Analisi e trattamento delle disfunzioni di movimento legate alla corsa

Gli studi sugli infortuni nel running e nella corsa in generale mostrano risultati anche molto variabili in base a come viene definito l’episodio infortunio.

Per poter valutare e risolvere le problematiche di un soggetto che corre è fondamentale:

  • Conoscere la cinematica della corsa
  • Conoscere i pattern di movimento che vengono utilizzati durante la corsa di endurance e la corsa veloce
  • Utilizzare una batteria di test sistematici per individuare i fattori contribuenti
  • Correggere le disfunzioni muscolari
  • Correggere il gesto della corsa

Questo oltre ovviamente a tutte le valutazioni che occorre fare sul singolo caso che si va ad affrontare.


La Cinematica della corsa


La corsa differisce dal campo sostanzialmente per quattro caratteristiche:

  1. presenta una maggiore velocità di avanzamento
  2. presenta un aumento delle forze di impatto e reazione al suolo
  3. Rispetto al cammino nella corsa esiste una fase di sospensione detta anche “di volo” e nessuna fase di doppio appoggio
  4. nella corsa la base d’appoggio è ridotta rispetto al cammino e l’equilibrio diventa un fattore molto importante per correre in modo corretto ed efficace

Dal punto di vista cinematico la corsa può essere divisa in 6 fasi:

3 fasi che compongono lo STANCE – APPOGGIO:

  1. Contatto del piede al suolo
  2. Medio appoggio
  3. Distacco delle dita

3 fasi compongono lo SWING – OSCILLAZIONE DELL’ARTO:

  1. Fase iniziale dell’oscillazione
  2. Recupero o avanzamento dell’arto
  3. Fase terminale o discesa del piede verso terra

Appoggio – Stance


Oscillazione dell’arto – Swing


Azioni muscolari nella fase di Stance


I plantiflessori della caviglia sono attivi come nel cammino per rallentare la flessione dorsale della caviglia: soleo e gastrocnemio raggiungono il picco EMG circa alla massima DF

Tibiale posteriore e peroneo breve raggiungono un picco di attività 150% – 400% in più rispetto al cammino per stabilizzare sottoastragalica e mediopiede

Il tibiale anteriore è quasi sempre attivo, ma con intensità simili a quelle del cammino.

La fase di plantiflessione della caviglia nella fase terminale è prodotta dall’energia elastica immagazzinata in tendini eaponeurosi dei muscoli posteriori della gamba e recenti studi con gli ultrasuoni hanno dimostrato che questi muscoli sono spenti durante la seconda parte dello stance.

Il piede si muove tra 5-10° di inversione fino a circa 10° di eversione. L’anca ruota da 10° RE a 10° di RI

Gli abduttori dell’anca provvedono alla stabilità laterale del bacino sul femore. Il Medio Gluteo ha il suo picco nella fase di massimo carico; il TFL mostra un picco di attività dal 30% fino al 100% in più rispetto al cammino.


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Azioni muscolari nella fase di Swing


Nella Fase iniziale dello Swing, ovvero appena staccato il piede da terra, il tibiale anteriore riporta la caviglia verso la DF e rimane attivo per tutto la fase di swing – il Tibiale anteriore è attivo oltre il 20% del MCV per 85% del ciclo della corsa

Il CB del bicipite femorale flette il ginocchio per ridurre lalunghezza del “pendolo” arto inferiore e velocizzarne il suo successivo avanzamento

Retto femorale e iliaco raggiungono il loro picco di attività nella prima parte dello swing, al massimo dell’estensione d’anca e flessione del ginocchio.

L’estensione dell’anca si prolunga nella fase iniziale dell’oscillazione, ma è data dall’inerzia del corpo che avanza e necessita una minima attività degli estensori

Nella Fase di Recupero l’anca inizia a flettersi nel midswing e i flessori man mano si spengono mentre aumenta l’attività di CB del bicipite femorale per mantenere la flessione del ginocchio.

Nella Fase terminale l’attività degli ischio-crurali mediali e laterali aumenta e ha qui il suo picco per frenare l’estensione del ginocchio e iniziare l’estensione dell’anca prima del contatto con il terreno.

