

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Il corso è così suddiviso:

1 – VERSO UNA DEFINIZIONE DI DISFAGIA: CARATTERISTICHE E REGOLE GENERALI
– Cos’è la disfagia: cause e sintomi
– Evidenze cliniche e regole generali
– La consistenza degli alimenti e dei liquidi
– La verifica in emergenza
– Interventi di emergenza
– Tipi di nutrizioni artificiali

2 – L’IMMEDIATA E PREVENTIVA MESSA IN SICUREZZA DELL’OSPITE
– Nutrizione per bocca o nutrizione artificiale
– Pregressi episodi di soffocamento/ab-ingestis e dieta in corso

3 – LA VALUTAZIONE ANAMNESTICA E LE EVIDENZE
– Dentizione e rilevanti danni a porzioni del vocal tract
– Dati sanitari oggettivi di interesse alimentare
– Dati di interesse logopedico all’ingresso, alla prima rilevazione o al confronto con tecnici e professionisti
– Dati di interesse comunicativo (sensoriale, cognitivo e motorio)

4 – LA VALUTAZIONE STRUMENTALE
– Valutazione dello stato orale
– Valutazione oggettiva della disfagia e prima stesura di dieta
– Calcolo dell’IMC/BMI
– Uso di ausili e posture nel pasto e presentazione del piatto
– Valutazione delle risorse, condivisione col team di lavoro e seconda stesura della lista mensa
– Prognosi di riabilitazione alla disfagia e variazioni immediate
– Stato uditivo
– Consulto con psicologo ed equipe il quadro cognitivo e caratteristiche di eventuale demenza

5 – LA CONDIVISIONE DI UN PIANO RISPETTOSO DELLE LINEE GUIDA MA ANCHE DEL BENESSERE DELL’OSPITE
– Tabelle alimentari condivise
– Tabelle di monitoraggio di un trattamento
– Tabelle di Frequenza
– Tabella di gradimento delle pietanze

6 – IL TRATTAMENTO RIABILITATIVO DELLA DISFAGIA E SUE COMPENSAZIONI
– Trattamenti riabilitativi legati alla disfagia
– Integrazione malnutriti e disidratati
– Supervisione alla dieta ed al pasto
– Trattamento della stipsi
– Stimolazione sensoriale gustativa in NA definitiva
– Igiene orale e manutenzione protesi
– Indagine e trattamento IRPAI per rifiuto al pasto

7 – IL FOLLOW-UP
– In itinere: progresso dei risultati
– Dopo un periodo stabilito: verifica del mantenimento degli obiettivi raggiunti
– Revisione, mantenimento o aggiornamento delle diete e di altre indicazioni
– Monitoraggio della terapia indiretta

8 – CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONI
Il rifiuto del pasto

QUESTIONARIO DI VALUTAZIONE FINALE

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La prova di apprendimento consisterà in un questionario composto da 30 domande a risposta multipla con 4 possibilità di risposta di cui una sola giusta.
La soglia di superamento prevista è del 75%. E’ prevista una doppia randomizzazione delle domande.
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