Il quadricipite diviene nuovamente attivo poco prima del contatto del piede in preparazione all’ammortizzamento, così come grande gluteo, grande adduttore e TFL.


Infortuni nel Running


Gli studi sugli infortuni nel running presenti in letteratura mostrano risultati anche molto variabili a seconda di come viene definito “l’episodio infortunio”.

In generale possiamo dire che nella corsa di endurance la maggior prevalenza delle patologie è a carico dell’articolazione del ginocchio, mentre nella corsa veloce la fanno da padroni gli infortuni muscolari, soprattutto agli harmstring.

La patologia tendinea di caviglia e ginocchio è invece trasversale a tutte le discipline.

Ma perché ci si infortuna?

La maggior parte delle volte gli infortuni sono legati a disfunzioni del movimento, che possono essere portate da fattori quali scarpe non idonee, superficie sconnesse o problematiche legate alla velocità, all’intensità e alla distanza della corsa.

Esempio di disfunzione di movimento nella corsa

Nella foto si può notare come durante l’estensione in fase di stance e il ritorno dall’estensione dell’anca in fase di swing si verifichi un tilt pelvico anteriore.

Questa disfunzione è un fattore di rischio per lesioni degli harmstring controlaterali dei velocisti.

Variabili cinematiche, analisi della corsa e infortuni


In letteratura esiste una certa evidenza che alcuni fattori cinematici legati a numero dei passi al minuto, spostamento verticale, tipo di appoggio e strategie di carico siano legati ad un maggior rischio di infortuni in chi pratica endurance running.

Cadenza

La cadenza è il numero di passi al minuto con cui un atleta corre.

Cadenza ottimale per l’endurance e per massimizzare l’efficienza:  90ppm

Cadenza ottimale per la velocità massima e la potenza: > 105ppm

Molti atleti di endurance amatoriali corrono con cadenze più basse rispetto a quella ottimale. Nell’endurance, a parità di velocità utilizzare la giusta cadenza diminuisce le forze d’impatto e favorisce l’attivazione pliometrica dei muscoli.

Oggi è molto semplice monitorare la cadenza nell’endurance running perché molti orologi da polso in commercio anche di fascia media hanno questa funzione. Idealmente un soggetto dovrebbe correre con una cadenza molto vicina ai 90 passi al minuto oppure ai 180 appoggi al minuto.

Spostamento verticale

Lo spostamento verticale, misurato in cm, ci dice quanto oscilla verticalmente il baricentro di un atleta durante la corsa.

Ovviamente questo parametro dipende dalla velocità di corsa e influenza la lunghezza della fase di volo. Non esistono valori normativi di riferimento in letteratura, ma nell’endurance running possiamo considerare buono uno spostamento verticale di 10 cm.

Anche in questo caso alcuni orologi da polso calcolano indirettamente questo valore grazie ad un accelerometro, ma in modo non sempre affidabile.

Reazione al suolo

Con una piattaforma di forza o un accelerometro sulla tibia è possibile misurare la reazione al suolo verticale durante l’appoggio nella corsa. Il punto più alto della curva ci dice quanto vale il picco di carico, la pendenza iniziale quanto è brusco l’impatto


Cosa è necessario valutare in caso di infortunio?


Ananmesi

  • Storia dell’infortunio e situazione attuale, ev. imaging
  • Volume e intensità d’allenamento, numero di gare
  • Utilizzo di scarpe, solette, ortesi
  • Situazione di stress fisico
  • C’è stato un cambiamento acuto che può essere messoin associazione con il tipo di infortunio
  • Può essere sufficiente riposare e nel frattempo rimuovere il fattore scatenante oppure è importante procedere ad una valutazione del geto della corsa?

VALUTAZIONE DEL TESSUTO MUSCOLO-SCHELETRICO:

– Test muscolari di forza

– Test muscolari per la rigidità

– Test di elasticità

E soprattutto DISFUNZIONI DI MOVIMENTO DEI PATTERN MOTORI DELLA CORSA:

– Andature di corsa
– Corsa su treadmill o su terreno
– Eventualmente cambi di direzione, salita, discesa

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